tottus in pari 205, un uomo alla ricerca del tempo perduto

 

 

 

 

 

 

E’ come un inconfessato lutto delle radici. Ma un lutto che, come una maledizione, non si riesce ad elaborare. Perché nei sardi la memoria, quel che resta di un mondo perduto, può essere vissuto anche come un destino doloroso, che si traduce poi nella conservazione inconscia di un modo di sentire la vita che ha origini profonde. E’ come un sentimento lunare, la paura di conciliarsi con ciò che, nascendo, prende il posto di ciò che muore. Per questo nel logorio irrimediabile dell’identità, nella vertigine del tempo, c’è qualcosa che resta, tenace, nel respiro segreto del sangue. Non solo resistenza inconscia, ma anche un orgoglioso desiderio di ritrovare il filo di quella memoria che riporta a radici remote. Un cercare per ritrovare anche una parte di se stessi che si ha paura di avere smarrito. E’ questa la strada che percorre Franco Ruju, cercando nel presente i segni del passato. Una ricerca esistenziale che diventa anche un’indagine antropologica: tra la scoperta fisica di un’identità e il riconoscersi parte di un mondo. Come diceva Henri Cartier-Bresson, "la fotografia migliore non è quella che sta davanti al tuo obiettivo. E’ dentro di te: devi solamente saperla trovare". Ecco, Franco Ruju è soprattutto questo: poeta della vita e curioso ricercatore dell’anima. Così, mentre il fratello Domenico – altro straordinario artista dell’immagine – cerca negli equilibri complessi della natura il suo equilibrio interiore, Franco Ruju fruga dentro gli uomini per riconciliarsi con le sue radici. Come valutare, se non così, i tre straordinari gioielli Il racconto del pane, Su contu ‘e su casu e L’arte a Flussio? Immagini che narrano ritmi di vita e fatiche di uomini e donne che, come isole esistenziali, rompono la loro solitudine e il loro isolamento quasi per un obbligo, una necessità. Cioè il dovere della sopravvivenza. Franco Ruju non ha mai usato la luce isterica e banalizzante del flash. Nessun artificio e niente di artificiale. In lunghissimi tempi di esposizione, coglie le ombre e le penombre dell’atmosfera severa e spoglia di antichi ovili. Quasi il paziente lavoro di un pittore che usa con sensibilità una poetica e nascosta tavolozza dello spirito. E in quelle atmosfere – le stesse di un secolo fa – sembra di riconoscere i quadri di quell’artista geniale e solitario che era il nuorese Congiu-Pes. E come non pensare, negli incandescenti colori della mietitura, la straordinaria stagione artistica di Giovanni Ciusa-Romagna nelle campagne assolate e crepitanti del Sulcis? Ma c’è un filo che lega queste esplorazioni umane e culturali. E così le immagini diventano storia: dalle antiche e magiche geometrie delle mani che frugano l’aria durante l’antico rito della semina, fino alla fatica silenziosa del raccolto, nella luce abbagliante di giugno. Fino al grano e alla farina. E infine, ecco il pane: rito femminile, quasi una nascita, che si consuma in una sacrale epifania di remote sapienze, in antiche cucine che odorano di tempo e di nostalgie. Nel "Racconto del Formaggio", Franco Ruju disegna la stessa parabola. Immagini di un percorso di fatica e soprattutto di solitudine. Colpisce subito un’ombra opaca, costante negli scatti di Ruju: l’assenza del sorriso. Perché non c’è gioia nel lavoro del pastore. E, d’altra parte, come potrebbe esserci? C’è infatti la cruda consapevolezza di una condizione nella quale, nel ciclo infinito delle stagioni, ogni cambiamento può generare diffidenza e sospetto. E alla fine resterà solo la certezza, intima e consolatoria, che tutto deve restare come era. Come un infinito ripetersi di gesti e di sentimenti nell’universo complesso della campagna, capace di essere amica e generosa, ma anche ostile e paurosa. Nell’"Arte di Flussio", l’ordito del racconto ha qualcosa di diverso. Il punto di partenza sembra più una stagione che un luogo. Si avverte il freddo febbraio, quando fioriscono i pallidi asfodeli. Piante povere, apparentemente inutili. Ma che, nelle mani abili delle donne di Flussio, diventano bellissimi cesti, quasi opere d’arte. Si perpetuano tecniche antichissime, che si perdono nella notte dei tempi, e compaiono disegni e magiche geometrie che forse nascondono riti e icone di civiltà perdute. Questo è Franco Ruju, un uomo che cerca la vita. La cerca in quelle piccole metaforiche pozze d’acqua che restano tra gli scogli quando la marea della storia si ritira. Perché in quelle pozze sopravvivono vite e storie lontane e perdute. Ecco, lui è come un poeta curioso alla ricerca di un tempo perduto. Piero Mannironi

 

 

INCANTEVOLE LA NARRAZIONE ATTRAVERSO LA PAROLA E LE IMMAGINI

LA STORIA DEL CRISTO REDENTORE A NUORO

Straordinario, vivo, coinvolgente il racconto di Franco Ruju, giunto al circolo AMIS di Cinisello Balsamo, per enunciare in una conferenza, un’altra pagina storica della Sardegna, attraverso le parole ma principalmente le immagini, sua grande passione. Lo ha fatto trasfondendo come suo solito, una grande emozione ai presenti nel salone di via Cornaggia, dopo le introduzioni di rito della Presidente dell’AMIS Carla Cividini Rocca. Quello prospettato da Ruju è uno spaccato sociale tribolato della Nuoro del IX secolo, quando in occasione del giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII, lo stesso pontefice espresse la volontà di impostare il nuovo secolo elevando, sulle cime di 19 Regioni d’Italia, lo stesso numero di monumenti al Cristo Redentore. Meticoloso Ruju nel resoconto scritto di suo pugno ed usufruito come rappresentazione teatrale nel 2000 a Sassari, quando in occasione appunto del centenario del Redentore di Nuoro venne interpretato. La storia del mausoleo risale al 1899, quando Nuoro fu scelta da un organismo vaticano come domicilio di una statua che commemorasse l’intero secolo XX alla figura di Cristo. Il compito di concretizzare l’opera fu commissionato allo scultore calabrese Vincenzo Jerace, autore di numerose opere di scultura (gruppo di marmo a Los Angeles in California, bassorilievi nel Palazzo del Principe di Sirignano a Napoli, numerosi monumenti ai Caduti della I Guerra Mondiale) pitture e affreschi a Napoli e Bolzano. Egli concepì e attuò una scultura in bronzo di sette metri d’altezza, dando anima e corpo per forgiarla. Alla base della roccia, è stata sistemata una lapide a Luisa Jerace, moglie
dello scultore e sua ispiratrice, morta prima che l’opera venisse terminata. L’epigrafe fu scritta nel 1902 da Grazia Deledda.  In quel periodo, Jerace, fu anche sconvolto dalla morte della figlioletta Maria. Fu in occasione della morte della piccola, che Jerace scrivendo queste commoventi righe sul suo Redentore, lasciò intendere a chi potesse appartenere il sorridente volto ai piedi della statua: "staccato dal suolo e reggentesi su di esso col solo lembo del suo mantello, nella cui piega estrema è avvolto un viso di pargola sorridente, l’umanità sempre bambina al cospetto di Gesù.". Poco tempo dopo lo scultore perdendo l’amata Luisa, affidò di nuovo al suo Redentore questo mesto accadimento: "La creatura che il Creatore mi aveva regalata era scomparsa, mentre il fonditore aveva fuso nell’eterno bronzo la statua già santificata dalle sue intense preci. Sotto la palma della mano aperta, recante il segnacolo della Pace, vi feci incidere: Luisa Jerace, morta mentre il suo Vincenzo ti scolpiva".

Tornando al Redentore, chi avrà la fortuna di trascorrere un’affascinante vacanza in Sardegna dominata dal sole e dal vento, rileva il professore nuorese, non potrà prescindere dall’assistere ad uno degli spettacoli impareggiabili che riassume l’anima, la cultura e la tradizione autentica delle popolazioni sarde. La statua giunse a Nuoro il 19 agosto 1901 e il 29 dello stesso mese venne condotta con disparati carri trainati da buoi sul monte Bidda, contrafforte del Monte Ortobene. Ma è la ricostruzione del passato che ha sorretto la realizzazione della statua che ha regalato forte emozioni: la Diocesi di Nuoro e l’allora vescovo Monsignor Demartis predisposero i preparativi per quell’evento che avrebbe mobilitato tutta la Sardegna. Il popolo nuorese non fu da meno e di porta in porta, rastrellò le magnanime oblazioni occorrenti per commissionare l’opera che avrebbe reso ancor più sacro l’amato Monte. Franco Ruju rammenta la cifra che servì più di un secolo fa per la realizzazione dell’opera: ben 14.671 lire, che per quell’epoca erano un cospicuo patrimonio. Il clima di festa, raggiunse il suo apice il 29 agosto 1901, quando gran parte dell’ Episcopio Sardo, le rappresentanze di centinaia di parrocchie e i numerosissimi fedeli, dopo essersi inerpicati nella anfrattuosa stradina che porta fino ai piedi del monumento, poterono infine apprezzare il grandioso volto del Cristo Redentore. La cerimonia d’inaugurazione fu precorsa da una lunga processione cui aderirono persone provenienti non solo dalla città ma anche dai paesi più vicini, le quali indossavano colorati e preziosi costumi tradizionali. Il corteo partì dalla Cattedrale e si svolse per diverse vie cittadine fino a guadagnare i boschi dell’Ortobene e quindi la cima dove si erigeva la statua che regnava sulla città. Da quella data per molto tempo si rinnovò tutti gli anni la consuetudine a rendere lode al Santo con una lunga processione variopinta suddivisa in gruppi in abito folkloristico, di cui ognuno raffigurava il proprio paese. In questo modo la festa si accollò grande rilievo turistico fino a rischiare di perdere quello spirito religioso per la quale era nata. Perciò, per scindere le manifestazioni folk da quelle più strettamente religiose, si decise di dedicare alla festa due diverse giornate. Attualmente il 29 agosto è serbato alle cerimonie religiose e alla sagra sull’Ortobene.  Massimiliano Perlato

