Tottus in Pari, 241: le strade del tempo

Scoprire una Sardegna inedita, rivederla nei sentieri, i luoghi, la storia e l’arte. Questo l’intento del progetto "Le strade del tempo",  ciclo di conferenze partito ufficialmente in Svizzera il 19 febbraio. Cinque argomenti per cinque circoli diversi che nel corso di tre settimane hanno accolto in maniera entusiasta i percorsi spazio temporali proposti dal professor Francesco Ledda, storico dell’arte.  L’aprifila del progetto è stata la storica Associazione regionale Sarda di Ginevra che il 19 febbraio  in Rue Pictec de Bock, ha dato il benvenuto al nuovo direttivo capitanato da Lorenzina Zuddas  con una conferenza sulla Sardegna nuragica. I temi portanti della serata, animata dai numerosi interventi dei presenti, sono stati lo sviluppo della civiltà nuragica e le  numerose presenze monumentali nel territorio isolano ma anche le interazioni economiche e sociali con le civiltà del Mediterraneo e la diffusione di raffinate tecnologie fusorie.   È stato poi il turno di Losanna che il 20 febbraio, sotto la guida di Josiane Masala, svizzera ma "più sarda dei sardi" , ha scelto di accogliere la storia della Sardegna in epoca romana. Il circolo Nuraghe ha così riscoperto le tappe fondamentali del processo di romanizzazione in Sardegna dal 238  al 456 a.C con le relative infrastrutture: strade, acquedotti, porti e città che mutarono profondamente l’aspetto e le dinamiche socio culturali dell’Isola.  La settimana seguente è stata la volta della Sardegna in epoca cristiana dopo il tracollo della lunga dominazione bizantina, la nascita dei martirya come luoghi di pellegrinaggio, i rapporti tra la Chiesa di Roma e la Sardegna e la presenza di papi sardi sono state le tematiche trattate presso il circolo "Forza Paris" di Lucerna nella giornata del 26 febbraio organizzata da Antonio Mura. Il giorno seguente nel circolo "E. Racis" di Zurigo capeggiato da Mario Usai il prof. Ledda ha ripercorso le caratteristiche delle culture dell’età prenuragica, dal Neolitico all’età del rame attraverso il commercio e le vie di distribuzione della fondamentale ossidiana. Le culture di Filigosa, Albealzu, del vaso campaniforme, le forme di sepoltura e la presentazione dell’altare preistorico di Monte d’Accoddi, esempio unico nel Mediterraneo, sono stati alcuni dei temi delle oltre due ore di conferenza. Il ciclo si è chiuso a Bodio, centro incastonato tra le Alpi, al confine con l’Italia, che , quasi in tema con il suo paesaggio e i suoi centri vicini come Giornico dal sapore medievale, ha scelto di rielaborare i principali eventi della Sardegna medievale. Dalla nascita dei giudicati, regni autonomi che modificarono ancora la struttura sociale, politica ed economica sino alla nascita del romanico in Sardegna, delle città e  dei luoghi di pellegrinaggio. Nel circolo "Coghinas" guidato dalla giovane Michela Solinas, si è dato spazio anche alla letteratura con una panoramica sui riferimenti alla Sardegna presenti nella Divina Commedia. Filo conduttore del ciclo di conferenze e caratteristica portante è stata la volontà di tener vivo l’amore per la Sardegna . Non casuali quindi i regali preparati per ogni circolo: una lucerna e una poesia di Sebastiano Satta, La lampana. Due simboli volti a ricordare come l’ amore per la propria terra vada tenuto vivo esattamente come si fa con una lucerna e, come ricorda Satta, questo vada fatto con ogni mezzo, anche con il pianto… E di lacrime –  di nostalgia e felicità s’intende! – ne sono sgorgate tante soprattutto al termine della conferenza mentre su melodie tipicamente sarde scorrevano fotografie della Sardegna in tutte le sue stagioni e varianti. I circoli dei sardi rappresentano un pubblico attento ed entusiasta, capace di apprezzare e partecipare con entusiasmo  a incontri che riguardano la propria isola, coinvolgendo mogli, mariti e amici. Non è infatti inusuale ritrovare biondissime signore svizzere che conoscono le tombe dei giganti o manager delle capitali economiche della Svizzera che vedendo la locandina hanno deciso di partecipare agli incontri. E’ significativa a tal proposito la presenza a Zurigo del vice presidente del Comites, Luciano Alban che ha dimostrato interesse verso il progetto proponendo un nuovo percorso all’inverso che permetta a chi non ha avuto modo di seguire tutte e cinque le conferenze di poter riavere la possibilità di seguire un altro argomento. Il progetto ha visto la luce grazie alla lungimiranza di Mario Viglino, ex presidente del circolo di Ginevra che ha avviato il motore che ha trovato in Francesca Fais, giovane e tenace presidentessa della federazione dei circoli dei sardi della Svizzera, un’abile organizzatrice. Sono stati poi i presidenti e i membri del direttivo dei singoli circoli che valendosi della collaborazione di pezzi da novanta dell’emigrazione come Domenico Scala, ex presidente di Federazione hanno gestito l’apparato organizzativo delle conferenze che li riguardavano. Un lavoro di squadra magistrale che ha dimostrato come anche  andando oltre la manifestazione folkloristica vi sia un’attenta ed entusiasta partecipazione da parte di sardi e non. Come ha fatto notare il professor Ledda al termine della conferenza di Zurigo mostrando paesaggi, caratteristiche della flora e della fauna della Sardegna, chi per primo arrivò e abitò l’Isola si ritrovò in uno scenario mozzafiato che lasciava ampia libertà e allo stesso tempo offriva quanto serviva. Ancora oggi si ritrova lo stesso entusiasmo, quando si parla dell’Isola dei nuraghi con chi è andato via, con chi, parafrasando un passo di Dante, non sente mai la lingua stanca quando parla di Sardegna.

Mariella Cortès

 

AMBIZIONE E VOLONTA’ DI CRESCITA PER I SARDI NEL CAPOLUOGO TOSCANO

L’ACSIT DI FIRENZE SI RINNOVA

Il sottoscritto, con grande onore e soddisfazione è stato eletto Presidente dell’ACSIT di Firenze. Per la prima volta, la carica è stata affidata a un sardo di seconda generazione visto che sono  figlio di sardi ma non nato in Sardegna. Questo è un segnale importante che dimostra come i legami con la terra d’origine siano forti anche per le nuove generazioni. Nel consiglio, inoltre,le nuove generazioni sono abbondantemente rappresentate, visto che molti degli eletti hanno tra i venti e i trent’anni. Un grande rinnovamento che permette all’ACSIT di essere presente e attiva in tutti i settori della società civile. Infatti il nuovo consiglio è fatto di studenti, professionisti, lavoratori e pensionati. Il consiglio che si prefigge di consolidare i rapporti tra Sardegna e Toscana con una presenza costante sui temi cittadini e con una attività mirata a sviluppare tali rapporti. L’assemblea ha provveduto anche all’elezione di Gianni Conti a Presidente onorario dell’associazione. Conti, già vice sindaco di Firenze, ha ricordato la strada fatta dai sardi a Firenze che, negli anni, hanno saputo integrarsi al mass
imo, occupando spesso posizioni di rilievo nelle istituzioni e nel mondo produttivo. L’ACSIT di Firenze, fondata nel 1975, conta oggi oltre 900 soci. L’attività principale  è incentrata su programmi e servizi che puntano a valorizzare quanto di meglio la Sardegna propone in campo produttivo e culturale.  Nella sede ACSIT di Piazza Santa Croce 19 a Firenze, continuerà la sua attività anche il servizio di prenotazione biglietti, PromoSardegna, da e per la Sardegna a prezzi ridotti e scontati, per i soci e i familiari dei soci. Il nuovo Consiglio, si prefigge di continuare, consolidare e rinnovare le iniziative portate avanti dai componenti il precedente consiglio. Un ringraziamento particolare va al Presidente Erminio Zara, che con amore, dedizione e spirito di sacrificio ha permesso alla nostra Associazione di crescere. La nostra ambizione è crescere ancora di più in numero e qualità, potenziando la visibilità e la presenza di tutte le "eccellenze" che la Sardegna  produce , portandole nel territorio, nei quartieri in cui viviamo, studiamo e lavoriamo,contribuendo alla  sua valorizzazione culturale, sociale ed economica . Per far tutto questo naturalmente non sono sufficienti solo la volontà e la disponibilità di poche persone, ma occorre aumentare le amiche e gli amici che possono mettere a disposizione un poco del proprio tempo per le molteplici attività da svolgere: per cui mi sento di fare un appello a tutti coloro che possono, a dedicare, una piccola parte del loro tempo libero, alla nostra associazione, mettendo a disposizione le proprie competenze e professionalità, o anche solo  disponibilità di tempo per fare accoglienza nella nostra  "prestigiosa" sede di Piazza Santa Croce 19. I prossimi mesi saranno per me e per il Consiglio direttivo, mesi di studio, di apprendimento,di preparazione e di confronto, portando avanti le iniziative già messe in cantiere. Colgo l’occasione inoltre per annunciare che tra pochi giorni sarà attivo  il nuovo sito dell’Associazione,www.acsitfirenze.net. Abbiamo avuto inoltre l’onore di visitare, invitati dall’Assessore alla Cultura del Comune di Firenze, il Museo Bardini. Il Museo chiuso da 10 anni e  riaprirà il 5 aprile di questo anno. Questo  raccoglie una finestra istoriata la cui realizzazione risale ad una data presunta tra il 1530 e il 1540. Il basso rilievo rievoca l’ingresso trionfale nella città di Sassari del capitano di Milizia Angelo Marongiu, trionfatore nella battaglia svoltasi a Macomer nel 1478. L’Associazione si sta facendo promotrice presso l’Assessorato a far sì che ,se non l’originale, almeno una copia, venga consegnata alla città di Sassari, in segno di amicizia e fratellanza. Corrispondenza e’ intercorsa tra l’amministrazione fiorentina e quella di Sassari.  

