"LIMBA>LENGHE/II" AL CIRCOLO "MONTANARU" DI UDINE: LE LETTERATURE DELLA SARDEGNA IN FRIULI E GLI AUGURI DI NATALE CON I TENORES DI BITTI

nella foto con i Tenores di Bitti Remunnu 'e Locu, Maria Adelasia Divona (responsabile culturale) e Domenico Mannoni (presidente) del circolo "Montanaru" di Udine


di Maria Adelasia Divona

Sabato 1 dicembre il Circolo Montanaru di Udine ha ospitato il convegno LIMBA>LENGHE/II: Letterature della Sardegna si incontrano. L’evento, organizzato dall’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean” che ha chiesto la collaborazione del circolo per la sua realizzazione, è il seguito del convegno realizzato lo scorso anno presso il Centro Studi “Pier Paolo Pasolini” di Casarsa della Delizia, ed entrambi hanno beneficiato del finanziamento pubblico messo a bando dalla RAS con i fondi della LR 26/1997, che prevede interventi a favore della promozione della lingua e della cultura sarda.

L’articolo 25 della legge enuncia che l’Amministrazione regionale, ai fini della tutela e della valorizzazione dell’identità culturale del popolo sardo, attiva interventi di tipo informativo e divulgativo e iniziative di rilevante interesse culturale riguardante la Sardegna con riferimento ai sardi residenti fuori dal territorio regionale e alle loro organizzazioni rappresentative. Le iniziative di promozione culturale vengono definite sulla base di un piano triennale ed un programma annuale di interventi. Noi, come circolo di Udine, abbiamo presentato un nostro progetto nel 2010 grazie al quale abbiamo organizzato un convegno sulle metodologie di insegnamento di Sardo e Friulano che si è tenuto presso Palazzo Belgrado ad Udine.

Nel programma 2011 era specificamente prevista la possibilità di favorire l’incontro della lingua sarda con altre minoranze linguistiche quali quella catalana, quella corsa e quella friulana. Da qui l’opportunità colta dall’Istitût Ladin Furlan, che aveva già ricevuto un finanziamento per il convegno realizzato lo scorso anno. Nella mia introduzione, ho sottolineato come la RAS abbia concesso un finanziamento ad una associazione (perché tale è l’Istitût) che nulla ha a che fare con le rappresentanze sarde fuori dall’Isola, salvo poi essere corretta perché pare, notizia giunta agli organizzatori dal Servizio Lingua e Cultura Sarda della RAS questa settimana, il finanziamento di 8.000 euro di cui avrebbe dovuto beneficiare l’Istitût sia stato ritirato per motivi che ignoro, e che sarà mia cura cercare di approfondire. Ciò premesso, ho dichiarato il nostro personale apprezzamento per la scelta dell’ Istitût di coinvolgere il nostro Circolo nell’organizzazione dell’evento, dal momento che riteniamo che la casa dei Sardi fuori dalla Sardegna sia il luogo più indicato per parlare di lingua e letteratura sarda.

La moderatrice Anna Bogaro, linguista, autrice del volume “Letterature nascoste. Storia della scrittura e degli autori in lingua minoritaria” edito da Carocci, e curatrice degli atti del convegno dello scorso anno “Limba>Lenghe: dialogo tra le letterature della Sardegna e del Friuli”, ha gettato un ponte ideale tra i due eventi, disegnando il percorso intrapreso un anno fa quando ospiti dell’iniziativa erano Giuseppe Corongiu (Direttore del Servizio Lingua e Cultura Sarda della RAS), Alessandro Mongili (sociologo all’Università di Padova), Michele Pinna (Presidente dell’istituto Camillo Bellieni), il prof. Maurizio Virdis (ordinario di linguistica all’Università di Cagliari) e l’editore Francesco Cheratzu.

