"Eleonora, una visione": spettacolo teatrale premiato a Lanusei

di Ornella Demuru

Oscar Wilde in epoca vittoriana affermò: "Fornite alle donne occasioni adeguate e le donne potranno fare tutto." Se pensiamo ad Eleonora d’Arborea non possiamo che dare ragione allo scrittore irlandese. Eleonora d’Arborea figlia del grande giudice Mariano IV fu una abile stratega molto prima di divenire judikessa. Sul finire del ‘300 grazie ad un ottimo disegno dinastico si impose nel gioco della politica europea.
Nel momento in cui si ritrovò per un caso fortuito a guidare il regno d’Arborea questa donna mostrò tutto ciò che si poteva fare. Vera statista, ottima legislatrice, basava la sua legittimità del regnare nel popolo.
Fu sempre lei a porre regole e ordine quando la violenza dilagò nel regno a causa degli aragonesi. Fu sempre lei che aggiornò e ampliò la Carta de Logu (1392 ca.) dopo appena 16 anni dalla promulgazione ad opera del padre. Le regole, le leggi garantirono la pace, cioè l’ordine nel tempo, il futuro del regno. Lo spettacolo, costruito a partire da un soggetto teatrale del regista
Giampietro Orrù e un testo poetico di Anna Cristina Serra, è articolato in quattro quadri scenici con musiche e ballate originali. Nell’arco temporale di una giornata come avveniva per il teatro greco classico, vediamo all’interno del lazzaretto la figura di Eleonora e lo scorrere di immagini, pensieri e sogni di questa donna che nella sua vita s’impegnò con tenacia  per l’idea di una Nazione sarda.  Soltanto per "malignità della fortuna" cioè per quella peste che la colpì duramente dovette rinunciare a quel cammino di civiltà. "Eleonora, una visione" si apre con la regina in uno scranno rovesciato.  La regina capovolta, tiene il suo piede dritto e verticale quasi ad indicare il cielo. Uno spazio antitetico alla quale presumibilmente si sente più vicina proprio in quel momento che la malattia, la peste, la divora. Eleonora e la sua visione rimanda così all’iniziazione passiva o mistica detta anche femminile o ionica, quella che mira all’annullamento totale dell’Ego illusorio e che fa dell’iniziato un ricettacolo di forze superiori. La  regina capovolta si sacrifica in nome di un bene più grande ed inizia ad invertire la rotta, prima che giunga al punto di non ritorno; è colei che si svuota per divenire spazio contenitore di forze luminose e opposte. Il guerriero capovolto dei menhir, la Tanit fenicia ma rovesciata nella tomba di Monte Sirai, il ballerino di San Michele Arcangelo di Siddi. Una pratica regressiva che capovolge i modelli convenzionali dei cicli temporali capaci di abbracciare in una sottile linea fra spazio e tempo il passato, il presente e il futuro. Figure capaci di invertire la direzione del tempo, così come fa la regina Eleonora in questa visione poietica : desiderosa di apprendere, porta con sé la conoscenza del futuro e una diversa comprensione del passato.  E così che vedrà con estrema lucidità nelle maglie della rete che avvolge il suo corpo lo dispiegarsi e l’incedere malfermo del suo Popolo. La regina per mostrarci il mondo deve rovesciare la prospettiva e presentarci così la verità attraverso la sua folle visione. Eleonora è qui simbolo, perché i simboli, come vuole  l’etimologia syn-ballein = "mettere insieme" sono un supporto di saldatura di pezzi in precedenza separati, frantumati fra loro. Ed Eleonora come elemento simbolico contiene quegli elementi della ripetizione e della differenza, della ripetizione annunciata nel differimento del destino e del differimento di volta in volta riconfermato nella ripetizione dell’origine. Elementi della ripetizione e della differenza. Vive una tensione insopprimibile fra un polo sottrattivo ed uno addizionale della produzione di senso.  Così come nel Castello dei destini incrociati di Italo Calvino, Orlando, pazzo per amore, verrà appeso al contrario affinché ritrovi il senno, lui stesso chiederà di essere lasciato così perché solo in quel modo gli è tutto chiaro. Quando il desiderio è così forte da sfiorare la follia si è disposti a capovolgere la prospettiva. E con questa follia si porta con sé la conoscenza del futuro e una nuova comprensione del passato.

Non dimenticare : « Il seme nascosto » e ….. allora sollevo la testa e il mio sangue, come un fiume, non è più melma  ma grido. E il mio sangue come un fiume in piena si fa’ grido: Arbarèè! Arbarèè!!

Motivazione con la quale l’opera Eleonora, una visione della Compagnia Teatrale "Fueddu e Gestu" di Villasor è stata premiata al Premiu Marianu IV – Unu gigante.* "Eleonora, una visione"partendo dalla biografia storica e politica della judikessa Eleonora, traduce con un affascinante intreccio di poesia e mito la cultura, la storia e la società sarda in labirinti simbolici universali. L’opera sviluppa e avvia, grazie al gioco-percorso della memoria, la dinamicità del pensiero dell’Uomo e in particolare quello dei sardi che intravedono attraverso la forma della visione e del sogno di un archetipo femminile il raggiungimento della pienezza dell’Esistere nella loro Terra.

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