Elio Turis

 

NEGLI STATI UNITI I RITRATTI DEGLI ARTISTI FOTOGRAFATI IN SARDEGNA DA DANIELA ZEDDA

"SOLITUDE" IN MOSTRA AL NEW YORK TIMES

Ogni foto di Solitude racconta molteplici storie. Quella di quel concerto, di quel musicista, del momento in cui la fotografa cagliaritana Daniela Zedda ha scattato l’immagine, e quella vissuta dal pubblico durante quella serata. Storie di sensazioni comuni a tutti e di vicende particolarissime che riguardano ciascun protagonista. Storie universali e storie di Sardegna, poiché tutti i concerti catturati dall’obiettivo fotografico rappresentano un capitolo della ricca storia musicale che ha fatto, per 25 anni, della Sardegna un luogo unico. A ogni racconto fotografico, si aggiunge la storia dei visitatori della mostra. Ciascuno di loro s’impossessa in modo diverso di un frammento che, partendo dalla spianata di cemento della Fiera Campionaria, passando per le luci del Teatro Lirico di Cagliari, soffermandosi nella quiete della chiesa di San Marco a Berchidda e fino alla bellezza struggente delle Rocce Rosse di Arbatax, è giunto al di là dell’Oceano, sul "tappeto rosso" della sala espositiva del New York Times, cuore pulsante della più bella metropoli del mondo. Non è un caso che spinti dalla voglia di riassaporare quegli straordinari momenti, il giorno dell’inaugurazione, tra i numerosissimi visitatori ci fosse proprio chi ha avuto il privilegio di vivere la maggior parte di quei concerti e di "riviverli" ora con la mostra. C’era chi s’è trasferito nella Grande Mela da tanti anni ma ha un legame profondo e costante con l’Isola, come Giacomo Bandino, presidente del Circolo Shardana-Usa o Sebastian Piras, fotografo affermato, residente a Manhattan da decenni; chi manca da tanto tempo ma ha nella memoria e nel vissuto gli affetti indissolubilmente legati ai profumi e ai colori del paesaggio. Viene da pensare che una mostra come quella di Solitude sia uno dei modi migliori per fare conoscere la Sardegna. Alcuni visitatori si soffermano davanti alla foto del concerto nella chiesa di Sant’Andrea di Berchidda in cui, tra la gente che sta ad ascoltare, colpisce il contrasto tra la dolcezza dell’espressione del viso del ragazzo in primo piano e la scritta sulla maglietta che recita "Sa Balentia". Molti ospiti chiedono se il libro, pubblicato nel 2006 con lo stesso titolo – e nato in gran parte da venticinque anni di fotografie scattate dall’autrice per la pagina degli spettacoli dell’Unione Sarda – sia in vendita negli Stati Uniti. Il magnifico spazio del Times Center, nuova sede del New York Times progettata da Renzo Piano, che ospita la mostra patrocinata dalla Regione Sardegna con la collaborazione dell’Enit, con la sua struttura trasparente e ariosa, fatta di pareti di vetro e parquet chiaro, in contrasto con gli arredi rosso fiamma, ha accolto la personale della fotografa cagliaritana con un pizzico di stupore iniziale e una calda atmosfera.

 

STRAORDINARIO SUCCESSO DI FLAVIO SORIGA AL CIRCOLO "SU NURAGHE" DI BIELLA

UN PERSONAGGIO GIOVANE E SPECIALE

L’incontro tra uno scrittore ed i lettori amanti delle opere da quest’ultimo prodotte è, da sempre, una di quelle esperienze appartenenti all’ambito dei più intimi desideri umani ed intellettuali. Infatti, come evincibile da un celebre pensiero tratto dal romanzo "Il giovane Holden" di J. D. Salinger, gli appassionati di libri, al termine di un’intensa quanto coinvolgente lettura, serbano in cuore la speranza di poter incontrare e diventare amici dell’autore dello scritto che tanto li ha intellettualmente incuriositi e fatto innamorare, al fine di potergli rivolgere tutte le domande che nel corso della lettura sono venute via via a nascere. Un incontro di questo tipo, quindi, cela in s&eacut
e;, la recondita possibilità, per tutti i soggetti partecipi, di un reciproco arricchimento intellettuale e personale dai risvolti, talora, piacevolmente inattesi sotto tutti i punti di vista. Questo fatto è sicuramente avvenuto presso i locali del Circolo Culturale Sardo "Su Nuraghe" di Biella, ove ha avuto luogo l’incontro tra lo scrittore Flavio Soriga ed i suoi lettori, in occasione del tour di presentazione, da parte dello stesso autore, dell’opera di nuova pubblicazione "L’amore a Londra e in altri luoghi", edito dalla casa editrice Bompiani, evento contestualizzato nell’ambito dell’iniziativa culturale patrocinata dal Comune di Biella dal titolo "I libri illuminano". In questa occasione il pubblico presente ha avuto modo, seppur in breve tempo, di conoscere dal vivo una persona veramente piacevole e speciale, lontana da stereotipi e conformismi tali da separare in fronti opposti l’autore e l’uditorio, dotata di un carisma umano capace di coinvolgersi nella convivialità con le persone presenti di ogni età anche al termine dell’incontro. Grazie a Flavio ed alla sua personale spiccata semplicità, notevole socievolezza e divertente senso dell’umorismo e dell’autoironia si è instaurato un clima di accoglienza, connotato da un forte senso di calore umano ed ospitalità, similmente a quanto avviene per il lettore nell’approccio ai suoi libri, sulla base del caratteristico stile del linguaggio diretto e musicale. L’atmosfera complessiva dell’incontro, quindi, è stata nel suo complesso semplice quanto originale, connotata da informale colloquialità, all’interno della quale le domande e gli interventi posti sono diventati l’occasione per la scoperta dal vivo della personale "verve" umana ed artistica dell’autore ospite. Dopo le presentazioni di rito Flavio ha letto e, contestualmente, recitato uno scritto dal titolo "Putzidda", simpatico canto, dedicato a numerosi paesi della Sardegna, scritto dall’amico Simone Cireddu, autore, tra l’altro, dell’immagine "Nuraghe Fuxia", pubblicata sulla copertina del romanzo "Sardinia Blues". Partendo da questo spunto di pura originalità, il dialogo della serata si è incanalato lungo diversi filoni, difficili da sintetizzare in poche parole, che hanno toccato vari temi e riguardato le esperienze personali dello scrittore, nonché il suo background di formazione umana ed intellettuale, aspetti che trasudano con particolare evidenza dalle opere recenti dello stesso. Egli ha spiegato come abbia voluto parlare di sé e della propria generazione, evidenziando un netto rifiuto per un’ottusa omologazione in un’idea di "sardità" nutrita di luoghi comuni ed improprie mitizzazioni. Segnalando sempre e comunque come, nelle sue opere, racconti della sua Sardegna e delle proprie radici, per come l’ha vissuta in prima persona e per come l’ha portata e la serba tuttora nel cuore nelle sue esperienze al di fuori dell’isola ed, in specie, all’estero, a Londra, lo scrittore ha sottolineato come i sardi siano e debbano essere consapevoli di essere cittadini del mondo e, pur con tutte le proprie particolarità, abbiano punti di condivisione con differenti popoli ed etnie. Da tale assunto ha affrontato il tema della memoria ed, in particolare, la questione della talassemia, malattia comune a molte delle popolazioni che si affacciano sul bacino del Mare Mediterraneo e non solo, ed a come, nei confronti di questo problema e dei soggetti coinvolti, sia tutt’oggi presente un diffuso atteggiamento connotato da ignoranti pregiudizi ed inopportuni sensi di pietismo da parte di molti, compresi eminenti organi di informazione. Sebbene tutto ciò abbia segnato la crescita umana di Flavio, come evincibile nitidamente dai suoi scritti ricchi di ricordi e di ampi spunti autobiografici, tuttavia lo scrittore ha sottolineato come questa circostanza gli abbia anche dato l’opportunità di intraprendere il suo percorso artistico-letterario, pur nella consapevolezza che, contro i citati atteggiamenti ignoranti ed inopportuni, "i libri non servono a nulla" rispetto alle esperienze vissute in prima persona ed alle ferite del passato come insegnamento per il presente, sotto tutti i punti di vista. Inoltre egli ha rimarcato come, nella sua vicenda esistenziale, abbia potuto maggiormente apprezzare aspetti e valori importanti, il rapporto con i propri genitori, ed in particolare con la figura del padre, uomo dignitoso e discreto nell’affrontare la malattia del figlio in un tempo in cui le certezze di sopravvivenza alla stessa non erano affatto paragonabili alla situazione attuale, il quale, durante l’infanzia di Flavio, andava a giocare a pallone con il figlio e gli altri compaesani per controllarlo e proteggerlo senza, tuttavia, ostentare o far percepire in alcun modo una propria presenza ansiosa ed invadente. La discussione è passata da ultimo sul tema delle forme dell’amore nel mondo contemporaneo, tema principe e filo conduttore dell’ultima opera dello scrittore di Uta, la raccolta di racconti  "L’amore a Londra e in altri luoghi", secondo una chiave di lettura ancora una volta avulsa da pregiudizi e conformismi pretestuosi. In chiusura di serata Flavio Soriga ha letto un proprio scritto, dal titolo "Solidarietà a Brus Willis", apparso sul giornale La Nuova Sardegna nel corso dell’estate 2007, nel quale lo stesso autore, dando ancora una volta mostra del proprio stile artistico disincantato e sottilmente ironico, parla della Sardegna e mette in ridicolo i cliché sulla stessa da parte di chi sardo non è.

Gianni Cilocco

 

PARIGI AI PIEDI DI BRUNO AGUS, GIUSEPPE PORCU E I TENORES DI ONIFERI

I POETI IMPROVVISATORI SARDI INCANTANO MONTPARNASSE

La gara poetica sarda approda a Parigi ed entra di diritto nel novero dell’arte colta. Ma senza dimenticare la sua anima popolare. È stata salutata da un successo di pubblico e critica l’esibizione dei poeti estemporanei Bruno Agus e Giuseppe Porcu, accompagnati dai tenores di Oniferi, in una due giorni parigina che li ha portati lontani dalla classica piazza di paese, adornata di canne palustri e foglie di alloro, per calcare il palco del teatro de La Maison de Cultures du Monde, nel cuore di un quartiere composto e sobrio come Montparnasse. L’esibizione si è trasformata in un trionfo, decretato dal pubblico transalpino che ha applaudito a lungo i vati di Sardegna al loro debutto su un palcoscenico così prestigioso. L’auditorium del Festival de l’Imaginaire era pieno, per un evento che da tredici anni rappresenta il meglio della cultura mondiale tra espressioni musicali, teatrali e identitarie che vengono riproposte ad un pubblico attento alle manifestazioni ancora immuni dal cannibalismo della globalizzazione. Così, intellettuali, etnomusicologi, linguisti, studiosi sensibili agli spettacoli più originali e autentici si sono inchinati di fronte alla fertile vena poetica degli improvvisatori. Un genere fatto scoprire dall’etnomusicologo Bernard Lotart Jacob, consulente del festival diretto da Arwad Esber che in Sardegna ha condotto numerose ricerche sull’universo sonoro isolano. Ben due le serate riservate alla magia della gara poetica accompagnata dalle voci gutturali del tenore San Gavino di O
niferi che ha riportato nella capitale francese i fratelli Francesco, Giovanni e Carmelo Pirisi e Raimondo Pidia dove, giusto pochi anni fa, l’Unesco riconobbe al canto a tenore l’aurea di bene immateriale dell’Umanità. Una rappresentazione, quella degli estemporanei della nostra isola, che ha elevato i versi in limba fino a raggiungere un livello altissimo, creando un’emozione capace di fare breccia nel pubblico francese. Il miracolo è stato reso possibile dalla docente Maria Manca, originaria di Fonni, e dall’interprete – traduttore Fabrizio Giuffrida grazie ad un innovativo sistema di traduzione simultanea. Sono stati loro a trasformare a tempo di record le ottave dal sardo lugudorese al francese, trascrivendo le parole su un pc che a sua volta le proiettava su uno schermo gigante alle spalle dei poeti. Un accorgimento che ha consentito al pubblico di apprezzare la precisione della metrica, l’ironia delle ottave, ma sopratutto i contenuti della gara, mai banali e scontati, articolati su temi come la storia, la letteratura, la mitologia, la scienza, la politica, la cronaca quotidiana. Così le dispute in versi tra il giovane poeta di Irgoli Giuseppe Porcu e Bruno Agus, originario di Gairo da alcuni anni trapiantato nel centro della Baronia, ha offerto dei momenti davvero esaltanti. La prima sfida ha visto i due confrontarsi e tentare di far prevalere la ragione (Porcu) e la fantasia (Agus), mentre nella gara del giorno successivo, tenutasi di fronte agli studenti dell’Università 7 di Parigi (che hanno seguito un seminario sulla poesia), Porcu ha cantato le virtù della parola scritta contrapponendole alle motivazione del suo avversario che ha invece difeso strenuamente l’oralità. Non potevano mancare da parte dei poeti, a più riprese, chiari riferimenti alla nazione che li ospitava. Così nelle ottave sono entrati il premier Sarkozy e la sua compagna Carla Bruni, ma anche i simboli della grandeur della capitale come la torre Eiffel, o il movimento culturale dell’Illuminismo fondato sulla ragione e tolleranza di pensiero. Una capacità e una padronanza di concetti che gli spettatori hanno mostrato davvero di gradire tributando ai poeti generosi applausi e ridendo ad ogni passaggio ironico. Magari con qualche secondo di ritardo: giusto il tempo di apprezzare, vedendo la traduzione composta sulla parete, quanto corre veloce il pensiero dei poeti. La trasferta di Parigi ha offerto anche un confronto con un’altra espressione poetica del Mediterraneo, la glosa delle Baleari, raggiungendo uno degli obiettivi della programmazione del festival, nato per esplorare, scoprire e rivelare tradizioni culturali con le loro specificità, spesso mai approdate in Francia.

