LA PASSEGGIATA COPERTA: UN SIMBOLO AFFASCINANTE DELLA CAGLIARI DALLE ATMOSFERE DELLA BELLE EPOQUE

di ROBERTA CARBONI

È ancora oggi, dopo i recenti restauri, uno tra i luoghi più affascinanti di Cagliari, che permette di immergersi negli antichi fasti delle atmosfere Belle Époque. Nata come corridoio coperto che si apre al primo piano della monumentale scalinata marmorea del Bastione di Saint Remy, ospitò banchetti, balli e conferenze, accogliendo persone da tutt’Europa in un momento in cui la città si stava gradualmente trasformando in un luogo aperto e vivo, sotto la guida dell’allora sindaco Ottone Bacaredda.

La Galleria Umberto I – meglio conosciuta come Passeggiata Coperta – fu realizzata tra il 1899 e il 1902 dagli ingegneri Giuseppe Costa e Fulgenzio Setti. Fu concepita fin da subito per assolvere una funzione di raccordo tra il viale del Terrapieno – oggi viale Regina Elena – e il grande scalone del Bastione di Saint Remy, che vide la luce negli stessi anni ma fu completato ed inaugurato nel 1903.

Prima che Ottone Bacaredda desse l’inizio ai lavori per la costruzione del Bastione di Saint Remy e della Passeggiata Coperta, le attuali aree di Piazza Costituzione, viale Regina Elena, via Mazzini, via Giovanni Spano e via Fossario erano interessate dalla presenza di antichi bastioni realizzati in epoca spagnola. Si trattava, in particolare, del Bastione della Zecca, che si affacciava su Viale Regina Elena e Piazza Costituzione, il Bastione dello Sperone, che si affacciava sulle attuali via Mazzini e via Giovanni Spano, e il Bastione di Santa Caterina, che si inseriva tra l’attuale viale Regina Elena, via Fossario e via Canelles. Queste fortificazioni, costruite intorno alla seconda metà del XVI secolo, inglobavano a loro volta alcune pertinenze fortilizie del XIII secolo, ancora oggi in parte visibili, grazie ai recenti restauri.

Il Bastione della Zecca, denominato in origine Baluarte de Porta Villanueva o de los Caldereros, fu realizzato a ridosso del Bastione dello Sperone su progetto dell’architetto militare Rocco Palearo Fratino, ma nel XVII secolo per un breve periodo ospitò la Zecca, circostanza che ne determinò questa denominazione più nota.

Il Bastione di Santa Caterina, detto anche Baluarte de la Ciudad, Terraple de la Fontana Bona, Baluarte del Trabuc, venne innalzato tra il 1530 e il 1532 sul fronte sud-orientale e si estendeva tra la scuola di Santa Caterina e via Università. Questo settore fu interessato da crolli e cedimenti, come dimostrano i numerosi interventi di restauro che si succedettero nel corso dei secoli.

Il Bastione dello Sperone sopravvive nel lato di via Mazzini e via Giovanni Spano, dove si congiunge con la Porta dei due leoni e si innestano le rampe d’accesso alla Terrazza Umberto I. In passato fu detto anche della Leona, de la Porta de la Leona, de la porta de la Ciutat y Castel, venne iniziato al principio del 1500 per iniziativa del viceré Dusay. Il baluardo fu presto oggetto di critiche e ne seguirono una serie di suggerimenti per renderne più efficiente la difesa. In particolare il Marchese di Pescara nel 1523 e Gerolamo De Aragall nel 1551 consigliarono il suo prolungamento verso est, fino alle cortine della Porta de la Costa o de Llesques o di Villanova. In tal modo i suoi cannoni avrebbero potuto difendere quel lato del Castello, fino a quel momento sguarnito di difese. A occuparsi della risistemazione furono Gerolamo De Aragall nel 1549 e Rocco Capellino che lo dotò di parapetto, cordone, cannoniere e orecchione. Tra il 1552 e il 1553 Rocco Capellino si occupò della sistemazione dell’antemurale o cortina di Porta Castello, sul quale era intervenuto nel 1503 anche il viceré Dusay, come attesta un’iscrizione oggi perduta. Il Capellino lavorò nel tratto compreso tra la Porta del Leone e la bertesca medievale, che in quel momento venne demolita. La cortina muraria venne dotata di terrapieno, scarpa, parapetto, cordone e cannoniere.