 

"SA DIE" CELEBRATA DAI CIRCOLI SARDI DELLA F.A.S.I. IN LOMBARDIA

GRANDE PARTECIPAZIONE A CREMONA

I sardi associati nei circoli FASI della Circoscrizione Centro Nord- Lombardia, a partire dal 2003, celebrano la festa del popolo sardo, "Sa Die de sa Sardigna", che ricorre il 28 aprile, ritrovandosi a centinaia, per un’intera giornata da vivere in compagnia e in allegria, in una delle città della regione: dopo Bergamo, Como, Varese, Vigevano, nel 2008 è arrivato il turno di  Cremona. Oltre 500 sardi, domenica 4 maggio, tra sventolii di bandiere con i quattro mori, hanno "invaso" pacificamente le vie centrali della famosa città d’arte per recarsi innanzitutto all’inaugurazione, presso la Biblioteca Statale, della mostra "Antichi strumenti musicali della tradizione europea", curata da Michele Sangineto. Hanno fatto  gli onori di casa ed hanno rivolto i saluti ai numerosissimi presenti Emilia Bricchi Piccioni, direttrice della Biblioteca, Antonio Milia, presidente del locale Circolo sardo "Sa Domu sarda", Giuseppe Torchio, presidente della Provincia, Gianfranco Berneri, assessore alla Cultura del Comune, Tonino Mulas, presidente della FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), Antonello Argiolas, coordinatore della circoscrizione Centro Nord-Lombardia dei Circoli FASI. Dopo l’illustrazione, da parte del curatore, delle caratteristiche essenziali della mostra, i circa 80 strumenti musicali – che sono, per la maggior parte, gloria di costruttori italiani attualmente viventi – sono stati ammirati dalla quasi totalità dei visitatori sardi mentre il villaputzese Luigi Farci (del Circolo sardo di Parabiago) suonava le launeddas: quasi "un incontro di note" tra l’antichissimo strumento sardo e i violini che hanno fatto grande la tradizione liutaria di Cremona, come ha intitolato Massimiliano Perlato la copertina del numero speciale del giornale "Tottus in Pari" stampato e distribuito in occasione dell’appuntamento cremonese. La festosa comitiva, preceduta da un gruppo in costume tradizionale sardo, ha quindi raggiunto  piazza del Duomo (sul quale si affaccia anche il Palazzo Comunale  con la Loggia dei Militi), accolta e salutata dal sindaco Gian Carlo Corada, con la fascia tricolore. Attorno a lui, nello spazio centrale dell’antica città medievale, risuonavano tutte le varianti della lingua sarda. Anche nel Duomo (l’imponente cattedrale  che risale al  XII secolo e che si erge tra il Torrazzo e il Battistero), durante la messa, officiata dal vicario del vescovo Dante Lafranconi (che con una lettera si è scusato di non poter essere presente), sono risuonati i canti religiosi del popolo sardo grazie alle voci armoniose delle cantanti sarde Elena Ledda e Simonetta Soro. E nel segno della lingua sarda si è svolta, nel pomeriggio, la manifestazione culturale, presso l’Auditorium della Camera di Commercio. Come si sa, quest’anno la  Regione ha stabilito, con una delibera redatta anche in sardo (in Limba Sarda Comuna),  che "Sa Die de sa Sardigna" fosse dedicata  "a sa limba nostra" ed
ha ripreso a tal fine, come slogan, un verso di un sonetto del grande poeta improvvisatore Remundu Piras (di cui quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della morte): "Sempre sa limba tua apas presente". Giuseppe Corongiu (che ha orientato i suoi studi e il suo lavoro sull’uso del sardo sia per la redazione diretta sia per la traduzione di atti pubblici e amministrativi: un suo recente volume, in sardo, è intitolato "Pro una limba ufitziale") ha ricostruito gli ultimi sviluppi della discussione in Sardegna sui problemi dell’impiego del sardo come lingua pratica e non solo poetica. Per Corongiu si tratta di realizzare un effettivo bilinguismo e questo risultato può essere raggiunto solo se si stabilizza un uso scritto del sardo  con una funzione co-ufficiale con l’italiano. Riferendosi ai rapporti tra lingua e identità, per Corongiu, "dobbiamo impegnarci a sperimentare per avere una lingua che ci unisca nel nome della sardità scelta, voluta o sognata". Tonino Mulas ha ricordato  le iniziative del mondo dell’emigrazione sarda organizzata a favore della tutela della lingua sarda ed ha assicurato la disponibilità dei circoli a  "produrre materiali a contenuto fonico nelle diverse varianti della lingua sarda inerenti esperienze di vita e di lavoro", in particolare nel mondo dell’emigrazione, come richiesto dalla deliberazione regionale citata. Il successivo concerto di Elena Ledda e del suo gruppo ha raccolto entusiastici applausi da parte degli spettatori. A fine giornata i partecipanti hanno lasciato Cremona avendo nella mente  le dolci sensazioni di una gioiosa esperienza e in bocca, tanto per non rinunciare a una sana competizione, la dolcezza di un torrone, quello di Tonara, preparato in uno stand allestito  in piazza Duomo, che non ha niente da invidiare al famoso torrone cremonese.
Paolo Pulina

 

LA MOSTRA DIDATTICA DI STRUMENTI MUSICALI DELLA TRADIZIONE EUROPEA

LA COLLEZIONE A CREMONA PER "SA DIE"

Esporre una collezione di strumenti musicali a scopo didattico significa voler avvicinare i giovani ad oggetti non di uso comune perché ormai estranei alla nostra vita quotidiana, basata su tecnologie avanzate e sul pensiero dello stretto legame temporale tra il desiderio e la sua soddisfazione, il "tutto subito". E’ lanciare una proposta, senza sentirsi portatori della verità e della giustizia, di appropriarsi di una parte della nostra storia (l’oggetto antico) e conservarla nella memoria come qualcosa di personale perché coinvolti direttamente (la costruzione di un nuovo oggetto). Non è solo portare a conoscenza degli strumenti per l’arte della musica, ma stimolare e produrre qualcosa di simile o di nuovo con le stesse finalità, utilizzando materiali e attrezzi disponibili oggi. Intraprendere un lavoro di costruzione comporta l’impegno nella progettazione, nel disegno, nella ricerca e scelta dei legni, nella manualità della fabbricazione, ma soprattutto richiede un tempo, più lungo di quello che ci offre la tecnologia informatica; ciononostante questa attività arricchisce una parte della nostra vita. La produzione di uno strumento, bello oggettivamente ma anche nel suo utilizzo, rimane nel tempo come testimonianza delle esperienze fatte nel nostro passato. Comprendere l’anima di uno strumento antico e imparare a riprodurlo per poi lasciare qualcosa al futuro è prendere parte attiva alla nostra storia. Nella mostra di Cremona si è considerato un modo di rivelare al pubblico l’importanza storica e artistica di questo tipo di raccolte. Non è una mostra che può interessare soltanto gli specialisti: il costruire strumenti musicali costituisce un’arte in cui, nell’atto stesso in cui si realizza la funzionalità musicale dello strumento, quasi per affinità, si crea una forma che ha una sua propria esistenza come espressione d’arte, parallela ma distinta da quella puramente musicale. E la personalità del costruttore-artista, come in tutte le arti, è distinguibile, ed è fondamentale per determinare la qualità dello strumento nei suoi aspetti di tecnica funzionale perfetta e di forma d’arte a se stante, legata a un’epoca, a una civiltà, a un gusto, intelligibile quindi alla più larga cerchia del pubblico. La mostra comprende circa 80 strumenti musicali che sono, per la maggior parte, gloria di costruttori italiani attualmente viventi. Michele Sangineto

 

"SA DIE DE SA SARDIGNA" ANCHE A BIELLA

LA FESTA DE SU POPULU SARDU

Nei saloni del Circolo Su Nuraghe di Biella è stato proiettato il documentario prodotto dalla Regione Autonoma della Sardegna in cui sono inseriti alcuni momenti delle manifestazioni svoltesi a Cagliari negli anni passati. A ricordo dei moti antifeudali del 28 aprile 1794, è stata istituita (Legge regionale n. 44 del settembre 1993), "Sa Die de sa Sardigna " per consolidare nei Sardi il sentimento di identità e di appartenenza, per esaltarne l’orgoglio di popolo. Fin dalla sua istituzione, a Biella, per questioni climatiche, la grande festa, viene celebrata nel mese di giugno, ma, come ogni anno, c’è stato un ricordo simbolico con la deposizione di un mazzo di fiori, mirto e di corbezzolo, sul monumento ad "Alberto Ferrero della Marmora", e sotto le insegne della piazzetta a lui recentemente intitolata, antistante la Basilica di San Sebastiano. Nel tempio civico, infatti, riposano le spoglie mortali dell’illustre biellese, Senatore del Regno di Sardegna e che tanto studiò ed amò l’Isola. Battista Saiu

 

 

 

 

 

 

 

 

AL "SU NURAGHE" DI PARABIAGO UN CONVEGNO DI SUCCESSO

A 30 ANNI DALLA MORTE DI GIUSEPPE DESSI’