Luca Urgu

 

AL CIRCOLO "SU NURAGHE" DI ALESSANDRIA, "SA PISCHERA E MAR E PONTIS" DI CABRAS

INCONTRO CONVIVIALE

È nato tutto per caso; un giro di e-mail tra il presidente Efisio Ghiani e "Sa Pischera e Mar e Pontis". Uno scambio di messaggi e di immagini tra Alessandria a Cabras per organizzare un straordinario evento al Circolo Culturale "SU NURAGHE" di Alessandria. È bastato poco a far dire "si" al Circolo e accogliere il piatto tipico del Golfo di Oristano. È stato un attimo quando la Sardegna ha varcato il mare e si trasferita, per un fine settimana, in terra piemontese; quasi come cliccare il tasto del mouse e immaginare "Sa Pischera e Mar e Pontis" qui. E insieme alle immagine e al desiderio di voler organizzare la serata, c’era lei, la gustosa e ricca e delicata merce dei piatti poveri: la Bottarga di Muggine. "Sa Pischera e Mar e Pontis" ha voluto far fare una bella figura agli emigranti dell’alessandrino, e c’è riuscita bene, devo dire. Hanno colorato la serata con quelli che sono i sapori, i colori e soprattutto, il gusto delicato di questo meraviglioso piatto che si sa sposare con i migliori ingredienti e con il miglior vino. In numerosi sono accorsi alla cena organizzata dal Circolo Culturale e da "Sa Pischera e Mar e Pontis": soci, amici e amici dei soci, ma soprattutto, gente che per sentito dire, si sono accomodate ai tavoli. Difficile descrivere il gusto, bisognava esserci. Era necessario essere tra quei cento commensali, tutti composti e attenti, cercando di non lasciare nulla sul piatto ma gustando fino alla fine ogni cosa preparata. Poi la musica con balli sardi a render piacevole il finale della serata e il ringraziamento, di Efisio Ghiani, che ha voluto salutare tutti e in particolar modo, ha voluto ringraziare pubblicamente "Sa Peschiera e Mar Pontis" per il contributo straordinario offerto al Circolo Sardo,  alla Sardegna e a tutti gli amici ch’erano presenti e che hanno apprezzato.

Massimo Cossu

POLITICA, ECONOMIA E IL PATRIMONIO DELLA DIASPORA

LETTERA AGLI EMIGRATI SARDI

Cari amici emigrati, il nuovo assetto creatosi dopo le elezioni del 15 febbraio merita alcune considerazioni anche dal punto di vista di noi emigrati, i Sardi fuori casa. Per avere qualche idea chiara e decodificare la situazione, schematizziamo i tre punti cardine sui quali ragionare: la politica (i politici), lo stato disastroso dell’economia attuale del territorio (industria, chimica, edilizia, fallite; agricoltura allo sfascio…), il mondo del mezzo milione di emigrati sardi sparsi per il mondo.

La politica. E’ da imputare ai politici, primariamente, se oggi la Sardegna si ritrova così povera, più ancora di dieci anni fa, per "quello stato di languore e di inerzia che stupefà gli osservatori" (Carlo Cattaneo, 1860). "Una costante lagnanza di Giorgio Asproni – il grande intellettuale di Bitti – fu che l’élite politica sarda era inerte e divisa e non era capace di rivendicare la propria autonomia" (citato da Martin Clark). "Il problema della Sardegna sono i sardi stessi. Difatti, l’unico che è riuscito a farla conoscere non è un sardo: l’Aga Khan… La Sardegna ha in realtà un capitale strepitoso. Ma chi la rappresenta in parlamento ama il sistema dei vassalli-valvassori. Mi chiedo com’è che i sardi non siano incazzati con i loro parlamentari, sempre intenti a litigare": Così Luca Barbareschi (U.S. 21.12.08). In altre parole, chiamiamo tutto questo: gestire male politicamente un ricchissimo patrimonio, che sarebbe sufficiente da solo a dar da vive
re senza problemi a 1 milione e mezzo di residenti. "Dorme nelle terre dell’isola un’enorme potenza alimentare: la potenza di alimentare tutta la Lombardia" (Carlo Cattaneo). "Quando si pensi che 900.000 ettari di terreno – dati tecnici – sono trasformabili e passibili di diventare produzione agricola, ci si può fare un’idea non solo delle possibilità dell’Isola, ma dell’apporto che essa può dare all’economia e alla civiltà nazionale" (E. Lussu, Il Ponte, 1951 nn. 9-10). E se i nostri politici sapessero gestire la casa Sardegna e creare posti di lavoro, tanti emigrati tornerebbero a casa. Basterebbero due o tre esempi di questa malversazione burocratica.

Con il progetto italo-algerino Galsi c’è la buona prospettiva dell’approvvigionamento garantito di energia. Si tratta di un flusso enorme di gas (40 miliardi di m3 l’anno, da gestire attraverso la società mista Sardegna-Sonatrach) che attraverserà l’isola, secondo l’accordo tra Italia e Algeria, firmato ad Alghero il 13 novembre 2007. Ma occorrono progetti innovativi per sfruttarla. Esistono questi progetti? O capiterà che ci resterà la servitù di passaggio del gas senza la possibilità di sfruttarlo adeguatamente per mancanza di progetti? Il tutto si esaurirà nelle infinite diatribe del litigatoio regionale. Poiché tutti i nodi vengono al pettine, anche questi macro errori di imprevidenza si pagheranno amaramente. Volete scommettere? Il turismo regge e tira bene. I dati dell’Istat riportano che nel 2007 e nel 2008, nonostante la crisi globale, i numeri sono stati positivi, a conferma del trend positivo del quadriennio 2004-2007. La Sardegna é la regione italiana che nel 2007 ha registrato il maggior incremento percentuale sui flussi turistici totali. I dati Istat parlano di un +18% di arrivi e di un +15% di presenze. Allora sarebbe logico incrementare gli investimenti e gli aiuti al turismo. Ma il nostro è più un turismo che ci viene addosso per il forte richiamo delle bellezze della natura, più che un turismo studiato, programmato, incentivato. Assistiamo addirittura a capitali dirottati dal settore turistico a quello chimico, come nel caso del mega progetto Consorzio turistico Sardegna ovest del 2004. Era un programma di grandi aspirazioni e speranze per lo sviluppo turistico dell’Oristanese e della Marmilla, che puntava a creare 3.700 posti letto (senza contare l’indotto relativo). Si trattava di un investimento di 130 milioni di euro per la realizzazione di 14 alberghi, 5 villaggi turistici, 2 sedi di agriturismo e perfino un golf country. Il ministro di allora per le Attività produttive Antonio Marzano, con un lampo di genio, decise di dirottare i 130 milioni da questo progetto turistico a quello della chimica. Con una fava (di 130 milioni) persi due piccioni: la chimica e il Consorzio turistico. Le aspettative per l’industria e la chimica hanno fallito, l’agricoltura non dà più notizie. Perché allora intestardirsi a buttar dentro capitali nell’industria, sapendo che non ci sarà un ritorno vantaggioso, e penalizzare a morte l’agricoltura e la terra, che non tradiscono mai e ci possono salvare? E’ l’agricoltura che ci dà il pane, non la filiera della fabbrica. Anche i sassi lo sanno: la Sardegna, per una serie di motivi, non è vocata per natura all’attività industriale, in primis perché tutto dev’essere importato, dalle materie da trasformare all’energia per lavorarle. Mentre invece nell’agroalimentare e nel turismo abbiamo sovrabbondanza di materia prima locale.

Nel campo dell’economia vige un drastico principio: tra due imprese, due iniziative, due progetti, due programmi operativi… uno nel continente e uno in Sardegna, a fronte degli stessi problemi, è evidente che si lascerà morire di preferenza quello della Sardegna, la figlia della schiava, che risulta più dispendioso a causa dell’effetto isola. E anche gli scioperi sono perfettamente inutili. Per cui la Sardegna oggi è diventata una regione dove non si può né nascere (perché è come essere gettati vivi in una siepe di rovi), né vivere (perché si è caricati fin dalla nascita di pesi più gravi della stessa vita), né morire perché costa troppo anche morire. Tanti sardi non ce la fanno a vivere, perché la politica e la burocrazia gli hanno creato ostacoli più grandi di loro (vedi i problemi immensi dell’agricoltura originati dalla Legge 44 del 1988). Se avete notato, negli tsunami economici solo i politici, gli intrallazzatori, i maneggioni si salvano, perché, secondo la "legge" di Imhoff, "ogni burocrazia (presa come un mestiere per campare) è molto simile a una fogna: i pezzi più grossi restano sempre a galla". La Costituzione, che garantisce il diritto e la libertà di pensiero, di parola, di religione… non altrettanto garantisce il diritto primo: quello di vivere una vita tranquilla e sicura. I beni irrinunciabili di prima necessità (casa e nutrimento), secondo me, dovrebbero essere gratuiti e garantiti per tutti dalle Costituzioni.

