Il risultato elettorale che non ti aspetti: ora, perfavore, non lamentiamoci più

di Francesca Madrigali

Il nuovo governatore della Sardegna è Ugo Cappellacci (PdL), contro ogni ragionevole previsione e soprattutto sensazione. Ha vinto non di poco: circa 9 (nove!) punti rispetto a Renato Soru, che è andato meglio del Pd (che per modo di dire lo sosteneva), che certo ha il consenso del 45% dei votanti, ma comunque, insomma, come è e come non è, è andata così. Successone dell’Udc, a dimostrazione che anche noi sardi siamo proprio precisi precisi ai continentali, da oggi è impossibile farsi illusioni. Let’s take as it comes, prendiamola come viene, talvolta con la rabbia di dover subire le decisioni altrui, ma questa è la cosiddetta democrazia, bellezza; però, lo stupore è soprattutto quello di aver sbagliato completamente le proprie impressioni. Senza arrivare alle temerarie dichiarazioni di Luigi Crespi, che alle 16 del pomeriggio di lunedì affermava con sicurezza che avrebbe vinto Soru, dando anche lo scarto percentuale (1,5%), chi è stato in Sardegna in quest’ultimo mese e mezzo e ha minimamente seguito la campagna elettorale può testimoniare la differenza di partecipazione, convinzione, sentimento fra i due contendenti. Il 51 per cento dei sardi ha comunque dato il voto a un candidato immagine sponsorizzato con lusinghe, barzellette e minacce ("è bene che un governo regionale sia in sintonia con quello centrale"), per il quale girare la Sardegna ha significato andare nei capoluoghi di provincia e nei paesi più grossi mentre quell’altro si smazzava 150 paesi, che sorride, sorride, sorride, alla faccia della nota (un tempo) diffidenza, ostinazione, serietà dei sardi. I quali non sono un "popolo": ma quando mai? d’ora in poi, evitatemi l’utilizzo di queste romanticherie, per favore. Lo stupore, insomma, non perché uno sia meglio e l’altro peggio, po caridadi, però queste elezioni dimostrano in maniera inequivocabile alcune cose:

1. Che i sardi non sono diversi dagli italiani, come più d’uno campanilisticamente pensava: questi risultati dimostrano che è impossibile, comunque, scardinare i piccoli grandi feudi, impossibile cambiare la mentalità della betoniera e del secchiello di cemento, impensabile per i sardi prendersi le proprie responsabilità e meglio, molto meglio, ascoltare le sirene e le tentazioni, quelle dei 100 mila o 40 mila (ho perso un po’ il conto) posti di lavoro come per magia. Quindi, in futuro, o imparo ad usare la cazzuola o mi attacco al tram.

2. Che la costante resistenziale sarda è una tragica illusione: i sardi non resistono, semmai si lamentano. Non sono pronti per scattare in avanti in maniera concreta e partecipata con gli altri, se non attraverso utopistici sogni come quelli della formazione indipendentista IRS (che infatti ha avuto un buon risultato). Il "graffio della resistenza" semplicemente non esiste, altrimenti Soru non avrebbe perso con questo scarto. Esiste invece l‘insofferenza al cambiamento, esistono le pastoie di un partito-minestrone e anche un po’ minestronzo come il Pd, in cui si è praticata ampiamente la porcata del voto disgiunto pur di non riconfermare il governatore uscente.

3. Che non c’è posto per alcuni (parecchi) di noi in questo sistema: cioè, viviamo in questo paese e in questa regione e ostinatamente vogliamo rimanerci, ma prima capiamo che questi non sono tempi per noi e meglio è. Certo, nel frattempo non è che questi "noi" la debbano dare via aggratis, ma, come dire? per una volta sarebbe bello essere maggioranza e non minoranza cornuta e mazziata, nemmeno tutelata come i panda.

4. Che dobbiamo mangiarne di panini, e imparare tanto da questi avversari: che attaccano, non hanno tanti scrupoli né vergogne, parlano chiaro per slogan che ci sembrano ingenui e invece sono efficaci, capiscono che in politica la correttezza della comunicazione è perdente, e soprattutto promettono parecchio, ad personam, e di solito mantengono. Mi spiace per il cinismo, perché a tutti piace sentirci brave persone, ma la realtà è che le brave persone in Italia e in Sardegna non governano, soprattutto se comunicano da persone normali e perbene e se pensano che gli interlocutori lo apprezzino.

Una risposta a “Il risultato elettorale che non ti aspetti: ora, perfavore, non lamentiamoci più”

  1. Concordo su tutto. Ora nessuno ha votato Cappellacci… “ma quando mai”? …

    I Sardi mi fanno pena: zero amor proprio, zero stima e fiducia nelle proprie capacità. Solo assistenzialismo clientelare (vedi enti inutili-carrozzoni, smantellati da Soru e Creati dalla vecchia politica), privilegi di pochi, contentini (elemosine e raccomandazioni per un lavoro stagionale) ecc. ecc. ecc. Questa politica ha vinto le elezioni in Sardegna. Abbiamo fatto 10 passi indietro… Avevamo la possibilità di crescere e distinguerci dal resto del Paese e abbiamo scelto la solita politica di comodo “io ti dò il voto … tu mi dai il finanziamento per la mia impresa dove lavoreranno le persone che ti hanno votato e ti rivoteranno la prossima volta”.

    Con Soru questo era stato smantellato… ma era troppo impopolare per una Sardegna coloniale!

    Sorridi, la vita ti sorride, Sardegna!

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