SARDEGNA E SVILUPPO SOSTENIBILE: ALL’EXPO 2015 A MILANO, GIOCHIAMOCI LA CARTA DELL’ISOLA VERDE

Expo 2015 a Milano


di Fulvio Tocco

Si tratta di una sfida ardua dal momento che i dati dicono che siamo importatori netti di proteine vegetali. Per questa ragione dobbiamo puntare, senza indugiare, alla competizione territoriale per: la riduzione delle emissioni inquinanti responsabili dell’effetto serra; la rinaturalizzazione dei terreni agricoli; la produzione delle proteine vegetali utili all’alimentazione umana e zootecnica Il Protocollo di Kyoto è un trattato internazionale che fissa le linee guida generali per la riduzione delle emissioni inquinanti responsabili del riscaldamento globale. Basta scorrere le pagine dei documenti ufficiali e subito si può leggere che Il trattato prevede l’obbligo per i paesi industrializzati di adottare una politica di riduzione delle emissioni inquinanti responsabili dell’effetto serra. Un argomento, se ben compreso, può aprire le porte per il riavvio dell’economia isolana partendo dalla coltivazione totale dei seminativi incentivando la coltivazione, in rotazione, delle leguminose per fini ecologici, ambientali ed alimentari. L’incentivazione rappresenterebbe un investimento a lungo termine. Le leguminose col loro meraviglioso ciclo biologico, ripeto, hanno la forza di incidere significativamente sull’ecologia, sull’ambiente e sull’economia con risultati evidenti e testabili. Stranamente questo argomento che incide indelebilmente nella vita quotidiana delle persone e dei territori non fa parte delle azioni prioritarie di chi governa. Forse in Sardegna solo il comune di Serrenti ha pianificato un investimento straordinario su questo specifico fronte. E nonostante al questione ambientale abbia raggiunto dimensioni planetarie gli stessi partiti politici stentano ad inserire nella loro agenda la questione della ripartenza dell’economia locale o della rinaturalizzazione dei terreni agricoli stanchi dall’uso quarantennale dei concimi chimici. Sulla questione, tra l’altro, è incomprensibile l’atteggiamento distaccato di chi studia le leguminose (Università e Agenzie agricole) che pur avendo in mano una delle più potenti leve conoscitive non influiscano su chi governa per mettere al centro della programmazione regionale la coltivazione totale, in rotazione, delle campagne. Eppure è la stessa UE a consigliare l’incentivazione della produzione delle proteine vegetali. Se 174 Paesi hanno ratificato il Protocollo di Kyoto o che hanno avviato le procedure per la ratifica un motivo ci sarà! Contribuire oggi alla diminuzione delle proprie emissioni di gas serra posizionerebbe la Sardegna tra quelle regioni più virtuose del Pianeta con ricadute positive sull’immagine. Acquisire ulteriori Punti sul fronte della sostenibilità ambientale ci consente di consolidare la rappresentazione dell’Isola Verde sui mercati della salubrità alimentare. Per navigare nell’oceano della globalizzazione occorre una superiore massa critica di prodotti da offrire. Altrimenti, al di là di ogni forbita teoria, si sta al palo. La competizione territoriale richiede un’efficace strategia competitiva in termini di visione del futuro sapendola tradurre in obbiettivi concreti, in scelte strategiche per conseguirli ed in azioni di semplice realizzazione. Essere competitivi significa fare meglio degli altri e sul versate delle leguminose siamo capaci di farlo. La pubblica amministrazione e i contadini lo hanno già dimostrato. Contribuire realmente all’abbassamento delle emissioni inquinanti attraverso la straordinaria funzione biologica delle leguminose ci consentirà di esibire una ulteriore Carta di credito da offrire a noi stessi e a chi la vive la Sardegna esclusivamente da turista. Riflettiamoci.

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2 commenti

  1. me ne torno. immediatamente. in Sardegna a coltivare fagioli

  2. Se solo ci fosse meno burocrazia e un’Europa meno rigida, invadente e ipocrita, questo sarebbe un buon punto di partenza per la riqualificazione del territorio…

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