Nel pomeriggio di domenica 20 aprile 2008, a Parabiago, pres
so la sede sociale, per iniziativa del circolo dei sardi "Su Nuraghe" di Canegrate-Parabiago, in collaborazione con
la FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia) e la Regione Sardegna-Assessorato del Lavoro, è stato organizzato un incontro per commemorare lo scrittore, drammaturgo e saggista Giuseppe Dessì (nato a Cagliari il 7 agosto 1909 e morto a Roma il 6 luglio 1977). A presentare l’iniziativa culturale da parte del circolo sono stati la presidente Maria Francesca Pitzalis e il coordinatore  della commissione cultura Piero Ledda. Il sindaco di Canegrate, Valter Cassani, ha portato il saluto ai numerosi partecipanti. Personalmente ho sottolineato il fatto che, nel corso del 2007, nel  trentesimo anniversario della morte, non solo la Fondazione a lui intitolata e che ha sede a Villacidro (il paese in cui ha vissuto infanzia e adolescenza e che ha descritto in memorabili pagine dei suoi romanzi) ma anche diversi circoli degli emigrati sardi organizzati dalla FASI  hanno inteso  evitare che cadesse l’oblio su Giuseppe Dessì, personaggio sardo di levatura nazionale: si pensi che Dessì non è neppure citato  dal sito Internet "Nur on line", creato dalla Regione Sardegna per valorizzare gli uomini e le donne che hanno dato lustro alla storia e alla cultura dell’isola. A Giuseppe Dessì sono intitolati due circoli di emigrati sardi nell’Italia continentale (quelli di Trento e quello di Vercelli) e il circolo sardo di San Paolo in Brasile ma le iniziative culturali volte a far conoscere la sua opera sono sempre state pochissime fuori della Sardegna (tra queste una promossa dal Circolo culturale sardo "Logudoro" di Pavia nel novembre 1999 e tenuta presso l’Università, con relazioni dei professori Nicola Tanda, Angelo Stella e Clelia Martignoni). Benemerita è stata quindi sicuramente la manifestazione con cui il circolo "Su Nuraghe" di Canegrate-Parabiago ha voluto rendere omaggio al grande scrittore sardo, sulla scia di quanto già era stato fatto in precedenza dai circoli sardi di Rivoli, Cesano Boscone, Vercelli, Trento, Ostia Lido. Nicola Tanda, già ordinario di Letteratura e Filologia sarda presso l’Università di Sassari, nella sua lezione magistrale ha ricordato il suo sodalizio culturale con Giuseppe Dessì, che produsse nel 1965, per l’editore Mursia di Milano, l’antologia  "Narratori di Sardegna" in cui trovarono posto non solo i testi degli autori sardi "classici" ma anche le poesie in lingua sarda premiate al "Premio Ozieri" di letteratura sarda. Tanda ha tratteggiato la figura di Dessì divulgando i risultati delle sue analisi critiche sullo scrittore presenti negli ultimi suoi libri,  "Un’odissea de rimas nobas. Verso la letteratura degli italiani" (Cuec, 2006) e "Quale Sardegna? Pagine di vita letteraria e civile" (Carlo Delfino editore, 2007). Ecco due citazioni chiave da questi due volumi. La prima: "Dessì si avvale dei modelli elaborati dalla prosa del soggettivismo lirico del Novecento e, soprattutto, dei procedimenti della memoria proustiana (…). La Sardegna è subito al centro del suo progetto narrativo, mediata, come immagine, dalla memoria (…). Nella raccolta di testi di autori che testimoniano, come dice il titolo, ‘La scoperta della Sardegna’, il curatore Dessì opera una acuta e originale lettura antropologica e critica della società sarda". Ecco la seconda citazione: "Grazia Deledda ha consegnato all’immaginario europeo una Sardegna mitica;  Giuseppe Dessì ha evocato una Sardegna storica nelle sue opere e in particolare in quella summa di riflessioni e di elaborazione concettuale che è il suo racconto drammatico, ‘Eleonora d’Arborea’". Giampaolo Milazzo, docente di storia dell’arte, si è soffermato sul romanzo oggi più conosciuto di Dessì, "Paese d’ombre", per il quale ricevette il "Premio Strega" nel 1972 e col quale ha dato alla sua Villacidro e alla zona intorno uno straordinario lascito culturale che, si spera, il Parco Culturale "Giuseppe Dessì" possa e sappia sfruttare al meglio. Paolo Pulina

 

LA DODICESIMA FESTA DEI SARDI E AMICI DELLA SARDEGNA DEL CIRCOLO "NAZZARI" DI BAREGGIO

A CORNAREDO, NEL MESE DI MAGGIO

Questa manifestazione, è da tanti anni oramai, diventata la più importante tra tutte le attività che l’associazione "Amedeo Nazzari" di Bareggio svolge. Sono stati dieci giorni con tante presenze di diversi ospiti e artisti provenienti dalla Sardegna che hanno rallegrato le nostre serate con musica, canti e balli allo scopo di trasportare il pubblico nell’atmosfera tipica della nostra isola. La manifestazione che si è svolta dall’8 al 18 maggio presso il Centro Sportivo Polifunzionale "Sandro Pertini" di Cornaredo, è stata arricchita dal Gruppo Folcloristico della nostra associazione, da una serie di stand con prodotti artigianali ed alimentari tipicamente sardi ed inoltre uno spazio destinato al ""Centro Informazioni Sardegna", che ha offerto ai partecipanti la possibilità di consultare opuscoli turistici, stampa locale sarda, testi di letteratura e informazioni sulla storia della nostra terra. Il clou culturale c’è stato l’11 maggio con il convegno "Lo Statuto dell’Autonomia Sarda, la storia di ieri e le idee di oggi", con l’intervento del professor Gianmario De Muro, docente di diritto costituzionale della facoltà di Giurisprudenza di Cagliari; il professor Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale all’Università Cattolica di Piacenza e il dottor Massimo Dedea, Assessore agli Affari Generali della Regione Sardegna. Hanno partecipato il Presidente della FASI Tonino Mulas, e il Presidente Emerito della stessa Federazione Filippo Soggiu. E’ intervenuto anche il sindaco di Cornaredo, Pompilio Crivellone. Durante tutto il periodo della manifestazione è stata allestita una Mostra collettiva "La bandiera sarda nel 60° anniversario dello Statuto Autonomo della Sardegna" a cura di Antonio Ledda e la "Prima Mostra Itinerante (Cercando Andrea) "sa oghe in su entu" a cura del Fans club Andrea Parodi.

Franco Saddi

 

 

ANCHE IL CIRCOLO "GRAZIA DELEDDA" DI MAGENTA HA LA SUA FESTA

DAL 17 MAGGIO AL 1° GIUGNO

Il tutto si svolgerà presso la Tensostruttura di Piazza Mercato a Magenta. Ci sarà un torneo di calcetto che comincerà il 17 maggio per proseguire, domenica 18 con la Santa Messa con canti liturgici, musica e costumi sardi presso la Basilica di San Martino. Nel pomeriggio il convegno scientifico ADMO: due proposte per un ritorno alla vita, presso la Sala Consigliare. Giovedì 22, ale ore 21.30 il concerto di Launeddas di Fabio Melis denominato "Suoni e immagini" con la partecipazione del gruppo folk "Gent’Arrubia" di Abbiategrasso. Serate d’intrattenimento venerdì 23 con il cabaret lombardo dei "Ciapa Rat" e sabato 24 con il folklore sardo dei "Tumbarinos" di Gavoi. Nella seconda settimana, ogni serata avrà un intrattenimento musicale che coinvolgerà nella serata di sabato 31, anche il Progetto Brinc@ dei giovani della FASI con la musica etnica dei "Nur". Chiusura il primo giugno con il ritorno dei "Gent’Arrubia". Antonello Argiolas

 

A BIELLA, CONOSCERE LA SARDEGNA ATTRAVERSO I FILM D’AUTORE

           DISAMISTADE 

L’ultima lezione di cinema al "Su Nuraghe" di Biella è stata tenuta dalla dottoressa Maria Elena Colombo Fara, per la pellicola Disamistade, un film di 98 minuti per la regia di Gianfranco Cabiddu (1988), che, con molte concessioni al folclore, ripropone una Sardegna impervia e barbarica incentrata sulle leggi dell’onore e della vendetta. Sebastiano Catte, figlio di un pastore sardo, ha lasciato il paese per studiare e diventare medico o avvocato. Ma deve rientrare a seguito dell’assassinio del padre. Il giovane, non violento, rifiuta di vendicarsi, anche se tutti si aspettano da lui che nuovo sangue riparatore sia versato. Dopo il furto del suo gregge Sebastiano viene ingaggiato da don Piana, ricco proprietario locale, capobanda di abigeatari. In seguito conosce e si innamora di Domenicangela, una ragazza brava e studiosa. Per dimostrare di non essere un vigliacco Catte oltrepassa la soglia del lecito eseguendo "La Bardana" (un furto di bestiame) a cui seguono altri furti. Viene accusato di delitti mai commessi e su di lui viene posta una taglia di dieci milioni. Catturato e processato, in Tribunale dichiara di non essere colpevole rinunciando a difendersi. Infine, Sebastiano Catte, si consegna, affinché la madre possa beneficiare della taglia.

