Maddalena Fadda è Cavaliere in Germania: l'emigrazione sarda in terra tedesca

 

di Maddalena Fadda

Maddalena Fadda, vice presidente della Federazione dei circoli sardi inGermania, coofondatrice del movimento Donne Sarde in Europa, presidente del circolo di Heilbronn è stata insign ita del titolo di Cavaliere, onorificenza dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, conferitagli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per i meriti acquisiti in campo sociale a favore dei Connazionali residenti nella circoscrizione di Stoccarda. La consegna dell’onorificenza è avvenuta il 2 giugno nel Consolato Generale di Stoccarda.

 

Sul tema dell’emigrazione sono state scritte tantissime pagine e dette un mare di parole. E’ lunga la nostra storia. Negli anni 60 si partiva con le famose valigie di cartone alla ricerca di un futuro migliore. Oggi assistiamo ad una emigrazione di giovani. Nonostante l’avanzata tecnologia moderna, anche loro non trovano sul territorio le condizioni di vita favorevoli. Dal 1970 ad oggi la Sardegna registra un esodo giovanile non indifferente, contribuendo in questo modo alla crescita del paese ospitante, mandando purtroppo l’isola alla deriva. Le forze politiche di quegli anni avevano previsto la crisi economica che avrebbe coinvolto la Sardegna. Purtroppo, le stesse, non sono riuscite a dare ai nostri giovani, le opportunità lavorative necessarie per avere una realtà diversa. Negli anni 50 ci sono state le prime partenze verso la Germania. Giovani lavoratori provenienti dal settore minerario di Iglesias e Carbonia, seguiti dai sardi dell’entroterra con una sola speranza, sfamare la famiglia con la prospettiva di un futuro migliore e poter costruire una casa in Sardegna e rientrare al più presto. Dopo tanti sacrifici molti di loro sono riusciti nell’intento. Il Governo italiano, all’epoca più in crisi di adesso, vedeva di buon occhio il fatto che tanti lavoratori cercassero una sistemazione all’estero. Ma si parla poco dei sacrifici e delle tragedie accadute: ricordiamo la tragedia di Marcinelle in Belgio. Ricordiamo tutte le angherie che gli emigrati hanno dovuto subire dalle popolazioni del paese ospitante oltre alla fatica di estrarre "l’oro nero" dalle viscere delle loro terre. Il mondo dell’emigrazione sarda si è impegnata con diverse Conferenze per parlare del problema… ad Alghero nel 1970, a Nuoro nel 1981, a Roma nel 1988, a Quartu Sant’Elena nel 1989, a Cagliari nel 2008. Tante indagini sull’inserimento dei sardi in campo mondiale. Con la legge del 1991 si era fatto un primo salto di qualità. Oggi la stessa legge andrebbe rimodernata adeguandola alle esigenze del nuovo secolo. Esigenze tanto diverse anche rispetto a vent’anni fa. Per esempio, non è più immaginabile, che un figlio di sardi che per motivi di lavoro è obbligato a lasciare la cittadinanza italiana, non possa più far parte di un direttivo all’interno dei circoli. La Sardegna è costretta a fare i conti con la globalizzazione e le leggi europee: per questo bisogna investire di più sul campo della ricerca e dell’istruzione, programmandole in modo che siano di incentivo per il bene economico dell’isola. Oggi, grazie ai nostri giovani, possiamo dire con orgoglio che il problema dell’inserimento sociale si sta risolvendo nel migliore dei modi, in quanto, crescendo in un mondo multiculturale, hanno l’opportunità di vivere la globalizzazione. Almeno è così in Germania. E lo hanno dimostrato durante i Convegno dei Giovani tenutosi a Stoccarda nel marzo 2008. i giovani sardi che vivono in Germania chiedono alla Regione Sardegna che venga riconosciuta la loro potenzialità essendo principalmente degli emigrati o figli degli stessi, laureati e professionisti. Se è vero che i circoli sardi sono considerati delle vere ambasciate all’estero, bisogna anche garantire la continuità del loro funzionamento. La Germania con i suoi 15 circoli, la posizione geografica ed i suoi 70mila emigrati, sa di essere seconda dopo l’Italia e rappresenta la Sardegna in Europa. Se le nostre organizzazioni, dopo aver superato tante difficoltà, fossero costrette a chiudere, non gioverebbe al mondo dell’emigrazione sarda organizzata, così come alla Regione stessa. Esse svolgono non solo un ruolo di rappresentanza ma promuovono puntualmente iniziative nei vari settori che favoriscono l’economia della nostra isola, sia nella commercializzazione dei prodotti, sia nel far conoscere la cultura, le usanze e le tradizioni e di conseguenza incentivare il settore del turismo. Tutto questo è dovuto al volontariato di numerose persone che per idealismo ed amore per la propria terra si prodigano quotidianamente per essere attivamente partecipi allo sviluppo della Sardegna. Tantissimi tedeschi fanno le vacanze sull’isola. I paesi di lingua tedesca sono strategici per l’economia sarda. Perché non promuovere lo studio di quella lingua con parsimonia nelle nostre scuole? Si sa, è quasi impossibile commerciare e contrattare parlando due diverse lingue. Per questo e per evitare che annunci di promozione e di cultura, non vengano neanche letti o presi in considerazione, perché tradotti e stilati in modo non comprensibile, chiediamo che nelle scuole sarde si dia la possibilità di apprendere il tedesco, che di sicuro, essendo parlata in nazioni di alto livello economico, ritornerà a vantaggio della Sardegna.

 

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