Il prof. Francesco Casula, autore di alcuni volumi di critica letteraria e sulla letteratura sarda, ha incentrato il suo intervento sul ruolo della produzione della letteratura in lingua sarda come letteratura nazionale dei sardi, autonoma e distinta dalla letteratura italiana, di cui non rappresenta un’appendice ma altro rispetto al canone letterario italiano. Questa sottolineatura mi ha fatto pensare alla recente polemica che ha riguardato il mancato inserimento di Grazia Deledda tra gli autori da portare al prossimo concorsone per insegnanti, e di come questo fatto non sia considerato una “mancanza” da parte degli indipendentisti sardi, ma una realtà, dal momento che Deledda appartiene al canone letterario sardo e non a quello italiano. Casula ha richiamato l’importanza dell’insegnamento della lingua sarda, che era già considerato fondamentale da Garippa, prete orgolese e autore in Limba, vissuto nel 1660 e riscoperto solo sul finire degli anni Novanta, che sosteneva la necessità dell’insegnamento della lingua sarda per dotare la Sardegna di una letteratura nazionale sua propria che potesse competere con le altre letterature europee. Ammesso e non concesso che la letteratura sarda abbia una produzione povera (ma negli ultimi trent’anni sono state prodotte 200 opere di prosa in Limba, di cui un centinaio romanzi), la lingua sarda ha bisogno di crescere vedendo riconosciuti i suoi diritti e la sua possibilità di espansione attraverso l’insegnamento, a casa e a scuola.

Anna Bogaro è intervenuta sottolineando la comunanza della letteratura sarda con quella friulana, e di quanto entrambe siano misconosciute ma intrinsecamente legate, ad esempio per il ruolo svolto dai due grandi intellettuali delle nostre regioni, Gramsci e Pasolini, che tra le sue opere annovera “Le ceneri di Gramsci”. Su Gramsci è intervenuto Vittorio Umberto Cocco, giornalista, sindaco di Sedilo e membro del direttivo “Casa Gramsci”, raccontando una serie di aneddoti relativi alla difficoltà dei sardi di accostarsi alla figura di Gramsci, come ad esempio solo 62 strade a lui intitolate nei centri abitati della Sardegna, ma anche la scarsa produzione autoctona sulla sua figura. Gramsci parlava in sardo e traduceva dal sardo: ne faceva uso senza idealizzarlo, perché ci vedeva una identificazione con il sardismo e l’indipendentismo, ma lo utilizzava anche in occasioni importanti. Gramsci aveva capito l’importanza della questione linguistica, che per i sardi analfabeti del suo tempo gettava le basi per una pluralità linguistica non in contrapposizione con la necessità di una unificazione linguistica attorno all’italiano per le comunicazioni ufficiali. Che l’uomo di Alesa avesse capito la forza del bilinguismo, e la necessità che le lingue si insegnino e si apprendano per esprimere al massimo il potenziale culturale di un popolo, si evince dalla Lettera a sua sorella Teresina del 26 marzo 1927:

“Franco mi pare molto vispo e intelligente: penso che parli già correntemente. In che lingua parla? Spero che lo lascerete parlare in sardo e non gli darete dei dispiaceri a questo proposito. È stato un errore, per me, non aver lasciato che Edmea, da bambinetta, parlasse liberamente in sardo. Ciò ha nociuto alla sua formazione intellettuale e ha messo una camicia di forza alla sua fantasia. Non devi fare questo errore coi tuoi bambini. Intanto il sardo non è un dialetto, ma una lingua a sé, quantunque non abbia una grande letteratura, ed è bene che i bambini imparino più lingue, se è possibile. Poi, l’italiano, che voi gli insegnerete, sarà una lingua povera, monca, fatta solo di quelle poche frasi e parole delle vostre conversazioni con lui, puramente infantile; egli non avrà contatto con l’ambiente generale e finirà con l’apprendere due gerghi e nessuna lingua: un gergo italiano per la conversazione ufficiale con voi e un gergo sardo, appreso a pezzi e bocconi, per parlare con gli altri bambini e con la gente che incontra per la strada o in piazza. Ti raccomando, proprio di cuore, di non commettere un tale errore e di lasciare che i tuoi bambini succhino tutto il sardismo che vogliono e si sviluppino spontaneamente nell’ambiente naturale in cui sono nati: ciò non sarà un impaccio per il loro avvenire, tutt’altro.”

