Tottus in Pari, 219: un impegno contro l'indigenza

Si chiama "Carta di Zuri", il documento con il quale si é concluso il cosiddetto "G8 dei poveri" (con esplicito riferimento al vertice dei "grandi" che si terrà a La Maddalena, il prossimo mese di luglio), e organizzata da una ventina di associazioni fra le quali Caritas, sindacati, enti religiosi, di volontariato ed organizzazioni agricole, assieme a 24 circoli di immigrati stranieri. L’iniziativa si é articolata in una marcia, alla quale hanno partecipato circa 4.000 persone, partita dal piccolo comune di Soddì e giunta alla chiesa di San Pietro a Zuri (da qui il nome al documento), frazione di Ghilarza, dove al termine di una serie di interventi e di una esibizione di artisti sardi e stranieri, é stata approvato un documento, che, affidato al sindaco di Ghilarza, dovrebbe pervenire ai rappresentanti dei Paesi del G8, alla Regione Sardegna, al Governo, all’Ue e ai Paesi presenti a Zuri attraverso gli immigrati. La Sardegna con i poveri della terra. Liberi dalla povertà, per un lavoro dignitoso e una vita dignitosa. Questo lo slogan della manifestazione, in polemica con l’appuntamento di La Maddalena, definito dal comitato organizzatore un incontro di pochi grandi che decidono su tutti gli abitanti del pianeta senza mai affrontare le scadenze che meriterebbero decisioni urgenti e immediate, perché si riferiscono a beni essenziali per la vita, come l’acqua, il cibo, l’aria.  Questo nonostante sia evidente che la povertà in cui vivono molti uomini e popoli é il risultato dell’ingiustizia, perché la loro povertà é prodotta da meccanismi d’impoverimento e sfruttamento. Peraltro, il tema della povertà tocca da vicino anche la nostra isola, se si leggono i dati che attestano come, nell’arco di un triennio, quasi 16.000 famiglie sarde sono entrate all’interno della soglia di povertà. Nel complesso si parla di 95.000 famiglie e 300.000 persone, alle prese con gravi problemi economici. Il documento, articolato in sette principi, riafferma l’impegno dei sardi a promuovere pari opportunità di sviluppo e di distribuzione della ricchezza, a disegnare un’isola aperta all’accoglienza di tutti i popoli,  a combattere contro ogni forma di prevaricazione e razzismo, a rivendicare il diritto di darsi proprie istituzioni che consentano il benessere della propria terra, evidenziando infine che l’accesso alla sanità, alla salute, all’educazione, all’istruzione, alla formazione, all’acqua, alla casa, alla sicurezza, sono tutti da riaffermarsi come diritti, e non solo come servizi. Nessuno, neanche tra gli organizzatori, si illude che i temi della Carta di Zuri possano dettare l’agenda ai "grandi", o presunti tali, che si ritroveranno a La Maddalena l’estate prossima. Però l’iniziativa é quanto mai opportuna, in un momento nel quale, sul piano internazionale quanto su quello nazionale, l’attenzione dei governi, e dei media, é tutta concentrata sui terremoti finanziari che stanno squassando colossi dai piedi d’argilla e sul riassetto societario di aziende simbolo del sistema Italia. Si tratta tuttavia solo di una faccia della crisi; dall’altra parte ci sono, sul piano mondiale, le popolazioni "strozzate" dagli ingiustificati aumenti registrati negli scorsi mesi dal grano e dal riso e le classi medie americane gettate sul lastrico dalla crisi dei mutui; sul piano nazionale le tantissime famiglie che non riescono letteralmente ad arrivare alla fine del mese, con i lavoratori che hanno visto divorate le proprie entrate da una inflazione fuori controllo, ed i precari ed i disoccupati precipitare in un buco nero di disperazione e sconforto. Ed allora é utile che qualcuno richiami l’attenzione dell’opinione pubblica e soprattutto dei politici su quella che é davvero l’emergenza della povertà crescente, fenomeno che nella nostra isola é ben conosciuto. Servirà questa mobilitazione a fare entrare questo tema, con prepotenza, nel dibattito in vista delle prossime elezioni politiche regionali? Ci sarà qualcuno che aprirà il confronto proprio a partire da quali strategie mettere in campo per combattere la povertà che dilaga? Lo speriamo, ma ne dubitiamo, in considerazione dell’impegno  con il quale gli schieramenti e le singole forze politiche stanno mettendo su ben altri temi, molto più distanti dalla vita dei cittadini-elettori di quelli pronunciati dalla Carta di Zuri. E’ possibile che non ci si renda conto che molto del "distacco" dalla politica da parte della cosiddetta "gente comune" é dovuta proprio all’incapacità del Palazzo di rimanere in sintonia con la società ed i suoi bisogni? Roberto Scema

LA MARCIA DI ZURI CONTRO LA POVERTA’

L’ADESIONE DEGLI EMIGRATI SARDI

La FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia) ha aderito alla marcia contro la povertà, la disoccupazione, per il lavoro e lo sviluppo indetta a Zuri il 27 settembre 2008. Gli emigrati sardi nel mondo sanno bene che cosa significa la mancanza di lavoro perché l’hanno vissuta sulla loro pelle, soprattutto nell’arco di questi ultimi 50 anni, e sono dovuti andar via dalla loro terra, nella penisola e fuori dall’Italia, per inseguire la speranza di migliori condizioni di vita. Soprattutto dalle zone interne dell’isola, continua ancora oggi, l’emigrazione non solo di braccia ma di cervelli con giovani diplomati e laureati che non riescono a trovare una occupazione o a rientrare dopo aver conseguito anche alte specializzazioni. Questo è un ulteriore impoverimento che grava sul futuro della nostra isola. Vogliamo che si attivino politiche di sviluppo, vogliamo che le zone interne non siano isolate e desertificate dall’emigrazione; vogliamo politiche scolastiche di sostegno, contro l’abbandono e la dispersione: vogliamo misure di riequilibrio fra le coste e le zone interne, vogliamo che agricoltura e pastorizia, insieme a un nuovo turismo, aiutino i paesi meno fortunati e sviluppati. Le diseguaglianze crescono in questa crisi economica internazionale, in maniera drammatica e inaccettabile in ogni parte del mondo. Occorre invertire la tendenza a restringere e distruggere le conquiste dello "stato sociale" e i diritti dei lavoratori. E’ giusto lanciare l’allarme in vista del G8 alla Maddalena. E’ altrettanto giusto che la solidarietà trovi cittadinanza prima di tutto in casa nostra.

Tonino Mulas (Presidente FASI)

 

 

 

LA SARDEGNA PER UN LAVORO E UNA VITA DIGNITOSA

P-1000: LIBERI DALLE POVERTA’

