ODISSEA SUL TRENO DI UNA DOMENICA D’ESTATE SULLA TRATTA TRA ALGHERO E CAGLIARI


di Francesca Mulas

E’ una tranquilla domenica estiva, dopo un fine settimana ad Alghero mi preparo per tornare a Cagliari. Ho scelto il treno per muovermi, questa volta: lascio la macchina a casa e mi munisco di biglietto e libro per il viaggio. L’unico orario serale, essendo domenica, è alle 18: in giorno festivo alcuni treni non si muovono. Mi aspettano due tratte diverse: Alghero-Sassari con il treno dell’Arst, Sassari-Cagliari con Trenitalia. Due compagnie diverse, due biglietterie diverse: impossibile acquistare un ticket unico, bisogna per forza comprare i biglietti in due stazioni, la prima ad Alghero, la seconda a Sassari. La stazione di Alghero è minuscola. Non c’è personale in biglietteria ma solo una macchinetta automatica in una sala buia e squallida. Alle pareti solo vecchi avvisi e comunicazioni, non c’è una sedia o una panca. L’attesa nella stazione di Alghero, città da centinaia di turisti ogni estate, si fa in piedi sulla banchina, tra ragazzini di ritorno dal mare e ambulanti carichi di zaini. Si parte puntuali su un treno minuscolo, inutile sottolineare che stazione e treni saranno vecchi di decenni. Ci starebbe una bella foto in stile vintage all’orologio della banchina, alla campanella, alle centraline della stazione, ma mi fanno un po’ tristezza ed evito. Mi consola il panorama stupendo delle campagne tra Alghero e Olmedo. Arrivati a Sassari, cerco un gelato. Tutto chiuso in stazione. Esco fuori, sul viale sassarese. Tutto chiuso anche qui. In stazione a Sassari non esistono neanche i distributori automatici di acqua o snack, c’è solo una macchinetta per caffè. Pazienza, ho una bottiglietta d’acqua in borsa, e poi sempre il libro a farmi compagnia. Aspettiamo il treno delle 19,20 direzione Cagliari. Arriva in stazione alle 19.45, 25 minuti di ritardo. Non è l’ultramoderno Minuetto, ma un vecchio treno da un vagone solo, avrà una capienza di sessanta posti, non di più: ultimo treno per Cagliari, percorrerà tutta l’isola raccogliendo passeggeri in almeno otto fermate diverse, ma ha un vagone solo. Alcune persone viaggeranno in piedi per decine di chilometri. Fuori ci sono venticinque gradi, sul treno la temperatura sarà almeno di dieci gradi in meno. Alcuni viaggiatori tirano fuori dagli zaini giacche e maglioni, altri cercano di coprirsi con lo zaino. Non ho mai capito perché sui mezzi pubblici ci si debba congelare, neanche stessimo attraversando l’equatore. E poi quanto inquina l’aria condizionata su un mezzo così vecchio? Dicono che a Oristano c’è un mezzo alternativo che attende i viaggiatori che non hanno trovato posto a sedere, potranno scendere dal treno e proseguire il viaggio accomodati su un bus. Arriviamo a Cagliari alle 23, con quindici minuti di ritardo, congelati per l’aria condizionata e con una voragine nello stomaco per la fame. Sardegna e il turismo, ci dicono. Lo sviluppo passa per il territorio, i percorsi culturali, il mare e la campagna, l’ambiente e la bellezza. Eppure impieghiamo cinque ore per muoverci su mezzi di quarant’anni fa da un capo all’altro dell’isola.

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2 commenti

  1. nulla di nuovo. passano gli anni ma lla rottura di balle resta

  2. Mi era venuta la “sana” idea di usufruire dei treni per risparmiare e avere la possibilità di girare la Sardegna in lungo e in largo…riuscendo magari a raccogliere qualche buono scatto. Poi ho tentato di informarmi sui suddetti treni. ..e mi sono resa conto di quanto la “sana idea” fosse “malsana”.

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