“PRINCESA” UN FILM DI STEFANIA MURESU IN ANTEPRIMA MONDIALE AL FESTIVAL DI VENEZIA

di BRUNO MOSSA

Anche quest’anno il cinema “Made in Sardegna” è presente al Festival di Venezia con un ruolo di protagonista.

Sardegna Film  Commission si è presentata alla 78^ Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia con molteplici attività a iniziare dalla presentazione il 31 agosto dell’evento dedicato a Cecilia Mangini, maestra del cinema documentario italiano, recentemente scomparsa che ha firmato con Paolo Pisanelli la regia del documentario Il mondo a scatti”, prodotto da Officina Visioni, Istituto Luce e Rai Cinema e sostenuto da ISRE- Istituto Superiore Regionale Etnografico e dalla stessa Sardegna Film Commission. L’opera è stata presentata come evento di pre-apertura di Notti Veneziane, nell’ambito della sezione parallela Giornate degli Autori.

Giovedì 9 settembre sarà la volta della prima mondiale del documentario “Princesa” di Stefania Muresu.

La partecipazione alla kermesse veneziana della Fondazione Sardegna Film Commission è veramente molto attiva volta com’è a promuovere il proprio supporto a produzioni nazionali e internazionali e a organizzare numerosi appuntamenti dedicati alla Sostenibilità, in collaborazione con il Ministero per la Transizione EcologicaConnect4Climate-World Bank, Green Cross Italia, Ocean Space.

Il documentario “Princesa” di Stefania Muresu sarà presentato quale evento speciale delle Giornate degli Autori giovedì 9 settembre alle 21.30 al Lido di Venezia presso la Sala Laguna.

IL FILM. Nello scenario di un Mediterraneo che guarda al Sud, terra di riti e credenze, Princesa è il nome di fantasia di una giovane donna nigeriana, arrivata in Sardegna attraverso i canali del traffico di esseri umani. Vittima di un maleficio da cui cerca silenziosamente di liberarsi, la sua biografia non scritta rivela una storia di tratta e di superstizione.

TRAMA. Una pellicola muta percorre città e periferie, luoghi sacri e approdi naturali, ritraendo feticci e antichi riti di un Mediterraneo che guarda al Sud. Princesa è giovane, nigeriana, arrivata in Sardegna attraverso i canali del human trafficking. Nell’isola esiste il sincretismo tra le credenze di un animismo primitivo, i culti cristiani e quelli recenti della chiesa evangelica nigeriana. Una leggenda calabrese narra della lotta tra il pescecane e il pesce spada, similitudine del conflitto interiore della protagonista, stretta dal vincolo di un giuramento formulato prima del viaggio tra due continenti, tra Africa e Europa. Suor Regina opera nell’unità di strada e, alla guida di un’auto, incrocia i fuochi notturni intorno ai quali stazionano e si prostituiscono donne destinate al mercato del sesso, alla periferia di una città. Da un’altra parte Julieth, pastora di una chiesa nigeriana, tiene una messa notturna con preghiere recitate fino ad entrare in una trance spirituale. Il volto della protagonista è lo specchio di un mondo interiore dominato dalla paura, distacco dalla propria terra e tentativo di riscatto. Princesa ha fatto una scelta, ma non è ancora libera. Il 9 marzo 2018 il Re dell’Edo State, in Nigeria, il capo spirituale più importante della regione al centro della tratta, celebra una cerimonia e formula un editto in cui revoca i rituali e obbliga i sacerdoti tradizionali a non praticare più giuramenti che vincolano attraverso la maledizione del juju donne vittime di tratta.

CAST. La protagonista è Favour Osazuwa, con la partecipazione di Suor Regina Sanna, Julieth N.Edward, Eliana Vacca e Loveth Osazuwa. Soggetto e sceneggiatura: Stefania Muresu e Fabian Volti. Regia, fotografia e suono: Stefania Muresu. Montaggio Enrico Masi, Stefania Muresu. Compositore: Carlo Doneddu. Supervisione artistica e sonora: Enrico Masi. Prodotto da: Stefano Croci, Stefano Migliore. Produttore esecutivo: Davide Rabacchin. Prodotto da Caucaso con il contributo di Regione Autonoma della Sardegna, in collaborazione con Roda Film, con il supporto di Centro Servizi Culturali Carbonia della Società Umanitaria – La Fabbrica del Cinema e Fondazione Sardegna Film Commission

NOTE DI REGIA. Nel note di regia Stefania Muresu troviamo scritto: “Il desiderio del film nasce dall’incontro personale con Princesa e dalla volontà reciproca di lasciare una traccia, un segno della sua storia e della storia di molte altre donne nigeriane. L’ho conosciuta all’interno di una comunità di accoglienza per vittime di tratta a Cagliari, dopo essere fuggita dalla rete dei trafficanti che gestiscono in Italia il mercato della prostituzione e dello sfruttamento. Nei nostri incontri Princesa appare fugace, imprendibile e assorta in una ricerca che ci vede entrambe coinvolte. La camera è un mezzo di dialogo, uno sguardo bidirezionale che raccoglie frammenti di vita tra la sua realtà e il mio immaginario, usata come una penna per scrivere – la caméra stylo – che esplora un linguaggio filmico a metà tra il documentario e la ricerca visuale e che pratica una regia autoriale libera da scrittura e drammaturgia”.

STEFANIA MURESU. È regista di documentari e sociologa visuale. Dopo gli studi all’Università degli Studi di Urbino,si forma in fotografia ed etnografia visuale a Siviglia e frequenta la Scuola di Sociologia Filmica e Visuale dell’Università di Genova. E’ autrice di progetti cinematografici e film documentari su tematiche sociali, per cui cura la regia, la fotografia e il montaggio, incrociando gli approcci della ricerca visuale con i linguaggi del documentario di creazione. I suoi film sono stati presentati in numerosi festival, istituzioni accademiche, organizzazioni culturali in Italia e all’estero. Nel 2014 co-dirige Luci a mare, girato su una barca da pesca a circuizione nel mare settentrionale dell’isola della Sardegna. Il film è anche un reportage contenuto nel M.A.M.Matri-Archivio del Mediterraneo ed esposto al MAN Museo d’Arte Contemporanea di Nuoro. Nel 2016 cura la direzione artistica di un progetto di cinema partecipativo che sperimenta i linguaggi del film-laboratorio, sostenuto dalla Regione Sardegna. Nel 2017 dirige Sulla Stessa Barca, lungometraggio presentato in concorso al Festival Visioni dal Mondo. Combinando molteplici modalità narrative – interviste, finzione e auto-rappresentazione – il film è un viaggio nella memoria dell’odissea del mare di richiedenti asilo.

Dopo tre anni di ricerca scrive, fotografa e dirige Princesa.

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