Il mondo degli emigrati. Gli emigrati (circa 500 mila sardi fuori dell’isola) sono giudicati per quelli che abitano nel paese della pacchia… Ma gli emigrati sono quelli che fanno la differenza tra il mondo di chi è passato dalle parole ai fatti e il mondo del bla bla bla, tra il mondo di chi si rimbocca le maniche e il mondo di quelli del "chi mi ddu vai fai!"  Il mondo dove l’ingegnosità e l’impegno degli emigrati hanno prodotto fior di scienziati e di personalità di primo piano in tutti i settori sociali, onorando con onestà tutta l’isola e riversando milioni nell’economia isolana. Sì, milioni e milioni di euro, linfa vitale per tanti residenti! Eppure degli emigrati non gliene frega proprio niente a nessuno tra i sardi residenti, che considerano gli emigrati dei fortunati. "Ambasciatori di Sardegna", "una vera ricchezza per la Sardegna", "nostri rappresentanti all’estero"… Basta! Già tante volte le abbiamo sentite queste parole. Occorrono i fatti! Malauguratamente, nella situazione attuale, con questi chiari di luna economici, è facile indovinare che le problematiche dei sardi emigrati non figureranno nel carnet delle esigenze primarie di viale Trento. E di conseguenza gli aiuti ai Circoli saranno decurtati o azzerati. Ecco perché Domenico Scala, presidente della Federazione dei Circoli svizzeri, con grande lungimiranza, prospettava nel congresso sull’emigrazione del 2006, la necessità di creare un Assessorato alle migrazioni staccato da quello al lavoro, com’è attualmente, per gestire e monitorare con più efficienza tutte le problematiche dei migranti. Che fare allora? Molti sardi ancora non hanno capito che per migliorare occorre tirarsi su le maniche e uscire dal torpore e dall’in-fingardaggine che tutti ci rimproverano. Solo l’anno scorso la Sardegna doveva restituire 30 milioni di euro di fondi europei non utilizzati per mancanza di iniziative e di progettazione!! Altro che investire negli emigrati… Uscire dall’ignavia, dalla carenza di iniziative, dalla mancanza di progettazione, dalle pastoie della burocrazia, dall’aspettarsi tutto dagli
altri. "Ci pensi il governo"... Osare di più con coraggio e ottimismo! Senza ottimismo non c’è futuro. E’ in fondo la lezione che ci viene dagli emigrati. La nostra storia millenaria ci ha insegnato che dobbiamo evolverci da soli, come da "autodidatti", condannati come siamo dalla nostra sindrome d’isolamento. Infatti, se noi stessi non ci adoperiamo a migliorare la situazione, nessuno lo farà al posto nostro. E quando l’abbiamo fatto, ne è nata una civiltà di cui ancora oggi andiamo fieri e siamo eredi. Siamo più orgogliosi del nostro passato che del nostro presente.

Vitale Scanu

 

LE DICHIARAZIONI PROGRAMMATICHE DEL PRESIDENTE UGO CAPPELLACCI

PRESENTATI AL CONSIGLIO REGIONALE I DODICI ASSESSORI

Il Presidente della Regione ha presentato la Giunta regionale davanti al Consiglio riunito nell’aula di via Roma dopo l’insediamento. Un dodicesimo assessore, rispetto agli undici già nominati, è Andreina Farris, dirigente della Prefettura di Cagliari nel settore Applicazione del Sistema Sanzionatorio Amministrativo, Affari Legali, Contenzioso e Rappresentanza in giudizio, che assumerà l’incarico di assessore dell’Industria, in un primo tempo dato ad interim a Giorgio La Spisa.  La Giunta sarà così formata da 12 assessori e, rispettando il dettato sulla parità di genere della Legge Statutaria (art.19), il 40% dei componenti è di sesso femminile. L’esecutivo risulta composto da Maria Paola Corona, assessore degli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione; Giorgio La Spisa, assessore della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio; Gabriele Asunis, assessore degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica; Emilio Simeone, assessore della Difesa dell’Ambiente; Andrea Prato, assessore dell’Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale; Sebastiano Sannitu, assessore del Turismo, Artigianato e Commercio; Mario Angelo Giovanni Carta, assessore dei Lavori Pubblici; Maria Valeria Serra, assessore del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale; Maria Lucia Baire, assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport; Antonio Angelo Liori, assessore dell’Igiene e Sanità e Assistenza Sociale; Liliana Lorettu, assessore dei Trasporti; Andreina Farris, assessore dell’Industria. Giureranno davanti al Presidente Cappellacci nella prossima seduta del Consiglio. Subito dopo, il Presidente ha illustrato il programma di governo, centrato sulla partecipazione. Ha detto fra l’altro Ugo Cappellacci: "Mi sento il presidente di tutti i sardi, anche di chi non mi ha votato. Avremo il massimo rispetto per le minoranze e per chi riveste il ruolo di opposizione. Siamo decisi a rispettare gli impegni assunti in modo chiaro e trasparente. Cessi la pratica delle sterili contrapposizioni, per migliorare il confronto democratico e rispondere all’esigenza d’incidere nella società e migliorare le condizioni di vita". Sono "tre i momenti attuativi" illustrati all’Aula, presieduta da Claudia Lombardo: quello identitario, quello dello sviluppo e quello della scrittura di nuovo regole. "Ascolto e partecipazione – ha detto il Presidente – caratterizzeranno l’azione di governo e le scelte strategiche, ma poi spetterà a chi ha responsabilità di governo arrivare alle sintesi e assumere le conseguenti decisioni". La Regione elaborerà "un piano generale di sviluppo per rilanciare l’economia della Sardegna e rompere la dipendenza che la limita". Nuove regole e riforme istituzionali, inoltre, accompagneranno il processo di sviluppo. Sul merito dello sviluppo economico e sociale, il Presidente Cappellacci ha prospettato l’esigenza di un programma immediato per le emergenze e poi di un piano di lungo periodo. In questo quadro, viene considerata "una svolta storica" il riconoscimento, da parte del Governo, del principio del superamento delle diseconomie dovute all’insularità. "Sta a noi – ha detto il Presidente – riempire di contenuti questo principio e collaborare con il Governo per eliminare i differenziali". In conclusione, Cappellacci ha chiesto al Consiglio il superamento delle "sterili contrapposizioni di schieramento". "Sono certo che l’Aula – ha aggiunto – saprà capire la delicatezza del momento. Che Dio – ha concluso – ci aiuti a fare sempre meglio".

 

LA REGIONE SARDEGNA CANCELLA LE TASSE SUL LUSSO

CAPOVOLTA L’IMPOSTAZIONE DI SORU

Sparirà la tassa sul lusso. Sulla cosiddetta tassa sul lusso la proposta della giunta regionale è chiara: cancellazione totale. Cadrà totalmente l’imposta regionale su aerei e grosse barche. Le tasse, introdotte dall’esecutivo guidato da Renato Soru, avevano scatenato numerose polemiche anche a livello nazionale e la Corte Costituzionale aveva sancito l’illegittimità di una parte delle imposte che per quello erano state modificate. L’intenzione del legislatore – per la giunta Soru – era quella di tassare l’attracco nei porti turistici di barche superiori ai 14 metri e l’atterraggio di aerei da turismo negli scali sardi per garantire un fondo perequativo per le zone interne della Sardegna. La nuova Finanziaria, se sarà accolta in Consiglio, cancellerà tutti i balzelli.

 

ISTITUZIONI, EUROPA, ENTI LOCALI: LA SARDEGNA DICE SI A MILANO PER L’EXPO 2015

CAGLIARI PORTA SUD

Emilio Floris, sindaco di Cagliari, risponde sì a Letizia Moratti, collega di Milano. Prende corpo l’ipotesi di Cagliari porta sud all’Expo 2015 del capoluogo meneghino. Il primo cittadino, dopo qualche giorno di riflessione, ha risposto all’invito della sua omologa milanese: ora non resta che definire il programma per il capoluogo e firmare il protocollo di intesa tra le due città. Per quanto riguarda il programma a brevissimo è previsto un incontro tra Floris e il presidente dell’associazione degli industriali della Sardegna meridionale Alberto Scanu. In tema di firma al Comune pensavano a una data importante per la città, il primo maggio: la Moratti è stata invitata in città in occasione della sagra di Sant’Efisio, ma il primo cittadino del capoluogo lombardo ha dovuto declinare l’invito per impegni politici. Dopo la firma del protocollo tra le due istituzioni altre ne seguiranno. In primis quella tra Confindustria cagliaritana e l’Assolombarda, quindi quella della collaborazione tra l’Università di Cagliari e
quella milanese. Il programma guarderà ai temi in agenda per la "Fiera delle fiere" del 2015: e cioè l’alimentazione e "l’energia e l’ambiente", tre argomenti sui quali anche la Sardegna può dire la sua. Secondo gli esperti progetto "Cagliari porta sud dell’Expo 2015" costituirebbe per la città un’imperdibile occasione di ricchezza e sviluppo. Il grande evento del 2015 prevede un afflusso di circa trenta milioni di visitatori. Parte di questi appunto potrebbero essere intercettati in città (circa 300.000 dalle prime stime) con un indotto ipotetico di circa 100 milioni di euro per il solo soggiorno dei turisti che decideranno di soggiornare qualche giorno a Cagliari per poi affrontare la visita dell’Expo a Milano. In più l’accordo tra Milano e Cagliari avrà come conseguenze a cascata tutta una serie di accordi che favoriranno gli sviluppi di sinergie e di business fra imprese e professionisti del territorio isolano e lombardo, con eventuali accordi anche tra Scuole e Università. Le imprese, ovviamente attratte dai potenziali guadagni, guardano con interesse all’evento: la città dovrà prepararsi all’Expo nel caso di un accordo, (infrastrutture in primis), e i progetti sui temi dell’expo potranno regalare nuova linfa al tessuto economico locale. Il sogno resta quello di attingere dal pozzo di 17 miliardi di euro governato dalla Società  di  gestione dell’Expo 2015. Qualche importante progetto cittadino, rimasto nel cassetto per mancanza di fondi, potrebbe decollare proprio grazie ai soldi dell’Expo. Tra quelli più ghiotti per la città, il discusso tunnel sotto via Roma e il water front del porto.

Ennio Neri

UNO SGUARDO ALLA SARDEGNA, MA NON SOLO: INTERVISTA AD ANDREA TELO’

NUBI DENSE ALL’ORIZZONTE PER I LAVORATORI

La crisi del lavoro in Sardegna, al di là dei numeri delle statistiche ufficiali, sta assumendo estensioni di rilievo. Le cagioni di tale situazione sono differenti: le dinamiche internazionali di questi ultimi anni che, seppure con ritardo, producono effetti negativi sul sistema economico regionale; la politica di tagli esercitata con le ultime leggi finanziarie nazionali e la mancata attuazione di diversi interventi riguardanti l’isola dipendenti dal Governo, nonostante accordi sottoscritti e risorse stanziate; le manovre economico-finanziarie varate dalla Giunta Regionale in Sardegna che, essendo prevalentemente improntate al risanamento del bilancio regionale, hanno acuito le situazioni di crisi e le difficoltà di tutto il sistema regionale; i processi di riforma avviati dalla Giunta Regionale in diversi comparti che hanno determinato la decelerazione o il blocco delle attività con effetti positivi pressoché nulli. Lo sguardo ai numeri è impietoso: l’Istat indica per la Sardegna nel 22,9% il numero delle famiglie che si dispongono al di sotto della linea della povertà, percentuale che continua a crescere negli anni (nel 2004 era il 15,4%, nel 2003 il 13,1%). Altri indicatori della povertà materiale, cioè di reddito, riguardano la disoccupazione, gli ammortizzatori sociali e le pensioni. I dati Istat sulle forze lavoro relativi al terzo trimestre 2008 rimarcano un tasso di disoccupazione al 10,8% (+2,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente). Migliaia di persone vivono con un reddito insufficiente, sotto la soglia della povertà relativa calcolata in 970,34 euro mensili per due componenti. Insomma, la crisi dell’economia sta mordendo sempre più nella carne viva dei lavoratori. Utopia pura è pensare ad una repentina inversione di tendenza. Abbiamo incontrato Andrea Telò, dipendente della Sanpellegrino spa del Gruppo Nestlè a Milano. Telò, è anche membro della Rappresentanza Sindacale Unitaria di Sede dal 2004 oltreché membro del Direttivo Provinciale e Regionale della FAI Cisl. Per il Gruppo Nestlè, fa parte del Comitato Aziendale Europeo dal 2006. Signor Telò, l’argomento è di quelli che stanno a cuore a tutti i cittadini lavoratrici e lavoratori. Qui non si tratta di fare una considerazione locale legata ad un territorio ristretto coma la Sardegna, ma la problematica va concepita in un ambito più ampio e globale. Cosa pensa di questa condizione di crisi generale?  La crisi generale ha origine da fattori che sono di difficoltosa comprensione per moltissimi lavoratori. Vanno spiegati bene sopratutto per chiarire le reali conseguenze di una situazione che parte da molto lontano che, come uno tsunami, si è abbattuta sui più deboli senza lasciare loro molto tempo per reagire o mettersi al riparo. I poteri forti hanno giocato le loro carte tentando di nascondere, fin quando è stato possibile, la reale portata delle malefatte del mercato americano. Poi si sono fatti loro stessi promotori delle risoluzioni ai problemi. 

