intervista a Sveva Dalmasso, una sarda nel Consiglio della Regione Lombardia

 

di Massimiliano Perlato

 

Determinazione, disponibilità… ma anche solarità e calore sono aggettivi indubbiamente non sprecati per descrivere Sveva Dalmasso, 51 anni originaria di Cagliari, coniugata e madre di due figli, Consigliere Regionale della Lombardia dal 2001 e Presidente del Gruppo Consiliare "Per la Lombardia". L’ultima volta che l’abbiamo incrociata è stata in occasione del Congresso F.A.S.I., la Federazione dei sardi emigrati, a Milano nel 2006. Da allora e sino a questa conversazione, di tempo ne è trascorso, e gli impegni e i risultati raggiunti dalla Dalmasso sono parecchi.

Partiamo dal più recente dottoressa Dalmasso.. Si, l’ultimo è stato sicuramente quello dell’inserimento nei principi del nuovo Statuto della Regione Lombardia di una norma molto innovativa a promozione delle Pari Opportunità tra donne e uomini. Siamo riusciti a riconoscere nella Carta fondamentale della Lombardia il principio di democrazia paritaria, a garanzia e sostegno di una presenza significativa delle donne nei luoghi di decisione.

Una bella conquista per il mondo femminile…  Già, la  Lombardia si dimostra come per altri settori, una delle Regioni più avanzate d’Italia. Nello Statuto abbiamo valorizzato altri principi fondamentali per lo sviluppo politico e sociale della Lombardia. Anzitutto abbiamo riconosciuto la persona umana come fondamento della comunità regionale e in relazione a questo, abbiamo scelto di tutelare il diritto alla vita in ogni sua fase e ampia tutela è stata riconosciuta anche alla famiglia.

Un grande riscontro che fa emergere le sue peculiarità di essere donna sarda: caparbietà e testardaggine hanno giocato un ruolo fondamentale? Indiscutibilmente è stata una dura battaglia, prima in Commissione (ero l’unica donna!!!) e poi in aula. Alla fine abbiamo vinto e sono felice di aver dato un apporto alla Regione Lombardia per introdurre il riconoscimento della democrazia paritaria e quello della rappresentanza femminile nella politica e negli organi di governo della Regione, negli enti, nelle aziende dipendenti e nelle società a partecipazione regionale.

Un importante obiettivo per una donna sarda che ha fatto la sua "fortuna" professionale in Lombardia. Anche per sfatare un tabù o una sorta di leggenda metropolitana che indica le donne isolane come "isola nell’isola". La Dalmasso tratteggia per la Sardegna, uno dei rari casi femminili che hanno sostenuto la realizzazione di importanti processi di auto-identificazione e di crescita. La storia dell’emancipazione femminile è stata spesso dolorosa non solo in Sardegna ma in tutto il meridione, dove le condizioni sociali hanno imposto tempi di crescita più lunghi che altrove. Quindi tanto di cappello per un personaggio come Sveva Dalmasso, che riesce a lasciare un proprio segno tangibile, al di là del colore legato al movimento politico d’appoggio.

Ci racconti del suo cammino professionale e politico… Nel 1986 sotto la Presidenza della Repubblica di Francesco Cossiga, sono stata assistente legale nel servizio Rapporti Giuridici e Affari Costituzionali. Nel 1987 ho vinto il concorso di Magistratura e l’anno successivo quello di Notaio. Dal 1994 al 1997 sono stata componente dell’Assemblea dei rappresentanti della Cassa Nazionale del Notariato e nel 1998 sindaco effettivo. Nel contempo per un biennio sono stata responsabile nazionale del dipartimento affari femminili dell’Udr. Sono socia del Movimento per l’Europa Popolare. Poi l’esperienza In Regione Lombardia.

Di cosa si occupa nello specifico in Consiglio Regionale? In particolare seguo la  Commissione Affari Istituzionali, la Commissione Speciale per lo Statuto e la Giunta delle Elezioni. Ho promosso progetti di legge che mirano a riservare alle donne un terzo delle candidature nelle liste elettorali regionali. Ho proposto e ottenuto l’istituzione del "Giorno della Memoria" dedicato  ai servitori dello Stato caduti nell’adempimento del proprio dovere. Mi sono occupata anche degli anziani, avanzando una proposta di legge per inasprire le pene a chi commette reati nei loro confronti . A favore della tutela dell’ambiente, ho presentato un emendamento, (approvato in Consiglio a larga maggioranza) alla proposta di legge al Parlamento in materia di "riduzione dell’inquinamento atmosferico derivante dalle emissioni prodotte da motori diesel",  perché  non si effettuasse  nessuna omologazione e immatricolazione per ciclomotori e motocicli a due tempi. Infine, ho pianificato a livello regionale la costituzione di un Comitato per la Moratoria sull’aborto e ho guidato la delegazione della Lombardia al Family Day che si è svolto a Roma.