Disoccupazione, di lunga durata ma soprattutto giovanile, precarietà e irregolarità del lavoro, pensioni basse e falcidiate dal caro-vita, cassa integrazione di tutti i tipi a segnare la profonda crisi produttiva: sono queste le principali cause di una povertà materiale imposta e inaccettabile. La povertà è, dunque, tra noi. Per quanto sforzi taluni facciano per non riconoscerli, i poveri fanno parte della nostra esistenza quotidiana. Anche in Sardegna questa è la prima emergenza sociale. Si è, infatti, di fronte a un fenomeno diffuso e consistente, pur con caratteristiche diverse da quelle del Terzo e Quarto mondo. Nell’isola sono coinvolte più di 300mila persone, molte nella condizione della povertà assoluta. Per i giovani viene compromessa una positiva percezione del futuro, la stessa speranza di una propria realizzazione e la possibilità di poter contribuire alle scelte della comunità. Per molti anziani l’inadeguatezza del reddito pensionistico e la qualità dei servizi socio sanitari non consentono di realizzare l’obiettivo di dare anni alla vita e vita agli anni. Più di altri, dunque, i poveri e la povertà necessitano di una rappresentanza e rappresentazione che incidano nel modello di sviluppo della Sardegna e nelle scelte politiche che determinano le necessarie misure di contrasto. Certo, l’accumulazione della ricchezza collettiva in Sardegna è insufficiente. Proprio per questo bisogna pensare a un modello di sviluppo che non sia neutrale ma regolato, perché non contenga così i connotati dell’arbitrio e dell’ineguaglianza delle opportunità. L’attenzione ai poveri è insieme una questione di sensibilità e solidarietà, ma soprattutto di giustizia sociale. Sono questi gli aspetti fondamentali utili a caratterizzare positivamente lo sviluppo dell’isola, recuperando l’enorme spreco di risorse umane e di ricchezza sociale. Si pensi alle migliaia di persone che vogliono lavorare, ma non hanno l’opportunità di farlo, a coloro che sono costretti ad emigrare, ai disoccupati, agli immigrati che chiedono di essere realmente cittadini. Questo accade in una realtà dove lo sviluppo e la produttività necessitano invece di un numero ben maggiore di lavoratori. Il lavoro è, dunque, al centro della questione sociale in Sardegna. Qui passano, infatti, molti dei problemi e delle soluzioni che riguardano la povertà. Alla politica, intesa come quotidiano e ordinario governo dei problemi, la responsabilità delle scelte a favore degli esclusi, per un lavoro dignitoso e una vita dignitosa. È un impegno, questo, che deve coinvolgere tutti e per il quale vale la pena di lottare con passione e volontà. Anche per questo, infatti, siamo con tutti i poveri della terra. Queste considerazioni, che accompagnano da diverso tempo la nostra azione sociale, trovano nuove ragioni per essere evidenziate nella fase di preparazione dell’incontro del g8 previsto per il prossimo anno a La Maddalena. Non possiamo non dire qualcosa in occasione di un evento che accosta e rende più stridente il contrasto tra i grandi del mondo e gli abitanti del luogo in cui essi si incontrano, dove la povertà ha un peso grandissimo. Bisogna dire qualcosa per un processo di impoverimento che rischia di peggiorare ulteriormente la situazione. Gli ultimi dati parlano di aumenti spropositati dei beni di prima necessità, come la carne, il latte, i formaggi, il pane, il gas e l’elettricità, e dove addirittura la pasta rischia di diventare un bene di lusso (con un esagerato +24,7%). L’appuntamento sardo del g8 merita un ragionamento su ciò che esso è e su ciò che dice: un incontro di pochi grandi che decidono su tutti gli abitanti del pianeta; la pretesa di pochi di spostare sempre più avanti le scadenze che meriterebbe ro decisioni urgenti e immediate perché si riferiscono a beni essenziali per la vita, come l’acqua, il cibo, l’aria. Per questi motivi riteniamo che spesso la povertà in cui vivono molti uomini e popoli è il risultato dell’ingiustizia di altri uomini ed esige quindi la protesta contro un comportamento immorale. I poveri sono coloro che soffrono un’ingiustizia, perché la loro povertà è prodotta da meccanismi di impoverimento e sfruttamento. Da questo punto di vista quindi la povertà è un male e un’ingiustizia. L’opzione preferenziale per i poveri significa quindi opzione per la giustizia sociale, lotta contro la povertà iniqua e per una società giusta e fraterna. Per far comprendere questi messaggi spesso ci siamo aiutati con il linguaggio simbolico. Infatti, P-1000, sta ad indicare l’immensa povertà dei popoli e delle terre sfruttati e senza diritti. Anche stavolta ci sembra utile ricorrere a questo tipo di linguaggio, per far capire il nostro pensiero, sfuggendo alla sterilità di un’azione solo protestataria e offrendo invece contributi di riflessione propositiva. A fronte dei grandi abbiamo scelto la piccola comunità di Zuri, che non è neanche Comune, ma semplicemente «frazione». A fronte dei potenti abbiamo scelto un territorio falcidiato dall’emigrazione, ricco di beni ambientali e culturali ma povero di reddito e di opportunità lavorative. Una zona del Guilcer e del Barigadu con alcuni comuni tra i primi nella graduatoria nazionale delle zone segnate dalla povertà, ma ricche di compostezza e di dignità, elementi spesso assenti d alla tavola dei ricchi. In seguito alla scelta dell’invaso dell’Omodeo, Zuri è stato smontato e ricostruito con le sue stesse pietre, a partire dal gioiello, davvero invidiabile, della sua Chiesa romanica. Potrebbe essere l’indicazione di un percorso nuovo, rispetto ad un consumismo che punta a costruire, consumare e distruggere, lasciando solo segni di degrado. Si può ricostruire invece la propria abitazione, la propria storia, il tessuto sociale; si può rileggere la storia a partire dalla periferia del mondo e accompagnare gli oppressi nel loro cammino. Zuri è stato anche premiato dalla natura che ha trasformato le sue piante in pietre; in modo che nessun incendio possa distruggerle e rimangano come segno duraturo di una natura che è benevola ed amica, quando viene rispettata. Zuri, la Sardegna e tutti i poveri della terra attendono la stessa attenzione anche da parte della comunità degli uomini.

Paolo Pisu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MICHEL
A MURGIA HA PRESENTATO IL SUO ULTIMO LIBRO ALL’A.M.I.S. DI CINISELLO BALSAMO

                                                        UN PERCORSO NELL’ISOLA CHE NON SI VEDE

Vorrei imparare a ballare il tango e prossimamente diventare madre. Sono questi i contigui obiettivi per il futuro di Michela Murgia, che ha entusiasmato i partecipanti alla conferenza di presentazione del suo ultimo libro presso il circolo degli emigrati sardi di Cinisello Balsamo guidato da Carla Cividini. "Viaggio in Sardegna – undici percorsi nell’isola che non si vede" è la vicenda di un cammino attraverso la Sardegna più nascosta, quella condita di conflitti e contraddizioni tipicamente isolane. Undici perché come dice Michela, i numeri tondi si addicono solo alle cose che si possono capire fino in fondo, è non è certo il caso della nostra isola. Un periodo davvero eccezionale per la scrittrice di Cabras, che attualmente si può considerare emigrata, visto il contemporaneo trasferimento a Milano per ragioni di cuore. Un’ascesa partita dal suo primo libro "Il mondo deve sapere", originariamente concepito come blog, che ha descritto la sua esperienza personale all’interno di un call center di un’importante multinazionale. Pungente, ironica, caparbia all’inverosimile, il suo metodo di scrittura ha messo in evidenza le condizioni di sfruttamento economico e manipolazione psicologica a cui sono sottoposti i lavoratori precari del settore. Da qui l’ispirazione per la sceneggiatura cinematografica al film "Tutta la vita davanti" di Paolo Virzì che le ha donato visibilità e notorietà. Il pomeriggio al circolo AMIS, si è reso gradevole per gli intervenuti anche per il valore di uno straordinario Giacomo Serreli, giornalista di Cagliari, volto noto in Sardegna per la sua quotidiana presenza in video nei tg nell’emittente "Videolina". Serreli, grande appassionato della musica tradizionale sarda, con cognizione e professionalità ha fatto emergere la figura di Michela Murgia in tutte le sue sembianze. Una carta d’identità dell’autrice che non ha lesinato di raccontare alcun aspetto del suo presente e del suo passato: la formazione cattolica con gli studi teologi. Gli anni trascorsi nelle varie scuole dell’oristanese ad insegnare religione. Il suo impegno di educazione e animazione nell’Azione Cattolica. Il mosaico che la Murgia disegna di se stessa, è anche quanto viene evidenziato nel suo blog (www.michelamurgia.altervista.org), che a conti fatti rappresenta il suo trampolino di lancio: Sono stata fortunata nella vita, perché ho potuto studiare quello che volevo e fare quello per cui avevo studiato. Tecnica aziendale, Scienze Religiose e una lunga avventura nell’Azione Cattolica mi hanno dato strumenti per fare tante cose: ho insegnato, organizzato, vegliato e misurato. Ho venduto. Ho accolto, rifiutato e telefonato. Soprattutto, ogni volta che ho voluto, ho potuto anche scegliere di andarmene e fare altro. Attraverso ogni esperienza ho appreso e ho raccontato. Le ultime due cose continuo a farle e mi piace molto, ma non credo siano un lavoro, anche se mi mantiene. Con il suo ultimo libro, Michela Murgia fa risaltare le emozioni inconsce che lo hanno qualificato e congegnato. Un viaggio eseguito in prima persona mescolando l’impulso al ragionamento che a prescindere dal titolo, non si può certo considerare una guida geografica. Il libro che ha già avuto tre ristampe sbalordendo anche le più rosee previsioni della casa editrice Einaudi, è un tragitto che passa attraverso il pensiero, l’atteggiamento, lo sguardo. Una Sardegna enunciata per i sardi: fuori da ogni convenzione. E’ una strana guida per perdersi nell’isola, andando alla ricerca di quella che è forse la cosa più appassionante da visitare in Sardegna: i sardi. Il libro non ha l’ambizione di raccontare la sardità, ma prova a darne lettura frantumata attraverso la suggestione di undici parole, abbinate ad altrettanti luoghi simbolo. Femminilità, acqua, indipendenza, alterità, confine, fede, pietra, suono, arte, cibo e narrazioni: ecco le declinazioni di una identità in mutamento continuo, circondata da un mare che nasconde più di quello che rivela. Ed in cantiere tanti altri progetti che quotidianamente riempiono la sua giornata, fra articoli scritti per diverse testate giornalistiche e nuove fatiche romanzesche che usciranno a breve. Di lei si sentirà parlare ancora in futuro. E tanto. Come scrittrice sicuramente.. e magari come neomamma e ballerina del tanto amato tango. Massimiliano Perlato

