UN BORGO MERAVIGLIOSO: POSADA, TRA LEGGENDE, TRADIZIONI E BELLISSIME SPIAGGE. E POI, IL SUO CASTELLO

immagine di Angelo Sottocosta

A poco più di mezz’ora di macchina da Olbia, Posada è arroccata su un colle calcareo e per molti è uno dei luoghi può suggestivi della Sardegna, essendo intrisa di un fascino unico grazie alla storia e alla cultura e trovandosi inserita in un contesto paesaggistico da togliere il fiato. Ai piedi del borgo si estende infatti la valle del rio Posada, dove gli amanti della natura possono cimentarsi in diverse attività come kayak, trekking e mountain bike. Si trova in una delle zone più antiche della terra sarda, come testimonia la necropoli di età nuragica datata a circa 6000 anni fa. I nuraghi più conosciuti a Posada sono Monte Idda, Pitzinnu e Mannu, anche se oggi ne rimangono solo pochi resti, ma gli scavi avvenuti hanno portato alla luce piatti, ciotole carenate, olle e macine databili all’età del Bronzo recente, ceramica di età romana, rilevanti quantità di maioliche di produzione spagnola, toscana, ligure e laziale di età rinascimentale, ovvero tra il (XIV e il XV secolo. La vecchia Posada venne edificata, sulle ceneri di quella che era la fenicia Feronia, in posizione strategica su un importante incrocio viario che collegava il mare con l’entroterra e fu scelta per ospitare un ospedale, una dogana del sale, Uffici Giudicali, diventando anche sede di attività periodica dei Giudici di Gallura. A caratterizzare la fisionomia urbanistica è una delle attrazioni più importanti della zona, ovvero il Castello della Fava, che si erge ad est dell’abitato eleggendosi a punto panoramico tra i più suggestivi. La sua struttura dispone di una torre a pianta quadrata e alcune cisterne, e si presenta con un perimetro, la cinta muraria, quadrangolare. Eretto già dal XIII secolo, si potrebbe definire come una residenza turistica dei giudici, compresa Eleonora d’Arborea. Si può visitare la fortezza scalando il colle, il che permette di ammirare, oltre la torre e i ruderi della cinta muraria, il panorama circostante. Particolare è l’origine del nome, che sembra derivi da una leggenda narrante dell’assedio di una flotta turca e dell’inganno messo a punto dai posadini, che fecero mangiare l’ultima manciata di fave a un piccione inducendo gli invasori a sovrastimare le loro risorse. Effettivamente, a partire dal XIV secolo, Posada fu bersaglio di diverse incursioni dei pirati saraceni, quindi la realtà non si discosta poi molto dalla fantasia. Andiamo a scoprire il castello, realizzato con conci di pietrame poco lavorati, è visitabile: si erge in cima a un verdeggiante colle calcareo, sul cui pendio è arroccato l’attuale centro abitato. Scalando agevolmente il rilievo, ne ammirerai la torre merlata e i ruderi della cinta muraria, che, con pianta quadrangolare irregolare, un tempo cingeva anche una serie di cisterne. Dall’alto godrai di un panorama che va dalla valle del rio Posada (da percorrere in kayak) alle incantevoli spiagge attorno alla borgata marina di San Giovanni di Posada. Siamo nel territorio del parco di Tepilora, una delle aree verdi più grandi e belle dell’Isola con sentieri che si insinuano tra foreste, sorgenti, lagune e dune di sabbia, ideali per escursioni di trekking e biking.

In età giudicale Posada era all’apice delle sue vicende storiche, terra di confine tra i giudicati di Gallura e d’Arborea. Il castello fu a lungo conteso fra i due regni e nel 1380 finì anche nelle mani degli aragonesi per poi tornare agli arborensi sotto il comando di Brancaleone Doria. Improbabile che fosse presidio militare, piuttosto dimora dei giudici, forse anche di Eleonora d’Arborea. C’è chi pensa fosse una residenza turistica ante litteram. Posada fu luogo di confine anche prima del Medioevo, lo stesso toponimo Pausata indica ‘stazione di sosta’ e ‘luogo di frontiera’. La sua storia iniziò circa nel V secolo a.C. sulle ceneri della fenicia Feronia, forse insediamento italico-etrusco, uno dei centri abitati sardi più antichi.

Il fascino medievale che ancora oggi conserva il borgo è dato dal labirinto di pietra creato da intricati vicoli, ripide scalinate, archi e piazzette che spuntano inaspettate. Al centro spicca la parrocchiale di Sant’Antonio abate, caratterizzata da un’unica navata a trapezio. E’ stata ricostruita nel Seicento su un impianto del 1324: il 15 gennaio del 1388, all’interno dell’edificio sacro, fu firmata la pace tra la giudicessa Eleonora d’Arborea e il re Giovanni d’Aragona.  Sant’Antonio Abate è il Patrono di Posada e si celebra il 17 gennaio con una tradizione particolare. I giovani del paese iniziano già una decina di giorni prima a raccogliere frasche per preparare una pira che verrà incendiata dopo la messa e la processione con i doni al Santo, la sera del 16 gennaio. La tradizione vuole che i Posadini sapranno se quello è un’anno buono di raccolto in base a come si orienta il fumo della pira. Questa è l’occasione in cui vengono offerti in dono pane e dolci o l’arantzada, il dolce di mandorle, miele e buccia d’arancia. 

Posada, però, è celebre anche per la sua acqua cristallina che lambisce le belle, lunghe e sabbiose spiagge, che dalla foce del Rio proseguono fino in località San Giovanni- La Caletta, formando in 4 chilometri quasi una striscia continua. Su Tiriarzu, oltre ad essere un luogo di rara bellezza, è anche la spiaggia più rinomata: la si raggiunge oltrepassando un ponte di legno, che porta il visitatore ad un angolo di paradiso tra la ricca e verde vegetazione, l’azzurro perfetto del mare cristallino e la sabbia fine e chiara. Da qui si gode una suggestiva veduta dell’abitato di Posada. La spiaggia di Orvile è caratterizzata da una sabbia dal colore chiaro, soffice e profonda: anche qui l’acqua è trasparente, con le tonalità del verde e dell’azzurro, e il fondale scende gradualmente per un primo tratto. La spiaggia di Iscrarios, che significa “palude”, è la prosecuzione di quella dell’Orvile: con il suo fondale basso e sabbioso è perfetta per chi pratica immersioni e snorkeling. Alle spalle si trova lo stagno Longo, nel quale vivono diverse specie di uccelli come i meravigliosi fenicotteri rosa. Non è tanto frequentata perché non facilissima da raggiungere. Qualche centinaio di metri più a sud, tra San Giovanni e La Caletta, si può ammirare anche una bella torre aragonese costiera, conosciuta con il nome di Torre di San Giovanni, eretta direttamente sul mare, circondata sul lato che si affaccia sulla terra da un gruppo di pini. La spiaggia La Caletta si trova nei pressi di Siniscola, e si propone con il suo litorale caratterizzato da una sabbia chiara e morbida e da una verde pineta. Essendo spesso battuta dai venti, tra i vari servizi offre anche attrezzature per sport acquatici, tra cui kitesurf e windsurf.

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