Da qui, ha sottolineato Anna Bogaro, il ruolo pedagogico di Gramsci che si ritrova anche in Pasolini, che aveva costituito proprio a Casarsa l’Academiuta de la lenga furlana. L’ultimo intervento, a cura di Mariantonietta Piga, direttrice de S’Uffitziu de sa limba sarda della Provincia di Nuoro, ha riguardato il progetto Tràduere pro crèschere che la RAS sta promuovendo per aumentare il prestigio della nostra lingua ed incentivarne, confutando così l’idea che la lingua sarda sia una lingua povera. Il progetto finanzia iniziative di editori sardi impegnati a tradurre grandi classici dalla lingua originale al sardo (traduzioni disponibili su http://www.sardegnadigitallibrary.it/pubblicazioni/ ), senza utilizzare come lingua di mediazione l’italiano. Il grande problema della lingua sarda risiede nel suo mancato insegnamento a casa: se è vero che il 70% dei sardi capiscono una delle nostre varietà, è altrettanto vero che i parlanti il sardo sono solo il 13% della popolazione regionale. Il sardo non si parla perché manca di prestigio sociale e culturale: a tale proposito, il progetto mira sia ad incentivare lo standard grafico della Limba Sarda Comuna, che rappresenta la variante di sardo utilizzata nell’80% delle traduzioni, sia a dare una spinta alla letteratura contemporanea in Limba, che esuli dai tradizionali generi affrontati dalla lingua sarda come le poesie o i contos de foghile. Lo scopo finale di Tràduere pro crèschere è dimostrare che in sardo si può scrivere di tutto e ci si può anche confrontare con le letterature italiana ed europee.

Agli interventi sono seguite una interminabile batteria di domande da sardi e da friulani, che sono dovute essere arginate perché il programma della serata era ancora lunga: al buffet sardo-friulano è seguita infatti l’ammirevole performance dei Tenores di Bitti Remunnu ‘e Locu, già noti in Friuli per le numerose esibizioni negli anni passati, che hanno incrementato il numero delle persone in sala. La prima parte dell’esibizione ha riguardato il repertorio classico dei Tenores, alternando poesie amorose, racconti del mondo pastorale, e serenate con l’esperienza culturale degli stessi Tenores, il loro impegno per tenere viva la tradizione e per insegnare ai giovani questo canto patrimonio dell’Unesco. Non sono mancati racconti di episodi divertenti e, sul finale, canti religiosi e natalizi, dal momento che la serata ha rappresentato l’occasione per il Circolo di fare gli auguri di Natale ai soci e agli amici. I prossimi eventi si svolgeranno nel 2013, tagli permettendo, e sotto la guida di un nuovo direttivo che sarà eletto nei primi mesi dell’anno.

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3 commenti

  1. Alexandra Porcu (Berlino)

    Ciao. Le persone da voi indicate come rappresentanti della “lingua sarda” in realtà sono rappresentanti della LSC che è una proposta di norma e non la lingua sarda… che sia chiaro. grazie.