Maria Elena Colombo Fara è nata a Biella nel 1981 da padre piemontese e madre sarda di Atzara (Nuoro). Nel 2000 ha conseguito il diploma di scuola superiore al Liceo socio-psico-pedagogico presso l’Istituto S. Caterina di Biella. Nel 2007 si è laureata in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in Diritto Ecclesiastico, dal titolo: "La tutela penale del sentimento religioso prima e dopo la riforma del 24 febbraio 2005, n. 85". Attualmente svolge la pratica forense presso uno Studio legale di Biella. Battista Saiu

 

INAUGURATA DA FILIPPO SOGGIU LA MOSTRA DEL "CIRCOLO SARDEGNA"

BANDIERA SARDA SIMBOLO BIFACCIALE

La mostra organizzata dal Circolo Culturale Sardegna di Concorezzo-Vimercate-Monza in collaborazione con la FASI e con l’ecclettico artista di Serramanna prof. Antonio Ledda, presidente della Associazione artistica "Fraria" (La Scintilla), è stata inaugurata il 12 aprile. Ha tagliato il nastro Filippo Soggiu, presidente onorario della FASI, nella Sala Mostre di Villa Zoia a Concorezzo, assieme al critico d’arte prof. Beppe Colombo, già direttore della Biblioteca di Monza. Filippo Soggiu ha poi spiegato le motivazioni della mostra itinerante sulla Bandiera Sarda, voluta dalla FASI, nella ricorrenza del 60° della Costituzione dello Statuto Sardo del 1948. Ha portato inoltre un importante documento del 1590, in cui si conferma l’origine spagnola dello stemma dei quattro mori, importato in Sardegna, confermato poi nel 1952 dalla Regione Sardegna con lo stemma, ripreso poi sempre dalla Regione Sardegna con la Legge 10 del 1999. Beppe Colonbo, si è complimentato con il Circolo Sardegna, per la bella iniziativa, dalla quale è visibile l’amore dei Sardi, per la Bandiera dei quattro mori, ma è rimasto meravigliato, dalla fantasia dei 60 artisti, che hanno saputo riprodurre nelle loro opere di grande pregio, l’attuale dibattito sul simbolo dei quattro mori, dipingendo anche in modo ironico, la propria bandiera. Il Circolo Sardegna ha poi consegnato a Filippo Soggiu un Diploma di Benemerenza, per ringraziarlo per il suo impegno a favore dei Circoli sardi e del mondo dell’emigrazione sarda. All’inaugurazione della Mostra ha partecipato anche un delegazione del Circolo Sardo "Raimondo Piras" di Carnate, che si sta preparando
per una manifestazione di Amicizia Lombardia-Sardegna a Melzo, dal 16 al 18 maggio 2008, con mostre, folklore, balli e cucina sarda. La visita guidata della mostra e un rinfresco a base di vini e prodotti sardi ha concluso il bel pomeriggio culturale di sabato 12 aprile 2008.
La Mostra dopo Concorezzo, dove è restata sino al 27 aprile 2008, è stata esposta nel Comune di Pioltello, dove è stato eletto un sindaco di origine sarda, nato a Gonnosfadiga, poi dall’8 al 18 maggio a Cornaredo, nell’ambito della Festa Popolare Sarda, del Circolo A.Nazzari; poi a Vimodrone, nell’ambito della Festa sarda del Circolo sardo "La Quercia". In seguito sarà la volta di altri circoli sardi. Salvatore Carta

 

DAL PARADISO ALLA SARDEGNA, IL VIAGGIO E’ BREVE

L’ALPINISTA MAURIZIO OVIGLIA

Nel Salone Convegni della sede centrale di Biverbanca di Biella, l’alpinista professionista Maurizio Oviglia ha voluto condividere con i Biellesi le sue esperienze alpine iniziate sulle montagne di casa del Gran Paradiso, il Massiccio del Monte Bianco e le Dolomiti ed approdate su quelle della Sardegna. Chiamato a prestare il servizio militare in Sardegna, nel 1984 sbarca sull’Isola. Qui avviene il magico incontro con la  futura sua sposa, compagna di vita e di scalate e le rocce basaltiche, granitiche o calcaree della Sardegna, fino ad allora pressoché ignorate dall’alpinismo ufficiale. Inizia così quello che definisce il "periodo meraviglioso della sua vita vissuto di esperienze intense" scoprendo la Sardegna come il vero e proprio "Paradiso degli scalatori" dell’ultima generazione, al pari delle montagne iberiche e delle  Kalymnos greche nel Dodecanneso. Affronta le nuove incognite poste dalle vergini falesie del Supramonte, dalle scogliere dell’Iglesiente, le grotte di Cala Gonone e le tante affascinanti pareti strapiombanti sul mare… Con la sua passione e il suo impegno fa entrare la Sardegna nell’universo alpino attrezzando nuove vie, prospettando inedite possibilità turistiche alle pubbliche Amministrazioni come nel caso del Comune di Jerzu che investe – sotto questa nuova luce – nella riscoperta  nei "tacchi" calcarei dell’Ogliastra dove il silenzio è musica… Così, in questo territorio – abbandonato, dimenticato ed incontaminato – per gli amanti dell’arrampicata sportiva sono state predisposte oltre 200 vie chiodate, dalle più facili alle più impegnative. L’alpinista professionista Maurizio Oviglia, Piemontese divenuto Sardo di adozione, che ama egualmente le sue due Terre è voluto ritornare nei luoghi di origine per renderci partecipi dei tesori dell’Isola di pietra e le sue fantastiche scoperte che il Mediterraneo sta svelando grazie anche al suo impegno e alla sua passione. In crescendo, unanime è stato il consenso dei molti Piemontesi e dei tanti Sardi presenti in sala che con calorosi applausi hanno comunicato la condivisione e il ringraziamento per la bellissima serata organizzata in modo impeccabile dall’Associazione biellese "Montagna Amica". Battista Saiu

 

DECOLLA LA "CONTINUITA’ TERRITORIALE NEI PRIMI TRE MESI DEL 2008

CENTOCINQUANTAMILA PASSEGGERI IN PIU’

La continuità territoriale dell’Isola mette le ali: nel primo trimestre del 2008 i passeggeri in transito sono aumentati del 18% rispetto allo stesso periodo del 2007. Sono quindi aumentati di quasi 150mila unità i viaggiatori, in arrivo e in partenza, negli aeroporti di Alghero, Cagliari, e Olbia. Il risultato di maggior rilievo è stato registrato dall’aeroporto di Cagliari-Elmas (+24%), con un exploit nei voli internazionali (+80%). Alghero, grazie ad un incremento di oltre il 22% nei voli nazionali e di oltre il 15% di quelli internazionali, si attesta su una crescita complessiva del 20% . Olbia, invece, conferma i risultati dell’anno scorso. «Un risultato particolarmente positivo – ha commenta Sandro Broccia, assessore regionale dei Trasporti – che porta a quasi un milione il numero totale dei passeggeri transitati del solo primo trimestre: è la conferma degli effetti positivi del modello di continuità territoriale che abbiamo organizzato, modello che, insieme alla liberalizzazione degli aeroporti di Malpensa, Orio al Serio e Ciampino, garantisce un’offerta decisamente maggiore di voli a disposizione dei cittadini che si spostano da e per la Sardegna». Partita con due collegamenti (Roma e Milano), la continuità territoriale, per i sardi oggi conta 8 collegamenti con la Penisola: Roma-Fiumicino, Milano-Linate, Bologna, Torino, Firenze, Verona, Napoli e Palermo. «La Regione -hanno spiegato il Presidente della Regione, Renato Soru, e l’assessore Broccia- avrebbe voluto collegare la Sardegna anche con altre città, ma l’Unione Europea non lo ha consentito». Oltre alle tratte "in continuità", hanno ricordato la liberalizzazione degli scali di Milano-Malpensa, Bergamo-Orio al Serio e Roma-Ciampino, che «consentono l’ampliamento dell’offerta per chi vuole raggiungere la Sardegna». E la continuità futura? «Basterà che il nuovo Governo confermi il finanziamento, mettendoci in condizioni di avviare una continuità territoriale aerea che ha garantito in questi ultimi anni una crescita del numero delle città collegate e, come si vede dai dati diffusi, una crescita significativa del numero dei passeggeri». «Questo modello di continuità territoriale aerea garantisce non solo prezzi bassi per i residenti, 57 euro più le tasse – hanno spiegato Soru e Broccia- ma un costo del biglietto per i non residenti notevolmente più basso rispetto agli altri collegamenti fra aeroporti italiani: il biglietto del volo Verona-Cagliari costa, a un non residente in S
ardegna, 98 euro più le tasse, mentre il costo di un biglietto Verona-Palermo è di 300 euro». Per quanto riguarda la continuità territoriale per le merci attraverso le linee marittime
la Regione chiederà anche al nuovo governo Berlusconi che sia rispettata la scadenza naturale del 31 dicembre 2008 della concessione alla Tirrenia: «Perché non venga rinnovato un monopolio non più accettabile di una società che usa navi non più adeguate, che vanno a 14 nodi anziché a 28, con i servizi a bordo a volte addirittura inqualificabili». Il modello di continuità marittima potrebbe seguire quella aerea: «La Regione chiede di avviare lo stesso tipo di bando internazionale di gara finalizzato all’imposizione degli obblighi di servizio pubblico, come previsto dal regolamento comunitario. Gli obblighi di servizio pubblico serviranno a individuare i porti che devono essere collegati, la regolarità, la continuità, la frequenza, la capacità di fornitura del servizio, le tariffe richieste, la tipologia e l’equipaggio delle navi da impiegare». Una sfida che si avvia ad una risoluzione positiva: «La Finanziaria regionale ha addirittura previsto nuove risorse – hanno spiegato Soru e Broccia – per sostenere una nuova compagnia a partecipazione regionale sul modello di quel che avviene in Corsica».