 

 

ANCH’IO "VOLEVO SAPERE" E SONO CORSO AL CINEMA

IL "FENOMENO MICHELA MURGIA"

Non vado spesso al cinema e confesso che se non fosse stato tratto dal libro "Il mondo deve sapere" di Michela Murgia, che è cabrarissa di anni trentasei, non sarei andato neanche per questo "Tutta la vita davanti" di Paolo Virzì, e avrei fatto male. Che il film mi è piaciuto molto, permettendomi di dare uno sguardo (dalla finestra predisposta dal regista) su quel mondo giovanile dei venticinquenni in su alla ricerca disperata di una prima occupazione nell’Italia di oggi, che davvero sembra avere smarrito la capacità di crearne di duratura. Marta, la protagonista (Isabella Ragonese alla sua prima grande prova cinematografica) pur essendosi laureata in filosofia teoretica "magna cum laude"non trova di meglio del call center per sbarcare il lunario e dà vita a un personaggio emblematico, seppur tratteggiato con molta ironia, che ci porta per mano in quel pericoloso mondo della precarietà che caratterizza l’offerta di lavoro dell’industria italiana odierna, e non solo. Non solo industria intendo che sembra assodato, per ammissione medesima di esponenti di spicco del governo, essere intento del buon Tremonti salvaguardare le Poste italiane s.p.a. da qualche cosa come cinquantamila ricorsi al giudice del lavoro, mediante una legge ad hoc che blocca il tutto e rimanda a casa gli appellanti, che vorrebbero, ahinoi essere assunti a tempo indeterminato per almeno quei quarant’anni che permetterebbero loro di maturare una  pur magra pensione. Ora perché si debba presumere che il giudice dia loro la ragione e non alla ditta solo Tremonti può sapere, perché poi non si debba pensare anche a quei precari che fanno causa che
so all’Eni o alla Standa, vallo sempre a sapere, come comunque i querelanti possano essere tacitati con una modesta somma di denaro quando il loro desiderio è di avere un lavoro stabile che, a loro avviso, hanno diritto di ottenere per prestazioni protrattesi  anche per anni,questo davvero sta solo nella mente di Giove. E dei nostri attuali governanti che comunque ci hanno già spiegato che la legge in Italia non è più uguale per tutti come la Costituzione pomposamente affermava, ma è più uguale per le quattro alte cariche dello Stato, e anche qui chissà perché solo quattro e non otto o settecentoventisei. A pensar male che qualche volta ci si indovina (Andreotti docet), la pista porterebbe ancora una volta in casa Berlusconi, per questo cosiddetto "lodo Alfano", vero obbrobrio democratico che spero verrà cancellato da un referendum popolare prossimo venturo, visto che tale avvocato Mills incautamente si era lasciato sfuggire per telefono che quei seicentomila dollari inopinatamente comparsi sul suo conto corrente provenivano da Mediaset, (non occorre ricordare chi ne sia il proprietario che anche i sassi lo sanno) a ripagamento di una sua falsa testimonianza. E ancora non era stata fatta legge contro questo tipo di intercettazioni, che riguardano naturalmente la privacy dell’avvocato in questione, ancorchè sospettato di falsa testimonianza in atti giudiziari. Ma una legge si farà presto anche per evitare tali incidenti e storpiature della vita privata degli avvocati e dei loro sponsor, né è necessario sottolineare che la galera attende l’incauto cronista che oserà scriverne prima che definitiva sentenza sia stata pronunciata,anche se dopo dieci, quindici anni? Ma anche davanti a questi numeri vergognosi agirà questo governo e in settembre al popolo italiano verrà imbandita l’ennesima riforma, non quella che avrebbe voluto fermare centomila processi pur di salvarne uno (sempre Mills e compagni), un’altra più grande e più giusta. Paolo Virzì, parlando del suo film con Paolo  D’Agostini, su "Repubblica del 5 febbraio, dice:" Non siamo più gli italiani straccioni e commoventi. C’è da raccontare una nuova povertà, e una nuova disperazione. Ragazzi ignari del cammino fatto da generazioni di lavoratori per diventare cittadini. Che accettano certe condizioni di lavoro come se fosse un’elargizione, come se avessero vinto un casting. E’ andato smarrito ciò che sembrava consolidato: l’alfabeto della democrazia…". Ecco questo alfabeto davvero mi auguro che venga riesumato perché la deriva è davvero pericolosa, la barca Italia sembra aver preso un abbrivio che la sta portando dritta a cozzare contro il molo costituito da un autoritarismo populista niente affatto rassicurante. Che poi i sondaggi di opinione diano la maggioranza dei cittadini impegnati in tutt’altri pensamenti, tipo come fare a pagare il mutuo se continuano a crescere i tassi di sconto, come continuare a pagare i pieni di benzina se continuano a crescere i prezzi del petrolio, come fare a pagare le bollette con una inflazione al quattro per cento quando le pensioni verranno rivalutate all’uno virgola sette e così anche gli stipendi ammesso che i contratti di lavoro  riescano a rinnovarsi, come fare a trovare le badanti visto che Maroni ne vuole espellere trecentomila, in base a quel criterio di eguaglianza che finalmente ritorna a valere anche per la Lega e per la quale tutti gli extracomunitari senza permesso di soggiorno sono uguali l’uno con l’altro così come i gatti sono tutti neri di notte. Michela Murgia dice che il termine "precario" designa oramai uno status di categoria, il suo libro in realtà non è la precarietà che vuole sottolineare maggiormente, la sua critica feroce mette in luce un modo tutto "americano" di gestire le relazioni all’interno di un certo tipo di azienda , dove o si è "vincenti" o non si è nessuno ( i cosiddetti perdenti vengono licenziati senza pietà). Nella galassia dei nuovi scrittori sardi brilla di luce particolare per la novità della scrittura e l’immediatezza del linguaggio. Inventa neologismi divertenti e incanta con una prosa scoppiettante, priva di sbavature e ripensamenti. Non è un caso che il suo libro sia stato ripreso dal blog che teneva su internet. Copio anche io su internet da Paolo Cacciolati:"… Coerentemente con la matrice del libro, l’autrice adotta una sorta di linguaggio radiofonico, veloce, sarcastico. Il tono è quello del reportage, da mid cult, per mantenere aderenza all’ambiente descritto, costituito dalle ragazze costrette a prostituirsi telefonicamente in cambio di una farsa di stipendio… non c’è dubbio che Il mondo deve sapere, del romanzo inteso in senso tradizionale, conserva solo la dicitura sulla prima di copertina…". Quando Pino Porcu, per "Sonos e Contos" le chiede se ha mai pensato di fare politica attiva lei risponde:"Scrivere è fare politica attiva"; e quale motivazione l’abbia spinta a diventare vegetariana:"Il desiderio di esercitare il potere regale di graziare". Accidenti che arguzia! Che temperamento. In quel di Cabras uomini e donne del popolo hanno combattuto per centinaia di anni la malaria, il feudalesimo che voleva scipparli del bene più prezioso che aveva il paese: lo stagno dei muggini e della bottarga, l’alfabeto della democrazia lo declinano scalzi come quando portano in processione il loro san Salvatore per le strade sterrate, Michela è degna figlia di quella terra e, fortunatamente per la democrazia, sa usare la lingua come fosse una spada.
Sergio Portas