Nel corso dell’Ottocento, con la graduale abolizione delle piazzeforti, si assistette a una conversione della destinazione d’uso di molte strutture fortificate, con la realizzazione di una serie di interventi volti all’abbellimento della città. Il “Regolamento generale pei consigli degli edili delle città del Regno di Sardegna” del 1840 e il “Piano regolatore” di Gaetano Cima mostrano la volontà di rendere fruibili antiche aree fortilizie e raccordare antiche strade, gallerie e aree pubbliche mediante porzioni di lastricato stradale, condotte idriche e fognarie e reti di illuminazione notturna. In questo senso molte aree cittadine avevano già cominciato ad essere trasformate in viali e passeggiate pubbliche, primo tra tutti il Bastione di Santa Caterina.

Si trattava di un’esigenza maturata dagli studi urbanistici del Romanticismo, che portavano avanti una nuova concezione estetica di città ideale, in cui l’uomo è il centro della vita e, attorno alle sue esigenze, si cominciano ad organizzare spazi e volumi. Quindi, in ossequio ad una rinnovata volontà di decoro urbano, il progetto di Giuseppe Costa fu pienamente appoggiato dal sindaco Ottone Bacaredda.

Si trattava, però, di adattare strutture medievali in pietra calcarea a nuove strutture costruite con i nuovi materiali dell’edilizia industriale, creando il più possibile un progetto unitario. Si intervenne così in un punto nodale della cittadella, il fronte sud-orientale, riprendendo il suggerimento di Gaetano Cima, che voleva la creazione di una facciata monumentale e la realizzazione di scalinate culminanti con un arco trionfale che mettessero in collegamento i quartieri di Villanova e Marina con il quartiere Castello. A tale scopo fu necessario abbattere alcuni tratti delle strutture difensive preesistenti, tra le quali il bastione della Zecca con la sua cannoniera in casamatta e il suo basso fianco, parte del bastione dello Sperone, nonché realizzare un lastrico pavimentale che legasse tra loro i Bastioni della Zecca, di Santa Caterina e dello Sperone, sotto il quale già dalla metà dell’Ottocento era stata sistemata una cisterna per la raccolta delle acque percolanti.

Nasceva così il Bastione di San Remy, da quel momento fulcro della città di Cagliari, e la sua Passeggiata Coperta, situata al secondo livello dello scenografico scalone in marmo, che prende avvio da piazza Costituzione. Fin dalla sua apertura, la Passeggiata divenne uno dei luoghi preferiti dai cagliaritani, pur conoscendo nel corso dei secoli diverse destinazioni d’uso. Da infermeria durante la prima guerra mondiale, fu sede delle scuole complementari dal 1921, ospitò poi il festival “Primavera Cagliaritana” e nel 1936 la mostra sull’autarchia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale vi fu collocato un ufficio del Ministero del Tesoro, diede quindi alloggio ai senzatetto e nel 1949 fu destinata a sede della I Fiera Campionaria della Sardegna. Molteplicità di destinazioni d’uso ebbero anche le arcate di sinistra, occupate prima da un comando dei Vigili Urbani, poi dalla banda cittadina.

Una scelta ardita e coraggiosa, quella di demolire parte delle antiche fortificazioni medievali a favore di un nuovo e più elegante accesso al Castello. Una scelta ardita che rispondeva alla precisa volontà del sindaco di trasformare la città secondo i nuovi canoni estetici della moderna urbanistica e svecchiare quella concezione di città arroccata che Cagliari si portava dietro da oltre seicento anni.

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