 

NEL 2007, LA RIBALTA NAZIONALE PER GLI SCRITTORI SARDI

UNA STAGIONE MAGICA

Il 2007 è stato un anno straordinario per gli scrittori isolani. I loro libri sono entrati nelle classifiche nazionali dei più venduti. Le recensioni hanno avuto un ampio risalto sulle maggiori testate della penisola. Non sono mancati riconoscimenti nei premi letterari che contano. Non è azzardato affermare che la Sardegna, in rapporto al numero di abitanti, è una delle regioni col maggiore tasso di scrittori. Tutti riconoscono che la nostra isola è di moda sul piano letterario, per il successo di molti autori. Ma questo fenomeno non riguarda solo il 2007, inizia qualche anno prima. In questo periodo si sono affermati scrittori importanti come Sergio Atzeni, Salvatore Mannuzzu, Giulio Angioni, Giorgio Todde, Salvatore Niffoi, Francesco Abate, Nicola Lecca, Flavio Soriga, Luciano Marrocu, Bachisio Zizi e altri. Molti dei loro romanzi sono tradotti in diverse lingue. Si possono trovare facilmente nelle librerie di Barcellona, Parigi, Monaco, Londra e Dublino. Spiccano negli stand delle Fiere del libro di Francoforte e Torino. A loro è riservata interamente la Mostra del libro sardo di Macomer (arrivata alla settima edizione). Chi vuole avere un quadro generale di questo ricco panorama dovrebbe leggere il volume "Cartas de logu, scrittori sardi allo specchio" edito dalla Cuec, con una lucida premessa di Giulio Angioni. Il quale afferma tra le altre cose: "Nella narrativa sarda di oggi io trovo centrale il tema del mutamento, e quindi anche il tema del ritorno a qualcosa che non è più, e che magari si vorrebbe ritrovare. Si tratta spesso di un andirivieni tra passato e presente, magari per non avere troppa paura del futuro, a volte ridotte a una minaccia". Il grande e imprevedibile exploit dell’anno scorso è stato quello di Milena Agus. Questa autrice col romanzo "Mal di pietre" ha avuto successo prima in Francia, poi in Italia (restando in cima alla classifica dei libri di narrativa più venduti per parecchi mesi). Il fatto più incredibile è che il suo romanzo è stato pubblicato da una piccola casa editrice, che non ha speso un centesimo per la pubblicità. Sono stati i lettori a decretare un successo che ha stupito tutti, a partire dalla stessa autrice. Il 2007 ha registrato l’affermazione su larga scala di un altro romanzo ambientato a Cagliari, "Mi fido di te" di Francesco Abate e Massimo Parlotto (Einaudi). Anche questo libro è stato incluso nella classifica dei cento più venduti lo scorso anno, grazie all’argomento che affronta. Cioè le sofisticazioni alimentari. I due autori parlano di questa sciagura attraverso una storia ricca di personaggi visti sotto una luce grottesca. Giorgio Todde ha invece proposto un romanzo che continua la serie basata su quell’anomalo investigatore che è Efisio Marini, l’imbalsamatore sardo alle prese con casi ingarbugliati di morti ammazzati. Il titolo "L’estremo delle cose" (Feltrinelli) lascia intendere che non mancano i colpi di scena. Libro che merita di essere letto è anche "L’ultimo inverno" di Salvatore Niffoi (Il Maestrale). Uscito un anno fa, questo romanzo racconta una storia angosciosa in bilico tra la realtà e il sogno. In un paese della Sardegna non piove da molti mesi, quando finalmente arriva la pioggia è talmente abbondante che sembra il diluvio universale. Su questa paradossale situazione agiscono figure femminili di straordinaria intensità espressiva. Qualche mese dopo è arrivato nelle librerie "Ghiacciofuoco" di Laura Pariani e Nicola Lecca (edizioni Marsilio), è una raccolta di racconti scritti da questi due autori, su temi molto precisi riguardanti ruoli femminili: la madre, la moglie, l’analista, la vecchia, la maestra, la prostituta, la viaggiatrice. A parte questo schema, i racconti di Lecca sono ambientati nel nord del mondo, mentre la Pariani ha scelto il Sud America (due realtà geografiche agli antipodi non solo per il clima ma anche per lo stile di vita). Quando Lecca ha presentato questo libro a Cagliari, in una sala del T Hotel gremita di pubblico, ha letto uno dei suoi racconti. Ne ha scelto uno particolarmente divertente ("L’analista") che presenta un personaggio frivolo. Questo per dimostrare ai lettori che le sue storie non sempre sono percorse da una sottile inquietudine. Di Giulio Angioni l’anno scorso è uscito il romanzo "La pelle intera" (Il Maestrale), è un libro che consolida ulteriormente una carriera letteraria ventennale, grazie alla quale questo insegnante di antropologia dell’Università di Cagliari è diventato una figura di spicco nel panorama regionale e nazionale. Angioni non è uno scrittore ripetitivo: cambia continuamente gli argomenti dei suoi romanzi, muovendosi tra il presente e il passato, tra l’attualità e la storia con la esse maiuscola. Lo dimostra anche questo lungo racconto, basato sulla rievocazione di un momento cruciale, come gli ultimi anni della seconda guerra mondiale. In un’Italia dove partigiani e repubblichini, truppe alleate e tedeschi sono alla resa dei conti. Al centro di una vicenda movimentata e oscura, c’è un giovane sardo di 17 anni il cui nome è Efis Brau. In con
comitanza con le festività natalizie e di fine anno su diversi giornali sono apparse le anticipazioni del nuovo romanzo di Flavio Soriga "Sardinia blues" (Bompiani). Con interviste all’autore e accenni a una trama imperniata su una raffigurazione dell’isola insolita e reale allo stesso tempo. Accompagnato da una campagna pubblicitaria in grande stile sul "Corriere della Sera", il libro di Soriga, che è il terzo da lui scritto, è arrivato ai librai all’inizio di quest’anno. Effettivamente è un romanzo singolare, composto da schegge narrative separate da spazi tipografici bianchi. Esiste un filone sardo della narrativa? Difficile rispondere a questa domanda. In un’intervista rilasciata a Celestino Tabasso, uscita nel 2007 sull’Unione Sarda, Duilio Caocci docente di Letteratura regionale all’Università di Cagliari osserva: "Non parlerei di una sardinian wave. Più che un’onda sarda c’è una serie di onde, cioè una serie di scrittori che hanno successo nello stesso periodo storico, ma hanno caratteristiche ben diverse l’uno dall’altro. Imboccano strade narrative ben distinte. La rinascita dell’editoria sarda ha consentito di scoprire valori che altrimenti sarebbero stati silenziosi". Il quadro è molto più complesso di quello tracciato: come dimenticare autori importanti che vanno da Marcello Fois e Antonio Capitta a Gianni Barilotti? Insomma il boom continua e non è un fenomeno destinato ad attenuarsi in tempi brevi. Dal momento che la maggior parte dei nostri autori sono nel pieno della loro maturità artistica, cioè un’età compresa tra i 30 e i 50 anni. Il loro decano è Salvatore Mannuzzu, che dall’alto dei suoi 78 anni segue tanti giovani, con simpatia e interesse. Intervenendo di persona a un gran numero di manifestazioni, ai festival letterari che richiamano scrittori e lettori in diversi centri della nostra regione. Il dibattito sulla narrativa sarda non avviene solo nell’isola. Ha trovato spazi anche nel continente e all’estero, nella stampa o in sedi prestigiose come
la Fiera del libro di Francoforte. Giovanni Mameli

 

ALLA FIERA DI TORINO, NUOVE VETRINE PER L’EDITORIA ISOLANA

L’ISOLA DEI LIBRI

La Regione è andata alla Fiera del libro di Torino e non da sola, ma assieme alle associazioni dei librai, degli editori, dei distributori e con gli intermediatori. La Fiera di Torino ha costituito la prova generale dello scenario prossimo della partecipazione della Sardegna alle diverse fiere nazionali ed internazionali. Il ruolo delle istituzioni dev’essere quello di stare dentro la contemporaneità che vede ormai gli autori sardi rappresentati nell’editoria nazionale ed internazionale, anche grazie al ruolo svolto dagli editori regionali che hanno goduto del supporto della Regione. La delibera approvata lo scorso 8 aprile dalla Giunta ha dettato le linee di intervento della Regione per l’azione di supporto alla promozione dell’editoria sarda. La partecipazione alla Fiera di Torino è stato il primo momento concreto della nuova strategia regionale condivisa con tutti gli operatori del settore. "L’Isola dei Libri", questo il nome del progetto per Torino a cui hanno partecipato in forma associata l’Aes, l’Alsi e l’agenzia letteraria Kalama, riguarda in particolare la gestione, la cura delle attività promozionali, di commercializzazione, di intermediazione culturale, scambio di diritti primari e secondari e di relazione con il pubblico. Non solo l’allestimento del tradizionale stand dunque, ma un ruolo attivo per la Regione che tiene conto del salto straordinario che è avvenuto nel mondo letterario sardo. Nel nuovo scenario, Macomer si prepara a diventare il punto di incontro, scambio, contrattazione di tutti gli operatori della filiera del libro. Il luogo di sintesi in cui confluiranno tutte le azioni finanziate dalla Regione, compresi i festival letterari, le maratone della lettura e le biblioteche scolastiche per fare il punto della situazione e puntare al rilancio.