Le aziende, piccole o grandi che siano, non ci stanno "giocando" intorno a questa recessione, tagliando in maniera sconsiderata costi e personale? Sicuramente molte aziende anche sane e con utili da capogiro realizzati negli ultimi 5/6 anni, si presentano alle lavoratrici, ai  lavoratori ed ai sindacati che li rappresentano come se fossero moribonde, al solo pensiero di dover ricusare a parte degli utili. Identificarle è semplice: le multinazionali per esempio, che non sono orientate a ridurre la loro volontà di fare utili, in tempo di crisi sono le più implicate. Ridurre i costi e gli sprechi per loro vuole dire un unica cosa: licenziare. Senza capire che non è creando poveri che l’economia riparte. Ci sono però alcune azienda illuminate che tagliano le rimunerazioni dei manager per mantenere al lavoro i propri dipendenti: queste sono esempi da seguire e noi come sindacato siamo i primi ad applaudire queste scelte coraggiose, che ripagheranno, molto più dei licenziamenti.

E’ quasi un’equazione matematica quella che si evidenzia in questi frangenti: per salvare i lavoratori bisogna aiutare le aziende. E per sanare le aziende bisogna tutelare le banche che assicurano il credito. Considerazioni a riguardo?  I lavoratori sono l’ultimo anello di questa catena e quindi il più debole, ma se la ricchezza delle banche e delle imprese
non è equamente distribuita a poco serve salvare le une e le altre. Faccio un esempio: se nei rinnovi contrattuali le borse delle imprese, che hanno attinto al credito delle banche e che con quei soldi hanno fatto utili, non si aprono un pochino di più, come pensano di rilanciare i consumi?

Ma è il lavoratore a cui bisogna gettare il salvagente, visto che molte aziende sono già "affogate": come si può tutelare? Il sindacato è l’unica vera tutela, seria e presente, a cui ci si deve rivolgere. Le campagne contro i sindacati sono partite da lontano ed hanno portato anche a scrivere dei libri molto venduti. La realtà è che ci sono sindacalisti che meritano questo appellativo ed altri che invece si nascondono dietro il distintivo della propria organizzazione. Dobbiamo riportare la gente in piazza, fare assemblee e scioperi nei posti di lavoro, per dare un segno di vitalità e di presenza, che in realtà è mancato per troppo tempo in questo paese anestetizzato dal qualunquismo e dall’individualismo. Non sono per la lotta di classe ma per la lotta in difesa del lavoro, che dà dignità alla persone: un lavoro decente per una vita dignitosa. 

In Italia ci sono 4 milioni e mezzo di precari. Un numero impressionante. E la categoria più a rischio, visto le loro scarse difese?  I precari, i Co.Co.Co., i subordinati, le lavoratrici ed i lavoratori a tempo determinato, sono da sempre le categorie a repentaglio, anche se ultimamente si cerca di ottenere per loro un  minimo di tutela. Non è con l’incertezza e precarietà che si dà vita ad una società sicura e serena. Chi non può fare progetti per oltre un anno vive un condizionamento psicologico che non fa bene ad alcuno: ne al lavoratore, ne alla sua famiglia. Sopratutto non fa bene alla società. Se il lavoro è precario, un giovane può pensare che tutto sia precario ed ecco allora spuntare incognite sociali che stanno trafiggendo inesorabilmente le nuove generazioni: mi viene in mente la droga o la delinquenza in senso generale. La vera difesa di queste categorie è il sindacato, che deve tornare, e lo sta facendo, ad esporsi in prima persona.

E i dipendenti che comunque hanno il sussidio della cassa integrazione ordinaria e l’indennità di disoccupazione per cui possono sopravvivere per un certo tempo?  I famosissimi ammortizzatori sociali di cui tanto si parla ultimamente ed ai quali il governo ha dato un forte impulso, non sono altro che soldi dei lavoratori che pagano le tasse. Sono ricchezze che le aziende spendono volentieri. Anche perché, diciamocelo, non sono le loro. Più soldi ci sono in gioco, più lavoratori rischiano e le azienda di conseguenza quasi impotenti, non fanno innovazione. Non si fanno venire idee e non si sforzano sul piano dei tagli agli sprechi. Chi ha già dovuto fronteggiare la cassa integrazione o la mobilità, sa che quella è un’anticamera, che porta poi ad accettare tutto, pur di lavorare. Gli ammortizzatori sociali servono per addormentare le coscienze di tutti, ma prima o poi finiscono ed allora scatterà la guerra dei poveri. Le imprese, se riparte l’economia, sono pronte a reintegrare i lavoratori, ma al ribasso: o dentro a meno stipendio o fuori senza stipendio.

Gli ammortizzatori sociali riparano troppo poco perché in questi anni si è fatto un gran parlare della necessità di rendere più flessibile il lavoro, in quanto solo così si poteva vincere la concorrenza internazionale e mantenere alta l’occupazione. Ma allo stesso tempo, si è compensata la fragilità del lavoro con un’adeguata protezione sociale dei lavoratori?  Ribadisco il mio punto di vista sugli ammortizzatori sociali: sono un alibi per le aziende, non sono stimolate a rinnovarsi, ad investire, scaricano sulla collettività le loro incapacità. Marco Biagi prima di morire assassinato, stava realizzando in pieno la sua idea di mercato del lavoro. Un progetto suddiviso in tre momenti: primo uno statuto dei lavori con diritti e doveri uguali per tutti; poi la flessibilità; ed infine per i disoccupati, la formazione e ricollocazione nel mondo del lavoro con una indennità di disoccupazione sullo stile di quella utilizzata in Svizzera.

E ora si hanno le risorse per far fronte al disastro dell’occupazione?  Le risorse sono sempre soldi nostri. Facciamo pagare parte della crisi anche alle imprese con i bilanci in utile, impedendogli di attingere agli armonizzatori sociali. Questa crisi la pagheremo con un conto salatissimo che sarà caricato sulle generazioni future e sulle pensioni. I soldi che adesso dicono di avere, saranno recuperati invece con l’aumento delle tasse e con l’elevazione dell’età pensionabile.

E’ salvando i grandi interessi che  si rimette in moto l’economia?  Non ho visto soldi veri per le famiglie. Ho visto soldi per sanare chi ci doveva salvare e non lo ha fatto: come le Banche. Ci hanno raccontato un sacco di bugie ed adesso cosa si inventeranno? Questa crisi chi colpisce veramente?? I soliti i noti, ovvero le lavoratrici ed i lavoratori.

E siamo solo all’inizio …

Massimiliano Perlato

 

MA TRA IL 2004 E IL 2008, CON LA GIUNTA SORU, LA SARDEGNA E’ CRESCIUTA

MERCATO DEL LAVORO CON PROSPETTIVE MIGLIORI

L’Istat ha pubblicato puntualmente i dati della rilevazione delle forze di lavoro relativi all’ultimo trimestre del 2008. Possiamo quindi fare un primo bilancio sull’intero periodo 2004-2008, che ha coinciso sostanzialmente con il governo Soru e che, nella campagna elettorale appena conclusa, è stato definito dalla maggioranza ora al governo "un disastro" per l’economia della Sardegna, una sorta di quinquennio "nero" dell’occupazione. Tra il 2004 e il 2008 in Sardegna l’occupazione è aumentata di 18 mila unità, pari ad una crescita del 3%. Malgrado la grave caduta registr
ata nell’ultimo trimestre del 2008, quale primo amaro assaggio della crisi mondiale, la nostra regione è riuscita ad avere un saldo ampiamente positivo, che nel resto del Mezzogiorno non c’è stato. Nelle altre sette regioni del Mezzogiorno, infatti, il saldo occupazionale del quinquennio è di appena 33.000 unità aggiuntive, pari ad una crescita modestissima, che non supera lo 0,6%. In sostanza, l’occupazione aggiuntiva della sola Sardegna nell’intero periodo corrisponde al 55% di quella che si è creata in totale nelle altre sette regioni del Mezzogiorno. Un dato particolarmente positivo per la Sardegna è rappresentato dal netto aumento delle donne che lavorano e dall’innalzamento del relativo tasso di occupazione, che finalmente ha superato la soglia del 40% nel dato medio annuale. Dei 18.000 occupati aggiuntivi del quinquennio 2004-2008 ben 14.000 sono donne, cioè il 78%: una crescita dell’occupazione a così alta intensità femminile non si era mai verificata prima. L’incremento delle opportunità di lavoro per le donne sarde nel periodo 2004-2008 segna un +6,4%, non molto al di sotto dell’aumento registrato nelle regioni del Nord (+7%) e molto al di sopra di quello delle regioni del Sud, che si ferma al 2,5%. Solo nell’ultimo anno, cioè tra il 2007 e il 2008, si contano in Sardegna 9.000 occupate in più, che corrispondono ad una crescita di oltre il 4% in soli 12 mesi: nel resto del Mezzogiorno l’aumento non ha superato lo 0,8% e perfino al Nord si è fermato al 2%. Il tasso di occupazione femminile in Sardegna è oggi superiore di circa 10 punti percentuali a quello del resto del Mezzogiorno: il 40,4% contro il 30,7%. Certo, siamo ancora ben lontani dai livelli occupazionali delle regioni del Nord, ma l’inarrestabile avanzamento delle donne sarde nel mercato del lavoro può far sperare in un futuro meno diseguale. Anche l’andamento della disoccupazione è stato positivo, perché la totale mancanza di lavoro è diminuita: si contano 11.000 disoccupati in meno tra il 2004 e il 2008, e il tasso di disoccupazione è sceso dal 13,9 al 12,2%. Va detto, anche in questo caso, che se la crisi mondiale non avesse sferrato i primi pesanti colpi nell’ultimo trimestre del 2008, il saldo finale del quinquennio sarebbe stato assai più positivo. In ogni caso, siamo passati da una media di 96.000 disoccupati nel 2004 a una media di 85.000 nel 2008. Per le donne le difficoltà di inserimento lavorativo restano più elevate che per gli uomini: sono quasi il 52% delle persone in cerca di lavoro e il loro tasso di disoccupazione è al 15,8%, contro quello maschile che è inferiore al 10%. E’ comunque l’esito di un miglioramento della situazione: cinque anni fa, il tasso di disoccupazione femminile oltrepassava il 18% e quello maschile arrivava all’11,3%. C’è un altro dato molto positivo che merita di essere evidenziato: le donne in età lavorativa non disponibili a lavorare sono diminuite del 7,6%. Ciò significa che continua ad ampliarsi e radicarsi l’aspirazione delle donne sarde ad inserirsi nel mercato del lavoro malgrado le difficoltà che devono affrontare. E’ un segno importante di fiducia che ripongono nelle loro capacità ma anche nella capacità di questa terra di avanzare verso una modernità più favorevole alla partecipazione delle donne. Il quadro che si ricava da questo primo esame dei dati appena pubblicati dall’Istat impone ancora una volta di riflettere sull’ingiustificabile e inaccettabile ostinazione di coloro che vogliono sempre negare, oscurare i passi in avanti di questa regione. La Sardegna, per fortuna, cresce e cambia malgrado la loro ottusità. Nell’ultimo quinquennio di governo del centrosinistra le cose sono andate così come i dati dell’Istat mostrano. Il disastro comincerà adesso: le cause certamente non si potranno addebitare al governo regionale appena insediato, ma l’entità e la distribuzione dell’impatto che la crisi avrà sulla popolazione certamente si potranno ricondurre alle scelte che farà questa nuova giunta, alla quale auguriamo buon lavoro purché un buon lavoro lo garantiscano anche a molti cittadini e cittadine della Sardegna.

