SEMPLICEMENTE GIANFRANCO ZOLA

Gianfranco Zola

di LUCIA BECCHERE

Talento, classe, impegno e passione hanno fatto di Gianfranco Zola, 56 anni di Oliena, il grande calciatore e allenatore che oggi noi tutti conosciamo. A 39 anni, 16 dietro il pallone, con un palmares di tutto rispetto annuncia il suo ritiro dal calcio agonistico. Consulente tecnico dal 2005, nel 2008 ha inizio la sua carriera di allenatore.

Gianfranco, come e quando è nata la passione per il calcio? «È stato mio padre col sostegno di mia madre a trasmettermi la passione per il calcio, dall’età di 3 anni mi portava sempre con lui al campo».

Avrebbe mai immaginato quali porte le avrebbero spalancato questo sport?  «No, fino all’età di 16 anni è sempre stato un gioco. Poi, pur rimanendo tale, ho avuto via via la consapevolezza di quale sarebbe potuto essere il mio futuro».

Quale è stato il gol determinante per la tua carriera? «Fondamentale è stato il primo in serie A contro l’Atalanta. Da quel momento sono cambiate molte cose, diciamo che si è aperto un mondo nuovo».

L’amarezza più cocente? «L’espulsione ai mondiali del ’94. Una grossissima botta».

Nel Napoli accanto a Maradona ha trascorso un periodo importante per la sua formazione, come ricorda quell’esperienza? «Fantastica. La migliore cosa che possa succedere ad un ragazzo che vuole imparare. Stare a fianco a Maradona è stata per me un’opportunità unica».

Che ricordo ha dell’amico allenatore Zomeddu Mele? «Un secondo papà, una persona che mi ha cambiato la vita. In un momento determinante della mia formazione mi ha indicato la strada da seguire facendo sì che io diventassi quello che sono».

Corrasi, Nuorese, Torres, Napoli, Parma, Cagliari e poi il Chelsea, Uomo del Match, Miglior giocatore dell’anno, Membro onorario dell’impero britannico, per 3 volte candidato al pallone d’oro e tanto altro, come ricorda quel ragazzo partito da Oliena? «Grazie a quel ragazzo partito da Oliena ho percorso tanta strada. Quel ragazzo si portava dentro le fondamenta sulle quali io avrei costruito la casa che ho edificato negli anni. Quelle basi si sono consolidate e migliorate nel tempo, ma tutto è partito da lui».

Come ricorda i compagni di Oliena? «Con molto affetto. Essere cresciuto con tanti amici è stato importante per costruire i miei rapporti futuri».

Oggi come trova il calcio? «Come tutte le cose anche il calcio è cambiato un po’. Alcune cose in meglio, altre in peggio. Un tempo il calcio rappresentava un momento di aggregazione, tutti andavano allo stadio per vedere i ragazzi giocare. Oggi ci sono altre opportunità di svago. Le partite le trasmettono in tv e probabilmente non c’è più la passione e l’attenzione di allora e questo mi dispiace».

Pensa che i giovani di oggi non siano disposti ad affrontare gli stessi suoi sacrifici? «A mio avviso tutto è soggettivo. Chi intende percorrere questa strada come tante che portano molto in alto, deve possedere determinate qualità: talento, passione e spirito di abnegazione. Oggi come allora ci sono ragazzi disposti ad affrontare qualsiasi sacrifico per realizzare il proprio sogno, altri no».

Pensa di stabilirsi ad Oliena un domani? «Avevo 18 anni quando ho lasciato il mio paese, rientro spesso ma non quanto vorrei. Ritornare definitivamente credo sia improbabile perché vivo a Londra con la mia famiglia. Comunque Oliena sarà sempre un punto di riferimento importante per noi tutti».

Come si sente ad essere ambasciatore della Sardegna nel mondo? «Sono sardo e orgoglioso di questo valore di appartenenza, spero di aver portato il buon nome della Sardegna nel mondo, fiero di poterlo fare nel modo migliore».

Cosa è la famiglia per lei? «Tutto. La famiglia resta sempre il mio punto di partenza».

Qualcuno dei suoi figli fa calcio? «Dei miei tre figli nessuno fa calcio. Lo hanno fatto da piccoli, adesso non più».

È cambiata qualcosa del bravo ragazzo di un tempo? «La vita e le esperienze portano in qualche modo a cambiare, però ho sempre custodito le cose che mi sono state insegnate dai miei genitori e dall’ambiente in cui sono cresciuto. Ho cercato di migliorare gli aspetti del mio carattere che andavano affinati».

Che padre è per i suoi figli? «Molto aperto al dialogo e al confronto. Educo e propongo, ma lascio che siano loro a decidere del proprio futuro».

Chi è Gianfranco Zola per lei? «Una persona che cerca di essere normale e integra moralmente».

C’è qualcosa che vorrebbe cambiare della sua vita? «No, sono contento di come sono andate le cose, perfino le esperienze non andate a buon fine hanno avuto un ruolo e un insegnamento: quello di cercare di migliorarmi».

Come vorrebbe il mondo di domani? «Lo vorrei abitato da cittadini onesti. Senza guerre e senza disuguaglianze».

Il suo esempio veicola un messaggio di speranza. Quale consiglio ai giovani? «Credere in se stessi e nei propri sogni. Ogni individuo ha la capacità e l’opportunità di fare ciò che vuole, non ci sono limiti per nessuno, alla fine la differenza la fa ognuno di noi».

Come vorrebbe venisse raccontato? «Vorrei essere raccontato come un calciatore e un allenatore umile e corretto che ha sempre cercato di dare il meglio di sé e ha fatto di tutto per essere ogni giorno una persona migliore».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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