 

IL LIBRO DEL NUORESE GIOVANNI SALIS

PER COMBATTERE LA MALARIA IN AFRICA

Nel solco della campagna "m’illumino d’immenso", atta a ulteriormente ricordare come anche lo spegnere una lampadina a testa possa aiutare a risolvere il problema dello sperpero di energia che ci accomuna, in quanto occidentali ricchi a tutti gli effetti, ai grandi spreconi del pianeta terra, anche i sardi di via Foscolo hanno spento le luci per un minuto, il 16 di pomeriggio. E a scacciare i baluginii che provenivano comunque da piazza Duomo (che nessuno ha provveduto a spegnere) hanno pensato le note dell’arpa meravigliosamente rilasciate dalle corde di Marcella Carboni, giovane cagliaritana che è qui oggi in veste di accompagnatrice di un evento letterario-umanitario. Si tratta di presentare al pubblico il libro di Giovanni Salis : " Sardinia’s Experience", storie e immagini di un’isola straordinaria. Giovanni è di Nuoro, dove lavora in qualità di dirigente della ASL corrispondente; gli chiedo se  debbo chiamarlo dottore ma mi dice che è "solo" veterinario, laureato anche in giurisprudenza e innamorato della storia della sua , nostra, isola. Specie per quei periodi che lui chiama di unità sarda, il periodo nuragico e quello giudicale. Eleonora d’Arborea quindi! Non tanto lei quanto il babbo, Mariano IV, a suo dire il più grande politico della storia sarda. Dopo Antonino Gramsci, dico io. Ma  se ne può discutere. Il libro, di cui si sono già vendute 2000 copie in Sardegna, deve servire a raccogliere fondi per l’associazione "Un Altro Mondo Onlus", che  persegue il progetto "stop malaria" in alcuni paesi dell’Africa sub sahariana, Togo, Senegal Zambia e Mali. Ci sono qui due ragazzi dell’associazione, che ha sede a Sesto S. Giovanni, fanno parte del movimento umanista e declinano parole d’ordine che davvero non sono più di moda tipo: "niente al di sopra dell’essere umano e nessun essere umano al di sotto di un altro" e anche roba come uguaglianza, riconoscimento delle diversità culturali, sviluppo della conoscenza, ripudio di ogni forma di violenza. Insomma i soliti illusi che la loro opera servirà da esempio per quelli che si sono rotti le scatole di seguire "grandi fratelli" televisivi o politici che siano (e qui da noi sono anche la stessa cosa) e li seguano invece in Africa a portare zanzariere e conoscenze a quei disperati che debbono ancora convivere con la malaria. Le stramaledette zanzare che la veico
lano uccidono ogni anno 2 milioni di persone, i più esposti al rischio di morte sono i più deboli : bambini piccoli e donne incinte. Il 40% della popolazione mondiale è esposto al rischio di ammalarsi, di malaria muore un bimbo ogni trenta secondi; perché le grandi multinazionali del farmaco spendono solo una esigua parte dei loro fondi nella ricerca di un qualche vaccino è presto detto: questi poveracci non possono permettersi di  spendere soldi in medicine "occidentali". E allora gli umanisti e quelli che come loro la pensano vanno "sul campo" e provano a fare prevenzione, a costituire gruppi autoctoni di volontari che agiscano da volano, che salvandosi aiutino gli altri a salvarsi. Che concorrano in questo loro progetto i nuoresi di ASSIEME (Associazione per lo sviluppo solidale internazionale e mercato equo) di cui Giovanni Salis fa parte non può destare sorpresa nei sardi che abbiano un minimo di conoscenza della loro storia passata. Per millenni
la Sardegna  è stata conosciuta per la sua "mala aria", per millenni l’anofele portatrice di morte ha scacciato i sardi non solo dalle zone palustri e dai litorali, ma anche dalle campagne  e colline del Campidano. Il plasmodium che trasmette la zanzara infetta se la prende coi globuli rossi del sangue e preferisce quelli sani, paradossalmente chi è malato di talassemia o di favismo viene "risparmiato", da qui il numero sovrabbondante di talassemici che contraddistingue la nostra isola. E il decorso della malattia anche se non è sempre mortale costringe a una vita di invalidità, di torpore intellettuale. Pensate fin dai tempi dei fenici, seicento anni prima di Cristo, questo flagello ha imperversato quasi senza nessuna possibilità  di una qualche risoluzione. Fino al 1946, anno magico per i sardi, e il 14 maggio è davvero la data che dovrebbe  scolpirsi loro in testa come vera "die de sa Sardigna", quando sfoggiarono uno sforzo di popolo, unito davvero per un intento che toccava tutti, sassaresi e campidanesi, galluresi e barbaricini: che non c’era neppure un angolo dell’isola che fosse immune dalla presenza della zanzara assassina. In quattro anni di campagna di disinfestazione furono impiegati più di trentamila sardi, che armati di taniche contenenti DDT sciolto in petrolio, spruzzarono sulla Sardegna tanto di quel veleno che alcuni studiosi calcolano essere stato di circa 3000 grammi per ogni abitante. Tre chili di Dicloro-difenil-tricloro-etano per abitante. Come con le zanzare non siano morti anche i sardi è un mistero che la scienza si proporrà di svelare nel futuro. Occorreva spruzzarlo dovunque, nelle paludi di Cabras ma anche nel sopramonte di Oliena, furono usati aerei  ma anche la dinamite per spaccare antri difficilmente accessibili. Ma la zanzara fu sterminata: leggo da "Le vie d’Italia" del 1956: "’46, casi primitivi di malaria 10.149; ’47: 2.968; ’48: 341; ’49: 6; ’50: 4; ’51: 3; ’52: 0; ’53: 0; ’54: 0). In quel periodo non era chiaro quanto fosse pericoloso il veleno usato alla bisogna, è degli anni sessanta il libro di  Rachel Carson (Primavera silenziosa) che doveva spalancare gli occhi del mondo sui pericoli dei clorurati in genere e del DDT in particolare. Ma quel veleno chimico aprì ai sardi la prospettiva di un futuro possibile. Per chi volesse saperne di più consiglio i libri di Eugenia Tognotti ("Americani comunisti e zanzare", ed. Democratica Sarda  ’95 e "La malaria in Sardegna", Franco Angeli’96). Questo libro di Giovanni Salis è costruito come una sceneggiatura: bellissime foto raggruppate per tempi storici ben precisi: dal paleolitico antico ai giorni nostri. Impossibile nominare anche solo le più belle o significative pieno com’è di dolmen, pietre fitte, nuraghi, tombe di giganti, chiese templari e bizantine. Castelli aragonesi e pozzi sacri. Un escursus storico-iconografico di grande impatto emotivo. Specie per chi nell’isola di Sardegna è nato. Quelli di Nuoro che si sono messi in "Assieme" si sono prefissi che tutto il denaro che riescono a ricavare dalle loro iniziative vada, al 100%, nelle opere e nei materiali atti a sanare le situazioni di disagio (innumerevoli) di questo nostro mondo: sia l’Afganistan di Gino Strada ed Emergency, sia il Guatemala maia di Rigoberta  Manchù. Ora in Mali e in Senegal ad acquistare zanzariere impregnate di repellente chimico. Ci fanno vedere anche un documentario, quelli di Sesto, bambini neri con le pance gonfie, ma anche coi sorrisi che spaccano l’obiettivo delle macchine fotografiche tanto sono splendenti. Nel mentre Marcella Carboni continua a suonare  la sua arpa, 28 chili di strumento che si deve portare via con una specie di carrellino. Mi dice che è un’arpa jazz. A me pare uno strumento che sa di paradiso , luogo che in verità temo sia destinato ad essere abolito come il limbo e l’inferno. Ma se esistesse davvero me lo immagino popolato da questi sardi buoni, che hanno memoria delle loro disgrazie ataviche e spendono il loro tempo libero qui, a regalare speranza anche a chi ne ha finora solo sentito parlare, scrivendo libri e suonando l’arpa, in assoluta gratuità di cuore. Sergio Portas

 

REGIONE SARDA, FASI, SOCIETA’ UMANITARIA PER IL CINEMA E L’EMIGRAZIONE

CONCORSO PER PROGETTI CINEMATOGRAFICI 

La Regione Sardegna, Assessorato Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, la FASI Federazione Associazioni Sarde in Italia e la Società Umanitaria – Cineteca Sarda di Cagliari, al fine di raccontare il mondo dell’emigrazione dalla Sardegna nel corso della storia e ai giorni d’oggi, indicono il concorso per progetti cinematografici (fiction o documentario) "Cinema e emigrazione". I progetti cinematografici premiati dovranno essere trasformati in film. Scopo del concorso è incentivare e promuovere la realizzazione di film che documentino e raccontino l’emigrazione dei sardi in Italia e nel mondo. Il concorso è suddiviso in due sezioni: – Documentario – Fiction

Ogni autore o gruppo di autori dovrà indicare nella scheda di partecipazione a quale delle due sezioni sopraindicate intende partecipare. La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti, senza limiti di età e di nazionalità. A ogni concorrente è consentita la possibilità di presentare un solo progetto. I minorenni che intendano partecipare al bando dovranno allegare alla documentazione un’autorizzazione scritta firmata dal/i genitore/i o da chi ne fa le veci. Tema dei progetti deve essere l’emigrazione dei sardi in tutti i suoi aspetti. Dovranno essere protagonisti dei film i sardi emigrati in ogni nazione e in ogni tempo. I progetti di documentari o brevi fiction devono esse
re originali, inediti e di piena ed esclusiva proprietà dell’autore che li presenta al concorso. I partecipanti devono essere in possesso pieno dei diritti sul film che intendono realizzare. Qualora i progetti siano tratti o ispirati da opere di altri autori o da opere letterarie, l’autore dovrà dichiararne la fonte e attestare il regolare possesso dei diritti d’uso, producendo l’idonea documentazione. Non saranno accettati progetti già realizzati e dai quali siano state tratte opere cinematografiche, teatrali, operistiche, televisive o di qualsiasi altra natura, rielaborazione di progetti già realizzati o progetti già in fase di realizzazione. Ai fini della corretta partecipazione al concorso, deve essere compilata in ogni sua parte, l’apposita scheda di partecipazione, predisposta dalla FASI e dalla Cineteca Sarda, e sottoscritta in originale dall’autore o dagli autori. La scheda di partecipazione e il bando di concorso sono reperibili o richiedibili via email ai seguenti indirizzi: SOCIETÀ UMANITARIA C.S.C. CAGLIARI, viale Trieste 118, 09123 Cagliari. Tel. 070/275271 – 070/280367- email: umanitaria.ca@tiscali.it FASI – FEDERAZIONE ASSOCIAZIONI SARDE IN ITALIA – Via Daverio, 7   20122 Milano. Tel e fax 02/54121891 – email: fasi.italia@tiscali.it – Sito: www.fasi-italia.it

Ciascun autore deve presentare il progetto in busta chiusa con la dicitura "CONCORSO CINEMA E EMIGRAZIONE – SEZIONE «indicare la sezione»", contenente i seguenti allegati:

1. La SCHEDA DI PARTECIPAZIONE sottoscritta in originale. 2. Il SOGGETTO. 3. La RELAZIONE DESCRITTIVA. 4. Il PIANO ECONOMICO preventivo delle spese. 5. CURRICULUM VITAE dell’autore, FIRMATO IN ORIGINALE, riportante le precedenti esperienze di vita. 6. Il PROGETTO completo.