Maria Letizia Pruna

 

SALTA L’ACCORDO: AL VIA I LICENZIAMENTI PER GLI ASSISTENTI DI VOLO

MERIDIANA LASCIA A TERRA 61 LAVORATORI

Dopo 45 anni di attività, Meridiana ricorre ai licenziamenti ed è la prima volta nella sua storia. Al termine di un incontro fiume , si è chiusa con un fallimento la procedura di mobilità aperta a novembre per 145 dipendenti. Entro i prossimi 120 giorni, quindi, scatteranno i licenziamenti per gli assistenti di volo (61 sulla carta) mentre ai piloti saranno applicati i contratti di solidarietà. A far saltare l’accordo sono stati ieri i rappresentanti sindacali di hostess e steward che hanno lasciato il tavolo del ministero del Lavoro, rifiutandosi di firmare la proposta di accordo presentata dall’azienda perché considerata troppo svantaggiosa per la categoria. L’azienda chiedeva agli assistenti di volo un sacrificio in termini di costo del lavoro per 5 milioni di euro all’anno, mentre la categoria aveva presentato un accordo quadro con tagli per 3,5 milioni di euro, proposte che però avrebbero richiesto altro tempo per essere analizzate. L’intransigenza aziendale fa pensare a una decisione che ha poco a che fare con la crisi economica e il costo del lavoro ma piuttosto ad una scelta di dismissione industriale da parte dell’azienda e del suo azionista di controllo Aga Khan. Il management di Meridiana – guidato dall’ad Gianni Rossi e dal consigliere di amministrazione Claudio Miorelli – «ha preso atto della decisione unilaterale dei sindacati di non aderire alla proposta di accordo sul costo del lavoro», sottolinea Miorelli che annuncia l’attuazione dell’intesa e quindi dell’avvio della mobilità. I tagli riguarderanno solo gli assistenti di volo, ufficialmente 61 che diventano almeno 80 considerando i lavoratori part time. Per i piloti si annuncia la strada dei contratti di solidarietà, dopo la formalizzazione davanti al ministero dell’accordo siglato lo scorso 20 febbraio (con una riduzione del 7% dello stipendio, pari a 6 milioni di risparmi per l’azienda). La mancata intesa con gli assistenti di volo comporterà anche la messa a terra nei prossimi mesi di nove aerei.

 

SUL "NEW YORK TIMES" LA STORIA DI LIA PALOMBA, "MEDICAL DETECTIVE"

UN’ONCOLOGA SASSARESE STUPISCE GLI STATI UNITI

Una delle telefonate più inattese è giunta dall’ambasciata italiana di Washington, quella al centro del Rock Creek Park. A complimentarsi con Lia Palomba, oncologa sassarese da vent’anni negli States, era l’addetto scientifico Alberto Devoto, un fisico cagliaritano trasferito con successo da tempo nella capitale della politica americana. Letto un articolo a più pagine apparso sul magazine del N
ew York Times, il diplomatico ha elogiato la professionista sarda per aver salvato la vita di un paziente di Pittsburgh colpito prima da un linfoma e poi da un’altra malattia aggressiva, la linfoistiocitosi emofagocitica (Hlh). È bene che a parlare sia la professionista, anche col suo linguaggio scientifico: "Quando ho incontrato il paziente per la prima volta, era estremamente grave e praticamente in fin di vita a causa di una malfunzione del sistema immunitario che aveva provocato, durante i due mesi prima del nostro incontro, una insufficienza di tutti gli organi vitali, dal midollo osseo, al fegato, al rene, al polmone, con conseguenze catastrofiche. Era ricoverato in un altro reparto da quattro settimane ed era stato sottoposto a una serie infinita di esami risultati tutti insufficienti a definire una diagnosi". Avviene il trasferimento nel reparto della dottoressa Palomba: "Mi sono rifiutata di non capire la causa di quella malattia devastante, ho cominciato dal riesaminare la biopsia del midollo e quella epatica e tutti gli esami del sangue e radiologici fatti fino allora. Ho avuto l’intuizione che questa poteva essere Hlh ma per confermarlo dovevo trovare, in almeno una delle biopsie, delle cellule particolari chiamate istiociti che hanno la capacità di divorare le altre cellule, quelle normali, e prendere il sopravvento. Dopo vari tentativi io e il patologo siamo riusciti a trovare nel midollo osseo un paio di istiociti che avevano fagocitato dei globuli rossi: diagnosi confermata. Ho iniziato immediatamente una terapia immunosoppressiva molto potente, e nel giro di pochi giorni tutti i valori di laboratorio sono rientrati nella norma, il paziente ha cominciato a riprendersi e dopo due settimane lo abbiamo potuto dimettere". E oggi? "Dopo un trapianto del midollo effettuato dai miei colleghi, sta bene, è potuto tornare a Pittsburgh da sua moglie e dalla figlia di quattro anni. È stato lui a informare il New York Times, il quale ha inserito l’articolo nella rubrica ‘Medical detectives’ dedicata ai mistery cases, casi complicati. La cosa mi ha ovviamente fatto molto piacere ma mi fa anche sorridere, perché alla diagnosi ci sono arrivata per intuizione, curiosità e perseveranza, non per genialità". Dal giorno dell’articolo giungono molte telefonate da tutti gli Stati Uniti. Lia Palomba è tra quei "sardi di fuori" che ricordano e amano i nuraghi ma vivono felici senza patire l’ossessione-Sardegna. Mamma felice di due figli, Alessandro di 13 e Lucas di 7 anni. Ha sposato un medico, oncologo come lei, Marcel van den Brink, conosciuto vent’anni fa a Pittsburgh, in Pennsylvania dove era arrivata con le prime borse di studio istituite dalla Regione sarda. Master senza neanche la programmazione del back. "Al mio ritorno in Italia (Pavia) il massimo che mi è stato offerto è stato di fare le guardie mediche, il che mi ha ricatapultato di gran corsa negli Stati Uniti". Ed eccola ancora qui, decisa a restare tra Hudson, Brooklyn e Manhattan. "Non tornerò a Sassari. La mia scelta di vita ormai è fatta. Spero di tornare in Sardegna per sei mesi all’anno quando andrò in pensione. Ma sempre che non la deturpino troppo". È una storia tanto comune quanto esemplare quella di Lia Palomba. Perché le vicende di questi sardi di successo cominciano a non essere solo ed esclusivamente l’eccezione. La Sardegna è piccola, l’Italia pure. È meglio viaggiare, conoscere. Dal 1988 al 1990 Lia è borsista a Pittsburgh. Torna a Pavia per ultimare la specializzazione in Ematologia. La tappa successiva – certo patita e sofferta perché Lia è comunque innamorata della Sardegna e di Sassari – si chiama North Carolina, la città è Durham, un tempo ricca di storia mercantile, oggi di ricerca scientifica, è al centro del Research Triangle Park. Frequenta la Duke University come post doctoral fellow. Non basta una laurea, non basta una specializzazione, è necessario consolidare ancora le competenze, cambiare luoghi. Ed eccola nel Massachusetts, a Boston, la città del Mit e della Public Library del 1852. Qui frequenta per tre anni il New England Medical Center, completa una specializzazione in Medicina interna ed infine la specializzazione in Oncologia allo Sloan-Kettering di New York.

 

