UNA MUSICISTA SARDA A LOS ANGELES: IRENE LOCHE E IL RITORNO A CASA, DOPO IL NUOVO DISCO

Irene Loche

. «Non è passato un solo giorno in cui non pensassi a casa mia, alla mia gente, e se sono qui e vado avanti so che è anche perché le mie origini sono più forti di qualsiasi cosa. Il mio cuore è in Sardegna». Irene Loche, 31enne originaria di Santa Giusta, ora è nella Città degli angeli per il suo disco, presto in uscita. Poi? Rotta verso casa, perché l’Isola è “la mia casa”.

«Quando ho iniziato a suonare e lo facevo solo per me stessa sognavo di condividere quel momento di fronte a migliaia di persone e di viaggiare. Ad oggi le cose per me sono un po’ diverse, il mio solo desiderio è di trovare la gioia nella musica ogni volta che suono, qualsiasi cosa produca e ovunque mi possa trovare».

Nasce presto per la 31enne Irene Loche, cantante e musicista originaria di Santa Giusta e ora a Los Angeles, l’amore per la musica e sono proprio i genitori a trasmetterglielo: «Fu mio padre a insegnarmi i primi accordi con la chitarra» racconta. «La musica, come la mia vita dopotutto, ha avuto alti e bassi ma non mi ha mai abbandonata. Ho varcato spesso la soglia di casa e mi sono allontanata più e più volte con la chitarra in una mano e la valigia nell’altra. Il Blues, soprattutto, è stato un elemento costante e fondamentale, anche quando ancora sapevo definirlo o riconoscerlo».

Ma torniamo un pochino indietro nel tempo: Irene inizia a frequentare LA circa 14 anni fa: «Andavo spesso per il Namm Show e ho coltivato tante amicizie durante gli anni. Diverse persone coinvolte nel music business hanno seguito e sostenuto il mio percorso e, assieme a loro, è nata l’idea di fare un’esperienza qui in America che fosse utile per la mia carriera».

Tutto si concretizza un anno e mezzo fa, quando la Loche incontra per la prima volta il suo attuale produttore artistico Steve Postell (che lavora anche con Immediate Family, Little Blue, David Crosby).

«Feci sentire a Steve la mia musica e lui ne fu molto entusiasta, e così decidemmo di iniziare una produzione artistica insieme. Ad oggi, dopo tanta fatica, questo progetto sta per vedere la luce: un EP di quattro tracce prodotto e registrato qui a Los Angeles suonato da Leland Sklar al basso (Phil Collins, TOTO, James Taylor) e Steve Ferrone alla batteria (Average White Band, Tom Petty, John Mayer) con la collaborazione della Magnatone Amp, la casa produttrice dell’amplificatore americano che rappresento.»

Il primo momento nella Città degli angeli, spiega la sarda, è stato difficile: «Non mentirò, non tutto è andato come doveva andare. Los Angeles è una città con tante problematiche che si sono ancora più accentuate negli ultimi anni. È ancora terra di opportunità? Sì, ma chiede tanto indietro e mi ha dato tanto a cui pensare. Sono cambiata? Sì. Quando vivi in una città come questa capisci che nessuna moneta vale la libertà di fermarsi per attimo, un mare pulito a pochi passi, un caffè con un amico, uno stile di vita sano, una boccata di aria fresca, i profumi e la calma, i tempi della vita che mancano. No, non è certo una città per tutti e onestamente, non è la grande città di un tempo».

Adesso però il bilancio è positivo, pur con qualche alto e basso – e chi non ne ha?

«Sento che sto mettendo i pezzi di un grande puzzle al loro posto, so che ci vorrà ancora un po’ per sistemare tutto, ma ho di nuovo la determinazione e la concentrazione per farlo. Non sono nella mia forma migliore, ma è un passaggio essenziale. La mia stravagante capacità di vivere la vita con grande fragilità e grande forza mi porta ogni volta a cadere e poi rialzarmi. Sto finendo i lavori di questo EP prodotto con Steve Postell ed inoltre sto registrando un nuovo disco prodotto e suonato da Michael Jerome Moore (Better Than Ezra, Keb Mo, John Cale, Taj Majal, Charlie Mussellwhite) che no, non era programmato ma che sarà qualcosa di davvero importante. Questo disco nasce da una grande stima, rispetto e forte amicizia, e sarà estremamente onesto e puro. Finiremo la produzione entro quest’anno e la pubblicazione è prevista per il prossimo anno. Detto questo il bilancio della mia vita è assolutamente positivo. Ho un marito, una famiglia e degli amici meravigliosi, e questo tanto basta per sentirmi davvero fortunata».

E l’Isola è costantemente nella sua mente: «Essere sardi è un orgoglio, e per me il vero significato di questa affermazione non sta nella politica delle cose, ma nella vera appartenenza ad una terra che porta con sé un’identità unica, antica, direi quasi magica e meravigliosa. Ciò che i sardi hanno è un patrimonio culturale enorme, ma è anche la purezza, l’onestà, la caparbietà, la forza, la saggezza dei gesti e nelle poche parole. Non è passato un solo giorno in cui non pensassi a casa mia, alla mia gente, e se sono qui e vado avanti so che è anche perché le mie origini sono più forti di qualsiasi cosa. Il mio cuore è in Sardegna».

E quando si parla del ritorno, be’, la Loche è perentoria: «Torneremo molto presto a casa, appena i lavori saranno terminati, e sinceramente? Non vediamo l’ora. Los Angeles mi ha dato tanto e sono contenta di questa esperienza, e rifarei tutto, batoste comprese! Abbiamo capito che non è il posto per noi, abbiamo capito cosa è importante per noi per stare bene e ora il mio cuore è in pace. Non finirà qui, so che continuerò a viaggiare e ricapiterò di nuovo a LA, ma non la chiamerò ancora “casa” per molto!».

Qualche volta la California ricorda la nostra Isola, ma solo quando “la grande città si dimentica di dominare certe zone e la natura è ancora viva e profumata” ma sono solo delle brevi parentesi, come spiega la musicista. «Ho cercato spesso “casa” e pochissime volte posso dire di averla trovata se non negli amici sardi che ho conosciuto qui».

E per ultimo, ringrazia chi la sostiene in questo percorso: «Da quando sono partita, con tutte le vicissitudini che sono accadute, ho cercato di scegliere i momenti più importanti, soprattutto di selezionare i miei pensieri e dare voce solo alle cose belle o quantomeno di non dare adito alle cose negative. Non sono mai, mai stata ferma Ho sempre lottato per andare avanti. Ho anche bene in mente tutte le persone che mi hanno aiutato e non resterò indietro. Perciò grazie dal profondo del cuore, a tutti voi».

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