L’Assessorato Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale della Regione Sardegna, mette a disposizione, tramite gli enti organizzatori, FASI e Società Umanitaria di Cagliari,  4 premi in denaro che dovranno essere utilizzati dai vincitori del concorso per la realizzazione dei film.

I premi sono così distribuiti: – Primo classificato sezione "Documentario": € 8.000,00 – Secondo classificato sezione "Documentario": € 5.000,00 – Primo classificato sezione "Fiction": € 8.000,00 – Secondo classificato sezione "Fiction": € 5.000,00. La Giuria sarà composta da una commissione di 5 esperti, scelti e nominati dalla FASI, dalla Società Umanitaria – Cineteca Sarda. (ci riferisce Tonino Mulas)

 

LA STORIA LOCALE NEL PORTALE ISTITUZIONALE DELLA REGIONE SARDEGNA

IL PROGETTO SULLA MEMORIA STORICA

La Regione Sardegna ha in corso un progetto per valorizzare la storia locale attraverso il racconto per immagini. Si intendono implementare i contenuti del portale istituzionale della Regione attraverso la rappresentazione iconografica della storia di ciascuna comunità sarda. Si invitano i circoli degli emigrati sardi ad attivarsi presso i nostri conterranei al fine di raccogliere e inviare una selezione di immagini che rappresentino i luoghi, le persone e gli eventi della nostra terra d’origine ritenuti particolarmente significativi. Le immagini, munite di didascalie esplicative, dovranno essere inviate, se possibile, in formato digitale (e accompagnate dalla una liberatoria su eventuali diritti d’autore gravanti sul materiale) al seguente indirizzo: Assessorato alla Pubblica Istruzione, Servizio Lingua e Cultura Sarda, viale Trieste 186, 09123 Cagliari. Eventuali maggiori chiarimenti potranno essere richiesti al numero 070/6065024 o alla e-mail apistuddi@regionesardegna.it (dottoressa Anna Pistuddi). Nella certezza di trovare favorevole riscontro ai progetti di documentazione e salvaguardia della nostra memoria storica, porgo i miei più cordiali saluti. Maria Antonietta Mongiu

 

STRAORDINARIO ARCHIVIO DELLA SARDITA’ NEL WEB CON LA "DIGITAL LIBRARY"

CULTURA E MEMORIA: REGIONE ALL’AVANGUARDIA

La nostra memoria digitalizzata in un portale dove è più facile navigare che descrivere a parole. Sardegna Digital library è la terra comune che ci offre la modernità, un archivio fatto di immagini, video, schede, documenti, libri. Facile e immediato come You Tube. La soffitta dei ricordi dei sardi che si scoprono comunità virtuale, connessi in rete col mondo degli internauti. Martedì sera la presentazione ufficiale nella cornice della Sala settecentesca della Biblioteca Universitaria è sembrata siglare la contiguità di mondi lontani, che si dispongono in ordine stratigrafico, dal manoscritto, alla stampa, all’immagine, alla registrazione audio, video e infine digitale. In un crescendo democrazia segnata dalla facilità d’accesso alla rete. L’entusiasmo che trasmette il navigare in un "archivio della sardità" era quello contagioso di Renato Soru che ha illustrato come funziona in prima persona: "C’è tutta la nostra memoria: 500 video divisi per autore, titolo, comune; ci sono corti, documentari, l’archivio della Rai, dell’Istituto Luce, dell’Isre, la tivù di altissima qualità. Ci sono Michele Columbu, Michelangelo Pira, Antonio Pigliaru, ci sono anomini contadini, emigrati, pastori, imprenditori. C’è tutto". Dai grandi archivi fotografici con 13000 immagini, alle gare poetiche registrati e trascritti, la letteratura sarda più recente, il patrimonio d’arte e di archeologia 40.000 immagini e oltre ventimila schede. "Abbiamo fatto una cosa per bene -ha concluso Soru- siamo tutti più ricchi, nessuno più povero". Ed è questo un argomento indiscutibile, l’accesso alla modernita delle zone "periferiche" grazie alla tecnologia è di vitale importanza. "Up to day" -come ha detto Giulio Angioni disposto a credere che quanto si è visto- sarebbe successo a dispetto dei governi, inevitabilmente, come le grandi cose che toccano la Sardegna, comunque immersa nel flusso della modernità.
La Regione sta al passo e anche un passo più in là". Ospite d’onore per aver insegnato con Ernesto De Martino ai sardi il valore della cultura dei popoli e come documentarla, l’etno-antropologa Clara Gallini ha confrontato l’emozione che passa nel consultare un catalogo del 1870 negli archivi capitolini, fatta di tatto, vista, olfatto, e invece la freddezza del computer, per chi, come lei è :"Poco digitalizzata. Davanti allo schermo utilizzo altri sensi, la fisicità sparisce e la fruizione passa dagli occhi, poi arriva la musica. Navigo male, come nuoto, a vista. Però ci siamo inventati dieci anni fa l’Archivio di Ernesto De Martino e l’esperienza mi porta a chiedermi dove si ferma questa archiviazione e che contenuti occorre dargli È un problema di chiavi di lettura. Ogni archivio sembra libero ma non lo è. Risponde all’idea di chi lo fa. Quindi quale è l’identità sarda? Nei giovani musicisti, nella tradizione? Nel rapporto tra passato e futuro. Insieme alle schede bisogna dare chiavi di lettura, nell’immagine di una band possiamo osservare il taglio di capelli, gli strumenti, l’arredo della stanza". Tra i problemi in discussione, quello della sinergia tra le istituzioni e quello dei diritti d’autore, avranno spazio rilevante nello sviluppo di Sardegna Dgital Library. "Non siamo autori di nulla, siamo acquirenti di diritti d’autore- ha detto Soru "siamo gli amanuensi di oggi e speriamo che domani qualcuno apprezzi nostro lavoro. Io credo molto nel bene comune e non dimentichiamo che il diritto di usare un’immagine di Andy Warhol è stata considerata bene comune dalla Corte di giustizia di N.Y. perché patrimonio della città prima che degli eredi. L’archivio storico di Repubblica è gratis on line, perché la storia recente del nostro paese è bene comune. E Repubblica non regala nulla a nessuno". E siccome tra le immagini citate da Soru c’era Rovelli che stagliandosi sulla piana di Ottana allora deserta, illustra le sorti magnifiche dell’industrializzazione "Il ricordo di quel signore mi dà i brividi -ha concluso Clara Gallini- perché ero qui allora e ripenso alle grandi speranze e alle grandi diffidenze intorno a Ottana. E posso dire che, nonostante le batoste, quest’isola si rialza, più bella e più forte". Daniela Paba

 

RICORDO DI TORE DEIANA OLTRE UN VENTENNIO DALLA SCOMPARSA

MISSIONARIO SAVERIANO IN BRASILE

Giovanni Paolo II aveva spesso parlato della Chiesa, al termino del secondo millennio ridiventava Chiesa di martiri nella testimonianza missionaria del Cristo Risorto;con questo spirito invitava le Chiese e comunità locali a non " lasciar perire la memoria" dei tanti "martiri" della carità pastorale segnata da una morte tragica. Nel ventennale della scomparsa di Salvatore Deiana -missionario saveriano a cui mi legano ricordi personali che vanno agli anni della scuola media e prima superiore, nella condivisione della vita di formazione comunitaria "apostolini" nell’Istituto Saveriano di Macomer -è doveroso ricordare l’avventura che il giovane di Ardauli ha concluso, a soli 31 anni e dopo quattro di missione in Brasile, in un incidente al Km 23 della Transamazzonica il 16 ottobre 1987. Allora si parlò immediatamente di "incidente premeditato" per colpire l’azione del vescovo di Xingu dom Erwin Krautler e dei suoi missionari, impegnati a sostenere le proteste dei contadini:proprio in quei giorni  si attuavano diverse manifestazioni davanti a delle sedi governative. Nessuna inchiesta fu avviata per chiarire la dinamica e la responsabilità dell’incidente provocato da un grosso camion che, "lanciato a forte velocità", si scontra frontalmente con l’auto occupata dal vescovo Krautler, padre Matteo, l’animatrice laica Sonia, feriti e Tore che perisce istantaneamente. Di Tore Deiana è stato detto e scritto di "un missionario con il piede sull’acceleratore";effettivamente ha vissuto veloce e intensamente con la volontà di andare verso i poveri e gli ultimi. Un’avventura di servizio totale per gli altri che parte dalla generosa terra sarda e da Ardauli per svilupparsi in un percorsa di formazione a Macomer, Cagliari,Ancona,Parma e concretizzarsi nello sterminato Brasile (Belèm,Bujiaru,Porto de Moz,Altamira e Kikretum nel villaggio degli indios Kaipò). Nel 1386,a30anni, arriva anche l’incarico di rettore nel seminario di Altamira (al proposito scrive ai familiari:"Ho cercato fino alla fine di svignarmela…ma non c’è stato verso.")e non si tira indietro ai molteplici supplementari impegni di animatore di giovani,redattore del giornale della diocesi e ai tanti incontri di formazione politica e sociale. Ha tanta fretta e volontà di fare…con il piede sull’acceleratore. E proprio su un’auto conclude la sua corsa terrena. Il 23 ottobre 1987, Tore è di nuovo nella sua casa di Ardauli e la madre lo accoglie con delle parole di fede straordinarie:"Non capisco,ma benedetto sia il Signore,benedetto sia". Nella relazione che il vescovo di Xingu presentò a suo tempo,all’assemblea dei Vescovi del Brasile escluse" senza ombra di dubbio l’ipotesi incidente, per parlare di tentato omicidio nei suoi confronti e di omicidio di Padre Tore". Tutte le richieste di un processo chiarificatore sono state cestinate. Dopo venti ani di silenzio si sente una forte necessità di verità. Cristoforo Puddu