CALA IL SIPARIO SULLE ELEZIONI. SI DEFILANO GLI INTELLETTUALI ISOLANI

LE VOCI DEL SILENZIO

Noto con preoccupazione, ma senza alcuna sorpresa, che moltissime voci largamente presenti nel dibattito pubblico sardo degli ultimi cinque anni, si sono repentinamente ammutolite, dopo le elezioni. E non danno segni di vita. Finché c’è stato Soru, l’intellettualità sarda, residente o disterrada, si è data da fare parecchio a sostegno di questa o quella misura, questa o quella iniziativa; o, nei rari casi di ingaggio dalla parte avversa, per contestarne l’opportunità e il merito. Una polarizzazione tutta interna alle logiche di legittimazione nella sfera pubblica politica e culturale "egemonica", nonché – temo – non estranea nemmeno a logiche di spartizione e di accaparramento di posti al sole e di prebende. Ora che Soru ha perso le elezioni e soprattutto è uscito drammaticamente (per lui e per i suoi seguaci) ridimensionato dal punto di vista politico, è come se fosse crollato un idolo cui si era votata la propria fede e non si sappia più a che santo rivolgersi. Eppure, le questioni aperte negli anni scorsi rimangono sul tappeto e ne emergono di nuove non meno bisognose di una elaborazione intellettuale all’altezza dei tempi. Le difficoltà del mondo intellettuale sardo a confrontarsi al proprio interno e con l’esterno, al di là dei circoli ristretti e più o meno confidenziali generati dalla reciproca frequentazione, esistono e sono grandi. Ed emergono prepotentemente se il medium utilizzato è internet, per ragioni insite nella natura del mezzo e nel rapporto problematico che col medesimo ha la maggior parte degli operatori culturali. A questo discorso, tuttavia, non sono affatto estranee ragioni più profonde. E qui veniamo alla "seconda gamba" (uso una locuzione di M. Pira) del problema. Per chi, da sardo, esercita il proprio pensiero e intende darne conto pubblicamente è difficile orientarsi tra un orizzonte prettamente isolano e uno più ampio, ma dai confini incerti, che troppo spesso finiscono per aderire meccanicamente e passivamente a quelli dell’ambiente culturale italico. La legittimazione ufficiale nella sfera dell’elaborazione intellettuale, che alla fine ricomprende principalmente l’ambito accademico e quello dei mass media, è una legittimazione prevalentemente operata all’esterno della Sardegna o comunque attraverso una griglia interpretativa non-sarda. Ricordo una puntata di Fahreneit, su Radio3 RAI, in cui il conduttore presentava un romanzo di Mariangela Sedda edito dal Maestrale: desiderando esprimere una considerazione sulla pregnanza dell’essere sardi, così evidente a suo dire per tanti autori contemporanei, non trovò di meglio che attribuirla a una "regionalità particolarmente forte". Il che evidenziava l’estrema difficoltà a trovare categorie sociologiche, antropologiche e letterarie in cui contestualizzare il fenomeno complessivo della letteratura sarda contemporanea di lingua italiana. E’ solo un esempio di quanto siano insufficienti le categorizzazioni culturali esterne, non dico a spiegare, ma almeno
a mettere in ordine i concetti base di una visione d’insieme relativa al mondo culturale isolano. Mi riferisco naturalmente non solo agli scrittori, ma anche agli storici, ai giornalisti, ai docenti universitari, ai giuristi, agli esponenti delle professioni, all’intera schiera degli intellettuali non solo "universali" ma anche "specifici" (come li chiamava M. Foucault). Ora, questo problema di legittimazione ha diversi risvolti, alcuni dei quali sono veramente paradossali. Nel momento in cui si pretende un’attenzione specifica su temi relativi alla Sardegna, ma li si inserisce a forza in una narrazione "altra", emergono difficoltà retoriche e semantiche che a volte conducono a vere aporie. Ci si auto-confina in una dimensione provinciale, da realtà periferica di un insieme più ampio e significativo, sminuendo l’universalità del messaggio, o della proposta, di cui si è portatori. Si accetta di essere filtrati e riproposti al mondo in funzione di una sfera storico-culturale diversa, nella quale, tuttavia, si ha una certa coscienza (a volte una sub-coscienza latente) di essere piuttosto degli abusivi che degli ospiti ben accetti, e di certo non uno dei soggetti fondanti. Non si trova la forza di rappresentare la propria produzione culturale nel contesto universale come auto-sufficiente, come produttrice di senso e di significati a titolo di soggetto attivo: al massimo, la si rappresenta come una cultura "regionale", sia pure identitariamente particolare, nell’ambito italiano. La legittimità a parlare, a produrre narrazioni pubbliche, viene conseguentemente ricercata e ottenuta in quel medesimo ambito esterno, non presso la realtà socio-culturale sarda, che si assume di per sé o inesistente o non legittimante/legittimata. Così è, in modo palese e imbarazzante, per la storiografia, ad esempio, tipicamente in difficoltà a inserire credibilmente la storia sarda nell’alveo – già di suo problematico – della storia italiana e per questo affascinata dalle sirene del sardismo (le cui parole d’ordine, non a caso, sono sempre state "orgoglio e integrazione"… ma senza disturbare troppo). Il che, mutatis mutandis, vale anche per altre discipline sociali, almeno nella scarsissima misura in cui sono state coltivate in Sardegna. E in gran parte, seppure con frizioni e ambiguità crescenti (specie negli ultimi quindici anni), vale anche in ambito letterario. La storica difficoltà degli scrittori sardi, specie del passato, ad essere benevolmente accolti in Sardegna (penso a Grazia Deledda, o a Giuseppe Dessì, o a Salvatore Satta, tanto per citarne alcuni) ha la sua radice appunto nei criteri di validazione e di accreditamento cui si sono costantemente sottomessi i nostri autori. Una rinuncia, in realtà, benché solitamente intesa e presentata come una forma di apertura all’esterno della gabbia isolana. Insomma, di che stupirsi se oggi come oggi il silenzio pervade la scena intellettuale sarda? Finché non ci renderemo conto che la produzione di senso di cui siamo capaci non ha bisogno di alcuna legittimazione, né di alcuna tutela, che arrivi come un deus ex machina dall’alto e dall’esterno, non saremo mai veramente cittadini del mondo a pieno titolo. Rimarremo cittadini di periferia, nel più scalcinato dei paesi del mondo, di quel mondo occidentale, privilegiato e dominante di cui, beninteso, siamo comunque parte. Io non credo che la produzione intellettuale, artistica e letteraria della Sardegna sia semplicemente riconducibile a una realtà regionale, tributaria di una più ampia e includente cultura nazionale. Non è così per la nostra storia, non è già così per gran parte della nostra produzione artistica, artigianale e musicale, e sta perdendo senso anche per la nostra produzione letteraria, che, benché per lo più espressa in lingua italiana, mostra tutte le caratteristiche di una letteratura nazionale a sé stante, come tale rivolta al mondo, senza bisogno di validazioni oltremarine per avere senso e significato universali. Questo vale al di là di qualsiasi discorso politico e istituzionale. Ma temo che gli intellettuali sardi, troppo abituati evidentemente a guardare al Palazzo, non se ne stiano rendendo conto e siano rimasti ammaliati da un incantesimo che li condanna a restare intrappolati in un limbo di incompiutezza e debolezza etica, mentre ogni cosa intorno a loro, e prima di tutto nella terra di cui si sentono i portavoce e i migliori rappresentanti, si muove e si evolve. Spero di essere smentito.

Omar Onnis

 

ESSENZIALE PER IL PROGRESSO DELL’ISOLA LA SALVAGUARDIA DEL MARE E DEL LITORALE

L’AMBIENTE MARINO SARDO HA ORA UN SUO GUARDIANO

Il mare della Sardegna gode di una salute eccellente. Il tutto il perimetro costiero una linea continua di quasi 1.850 chilometri l’attività balneare è praticabile pressoché ovunque, salvo minimali eccezioni legate alla presenza di scarichi o di foci: ma si tratta di soli 850 metri (lo 0,04% rispetto al totale). Un risultato reso possibile grazie ad un’azione costante di monitoraggio e controllo, a cadenza minima mensile, effettuata da 662 stazioni distribuite lungo la costa isolana. La fascia balneare, poco più di 1.500 km, corrisponde all’82% dell’intero perimetro costiero, ma 680 km non sono direttamente fruibili per ragioni morfologiche, soprattutto perché costa alta e rocciosa. Poco meno di 250 chilometri di costa sono invece non a disposizione dell’utenza perché corrispondenti a zone militari, aree portuali o riserve integrali. Il grande fratello del mare sardo si chiama ARPAS, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna che, in gemellaggio con le Arpa Toscana e Calabria, ha presentato un progetto comune "Agire mare". Il trasferimento di conoscenze, procedure e sistemi organizzativi di eccellenza fra le tre Arpa ha permesso lo sviluppo e la condivisione di metodologie comuni da promuovere e diffondere, su scala nazionale, a tutti il sistema Agenziale e alle Regioni che si affacciano sul bacino nord-occidentale del Mediterraneo. Sei le aree a maggiore criticità oggetto del monitoraggio: sulla costa occidentale Oristano e Alghero, su quella orientale Arbatax e Olbia, infine nel sud Cagliari e l’area compresa fra Sant’Antioco e Portoscuso. Le campagne di misura, prelievi e analisi di laboratorio hanno interessato l’acqua, micro e macro alghe, sedimenti, mitili e ma soprattutto la posidonia. La posidonia oceanica, infatti, è pianta endemica del Mediterraneo con caratteristiche simili alle piante terrestri, formando delle vere e proprie praterie sottomarine di straordinaria importanza ecologica. Si tratta infatti di un bioindicatore della qualità delle acque marine costiere ed esercita una fondamentale azione di protezione della linea di costa dalla erosione. Dai risultati delle analisi sulla posidonia è possibile avere un quadro preciso dello stato di salute delle acque marine costiere. Ma il gemellaggio con Toscana e Calabria ha interessato anche un altro aspetto di vitale importanza per tutto l’eco sistema marino costiero: l’escavazione dei fondali con l’eventuale scarico a mare dei materiali di risulta nonché la movimentazione dei fondali marini derivanti dall’attività di posa di cavi e condotte. Oggi il personale dell’Arpas Sardegna conta 240 dipenden
ti, ma a regime saranno 571 distribuiti nei vari dipartimenti. Un ente, anche numericamente, fra i più importanti della macchina regionale che, ed è questa la novità più recente, si è dotata di una flotta al passo con le nuove esigenze. Punta di diamante un battello oceanografico attrezzato lungo 16 metri con una velocità di crociera di 18 nodi. Capace di ospitare 16 persone è costato un milione di euro e potrà garantire 479 uscite annue. Nel suo equipaggiamento una gru omologata con 500 kg di portata, un verricello con 200 metri di cavo, dotazione di Gps, radar, ecoscandaglio e stazione meteo con pc. Completano la flotta dell’Arpas, che stazionerà a turno nei principali porti della Sardegna, due barche da 11 metri e 4 gommoni da 7 metri. Mare come risorsa da valorizzare ma, prima ancora, da preservare e mantenere ai livelli di eccellenza che oggi l’isola può vantare in tutto il mondo. Qualunque modello di sviluppo della Sardegna e per la Sardegna non può che passare attraverso la "strettoia" della difesa e tutela dell’ambiente.

Paolo Matta

 

AREA PROTETTA AD ARBUS: SI ATTENDE L’OKAY DI REGIONE ED UNIONE EUROPEA

LE MERAVIGLIE DI PISCINAS E CAPO PECORA

Un’area marina protetta fra Capo Pecora e Piscinas: l’idea-progetto è della Provincia e del Comune di Arbus, che hanno già avviato il meccanismo procedurale per giungere all’istituzione di un parco protetto fra mare e terra in un tratto di litorale ancora incontaminato da ogni forma di saccheggio umano. Tre-quattro chilometri di costa di grande pregio naturalistico, dove le maestose dune di Piscinas sono il valore aggiunto in un’area che annovera un patrimonio biovegetale e faunistico (sia marino che terrestre) di accertata e documentata specificità.  Per far partire il progetto ci sono anche già le risorse finanziarie, una quota del milione e seicentomila euro destinati dalla Regione alla valorizzazione del tratto di costa occidentale che va da Buggerru e Santa Caterina. Gli altri fondi necessari saranno reperiti a livello comunitario, ma anche da Regione e Stato si attende un importante intervento finanziario. Tutto rimane comunque vincolato all’okay di Regione e Unesco per l’istituzione dell’area marina protetta, ma si ha ragione di credere che non dovrebbero esserci ostacoli. Provincia e Comune ci credono e ci sperano per poter arrivare quanto prima alla piena realizzazione del progetto, obiettivo che trova la totale approvazione di associazioni ambientaliste e, in particolare, dello sconfinato esercito di fautori della conservazione più integrale possibile del tratto di costa arburese compreso fra Capo Pecora, Scivu, S’acqua Durci e Piscinas.  L’istituzione di un’area marina protetta è suffragata anche da un’indagine svolta nei mesi estivi dalla società di rilevazioni Ecoturismo Italia: duecentoventidue le persone intervistate tramite la compilazione di un questionario, di cui centosettanta hanno espresso parere assolutamente favorevole, mentre cinquantadue sono stati i contrari. Il "no" espresso da questi ultimi è dettato dalla convinzione personale che l’area marina protetta implichi limitazioni alla frequentazione del tratto di litorale interessato. Una preoccupazione che non avrebbe motivo di esistere perchè la tutela dell’area non prevede vincoli di sorta ma solo dispositivi di salvaguardia e di valorizzazione. Certo, potrebbe farsi più severo il controllo sul sistema dunale di Piscinas, dove mezzi fuoristrada e "quad" spesso scorrazzano incontrastati, campeggiatori abusivi parcheggiano sine die roulottes e caravan, e fra i ginepri piazzano tende mimetiche per sfuggire ai sporadici controlli. E qualche problema potrebbero averlo in mare i pescatori amatoriali che arpionano tutto ciò che capita, i pescatori di frodo che non mancano mai e i diportisti che sfrecciano con gommoni e motoscafi a manetta a pochi metri dal bagnasciuga.  L’area marina protetta non sarà comunque fatta per limitare turisti e bagnanti, caso mai per attirarli ancor più in un tratto di costa che viene apprezzata, in particolare dagli stranieri e dai continentali, per la sua bellezza selvaggia e per il suo stato di conservazione naturalistica. Il Comune di Arbus e la Provincia hanno il dovere di insistere nella salvaguardia.