NELL’ISOLA 7MILA DIPENDENTI IN GRAN PARTE PRECARI

CALL CENTER, IL BOOM SI SGONFIA

Il boom dei call center comincia a sgonfiarsi. Lo spettro della crisi generale del paese colpisce pesantemente anche il settore della new economy. Con conseguenze sui call center e sull’esercito dei dipendenti sparsi in tutta Italia. Hanno chiuso o rischiano di chiudere centinaia di società rimaste senza commesse o perché non dispongono più dei data-base bloccati dal Garante della privacy. Così si ritroveranno a spasso migliaia di giovani che, accontentandosi di retribuzioni da fame e di un lavoro alienante, avevano comunque trovato un’occupazione più o meno stabile. Un fenomeno globale che non risparmia la Sardegna e che coinvolge importanti realtà nel settore delle telecomunicazioni e della telefonia (vedi Sky, Fastweb, Wind e Tiscali). Migliaia sono i dipendenti in bilico. Stop, dunque, al marketing selvaggio e alle telefonate indesiderate. Senza autorizzazioni niente indirizzi, senza mailing list niente lavoro per i call center. Quale futuro allora? I sindacati sono preoccupati. Il mondo dei call center è una giungla. Aprono, chiudono, assumono, licenziano. Il romanzo-diario di Michela Murgia "Il mondo deve sapere" che racconta 30 giorni di vita in un call center, denuncia proprio tutte le lacune del settore. Un popolo di giovani e non più giovani – in gran parte diplomati e laureati in attesa di un’occupazione migliore – ha trovato una sistemazione temporanea nei call center. Molti vinti dalla stanchezza del lavoro e da una estenuante ricerca di altro, hanno finito per rassegnarsi e accettare lo status di precario senza speranz
e. Una categoria di impiegati sottopagati, frustrati dai tempi e dalle condizioni lavorative. Tutti o quasi precari. In Sardegna – secondo dati del sindacato e delle imprese – sono circa 7mila, anche se difficilmente quantificabili dato il costante e sfuggente turn over nelle numerose piccole aziende. L’identikit del lavoratore del call center è assunto con contratti di collaborazione a progetto. Guadagnano in media tra 450 e 600 euro al mese, arrivano sino a 800 con gli straordinari. I contratti full time prevedono 7 ore al giorno per 6 giorni, part time 26 ore settimanali. I turni di lavoro sono distribuiti nelle fasce utili per la vendita (ecco le irritanti telefonate nelle ore dei pasti). Operano in ampi open-space, ma sono chiusi nelle loro postazioni. La frustrazione generale deriva dal fatto di non avere prospettive di crescita professionale e quindi di guadagno.
Carlo Figari

 

SU "RAI RADIO UNO", DAL LUNEDI’ AL SABATO ALLE 12.35 E LA DOMENICA ALLE 14.10

LA RADIO IN LIMBA

Finalmente la lingua sarda approda ufficialmente alla Radio. Lo fa grazie ad un accordo tra la RAI, il Ministero delle Comunicazioni e la Regione Sardegna, in seguito al quale, dal 29 settembre, è nata una striscia quotidiana di circa 25 minuti, in onda, sulle frequenze di Radio Uno, dal lunedì al sabato alle 12.35 e la domenica alle 14.10. Tre di questi appuntamenti, il lunedì, il mercoledì, il sabato andranno in onda in limba. "Addisòra" è il titolo del programma che va in onda il lunedì, mentre il mercoledì tocca a "Ego/Deu/Zego" (da tre dei quindici modi diversi di dire "io" in sardo). Infine, "In limba" è il titolo del programma inserito nel palinsesto del sabato. Grande entusiasmo è stato manifestato dall’assessore alla Pubblica Istruzione della Regione Sardegna Maria Antonietta Mongiu, (ospite della prima puntata di "Ego/Deu/Zego"), per la quale ci si trova di fronte ad un momento "storico", dal momento che si usa la lingua sarda come lingua ufficiale del servizio pubblico. Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore della sede RAI della Sardegna, Romano Cannas, per il quale in questo modo si legittima "il servizio pubblico, nel rispetto della legge 482 del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche". Occorrerà del tempo per valutare efficacia e grado di accoglienza, fra l’utenza della radio, dell’iniziativa, in ogni caso importante e significativa, se non sul piano pratico, quanto meno su quello simbolico. L’impegno delle istituzioni a voler diffondere la limba si è fatto in questi anni sempre più intenso, incurante delle discussioni e delle polemiche attorno alle "varianti" da utilizzare nei diversi contesti. L’utilizzo della limba in una situazione di "comunicazione di massa" può ora favorire una maggiore consapevolezza, nell’opinione pubblica, riguardo al suo possibile uso anche al di fuori di quel registro familiare al quale gran parte di noi l’ha relegata. Certo, l’incisività della radio non è quella della televisione. Ma per questo ci sarà tempo. Per ora un plauso all’iniziativa, alla quale auguriamo buona fortuna. Roberto Scema

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A TORINO, IL "KINTHALES" HA PRESENTATO IL LIBRO DI MAURIZIO CORONA

LA RIVOLTA DI AMPSICORA

L’associazione dei Sardi a Torino "KINTHALES" ha organizzato in collaborazione con il Comando Regione Militare Nord l’incontro e la presentazione del libro LA RIVOLTA DI AMPSICORA Cronaca della prima grande insurrezione sarda (215 a.C.)" di Maurizio Corona – Edizioni AKADEMEIA (Cagliari).  Dopo i saluti delle Autorità, tra cui il Generale di Divisione, Franco Cravarezza, Comandante Regione Militare Nord), hanno fatto seguito gli interventi di: Maurizio Corona, che nella vita è notaio, ma da sempre appassionato di storia, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Cagliari Giorgio Pellegrini e di un esperto inviato dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito di Roma.Ha moderato l’incontro Enzo Cugusi,consigliere comunale di Torino che aveva già presentato il volume in occasione della Fiera del Libro di Torino. Il libro di Maurizio Corona, racconta con vivezza di particolari le vicende di quello che può essere definito il primo grande momento di autocoscienza nazionale della Sardegna. Il volume, riccamente illustrato è il primo di una collana editoriale dedicata a episodi e personaggi della storia sarda, si legge con facilità anche quando si sofferma su particolari di tecnica e strategie militari e ricostruisce luoghi, itinerari e fatti d’arme, proponendo all’attenzione del lettore curiosità culturali che arricchiscono piacevolmente il testo. Ha detto Cugusi, socio fondatore di Kinthales "…ho scoperto un libro di piacevole lettura, felicemente illustrato, un libro ricco di partico
lari .Un libro dove non si narrano solo i fatti d’arme avvenuti nel 215 a.c. tra le truppe sardo-puniche condotte da Ampsicora ribelle al giogo di Roma e sconfitto da Tullio Manlio Torquato. Qui c’è il ricordo di una eroica epopea di un valoroso guerriero di suo figlio Hosto (Josto), intrecciato alla descrizione dei luoghi, alla citazione di fonti interessanti e autorevoli. C’è la storia militare con tutti i suoi particolari; dagli equipaggiamenti alle armi degli eserciti contendenti. Per la prima volta ho letto dell’uso degli elefanti in battaglia come erano guidati e incitati e quali gravi inconvenienti provocavano quando fossero spaventati. Si legge di miglia nautiche e di rotte tra Cartagine e il porto di Ostia , insomma un testo documentato che prova come lo storico "sia non colui che sa ma colui che cerca" tanto per citare uno degli ispiratori dell’opera di Corona : Lucien Febre".
Carla Caredda

 

INIZIATIVA DEL CIRCOLO "NUOVA SARDEGNA" DI PESCHIERA BORROMEO

IL LIBRO DI ELIANO CAU "PER LE MUTE VIE"

Presso la sede del circolo in via Don Sturzo a Peschiera Borromeo, domenica 16 novembre 2008 alle ore 17.00, Eliano Cau presenterà il suo ultimo libro "Per le mute vie". L’iniziativa patrocinata dal comune, sarà coordinata dal professor Giuseppe Deiana. Parteciperanno oltre all’autore Cau, i professori Daniela Pappini, Pasqualina Deriu e Tonio Satta. Il libro è ambientato negli anni 60. Non una lotta di classe, ma lotta per la sopravvivenza quella che infiamma gli animi a Neoneli, piccolo centro della Sardegna che arranca per non scomparire, che soffre per la rinuncia ai suoi figli più cari, giovani costretti a emigrare, prole che non riesce a sfamare. Ma Antoni non parte per fame; se resta, non riuscirà a resistere alla vertigine della vendetta. Testimone delle sue ambasce, il giovane Emilio getta il suo primo sguardo su un mondo in equilibrio precario tra un domani troppo vicino e uno ieri troppo importante per essere dimenticato, ma troppo pesante da portare con sé.