  2. Adelasia Divona (Udine)

    Cara Alexandra, lascio da parte le polemiche di cui ho accennato all’inizio dell’articolo (ed in cui mi sono poi sforzata di documentare solo i contenuti della serata senza esprimere una posizione), perchè la serata è andata molto bene per il Circolo, che di tasca propria ha messo solo gli spazi e parte del buffet. In realtà, nella mia introduzione al convegno ho ben espresso la mia posizione, che ti posto qua:
    “[…] Il problema è capire di quale Lingua Sarda stiamo parlando. Sapete che, oltre ad avere un riconoscimento costituzionale, la nostra lingua ha pari dignità rispetto alla lingua Italiana, che noi Sardi abbiamo culturalmente assimilato dall’Unità d’Italia ad oggi. Non essendo una linguista, e non volendo entrare nel merito, non mi addentro nella questione, ma ricordo a tutti che nel 2006 la Regione Autonoma della Sardegna ha introdotto la Limba Sarda Comuna, ovvero una serie di norme a carattere sperimentale per la lingua scritta in uscita dall’Amministrazione regionale, utilizzando quindi questo standard come lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi dalla Regione Sardegna.
    Ho letto che la LSC è una “varietà linguistica naturale” che costituisce una mediazione tra le varianti di sardo logudorese, nuorese e campidanese. A me non sembra poi così naturale…considerando che l’uso ufficiale di questa lingua naturale, sancito con una delibera di giunta, oscura tutte le varietà alloglotte, dall’Algherese-catalano, al Tabarchino delle isole del Sulcis, al Casteddaio parlato a Cagliari, al Turritano sassarese, o ancora al gallurese. Insomma, mi sembra tanto una naturalezza artificiosa e arbitraria, sulla quale vengono investite e spartite fior di risorse pubbliche che dal mio punto di vista dovrebbero essere utilizzate con una maggiore lungimiranza. Concludo dicendo che per quanto ci riguarda, la Regione può continuare ad usare la LSC: il nostro circolo continuerà ad usare il logudorese, il barbaricino, il campidanese, il sassarese, il gallurese, così come il friulano e l’italiano. Buon convegno ai relatori e buon ascolto al pubblico.”
    Pur essendo stata cresciuta in italiano, ed avendo solo una conoscenza passiva del sardo (nelle varianti logudorese e sassarese) le mie posizioni nei confronti della LSC sono ben note, e non certo amichevoli. Non tanto per quanto riguarda la standardizzazione della lingua in sé, quanto in relazione all’uso strumentale che se ne fa utilizzandola per movimentare risorse economiche pubbliche di TUTTI i Sardi per interessi, diciamo così, settoriali. Guarda questo caso specifico: soldi destinati ai circoli ex art. 25 che per via di un programma obiettivo steso in assessorato da taluni funzionari molto interessati alla questione sono riusciti ad arrivare ad una associazione, con dignità pari a quella dei Circoli, quindi, che viene fatta passare come centro di ricerca per il solo fatto di chiamarsi Istitut.
    Posso garantirti che per il mio intervento iniziale sono stata anche redarguita da una dei relatori, che ovviamente non si è dichiarata d’accordo con me. Come darle torto, considerando che lei è una delle parti in causa? Peraltro è singolare che il 27 novembre la Nuova Sardegna sia uscita con questo articolo http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2012/11/27/news/bitti-la-lingua-sarda-e-ostaggio-di-una-lobby-che-si-spartisce-tutto-1.6100668 in cui vengono chiamati in causa due dei relatori del “nostro” convegno (di cui uno assente, e la cui assenza ci è stata comunicata proprio il 27), e che vede coinvolte sia la magistratura che la politica (http://www.rossomori.net/joomla/images/DocNuoro/Interpellanza_su_progetto_FAINAS_A_CUMONE.pdf).
    Potrei raccontarti di strani intrecci, diciamo così, “burocratici” tra la lingua sarda e lingua friulana, ma mi astengo per non compromettere eventuali valutazioni future di proposte presentate dal Circolo di Udine all’Assessorato su questo tema.
    Un caro saluto,
    Adelasia

  3. Alexandra Porcu (Berlino)

    Cara Adelasia. Grazie mille di questo commento. Volevo solo che si metta in evidenza che qui si tratta di quello che lei ha descritto perfettamente. Uno standard scritto del sardo e non il sardo. A parte che, a mio modesto avviso, non si tratta infatti di una lingua di mediazione, anche se la vogliono vendere come tale, sono sempre a favore di queste iniziative e vi faccio i miei profondi complimenti. A presto e grazie ancora.

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