 

LA SARDEGNA ALLA FIERA DEL TURISMO DI MOSCA

IL MERCATO RUSSO CHE CRESCE

Il mercato turistico russo in Sardegna è in costante crescita. Si tratta di una domanda strategica per l’Isola che di fatto non conosce crisi anche nei periodi più critici. Il trend positivo del mercato è confermato dai dati relativi al 2008 diffusi dall’Assessorato regionale del Turismo sulla base delle rilevazioni effettuate dall’Osservatorio Economico regionale. Nell’anno 2008 gli arrivi e le presenze dei russi sono cresciuti del 3,8 % passando rispettivamente da: 14.908 del 2007 a 15.469 del 2008 e da 104.928 presenze del 2007 a 108.875 del 2008. I dati erano in salita già dal 2006. Rispetto all’anno precedente ci fu allora un incremento boom di arrivi del 28,9 % e di presenze pari al 22,2 %. Nel 2007 l’aumento di arrivi è stato ancora superiore, ovvero pari al 32 % mentre quello delle presenze ha sfiorato il + 23 %.  Al di là dei numeri si può affermare che le relazioni di partnership nell’ambito turistico tra Mosca e la Sardegna si stiano consolidando sempre di più e che la politica della Regione metterà in campo ogni azione per rafforzarle e per incrementare i già importanti flussi. A conferma di ciò, trenta operatori turistici sardi erano accreditati alla Fiera internazionale moscovita del settore, MITT. La Sardegna era rappresentata all’interno dello stand Enit – Agenzia nazionale del turismo. Si sottolinea la presenza nello spazio regionale delle Province di Ogliastra, Olbia Tempio, Carbonia Iglesias e del Gal Montiferru Barigadu Sinis e di alcuni Comuni. In occasione di questo appuntamento l’Assessorato ha promosso anche un workshop che si è tenuto all’Hotel Marriott Aurora della capitale russa con 16 aziende sarde del comparto. Si tratta di importanti catene alberghiere, hotel, società di incoming, bus operator, autonoleggio di lusso isolani. Gli operatori della domanda russi hanno risposto con molto interesse: ben 52 le strutture che si sono presentate all’incontro organizzato dalla Regione. L’Assessorato ha peraltro implementato gli strumenti di comunicazione dedicati agli operatori russi come la Guida turistica generale, quella sui Beni Culturali e sui Centri benessere tradotte in russo. È prevista anche la traduzione del portale istituzionale Sardegnaturismo.it.

 

A TOKYO SUCCESSO PER L’AGROALIMENTARE DI QUALITA’

IL GIAPPONE HA FAME DI SARDEGNA

I giapponesi hanno fame di bottarga, pesce spada e pecorino. E hanno sete di Vermentino, Cannonau e acqua minerale. L’edizione numero 34 del Foodex, che si è chiusa a Tokyo, una delle fiere agroalimentari più importanti al mondo, ha confermato l’attenzione della distribuzione organizzata e dalla ristorazione del Sol Levante verso le produzioni di eccellenza dell’agroalimentare sardo. Rappresentata dal Centro estero delle Camere di commercio di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano e dall’assessorato regionale all’Agricoltura, la Sardegna era in campo con 13 aziende produttrici di vino, formaggio, pesce, pane, olio e acqua minerale. Bontà che nel complesso fieristico di Makuhari Messe hanno tenuto alto il buon nome del Made in Italy, insieme ad altre 200 imprese in arrivo per lo più dal centro sud (Abruzzo, Puglia, Sicilia), ma anche dal nord (Piemonte). Aziende che, per quattro giorni, hanno visto sfilare 100 mila visitatori. E molti, in particolare importatori, distributori, sommelier, giornalisti specializzati, grossisti e responsabili di catene alberghiere, provenienti da tutto il mondo, si sono anche soffermati, gettando un ponte tra il Giappone e la Sardegna. Magari dopo una degustazione o, meglio ancora, dopo una cena a base di prodotti sardi: primi piatti, carni, formaggi, pane, vini. C’è stato anche un seminario, protagonisti 40 rappresentanti della grande distribuzione: è emerso che il mercato nipponico da una parte è fortemente orientato verso il consumo di bottarga, pesce spada, prodotti ittici affumicati, pecorino, Cannonau, Vermentino e acqua minerale. Ma esige qualità, puntualità nella consegna e precisione nel confezionamento e nell’etichettatura. Oltre ai giapponesi, il Made in Sardinia ha suscitato l’interesse di operatori coreani, indiani, cinesi e australiani. I contatti sono stati numerosi (diverse centinaia) ma è ancora è presto per fare un bilancio. Uno studio del Centro estero regionale conferma che il 57% delle aziende sarde che hanno partecipato all’edizione 2008 del Foodex è rimasto molto soddisfatto dei risultati raggiunti durante l’anno, mentre l’80% è disposta a partecipare alle edizioni successive. Quanto ai fatturati, le aziende del settore prodotti ittici e affumicati e quelle vitivinicole hanno dichiarato di aver aumentato mediamente del 5% il fatturato export nei confronti del Giappone. «L’interesse del mercato giapponese per i nostri prodotti tipici», commenta Giancarlo Deidda, presidente del Centro estero regionale e della Camera di commercio di Cagliari, «conferma ancora una volta che la Sardegna ha tante buone carte da giocarsi per affrontare e superare la crisi economica. È nostra intenzione rafforzare le azioni di promozione e di supportare le aziende disposte a conquistare nuove fette di mercato».

 

UN MILIONE DI "GRAZIE" DOVUTI PER IL MIO PERSONALE CAMMINO "PUBBLICISTICO"

SETTECENTO ARTICOLI PUBBLICATI IN SEI ANNI

Anche se la pubblicazione "Tottus in Pari" come contenitore di documenti pertinenti l’emigrazione sarda, esiste sin dal 1997, la mia pura attività pubblicistica è iniziata qualche tempo dopo. Nel 2003 per la puntualizzazione. E da allora, sino ad oggi, gli articoli da me elaborati e divulgati su giornali della Sardegna e non che proferiscono delle iniziative delle associazioni sarde in Italia, sono 700! Settecento modi per raccontare la nostra storia in sei anni. Un traguardo di cui vado fiero e che sento la necessità di condividere con tutti. Ma questo è anche il momento dei ringraziamenti sinceri e doverosi che partono dal cuore. Ringraziamenti per un cammino intrapreso frequentando i circoli dei sardi circa 15 anni fa. Esprimo gratitudine per chi mi ha sempre dato carta bianca al circolo AMIS di Cinisello Balsamo per lavorare liberamente su "Tottus in Pari" che in questi 12 anni è uscito già con 240 numeri. Quindi i vari presidenti che si sono succeduti: Arturo Boi, Nicolò Mura e Carla Cividini. Un grande omaggio a Paolo Pulina che in tutto questo tempo mi ha sorretto, divenendo di fatto, il "padrino" ufficiale del mio libro pubblicato nel 2004 "Occhi e Cuore al di là del mare – L’isola in movimento attraverso lo sguardo del mondo dell’emigrazione": una straordinaria esperienza e una grandissima trepidazione al momento della stampa. In cortesia, è giusto rammentare i circoli dei sardi che mi hanno dato l’opportunità di proporlo: Cinisello Balsamo, Bareggio, Parabiago e Brescia.  Ringrazio la FASI nella figura del Presidente, Filippo Soggiu prima e Tonino Mulas poi. Ma anche il coordinatore della Circoscrizione Lombardia: da Giovanni Loi ad Antonello Argiolas. Il grazie per loro e per avermi sempre coinvolto e reso partecipe di ogni iniziativa importante a cui la FASI prendeva parte. I vari Congressi: Olbia, Genova, Milano. L’esperienza a Bruxelles e la recente Conferenza Internazionale sull’Emigrazione a Cagliari. E poi i giornali. La riconoscenza più grande va attribuita a Giovanni Pinna il direttore del "Nuovo Cammino". La pubblicazione della diocesi di Ales e Terralba è colei che ha la fetta più grossa di questi 700 articoli. Con il "Nuovo Cammino" ho cominciato nel 2003. E per merito di Giovanni Pinna, nel 2006, sono entrato a far parte dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ma non voglio interrompermi qui. Sento di dover dare menzione anche a tutti gli altri: lo storico "Messaggero Sardo" guidato dai fratelli De Candia su cui ho messo la firma in un centinaio di articoli. Quasi 100 anche per "L’Arborense" della diocesi di Oristano magistralmente diretto da Giuseppe Pani. Ma la lista è ancora lunga e procedo come se fosse una classifica di "presenze" nelle loro pagine: "Sardegna Ventirighe" di Sassari guidato da Walter Pallavisini, la "Gazzetta del Sulcis" e il suo leader Massimo Carta,  Paolo Pillonca con il suo splendido bimestrale patinato "Lacanas", "Chorus" della diocesi di Cagliari diretto da Paolo Matta, il mensile "Sardi News" di Giacomo Mameli. Ci sono anche le recenti collaborazioni: rammento la "Gazzetta del Medio Campidano" anche per all’interessamento di colui che storicamente scrive di emigrazione sarda su quelle pagine, ovvero Sergio Portas. E l’agenzia di comunicazione ed informazione "Ad Maiora Media" guidata da Fabio Meloni. E tanti altri fuori dalla Sardegna che hanno di volta in volta dato spazio a manifestazioni legate alla Sardegna che si dipanavano nelle loro zone di competenza. Su tutti il "Giorno" di Milano, la "Prealpina" di Varese, la "Provincia" di Como.  Un plauso alla "Città" di Cinisello Balsamo, che in questi anni ha sempre avuto un occhio di riguardo per il circolo dei sardi di cui faccio parte, pubblicando puntualmente resoconti e commenti. L’unico cruccio, ahimè, è quello di aver fallito sui quotidiani sardi di maggior tiratura: rari scritti sulla "Nuova Sardegna" e qualche scritto "dato in affidamento "sull’Unione Sarda". Ma nulla più. Ci ho provato in tutti i modi, ma senza successo. Pazienza. Andiamo ava
nti comunque cercando sempre di aggiungere tasselli importanti per far conoscere in Sardegna, il potenziale culturale dell’emigrazione sarda organizzata. Il blog
www.tottusinpari.blog.tiscali.it è diventato oggi per me e per chi collabora con il sottoscritto, un ottimo viatico per far apprendere attraverso internet, chi siamo e cosa facciamo.

Massimiliano Perlato

 

ODE A "TOTTUS IN PARI"…

Le iniziative degli emigrati / illustrate in settecento testi. / Per scriverli bisogna essere motivati, / attenti, tenaci e sempre desti. / Oggi il Blog Tottus in Pari – / non c’è timore  di smentita – / nel suo campo non ha pari / e la sua utilità è da tutti avvertita. / Questo perché, oltre Max Perlato, /  e modestamente il sottoscritto, / molti altri e altre hanno dato /alle sue pagine un contributo scritto. / Con Max e Valentina sempre sul pezzo/ nessun circolo sardo è trascurato;/ con loro si è sempre nel mezzo / di un circuito comunicativo aggiornato. / Lunga vita dunque al giornale / al servizio degli emigrati sardi, / che on line fornisce informazione puntuale, / che arriva completa e non fa mai tardi!

Paolo Pulina

 

Una risposta a “Tottus in Pari, 241: le strade del tempo”

  1. ciao massimiliano. anche noi abbiamo scadenzato i 5 cicli di incontri/dibattito

    nel nostro programma con Mariella Cortès.

    la data ancora non è stata fissata , ma spero che sarà presto. poi ti faremo sapere

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