(ci riferisce Domenico Berardi)

 

UN PO’ DI SARDEGNA IN GERMANIA PER FESTEGGIARE I 40 ANNI DI DUE ASSOCIAZIONI

LE INIZIATIVE DEI CIRCOLI DI WOLFSBURG E HEILBRONN

Grandi ricorrenze per gli emigrati sardi che vivono in Germania. Come ha voluto anche sottolineare la Federazione tedesca attraverso il suo sito, due associazioni hanno solennizzato nel 2008 i 40 anni di esistenza. Le comunità sarde presenti a Wolfsburg e a Heilbronn hanno desiderato fare le cose in grande decentrando nelle piazze delle loro città, un po’ di Sardegna. Il circolo culturale sardo "Grazia Deledda" di Wolfsburg, che è anche l’associazione più antica presente nella cittadina tedesca, ha colto l’occasione per festeggiare l’appuntamento, proponendo gruppi tradizionali del carnevale in maschera come i Mamuthones accompagnati dagli Issohadores, i canti a tenores del gruppo di Monte Senes a Irgoli, il gruppo folk "Ichnusa" di Moers (Germania) e il concerto serale finale con la cantante Carla Denule. Un abbondante stralcio di iniziative per mostrare al meglio la cultura folkloristica sarda. Non è stata trascurata la parte gastronomica: presso i locali del circolo erano presenti delle bancarelle con i prodotti alimentari e anche dell’artigianato tipico sardo. Le manifestazioni sono state patrocinate dall’Agenzia Consolare d’Italia di Wolfsburg. Di grande impatto anche le iniziative del circolo "Gennargentu" di Heilbronn. Bancarelle con prodotti gastronomici a artigianato sardo e la presenza del coro "Su Concordu" di Orosei e del gruppo folk "Ichnusa" della vicina Moers. Una giornata intera, è stata dedicata alla presentazione di filmati storici e turistici della Sardegna: un modo per esibire ai cittadini tedeschi le meraviglie dell’isola lontana.

Massimiliano Perlato

 

UNA VITA DA COMMERCIANTE TRASCORSA DALLA SARDEGNA ALLA PENISOLA

TITO MELONI E I PRODOTTI ALIMENTARI SARDI

Tito Meloni è sono nato a Gairo (NU) nel 1935 e di professione fa il commerciante di prodotti alimentari sardi, con deposito per la vendita all’ingrosso a Milano. Meloni è stato il primo operatore commerciale nel campo dei prodotti alimentari sardi, a Milano, dove ha iniziato questa attività nel 1966, e dove ancora attualmente opera, trattando sempre e solo prodotti confezionati e sigillati all’origine, anche per avere, e dare garanzia di genuinità ai clienti. In questi 35 anni ho lavorata con sacrificio ed abnegazione, per farsi un nome e conquistare il mercato ma certamente anche a beneficio della Sardegna e dei produttori dei quali commercializza i prodotti. In questo lasso di tempo abbastanza lungo, dal 1966 ad oggi, ha conosciuto parecchi altri operatori che hanno tentato di inserirsi, senza successo, in questo settore. Qualcuno, incalzato dalle difficoltà, si è ritirato spontaneamente, perché il mercato non è facile, ma molti altri hanno dichiarato fallimento. Meloni ha fatto sacrifici enormi, ed affrontato problemi altrettanto grandi. Tutto questo rischiando di persona e senza l’aiuto di nessuno. In questi ultimi 10 anni, alcune iniziative promozionali, finanziate e/o sponsorizzate dalla Regione Sardegna, hanno creato molti intralci e difficoltà all’attività. Infatti le periodiche offerte nei vari centri commerciali e supermercati di Milano, di prodotti alimentari a prezzi super scontati danneggiavano le vendite dei commercianti sardi che operano sulla piazza, lasciando inalterato o quasi il volume complessivo delle vendite. Inoltre terminata la promozione gli stessi prodotti raramente si trovano ancora sugli scaffali degli stessi negozi. Il più delle volte sparivano. Meloni non è pregiudizialmente contrario alle promozioni che anzi, quando sono fatte bene, sono utili e necessarie, ma vanno programmate, preparate e gestite bene. Devono essere finalizzate a fare conoscere ed apprezzare il prodotto, ma anche a far si che poi si affermi e sia reperibile nei centri dove avviene la promozione. È perciò necessar
io e tener conto della realtà locale, sapere chi sono gli operatori che già commercializzano i prodotti da promuovere e coinvolgerli nelle iniziative per evitare che vengano penalizzati. Per poter conoscere la consistenza dei commercianti che trattano i prodotti sardi nell’Italia continentale e all’estero, Tito Meloni ha proposto che venga istituito un albo, presso l’Assessorato all’agricoltura, dove vengano registrati tutti coloro che commercializzano i prodotti alimentari sardi, fuori dalla Sardegna, per conoscere le zone dove operano, quali prodotti trattano, di quale produttore, la quantità venduta, il fatturato annuo accertato alla fonte e da quanto tempo opera. Potrebbe essere questo un osservatorio utile per la Sardegna, al fine di poter controllare ed adeguare la rete di vendita, programmare le campagne promozionali in modo tale da avere la massima resa, sia in termini economici che di immagine. Soprattutto è necessario che finita la promozione le vendite proseguano, la merce sia reperibile ed il fatturato cresca in proporzione all’impegno profuso. Meloni  conosce e segue costantemente da vicino, le organizzazioni dei sardi emigrati, in Lombardia ed in parte anche in Piemonte. E’ stato socio del "Circolo dei Sardi" di Milano, (Palazzo Serbelloni), uno dei primissimi Circoli sardi in Italia, formato da professionisti, dirigenti d’azienda, funzionari e dirigenti di stato, che nel 1968, per dare assistenza ad una massa enorme di lavoratori sardi che era arrivata ed arrivava in quegli anni a Milano, diede vita al CE.COM.E.S. (Centro Comunitario Emigrati Sardi), attualmente denominato Centro Culturale dei Sardi di Milano, di cui è stato socio fondatore e consigliere. È stato il primo circolo per dare assistenza morale, sociale e culturale ai lavoratori sardi emigrati nel Nord Italia. E’ stato inoltre presidente del Circolo A.M.I.S. di Cinisello Balsamo, dal 1977 al 1979.
Gianni Casu

 

SONETAULA DI SALVATORE MEREU IN LOMBARDIA

IL LODI CITTA’ FILM FESTIVAL

La decima edizione del Lodi Città Film Festival è interamente dedicata alla cinematografia italiana: anteprime, riscoperte e retrospettive. Di rilievo la partecipazione di Salvatore Mereu con Sonetàula (2008, 157′), opera di grande impegno artistico e produttivo tratta dall’omonimo romanzo di Giuseppe Fiori.  Il film uscito in sala il 7 marzo 2008 è stato già apprezzato nei festival di Karlovy Vary International Film; Los Angeles Film Festival 2008;  Seattle International Film Festival e Vancouver International Film per la storia (sceneggaiata dallo stesso Mereu) e per la convinta forza di "andare al di là degli stereotipi" consolidati. Fondatore e presidente dell’associazione deputata all’organizzazione del festival di Lodi  e di eventi collaterali cinematografici cittadini è Fabio Francione. Per la prossima edizione, considerata la vigoria della manifestazione, è annunciata la partecipazione anche del grande cinema europeo. Cristoforo Puddu

 

 

