Dal 24 al "Su Nuraghe" di Biella, la mostra di pittura di Sebastiana Nurra

di Battista Saiu

 

Sull’orizzonte delle attività del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe si presentano nuove proposte per rendere più ricca e condivisa la vita associativa della numerosa comunità dei Sardi di Biella. Con piacere presentiamo il primo degli appuntamenti semestrali di "Su Nuraghe Arte", in cui nelle sale del "Punto Cagliari", verranno esposte alcune opere di artisti sardi residenti fuori dall’Isola. La disponibilità ad esporre in rassegna opere frutto dell’ingegno, della tecnica e della fantasia testimonia il senso di condivisione e la grande maturità sociale dei Soci, e conferma la volontà di porsi, di offrirsi all’altro, di aprire lo scrigno degli affetti e dei ricordi, di esporsi all’occhio critico – anche se a volte troppo severo – per osservare e svelare alcuni aspetti intimi della mente e del cuore. Le opere di Sebastiana Nurra originaria di Pozzomaggiore nascono proprio dal cuore, raffigurano fiori, paesaggi e volti. Partono dalla natura, si ispirano alle opere degli Impressionisti di cui adotta alcune tecniche per riprodurre le trasparenze che rimandano agli scenari di Claude Monet o alla morbidezza dei corpi di Eduard Manet o, ancora, ai ritratti della maturità artistica di Van Gogh. La finezza naturale presente sia in alcune miniature sia nelle opere più grandi, riflette la precisione con cui, da assistente di sala, era solita passare i ferri ai chirurghi che assisteva in importanti o semplici interventi. Il mondo agropastorale di provenienza di Sebastiana Nurra viene elaborato attingendo ai modelli delle raffigurazioni "colte" della pittura classica promossa dall’Accademia delle Belle Arti di Parigi, Una traccia della terra di origine si può cogliere negli "scomposti" fiori di Lillà che, costretti in vaso, mal si adattano alle simmetrie imposte dalla rappresentazione pittorica oppure negli elementi botanici "addomesticati", raccolti in eleganti bouquet di rose e in minuscoli nontiscordardime. I fiori di Lillà di Sebastiana Nurra con cui porgiamo gli auguri di "Bonas Pascas 2009", parrebbero una rivincita della natura sulla cultura, come l’abbigliamento di alcuni personaggi, un lontano rimandare al sistema vestimentario della sua Pozzomaggiore, il paese in cui l’artista è nata. Alcune tra le tele di Sebastiana Nurra sono vere e proprie rivisitazioni personalissime dei lavori dei grandi artisti vissuti a cavaliere tra Otto e Novecento. Alla corrente pittorica che si è sviluppata in Francia nella seconda metà dell’Ottocento si potrebbe ascrivere la tendenza a rappresentare la delicatezza e la sensibilità d’animo della nostra artista che, al pari di grandi nomi, quali  Edgard Degas, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, preferisce utilizzare i colori puri, giustapposti ai colori primari (rosso, giallo e blu). Con semplicità, il colore fluisce sulla tela di Sebastiana – non affinato dalle rare lezioni di pittura frequentate in Svizzera durante la sua permanenza lavorativa – non graduato, proprio come quello dei maestri da cui le sue opere traggono ispirazione. Cuore e spontaneità, dunque: e non sono, forse, proprio le caratteristiche dell’anima sarda?

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