TORNARE A CASA: SALVATORICO FORTUNATO PITZOLU, VIA DALL’ISOLA PER QUASI CINQUANT’ANNI

di MATTEO PORRU

È il 1924 e il ragazzo che è appena salito sulla nave per Livorno con un biglietto di sola andata si chiama Salvatorico, ha diciassette anni e la vita l’ha lasciato solo. O almeno, lui pensa così, e ha ragione. Ha perso sua madre troppo presto per ricordarsi bene di lei e troppo presto suo padre si è sposato con un’altra donna, e questo lui non l’ha mai accettato. L’infanzia è un tira e molla, l’adolescenza ancora peggio. Le strade di famiglia sembrano divise e Pitzolu prende la sua, che porta oltre il Tirreno, quanto più possibile lontano dal padre e quindi, suo malgrado, da Bolotana, il paese in cui è nato e cresciuto.

Fatto sta che la strada lo porta in Emilia Romagna. È ben piazzato, Salvatorico, abbastanza da passare la selezione per entrare nell’Arma dei Carabinieri. E da fare carriera: prima appuntato, poi brigadiere e maresciallo. Passa più di trent’anni a servire il paese. Lo fa con passione, con dedizione, con determinazione. Sono attitudini preziose, nel quotidiano e nel lavoro, e le mantiene sempre. Anche dopo la pensione. Anche quando, archiviata la divisa, torna in Sardegna e torna ad Alghero.

E tornano i ricordi, l’aria di casa, quando la gente gli parlava in limba e lo chiamava Foricu.

Forse è per questo che Pitzolu inizia a scrivere poesie. Da autoditatta, con le stesse doti che ha ereditato dall’Arma: passione, dedizione, determinazione. Scrive per rimarginare o per tornare indietro, per riflettere sul passato. A Bolotana è uno dei pochissimi componimenti che ci sono rimasti, un sonetto che è un inno alla bellezza e alla meraviglia del centro nuorese. Tanto bello e tanto struggente che arriva la risposta in versi, un abbraccio e un grazie sentito, di un altro grandissimo poeta del paese, Costantino Longu. Pitzolu non scrive tanto ma scrive bene e scrive in dialetto. Alcune sue poesie vengono pubblicate sul mensile “S’ischiglia”, altre in antologie nazionali dedicate ai “Nuovi poeti dialettali”.

Foricu Pitzolu, nel 1980, finisce la sua strada. Prende l’ultima nave con un biglietto di sola andata. Sale sul pontile per capire se riesce a intravedere casa. Eccola lì.

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