UNA TESTIMONIANZA DA MONTREAL (CANADA) PENSANDO ALLA PROPRIA TERRA

L’OSPITALITA’ DEI SARDI

I sardi sono un popolo ospitale… I sardi sono un popolo schietto e sincero… Per conquistare l’amicizia di un sardo ci vogliono anni, ma se ci riesci ti sarà amico per la vita… Il sardo è uno che dice pane al pane e vino al vino… Il sardo è un duro dal cuore tenero… Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno per primi… Non ci sono più le mezze stagioni… Non c’è più rispetto per gli anziani… Eccetera. S’accomodino signori, alla Sagra del Luogo Comune e alla Bancarella dell’Autoincenso. Dovunque nell’isola, nei piccoli centri come nelle città, tra le fasce medie ed alte della popolazione ma anche tra la gentuja, l’autoincenso non bada al censo. S’annida tra le pieghe del vetero-maestrinato ammuffito e nelle piaghe da decubito del ceto archeo-impiegatizio, come pure tra le avanguardie proto-sindacali e le punte d’eccellenza della classe prenditoriale. Il luogo comune in Sardegna è come il cisto: ubiquo, invasivo, prospera sul terreno incolto ed è indigesto persino alla pecora. Il fuoco non lo sfianca, anzi, lo aiuta persino a germinare. E come per il cisto, nessun terreno ne è immune: il pascolo degradato come l’allevamento ben gestito, la sughereta come l’erbaio di medica. E all’ombra di questo cisteto tristo ma florido la classe urbana dell’isola ha coltivato negli ultimi decenni la convinzione che ospitali, sinceri ed onesti come noi non c’è davvero nessuno al mondo, che le nostre schiette virtù siano inscritte nel nostro genoma come la talassemia o il favismo, ed anzi, di più, che è proprio la terra, la nostra madre terra (lei pure ospitale, sincera ed onesta), è proprio lei che ci fa essere così meravigliosi. Che bellezza. Sarà tutto vero? Andiamo per ordine. Cominciamo dalla prima tra le virtù genealogali sarde: l’ospitalità. Per curiosità sono andato a controllarmi le brochures turistiche in linea di alcune delle isole più celebrate e frequentate al mondo: Sicilia, Creta e Maiorca nel Mediterraneo; Barbados e Santa Lucia nei Caraibi, Maldives e Mauritius nell’Oceano Indiano. Hanno tutte un indirizzo interne. Sono andato a scovare su ognuno di questi siti il profilo turistico dell’isola in questione, e ho notato che dappertutto, senza alcuna eccezione, la popolazione locale viene presentata come "ospitale", "aperta", "amichevole" e così di seguito. Che bellezza. È un mondo eccezionalmente ospitale il nostro, e siamo circondati da mari ed oceani punteggiati da isole felici nelle quali gli ospitali e giocondi abitanti sanno mirabilmente unire passione tropico-mediterranea ed efficienza sassone, i servizi sono sempre moderni, i giardini sono sempre in fiore, il clima è sempre dolce e le donne sempre disponibili. Con rispetto e discrezione, certo, ma disponibili. E gratis. E si innamorano pure. E secondo me, se esiste un Dio della Vacanza, una sorta di Assessore Universale al Turismo, si fa tante di quelle grasse risate – sardoniche, siculiane, cretoniche o barboniche, a seconda dell’isola – quando legge queste stronzate. Torniamo sulla virtù dell’ospitalità sarda. Che avrà di diverso la nostra isola rispetto alle mille altre isole eruttate su e giù per i mari del mondo? In che cosa la nostra ospitalità è diversa da quella che ammorba i depliants turistici delle isole consorelle? Sono dell’avviso che l’ospitalità sarda è messa in scena allo scopo di confermare lo status quo, rinserrare i valori ed i confini, mantenere all’esterno tutto ciò che è estraneo, e chiudere all’interno su connottu. Cioè noi, i nostri modi di vivere, parlare, mangiare e litigare, le abitudini e tutto ciò che ci è noto. L’ospitalità sarda sia un’apparecchiata volta a suscitare ammirazione e a solleticare l’orgoglio dell’ospitante. È un’ospitalità che ha ben chiari i ruoli e che non li mescola. Tu ospite, io anfitrione. Tu dormi mangi e bevi a sazietà, io faccio in modo che tu non debba muovere un dito. Tu stai al tuo posto e godi delle mie mollezze, ma non puoi e non devi mettere il naso nella mia vita, nel mio frigorifero, nel mio sistema di credenze. L’ospite in una casa sarda non discute e non s’intromette, non può neanche decidere che fare delle ore della sua giornata, è in libertà vigilata e giusto dev’esser grato per la concessione degli arresti domiciliari.  L’anfitrione sardo, da parte sua, deve trarre il massimo profitto d’immagine dai 3-4 giorni in cui vi avrà come ospiti (non di più, il clima in Sardegna è torrido e il pesce qui puzza uguale). Mezza settimana contata per darvi un saggio di quanto è maschio rotto-a-tutto, di quanto quest’isola ami civettare col crimine violento, di quante roncole, pattadesi, fucili, pelli d’agnello, formaggi, prosciutti o damigiane d’ottimo aceto abbia in cantina, di quanto cucini bene la moglie, di quanto sia spaziosa la sala da bagno con la rubinetteria tardo-baroccocò e di quanto sia elegante il servizio di Faenza bordato d’oro che sta rinchiuso dentro il credenzone chippendale del glaciale salone di rappresentanza. L’ospitalità sarda, non m’incanta. Preferisco quella tipo macho-camping degli americani, che un finesettimana sul moquettone del salotto non lo si nega a nessuno e per sdebitarti basta un six-pack di Heineken, oppure quella dei francesi, che se hai fame, apri il frigorifero e sèrviti, e se non c’è niente vai a fare la spesa. L’ospitalità sarda è una meraviglia se non hai altro da fare, se sull’isola devi passarci solo una settimana, se dopo l’estate monti su un aereo e voli via, se tutto questo non ti riguarda ma ti sembra tutto così simpatico e pittoresco, se la dittatura del lenzuolo di lino inamidato, il totalitarismo del maialetto macellato-solo-per-voi e l’autocrazia delle giornate sotto piantone non ti sfiancano e non risvegliano il Robespierre che dorme in te. Se le cene accompagnate da conversazioni vuote come un centro storico a Ferragosto e impalpabili come polvere di Fissan non ti danno acidità di stomaco, se il silenzio non ti mette a disagio e fare il porcellino d’India sotto la lente del neurofisiologo non t’imbarazza, allora forse l’ospitalità sarda fa per te. Quando vivevo in Sardegna venivo invitato spesso a cena da amici, compagni d’università e colleghi di lavoro, gente di ogni censo, provincia, cittadina e paese. Belle case di trachite o granito, grandi famiglie con nonni e zii, in paesi benedetti da Dio, circondati da sontuose campagne e da boschi freschi e suadenti. Tutti gli ingredienti del Paradiso. Poi varcavo la soglia, salutavo composto, stringevo qualche manona di legno, qualche manina di budino, la mano calda e tremante della nonna, e sorridevo ben contento. E lì il paradiso cominciava a scolorire in purgatorio. Nei paesi benedetti da Dio nessuno sorride, è cosa sconveniente. Tra i boschi suadenti nessuno è contento, è cosa irresponsabile. Insomma, l’isola non si tocca, piova o tiri vento, il mio anfitrione non si scompiglia i capelli. Se anche gli si fosse seccato e poi andato in fiamme il vigneto, di certo non lo verrebbe a dire a me, che sono sì un sardo, ma vengo "da fuori". Ed in quanto tale, soggetto al blasfemo pensiero che "fuori" possa essere meglio che qua.

Alberto Mario Delogu

 

 

 

 

 

A TRENTO, LA MANIFESTAZIONE "LA SARDEGNA INCONTRA IL TRENTINO"

I "MENHIR" IN CONCERTO

Il "Progetto Brinc@" è realizzato dalla Federazione delle Associazioni Sarde in Italia e dal Coordinamento Giovani della FASI in collaborazione con l’Associazione Culturale "Che Torni Babele" (che ha sede a Bologna) e Radio indipendèntzia,(la prima web radio on line sarda che si propone la diffusione del patrimonio musicale sardo sia contemporaneo che tradizionale, in collegamento e scambio con il mediterraneo e il mondo). Il progetto Brinc@ è finanziato dalla regione Sardegna, dall’Assessorato al lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Brinca, significa "salta!". Il progetto vuol consentire di "saltare" il mare, quel mare che separa la Sardegna della penisola e che ancor oggi può costituire un ostacolo, legato soprattutto alle spese di viaggio, per giovani artisti che vogliono farsi conoscere e vogliono far conoscere quello che musicalmente viene prodotto in Sardegna. I Menhir con le voci di Momak e Kappa nascono nel 1997 dalla fusione dei due gruppi storici dell’hip hop nuorese: i W.A.R. e gli S.M.P. attivi tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90. La loro appartenenza al mondo dell’hip hop risale alla metà degli anni 80, quando questa nuova cultura molto vicina ai giovani e ai loro disagi arrivava dall’America dei ghetti in Europa, fino in Sardegna, grazie anche ai celebri film Beat Street, Wild Style, Style War. Il travolgente movimento hip hop sbarca così anche in Sardegna, in particolare a Nuoro, dove in quel tempo si consolida quel nuovo e ricco fermento culturale dal quale i Menhir si formano, prima di tutto, come breakers. I primi esempi di questa espressione artistica risalgono al 1982, testimoniati dai materiali fotografici e dalle pellicole degli archivi di reti televisive locali. In quel periodo la Rai mandava in onda un programma dal titolo Orecchiocchio, che dava spazio ai gruppi italiani di breakdance. Una di queste puntate venne così dedicata alla r
ealtà della scena hip hop nuorese, unica traccia di questo movimento in quel periodo nell’isola. Nell’84, in ricorrenza della festa di San Giuseppe nasce così il primo contest di breaking in Sardegna, dove i gruppi di B-Boy gareggiavano sul palcoscenico dell’omonima parrocchia con le loro evoluzioni acrobatiche. Da tutte queste situazioni è nato un movimento che nel tempo si è evoluto e che tutt’oggi continua ad essere attivo nel capoluogo barbaricino, trovando nei Menhir il massimo punto di riferimento. Risalgono al 1998 le prime pubblicazioni dei brani "Abbarratiche in dommo" e "Ignoto fantasma" nel cd autoprodotto dal titolo "Il nostro essere" di Momak e dj Qez. Nel 1999 durante una parentesi a Torino, durata circa 4 anni, i due leaders nuoresi girano l’Italia con diversi concerti proponendo il loro caratteristico sound. Sempre a Torino, registrano il primo album dal titolo "Pecorino sardo" prodotto da dj Gruff per la Puruchan recording, con il quale diventano promotori in Sardegna di un nuovo genere musicale che abilmente riesce ad amalgamare i suoni della tradizione sarda a quelli moderni dell’hip hop, cantando rigorosamente in sardo. Nel 2003, tornati definitivamente in Sardegna, partecipano al 5° festival della canzone sarda conquistando il primo posto con il pezzo "Balla custu dillu". In questi anni continuano a portare avanti il loro spettacolo in lungo e largo per tutta l’isola con diverse esibizioni nel circuito nazionale.
Stefania De Salvador