E per la sua Sardegna, per i numerosi emigrati che vivono lontano dalla loro terra, che frequentano i circoli che sono centri culturali, luoghi di promozione dell’isola… Per il mondo dell’emigrazione sarda mi sono fatta portavoce di distinte iniziative volte a sostenere le attività dei circoli sardi presenti in Lombardia. In Consiglio regionale ho presentato una interpellanza per esigere che il regime di continuità territoriale venisse applicato a tutti gli aeroporti milanesi, compreso Orio al S
erio a Bergamo.

Nel 2004 la ricordo a "Sa die de sa Sardigna" organizzata dai circoli della Lombardia della F.A.S.I. a Como nell’Istituto don Guanella al fianco di Cossiga… E’ stata una grande esperienza vissuta con i sardi emigrati. Ma non l’unica: con il circolo di Monza guidato da Salvatore Carta, ho patrocinato la mostra sui cappelli d’autore "Kentu concas, kentu berrittas" e congiuntamente a Tonino Mulas e a tutta la FASI, ho contribuito alla raccolta di fondi per la realizzazione di un ospedale per bambini a Nkuè, nella Guinea Equatoriale, gestito da Grazia Manca, recentemente incontrata presso il circolo di Milano.

Come vede il futuro dell’emigrazione sarda organizzata? Io sono un’amante delle tradizioni e chi più degli emigrati riescono a farle risaltare? Però sul loro futuro è laborioso esprimersi… il tempo trascorre inesorabile e la società cambia. Mi rendo conto che anche per i circoli dei sardi la problematica più ingombrante sia il ricambio generazionale.

Segue la F.A.S.I. quindi, sa quale potenziale è in grado di esprimere per far emergere la cultura isolana con le sue settanta associazioni sparse nella Penisola? Come no! Il lavoro dei circoli va tutelato perché è una grande risorsa e un grande patrimonio della Sardegna. Certo necessità fare i conti con le esigenza dell’attuale emigrazione: cambiano le mentalità, mutano i problemi. Non si emigra più con la valigia di cartone e i circoli non hanno più il compito di assistenzialismo per chi arriva smarrito e impaurito.

Oggi c’è un’emigrazione sarda diversa anche intellettuale: guardiamo alle università, agli ospedali, agli artisti. Lei ne è un esempio come professionista e politica.. Ho lasciato la mia famiglia a Cagliari dopo la laurea… sono passati diversi anni da allora, ma l’emigrazione di oggi rispetto a quella degli anni 50-70 è sicuramente differente. In quegli anni erano in molti a viverla  come una grave ingiustizia sociale. E per l’isola si provava un sentimento ambivalente di amore e odio. In tutti c’era la nostalgia e il desiderio, conscio ed inconscio, del ritorno. Oggi la globalizzazione ci porta ad essere tutti cittadini del mondo e si guarda al di là del Tirreno con un altro spirito. Anche se, contemplando i numeri, la disoccupazione in Sardegna è ancora troppo alta e si è ancora vincolati a doverla lasciare per costruirsi un futuro.

Il fatto straordinario per chi vive la Sardegna da fuori è il senso d’identità fortissimo che si prova, con la propria terra, per le pertinenti radici, non solo familiari, ma anche culturali. Un pensiero per quelli che rientrano in Sardegna, magari da pensionati che con anni di sacrifici si sono costruiti la casa nel paese d’origine o al mare: si sono sentiti traditi dalla tassa sulle seconde case che ha colpito soprattutto la figura dell’emigrato… E’ stata una legge incauta, anticostituzionale. La Corte Costituzionale non poteva far altro che bocciarla. Quella tassa ci faceva sentire ospiti a casa nostra. In un mondo in cui le nazioni e le regioni che sono rimaste indietro nello sviluppo tendono ad attirare capitali e risorse intellettuali, in Sardegna si è deciso di andare in una direzione opposta e di varare misure che non solo disincentivano il trasferimento di risorse, e penso al blocco di edilizia ed economia come nelle situazioni di Tuvixeddu e Is Molas, ma anche, per gli emigrati, la sopravvivenza della propria memoria storica.

Poter avere un sostegno in Sardegna è importante non solo per gli emigrati ma anche per i loro figli, che già non parlano in "limba". Da lontano devono avere l’opportunità di continuare ad amare ed apprezzare la Sardegna: le Istituzioni sarde e le personalità politiche come Sveva Dalmasso che lavorano fuori dall’isola, facciano in modo che le loro possibilità non siano legate solo a qualche libro o a qualche filmato televisivo che la decantano. La Sardegna deve essere accessibile e va vissuta da tutti i suoi figli. Un discorso che vale per la tassa sulle seconde case. Un discorso che vale anche per la continuità territoriale nei trasporti.

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