L’UNICITA’ DI SERGIO ATZENI, IL NARRATORE DELLA SARDEGNA INDIPENDENTE, MAGICA E SACRA

Sergio Atzeni

Quel 6 settembre 1995 c’è mare grosso a Carloforte. La stagione è ancora nel pieno, ma la gente che fa il bagno è davvero poca.

In quelle acque carlofortine de “La conca” si tuffa invece Sergio Atzeni, che all’epoca ha soli 42 anni ma è già uno dei più originali scrittori sardi dell’ultima generazione.

Le onde lo travolgono: sarà il suo ultimo bagno.

Nel giro di pochi anni, gli ultimi dieci della sua breve vita, ha scritto numerosi libri, la gran parte dei quali usciranno dopo la sua morte.

Nato a Capoterra nel 1952, Sergio Atzeni trascorre la prima infanzia a Orgosolo per poi approdare a Cagliari. Da giovane si dedica al giornalismo, collaborando con le principali testate sarde, e in questo stesso periodo si iscrive al Partito Comunista Italiano, partecipando attivamente alla vita politica cagliaritana, dove suo padre Licio sarà a lungo segretario di federazione del PCI.

Solo negli anni seguenti riesce a trovare un lavoro stabile (all’ENEL), che tuttavia abbandonerà presto.

Nel 1977 è tra i fondatori del periodico «Altair. Mensile sardo di turismo e tempo libero» di cui sarà anche direttore responsabile, e che viene pubblicato fino al 1981. Nel 1986 parte per l’Europa, e in seguito si trasferisce a Torino.

Questi si riveleranno gli anni più fecondi nella sua carriera di romanziere: sono quelli in cui scrive le opere più importanti, come L’apologo del giudice bandito, Il figlio di Bakunìn, Passavamo sulla terra leggeri e Il quinto passo è l’addio.

“Una delle cose più strabilianti della sua troppo breve esistenza è che se guardiamo all’opera di Atzeni come un tutto salta all’occhio come egli abbia cercato di comporre un’unica grande storia della Sardegna: dalla notte dei tempi fino alla fine del 1300, quando si chiude l’epopea medievale incarnata da Mariano ed Eleonora in “Passavamo sulla terra leggeri”; l’eclissarsi a fine Quattrocento degli ultimi barlumi del “regno dei sardi”, come il narratore chiama questo medioevo di sovranità nell’”Apologo del giudice bandito”; il periodo del dominio spagnolo in “Araj dimoniu”; il passaggio, incistato dentro “Passavamo”, legato alla dominazione sabauda e al suo tentativo di far scordare ai sardi di essere sardi e di avere una patria; il Novecento con l’eclissarsi della sardità politica e il conflitto fra rossi e neri fino agli anni ‘70 ne “Il filglio di Bakunìn”; i personalissimi anni ’80 di Ruggero Gunale ne “Il quinto passo è l’addio”; gli anni ’90 della Sardegna in “Bellas mariposas”.

È come un puzzle temporale che opera dopo opera si va a comporre e ci lascia in eredità un rivoluzionario immaginario nazionale per la Sardegna del futuro.” (Franciscu Sedda, “Il sogno del falco”, 2020)

Negli ultimi anni, dopo aver abbandonato la militanza politica, si riavvicina, sia pure problematicamente, alla religione cristiana. Una conversione che si lega al contempo alla volontà di scrivere per intero la Sardegna. Non a caso, vicino alla fine dell’esistenza, parlando delle sue fedi, della sua terra, parlerà della necessità di una “rivoluzione spirituale”.

La vita e la carriera di scrittore si concludono tragicamente nel mare di Carloforte, dove Atzeni muore annegato il 6 settembre 1995.

Dopo la sua morte si sono ritrovati altri scritti, buona parte dei quali rapidamente pubblicati.

I libri di Atzeni sono ancora oggi molto letti in Sardegna e trovano numerosi estimatori anche in Europa. Si può senza tema di smentita dire che Atzeni è stato uno dei più innovativi, coraggiosi e visionari romanzieri dell’intera storia sarda il cui lascito non è stato ancora pienamente raccolto ma sfida i sardi a raccontare con gioia la propria storia, e in particolare la propria storia di libertà.

https://www.facebook.com/ainnantis

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15 commenti

  1. Ho conosciuto Sergio in azienda e di sicuro sarebbe diventato un grande autore Einaudi!
    Una persona garbata e gentile, una grande perdita davvero! ❤️❤️

  2. Aurora Pigliapochi

    Se Peppino Fiori non avesse fatto gli interessi di partito Sergio sarebbe entrato in rai a fare il giornalista .

  3. Uno dei miei preferiti..❤️

  4. Carlo Frongia

    Aio’

  5. Rossana Copez

    Grazie Ornella Demuru grazie Tottus in Pari

  6. Bravissimo!

  7. Angelo Tommasi

    Un gigante sardo semisconosciuto

  8. Marinella Porcu

    Passavamo sulla terra leggeri…

  9. Avevo già fatto una proposta a qualche amministratore del comune di Capoterra,per fare un murales con l’immagine di Sergio atzeni ad oggi nessuno ancora si è mosso ,si sono fatti tanti murales in ricordo di nostri concittadini ,di Sergio ancora niente

  10. Giusy Dessanay

    Bravissimo scrittore

  11. Raffaela Picciau

    Ottimo scrittore 💐

  12. Francesco Marras

    lo ricordo così al Convitto Nazionale, negli anni ’70, quando suonavamo insieme la chitarra parlando di Gramsci e di Bakunin, sorridente e pensieroso ………!!!!!!

  13. Costanzo Pintus

    Grandissimo ❤️❤️

  14. Giuseppe Fini

    Un grande!

  15. I met Sergio in 1968 at an international youth camp in Czechoslovakia (Sitno). He was a very pretty boy 16 years old with black curly hair and everyone loved him. I will never forget him.

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