 

RYANAIR FORSE UN "HUB" NELLO SCALO DI ALGHERO

TRE MILIONI DI PASSEGGERI IN OTTO ANNI

Ryanair strizza l’occhio alla Sardegna e avvia i contatti per la realizzazione di un hub nello scalo di Alghero. I numeri favoriscono l’iniziativa: in otto anni la compagnia irlandese ha visto transitare sull’aeroporto catalano "Riviera del corallo" 3milioni di passeggeri. Quanto basta per ragionare seriamente sull’ipotesi di trasformare lo scalo di Alghero-Fertilia in un hub della compagnia: un elemento centrale, uno snodo, una base per gli aerei. Per il vettore si tratterebbe della sesta base italiana, dopo un periodo di attività iniziato nel giugno del 2000. Intanto, la compagnia ha illustrato i dettagli del nuovo collegamento Alghero-Forlì, centro recentemente eletto a quinto hub Ryanair in Italia. Il collegamento, già prenotabile sul sito della Ryanair e operativo dal prossimo 4 dicembre, sarà quotidiano e partirà dalla Sardegna il martedì, giovedì e sabato alle 12,20, il lunedì, mercoledì, venerdì e domenica alle 13,55. La rotta inversa è fissata per le 12,20 il martedì, giovedì e sabato e per le 11,50 il lunedì, mercoledì, venerdì e la domenica. L’aeroporto di Forlì sarà collegato, ma non quotidianamente, anche con Cagliari e Olbia. Salgono così a 14 le rotte Ryanair da Alghero, quattro in Italia (Milano, Pisa, Roma e Forlì) e dieci in Europa. I voli per Londra non saranno cancellati come si temeva, ma semplicemente ridotti a tre alla settimana e integrati con quelli bisettimanali per Dublino. Polemica ad indirizzo dell’esponente Pd Francesco Rutelli: durante una trasmissione televisiva aveva spiegato la crisi di Alitalia con la diffusione delle compagnie low cost negli aeroporti italiani, citando come caso emblematico proprio Alghero. « Dire che Alghero ha messo in ginocchio Alitalia è quantomeno pittoresco, ma se fosse così saremmo contenti, perché significa che siamo fortissimi» rispondono quelli di RyanAir.

 

 

CONTINUITA’ TERRITORIALE: ENTRA IN GIOCO ANCHE LA NUOVA ALITALIA

VOLI PER ROMA E MILANO, TUTTI IN PISTA

Meridiana ci sarà. Airone pure. E la povera Alitalia? Per la parte più succulenta della continuità territoriale sarda (rotte per Roma e Milano) sarà in pista anche la compagnia di bandiera rimessa in sesto dalla Cai. Il ministro dei Trasporti ha fissato le nuove regole che consentiranno ai sardi di poter contare ancora su tariffe agevolate per raggiungere i due maggiori aeroporti italiani, e solo quelli. L’incognita era rappresentata dalle intenzioni di Alitalia che tre anni fa, alla fine di un lungo contenzioso, con ricorsi e controricorsi, non fu ammessa neanche in extremis (si arrivò a un accordo di code shearing con Meridiana), dopo aver «dimenticato» di manifestare la propria intenzione di coprire le tratte da Cagliari per Roma e Milano.  Ci sarà anche Airone, si diceva. La compagnia di Carlo Toto, una volta conclusa l’operazione Alitalia, dovrebbe essere assorbita dalla Cai, ma, secondo la decisione dell’Enac, brillerà di luce propria fino al prossimo mese di marzo e dunque è sicuro che la documentazione per le tratte sarde sarà presentata per tempo. Non sembra peregrino immaginare che ad Airone interessano soprattutto le linee da Alghero (dove ha operato in regime di monopolio) e almeno una su Cagliari. Allo stesso modo, Meridiana punta alla conferma dei collegamenti in partenza dall’aeroporto di Olbia. Il nuovo bando contiene alcune novità che cerchiamo di riassumere. Le date. L’accettazione degli oneri di servizio pubblico andava ufficializzata il 6 ottobre mentre l’entrata in vigore del nuovo regime è fissata per il 27 ottobre. Il bando ha una durata di un anno, non più di tre anni come il regime in vigore. Le tariffe. Sembra strano, ma diminuiscono di un euro. Per andare a Roma, dai tre aeroporti sardi, ci vorranno 49 (e non 50 euro), mentre ne occorreranno dieci in più per raggiungere Milano. Chi ne ha diritto. I residenti in Sardegna, prima di tutto. Poi, i disabili, giovani dai 2 ai 21 anni, anziani che hanno oltre 70 anni e gli studenti universitari fino ai 27 anni. I non residenti. Scompaiono le tariffe per i non residenti, nel senso che le compagnie possono operare come credono, in regime di libero mercato. Potranno applicare tariffe inferiori a quelle della continuità e i sardi non sono esclusi da queste eventuali tariffe. I bagagli. Il bando contiene l’obbligo da parte delle compagnie aeree di garantirà l’arrivo dei bagagli nella destinazione finale del viaggio, nei voli in prosecuzione, anche se si tratta di collegamenti gestiti da altri vettori. Capacità degli aerei. Uno degli obblighi riguarda anche la capienza dei mezzi impiegati che non potrà essere inferiore ai 140 posti. Vendita dei biglietti. Ormai molti passeggeri acquistato on line i biglietti. Se continueranno a farlo, risparmieranno sei euro, mentre questa tassa, che va ad aggiungersi alle altre, continuerà a sopravvivere se il ticket non è elettronico.

 

 

UN PROGETTO PER FAR CONOSCERE LE SPECIFICITA’ SARDE NEI MIGLIORI RISTORANTI

DA MOSCA A LONDRA: GIRO DEL MONDO PER I PRODOTTI DI ALTA QUALITA’