 

ERA CONSIDERATA UN’ICONA DELLA MUSICA ITALIANA DEGLI ANNI 60

LA MORTE DI MARISA SANNIA

Marisa Sannia, icona della musica di fine anni Sessanta, è morta a Cagliari all’età di 61 anni in seguito ad una repentina e grave malattia. Divenne famosa nel 1968, quando partecipò al Festival di Sanremo cantando "Casa bianca", in coppia con Ornella Vanoni. Lanciata da Sergio Endrigo, tra i successi della Sannia anche "La compagnia", resa celebre da Lucio Battisti e da poco riproposta anche da Vasco Rossi. Nata a Cagliari il 15 febbraio 1947, dopo essere stata una giocatrice di basket di livello, Marisa Sannia iniziò la carriera musicale nei primi anni Sessanta vincendo un concorso per voci nuove che le permise di ottenere un contratto discografico con la Fonit Cetra. Partecipò alle trasmissioni televisive "Scala reale" e "Settevoci" cantando canzoni scritte da Sergio Endrigo che la scoprì e che produsse il suo 45 giri d’esordio "Tutto o niente". Dopo alcuni discreti successi e una partecipazione al Festivalbar del 1967, Marisa Sannia conobbe la popolarità nel 1968, quando si classificò seconda al Festival di Sanremo con "Casa bianca" scritta da Don Backy e cantata in coppia con la Vanoni. Dopo il grande successo sanremese, pubblicò il suo primo album, per un totale di sette nel corso della carriera. Seguirono alcuni dischi di successo come "Una lacrima", "La compagnia" (composta da Carlo Donida e Mogol e ripresa nel 1976 da Lucio Battisti e poi nel 2007 da Vasco Rossi), "L’amore e’ una colomba", "Com’è dolce la sera stasera" e "La mia terra". Marisa Sannia lavorò anche per il cinema e partecipò a varie manifestazioni canore come Canzonissima, il Festival Internazionale di Musica Leggera di Venezia, Una Canzone per l’Europa in Svizzera e nuovamente a Sanremo nel 1970 e nel 1971. Nei primi anni Settanta si dedicò al teatro partecipando a due musical di grande successo accanto a Tony Cucchiara e successivamente in alcuni lavori diretti da Giorgio Albertazzi. Sempre sotto l’ala protettrice di Sergio Endrigo, partecipò anche all’album "L’arca", una raccolta di canzoni di Vinicius de Moraes dedicate all’infanzia. Nel 1973 pubblicò un disco con canzoni tratte dai film di Walt Disney intitolato "Marisa nel paese delle meraviglie". Nel 1976 venne pubblicata la sua prima interessante raccolta come cantautrice intitolata "La pasta scotta". All’inizio degli anni Ottanta Marisa Sannia apparve anche nello sceneggiato televisivo "George Sand" accanto a Albertazzi, Anna Proclemer e Paola Borboni e partecipò al film di Pupi Avati "Aiutami a sognare". Nel 1984 il ritorno a Sanremo con "Amore amore" a cui seguì un lungo periodo di lontananza dalle scene. Nel 1993 il ritorno con un disco in lingua sarda nel quale musicò i versi di Antioco Casula, poeta sardo attivo nella prima metà del Novecento, dal titolo "Sa oe de su entu e de su mare". In seguito Marisa Sannia ritornò al teatro con Albertazzi in "Le memorie di Adriano – Ritratto di una voce" del 1995. Nel 1997 incise il nuovo disco "Melagranàda" in collaborazione con lo scrittore contemporaneo Francesco Masala in una raccolta tratta dall’opera "Poesias in duas limbas". Nel 2002 partecipò a "Canzoni per te", disco tributo a Sergio Endrigo, interpretando "Mani bucate". Nel 2003 uscì la terza raccolta in lingua sarda, "Nanas e janas", con parole e musiche inedite scritte da lei stessa. Questa ricerca poetica e musicale è riassunta nel recital "Canzoni tra due lingue sul cammino della poesia" presentato in importanti rassegne italiane ed estere come La Notte dei Poeti all’anfiteatro romano di Nora, al Festival di Taormina e nell’ambito della rassegna Roma Incontra il Mondo. L’ultimo lavoro di Marisa Sannia è "Rosa de papel", dedicato alla vita e alla poesia di Federico Garcìa Lorca. Come autrice ha vinto il Festival della canzone d’autore per bambini. Marisa Sannia ha all’attivo moltissime partecipazioni in lavori di altri artisti e alcune sue composizioni sono state interpretate anche in Spagna dalla cantante Ester Formosa.

 

LA LISTA DEI REDDITI ON LINE

QUALCOSA DA DICHIARARE?

Nel paese del gossip, dove Alfonso Signorini e la Montalcini godono della stessa autorevolezza, Novella2000 tira più copie delle Pagine Gialle e le risse condominiali si risolvono da Santi Licheri in diretta tv, il mio amico Francesco è un uomo disperato. Mi ha chiamato ieri per dirmi che da quando è uscita la famigerata lista dei redditi on line non dorme più, perché ormai è di dominio pubblico come lui sia un ricco possidente con 30mila euro di pensione da ex impiegato del catasto. A terrorizzarlo è il fatto che lui guadagna più di quanto dichiarino sia il suo commercialista, che pure si fa pagare da lui 2400 euro l’anno, che il suo dentista, quello che gli ha fatto la protesi per 3300 euro. Eppure loro, nonostante i redditi modesti, hanno case blindate da fior di allarmi per timore dei sequestri di persona; lui invece, ignaro di essere più abbiente di loro, ingenuamente non ci aveva mai pensato a proteggersi. Adesso che anche i più stupidi lestofanti della criminalità sono venuti a conoscenza che il più ricco è lui, Francesco ha giustamente paura. Il suo avvocato, nonostante di solito applichi tariffe maggiori, gli ha proposto di fare causa per violazione della privacy al fisco per la modica cifra di 2000 euro tutto compreso. È stato un bel gesto, visto che l’avvocato guadagna appena 18mila euro l’anno contro i 30mila di Francesco. E poi dicono «l’invidia sociale»! Michela Murgia

 

A QUALCHE SETTIMANA DALLA SUA MORTE, A CINISELLO BALSAMO LO SI RICORDA ANCORA

PENSIERI E PAROLE PER CARLO TURRINI

Un caro saluto ad un  padre buono che sapeva ascoltare; ad un nonno affettuoso che sapeva amare e anche un pò giocare; ad un signore gentile sempre pronto ad aiutare; ad un uomo semplice, ma di grande dignità; ligio al dovere, fedele agli impegni presi nella sua lunga vita non certo priva di difficoltà; ad un servo di Dio che tanto ha seminato e un poco ha potuto raccogliere…tutto il resto è nei nostri cuori e i tuoi figli, i tuoi nipoti e tutti quelli che hai conosciuto per sempre lo conserveranno… ciao Carlo. Davide Turrini

 

A proposito di "Tottus in pari" i nostri ricordi del Signor Turrini sono proprio legati allo stare insieme. Insieme nelle cene e nei pranzi con tutta la compagnia del Circolo, a casa con i miei, a casa del Signor Turrini e della Signora Nuccia, al Circolo stesso durante le feste di Capodanno, Carnevale e altro. Era un bel "Stare insieme", pieno di allegria ma anche di discorsi seri, che il signor Turrini approfondiva sempre con la sua sapienza e la sua cultura. Mi piaceva perchè leggeva molto ed era molto pacato, ma tutt’altro che passivo alla vita, anzi  ha sempre dato l’impressione (credo fondata) di un uomo tutto d’un pezzo, che è riuscito a ottenere quel che voleva dalla vita! Una moglie e dei figli che lo amavano  e rispettavano e un bel futuro assicurato ai suoi figli. Il ricordo alla sua amata Clusone mentre in total relax si dava alle parole crociate o, appunto alla lettura (se non ricordo male di libri gialli). Tanti bei ricordi, insomma, che sono tutt’altro che svaniti con lo svanire del suo corpo, perchè la sua anima e il suo sorriso rimarranno sempre con noi tutti! Ci serviva questo sfogo e grazie al Circolo AMIS e "Tottus in Pari", per avercene dato l’opportunità con queste righe. Due vecchie piccole donne cresciute con una persona sp
eciale.
Barbara Orrù, Donatella Muscas

 

Lascia un vuoto incolmabile la perdita di Carlo Turrini. Grande amico del circolo AMIS di Cinisello Balsamo, per anni ha fatto parte del direttivo. Immensa anima sino a qualche anno fa, del gruppo teatrale "Is mali postusu", una compagnia da lui fortemente voluta e tenacemente portata avanti con orgoglio e passione. Finchè la salute lo ha sostenuto. Ora che Carlo ci ha lasciato, tutti i soci del circolo AMIS lo ricordano con grande affetto e rispetto. Ciao Carlo.

Gli amici del Circolo AMIS

3 risposte a “tottus in pari 205, un uomo alla ricerca del tempo perduto”

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