Da Bono (SS) a Marchirolo (VA), alla ricerca della felicità

di Gianfranca Canu

 

Ho sempre avuto un temperamento particolare fin da piccola. Una forte smania di crescere per realizzare i miei progetti che già da allora coltivavo e conservavo gelosamente nella mia memoria senza perderli mai di vista. Oggi avrei voluto essere un medico, per curare magicamente tutte le malattie di questo mondo, ma il tempo mi è andato contro in modo particolare con le vicissitudini e le controversie della vita e in un attimo ho perso tutti quei desideri tanto ambiti. Mio Padre è morto giovanissimo, all’improvviso, lasciandoci tutti piccoli e con un gran bisogno di essere ancora presi per mano. E’ da qui che mi sono ritrovata  a ricostruire tutto un nuovo futuro pieno di incertezze e punti interrogativi che mi desse nel breve quella immediata indipendenza economica necessaria. Subito dopo ecco la partenza da Bono a Marchirolo, un paese a ridosso della Alpi. Avevo sviluppato un tale entusiasmo che mi pareva che stessi andando a New York. Dopo qualche mese ho capito che questa non era esattamente l’America ma un luogo dove potevo (grazie alla vicina e ricca Svizzera) per qualche tempo realizzare qualche piccolo progetto. Rimembro ancora la rabbia di mia madre, quando comprese in cuor suo che la mia non era una breve vacanza, ma tanto assomigliava ad una fuga. Non mi parlò per parecchio tempo. Ma tutto quello spazio, quella libertà adolescenziale mai avuta, affievolivano questo grave disagio di cui io ne ero la sola responsabile. Ricordo che ogni anno che terminava mi promettevo di tornare a casa da mamma e dai miei fratelli ma…sono passati 20 anni e sono ancora qui. Nel corso di questi anni, ho fatto tanti sport e sicuramente non mi sono fatta scappare l’occasione di fare qualche rally una vera e propria passione, giusto per non spezzare la tradizione di famiglia (3 fratelli su 3 che corrono da tempo). Gareggiavo con un Renault 5 turbo e usavo la moto per andare al lavoro…quante emozioni e quanti soldi spesi!!! Poi sono diventata grande e mi accorsi che mi mancava quel "senso di appartenenza" che tanto accomuna i sardi: quelle cose semplici e genuine legate alla propria casa, alla propria identità. La musica, i colori, i sapori che fantasticamente mi facevano tornare nella casetta di Bono nel Goceano.. Da quel momento mi sono affacciata timidamente alla sede del circolo dei sardi di Marchirolo intitolato a Giommaria Angioy. Ai tempi, 8 anni fa, all’interno della sede si respirava una tiepida atmosfera dove ho compreso che andava alimentata e risvegliata in qualche modo. Più trascorreva il tempo e più colsi che  lo spazio operativo era solo un illusione. A furia di insistere con la tenacia che contraddistingue noi sardi, anche con il mio impegno ecco che dopo un bel pò di tempo tutto prese forma e spessore a seconda delle mia aspettative. Come per magia, oggi porto a termine il primo mandato di presidenza dell’Associazione, con tutte le difficoltà relative alla gestione. Credo sia giunto anche il momenti di ringraziare tutti coloro che mi sostengono ogni giorno: dal Presidente della FASI, Tonino Mulas continuamente prodigo di preziosi consigli, ad Antonello Argiolas, Coordinatore dei Circoli della Lombardia. Non posso dimenticare il caro Filippo Soggiu che ha erudito per primo le mie paure e i suoi suggerimenti ed il suo sorriso mi hanno sempre dato l’equanime coraggio. Grazie a tutti i Presidenti della mia circoscrizione che sono sempre pronti a darmi qualsiasi aiuto e sostegno. Grazie anche alle autorità del mio piccolo paese di montagna che ci sorreggono ininterrottamente nelle nostre iniziative.  L’ultimo ringraziamento, il più forte, è per mia madre: lei è la vera forza della famiglia che con i suoi 72 anni ha energia da vendere. Con il suo sorriso ci illumina tutti e ci da le giuste motivazioni per raggiungere gli obiettivi. Nei circoli, spesso ricoprire questi ruoli "istituzionali" non  rende la vita facile. Qualcuno ti guarda sempre con un po’ di diffidenza, convinto che ognuno di noi si diverte a giocare ad essere Sardi, senza porsi il minimo dubbio che lo siamo per davvero. Qualcuno spesso confonde la forza di carattere, la tenacia, la caparbietà con l’arroganza e il potere, ma chi come me presiede una organizzazione del genere, conosce bene quel linguaggio. Noi a Marchirolo, contiamo molti giovani: è con loro che cresciamo; è con loro che puntualmente che ogni anno facciamo rivivere quell’Isola che c’è… In questo quadro, in continua evoluzione verso una società sempre più multiculturale e multietnica, diventa indispensabile, per non perdere le proprie radici, rafforzare i legami con la terra d’origine intensificando i rapporti e gli scambi con la Sardegna, poiché il nostro patrimonio culturale, le nostre tradizioni e la nostra storia non vengano dispersi e per trasmettere a questi giovani, nati lontani dall’isola, conoscenze e testimonianze del nostro passato.        

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