La gastronomia sarda è ricca di giacimenti, ma poco conosciuta nonostante disponga di un turismo interessante, soprattutto in Costa Smeralda, dove la maggior parte degli hotel ricorre a forniture che arrivano, per lo più, dal Continente. La produzione, limitata, dei prodotti e dei vini sardi inoltre non agevola la diffusione sui diversi mercati italiani. Per sopperire a queste carenze, il Centro servizi promozionali per le imprese (azienda speciale della Camera di Commercio di Cagliari) ha varato una serie di progetti per promuovere la commercializzazione dei prodotti dell’isola. Un primo progetto "Le locande diffuse di Sardegna" (finanziato dal programma Europeo Leader Plus) si propone di realizzare una rete di Locande Rurali che utilizzino nei menù e commercializzino con corner espositivi i prodotti agroalimentari (formaggio casizolu, panada, olio extravergine d’oliva del Montiferru, Carignano di Santadi, caglio di capretto e prodotti sott’olio del Sulcis Iglesiente, ricotta mustia e pane tipico zichi, del Logudoro Goceano, prosciutto di pecora del Monte Linas ecc.). Allo stesso tempo, il Centro servizi ha varato un paio di progetti per l’export, a cominciare dalla Russia. A Mosca sono stati presentati pasta tipica (malloreddus e fregola), i vini più conosciuti (Cannonau, Vermentino e Monica, Nuragus di Cagliari, Moscato di Cagliari), la bottarga e gli affumicati di mare, il tonno all’olio di oliva, le verdure sott’olio (cardi e asparagi selvatici, favette, il carciofo spinoso), il pecorino e il Fiore Dop, i caprini, gli erborinati, i liquori tipici (mirto, fico d’india e Filu e Ferru). Una seconda importante promozione dei prodotti è prevista nei prossimi mesi a Londra nei negozi specializzati Partridges e nei ristoranti della catena Obika, network di locali presenti in Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti. Nella capitale londinese, la promozione prevede, tra l’altro, la presenza di alcuni chef sardi che prepareranno piatti territoriali proprio per far conoscere le qualità della pasta, delle bottarghe, del tonno, dei formaggi e dei salumi ai clienti e consumatori inglesi. Anche i dolciumi dell’isola hanno trovato il loro palcoscenico per farsi conoscere nel mondo: allo Ism di Colonia, in Germania, al Salone mondiale dell’industria dolciaria, fiera leader per dolciumi, prodotti da forno, salatini e stuzzichini. I vari amaretti, pabassinos, guelfus, sospiri ecc., nonché il torrone classico alle mandorle, nocciole e noci, ottenuto senza aggiunta di zucchero, ma solo miele, ricoperti al mirto, al corbezzolo e al limone, nonché il mandorlato di Pula, sono stati presentati a un pubblico internazionale appunto per far conoscere questo aspetto "dolce" della Sardegna, poco diffuso ma di straordinaria qualità, soprattutto per una tradizione secolare unica.

 

 

 

UN MONDO SEMPRE PIU’ DIFFICILE DA INTERPRETARE

VIOLENZA ED INTOLLERANZA

In questi giorni sono tornato a Milano per una breve vacanza dopo alcune settimane trascorse nell’isola. Settimane intense e ricche di emozioni. Il mio ingresso in seminario, l’arrivo del Papa a Cagliari. Il ritorno a casa è sempre un momento particolare, la gioia dell’incontro con Mamma e Papà che da alcune settimane non vedevo e il desiderio di raccontare loro i primi momenti di questa mia nuova avventura. Essere a casa è come stare nella propria tana. Ci si sente bene, ci si sente coccolati e a volte anche un po’ viziati, è il luogo delle lunghe cene con parenti e amici. Ogni volta che torno a casa, è l’occasione per fare le cose con calma, magari leggere un buon libro e guardare il telegiornale seduto a tavola, dopo un ottimo pranzo (perché mamma Elena non si smentisce mai) in compagnia di una "tazzurella" di caffè. Sogno anche io come tanti un telegiornale fatto solo di buone notizie, ma  penso che siamo ancora lontani dalla realizzazione di questo sogno.  Una delle prime notizie che ho appreso dal piccolo schermo, è stata la morte del giovane di diciannove anni di colore, ucciso perché si è reso colpevole di aver rubato dei biscotti in un bar nei pressi della stazione centrale di Milano. E’ una vicenda che non può non smuovere le coscienze. Perché di solito in questi casi ci si divide tra tolleranti e intolleranti, giudici e avvocati.  E’ ovvio la morte di un giovane per banali motivi sconcerta, lascia esterrefatti. L’origine di questa brutta storia non possiamo pensare di limitarla alla colpa di uno o dell’altro. Se si cerca di andare in profondità arriveremo anche ad una  conclusione. L’unico colpevole che possiamo riconoscere si chiama "cultura estrema della difesa". Quando si ha a che fare con questa forma di pensiero, di conseguenza tutto ciò che accade purtroppo possiamo considerarli come i frutti. Difendersi da tutto e da tutti porta ad una forma pericolosa di chiusura che, con l’andare del tempo, indebolisce quelli che sono gli aspetti più "SACRI" dell’essere umano. L’accoglienza, il rispetto per la diversità, il perdono sono valori che non hanno età. Come si impara da piccoli a leggere e a scrivere, così si dovrebbe imparare L’ABC del saper stare con gli altri. Se da qualcosa bisogna difendersi, direi che le nostre energie possono essere spese per sconfiggere quello che definirei uno dei mali più seri della nostra società e cioè: "l’egoismo allo stato puro". Con un filo di ironia, ringrazio tutti coloro che si vantano di mandare le "truppe speciali" per la sicurezza delle città. Quando si è in guerra bisogna difendere la propria pelle vero? E se le armi invece fossero quelle del perdono? Di certo alla fine non saremo stati qui a riflettere sulla vita di un giovane, stroncata a diciannove anni solo per "QUATTRO BISCOTTI".

Enrico Perlato

 

IL MIO IMPATTO CON "LA PARTE SANA DEL PAESE"

IN … TEGRAZIONE

Non c’è speranza: se uno non si fa un giro per un certo nord Italia, alcune cose non arriverà a capirle mai. Il mio primo vero impatto con quella che si autodefinisce "la parte sana del Paese" risale a quattro anni fa, quando mi fermai per sei mesi nella ricca Valtellina delle localit&agrave
; sciistiche al confine con l’Austria. Il primo elemento per capire qualcosa me lo diede l’architettura. Abituata all’anarchia urbanistica sarda, nemmeno l’incantevole paesaggio montano del parco dello Stelvio riusciva a farmi sentire meno oppressa dalla sequenza chilometrica delle casette fatte in serie, con i piccoli balconi di legno tutti uguali, pieni degli stessi gerani rossi e bianchi. Ogni paese sfoggiava con orgoglio copie del medesimo campanile, e dove non c’erano abitazioni si estendevano ettari di prati verdi tosati ad altezza standard. Nessuna variazione sul tema, nessuna individualità distinguibile: era come se quel luogo e quella gente esprimessero dovunque un insopprimibile bisogno di somiglianza. Mi sembrava di essere finita in una scatola di Lego, dentro un presepe laico montato da un geometra senza troppa fantasia. In molti comportamenti persino le persone sembravano obbedire a quel diktat di impermeabile uniformità: per esempio, nonostante i continui scambi commerciali con paesi germanofoni, i valtellinesi raramente imparano il tedesco, ed è una scelta precisa. È come se per loro abitare sul confine abbia significato diventare essi stessi confine, assumere l’identità della frontiera, che per definizione si riconosce per contrapposizione. In quei luoghi, dove ognuno sembra consapevole di incarnare un limite geografico e culturale, i segni distintivi di entrambe queste dimensioni assumono carattere di assoluto, e diventano "valori non negoziabili": la religione, la lingua,
la cucina, l’architettura, le usanze e talvolta persino l’aspetto fisico sono cose che superano il loro significato primario, per raggiungere anche (e qualche volta soprattutto) quello rigido di paletti di delimitazione. Si ha la sensazione che chi non ha avuto la ventura di nascere qui non possa sperare di prendervi mai cittadinanza, al massimo permesso di soggiorno. È giocando soprattutto su questo naturale sentire che la Lega in queste valli ha ottenuto consensi altissimi: qui basta agitare lo spauracchio del furistér che contamina la presunta purezza dell’identità – cioè viola il confine della comunità ideale in cui chi è nato qui si identifica – per far scattare un formidabile meccanismo di autodifesa. Come in un sistema immunitario soggetto ad attacco virale, la diversità è consentita sempre fino a un certo punto, poi arriva il rigetto. Allora pensai che non mi sarebbe mai più capitato di rivedere un altro mondo vivere in quello stato di permanente resistenza all’altro, ma mi sbagliavo. Il confine, spostato ben oltre il suo tracciato geografico, ogni tanto me lo ritrovo ancora accanto in un discorso al bar nel bergamasco, o sul marciapiede di una Milano che muore dalla paura del diverso, ma non sa più trovare niente a cui somigliare. Per questo come naufraghi molti si aggrappano a qualunque straccio di simbolo che offra uniformità e prometta riconoscimento: che sia l’ostentazione di una fede cristiana o il grembiule a scuola, tutto è buono se aiuta a vedere meglio chi è dentro e chi è fuori, chi è "noi" e chi è "loro". In questo clima di ossessivi distinguo e di pseudointegrazioni che privano gli altri del costitutivo della loro identità, io difendo con le unghie e con i denti il mio spazio di diversità, e forse è per questo che quando leggo sui muri la scritta "FUORI LO STRANIERO", non ho bisogno di guardare la carta di identità per essere certa che stia dicendo anche a me. 

Michela Murgia

 

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