DAL SOGNO DI UNO STIPENDIO ALLA NOMINA DI CAVALIERE DEL LAVORO: SALVATORE PILLONI E L’INVESTITURA A ROMA AL COSPETTO DEL PRESIDENTE MATTARELLA

Salvatore Pilloni

di FABIOLA CORONA

L’imprenditore locale Salvatore Pilloni è l’unico sardo ad essere stato nominato Cavaliere del Lavoro lo scorso 31 maggio dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; insieme alla sua, altre 24 nomine tra cui quella di John Elkann, presidente e amministratore delegato della Exor N.V. Il prestigioso titolo è un riconoscimento per i risultati raggiunti nell’attività di impresa, nella creazione di sviluppo e di posti di lavoro, ma soprattutto per l’impegno etico e sociale diretto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del Paese.
Qual è stato l’iter che ha portato a questo importante riconoscimento? Tutto iniziò tre anni fa, quando un anonimo segnalò il mio nome alla Prefettura che dall’ora ha proceduto con le indagini e gli accertamenti tramite controlli mirati di Equitalia, Ufficio delle Entrate, Guardia di Finanza. Lo scopo infatti è primo fra tutti quello di accertarsi che il nome in questione faccia riferimento a una persona che non abbia problemi con il fisco o con la legge. Cinque mesi fa sono stato contattato per via telefonica dalla Prefettura che mi chiese di recapitarle una relazione in cui raccontavo tutto ciò che ho fatto dai 15 anni ad oggi. Così feci e per un po’ di tempo di tutto questo mi dimenticai. Circa un mese e mezzo fa poi, fui contattato dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro che mi annunciò che da 380 nomi, il mio era entrato tra i primi 40: si procede cioè a una scrematura, dei nomi sotto la loro attenzione ne vengono scelti massimo 25 ogni anno che ricevono il titolo. Il 31 maggio infine ricevetti una chiamata che non dimenticherò più, alzando la cornetta sentii “Buongiorno Cavalier Pilloni”, inizialmente fui confuso poi tutto diventò chiaro, mi dissero che quella mattina il Presidente Mattarella aveva firmato i decreti con cui, su proposta dei ministri Giancarlo Giorgetti e Stefano Patuanelli, erano stati nominati 25 Cavalieri del Lavoro.

Quando e come nasce la sua carriera da imprenditore? Ho iniziato a lavorare quando ero solo un ragazzo, mio papà era un piccolo commerciante di legumi: lui guidava il camion e io entravo nei negozi a venderli. Lì inizia la mia storia. Quando avevo 17 anni arrivò una svolta importante, la mia idea era quella di “ricattare” mio padre, nel senso che pensai di dirgli che sarei partito a lavorare fuori dalla Sardegna sperando che lui mi dicesse di non farlo e invece mi rispose “vai figlio mio e fatti valere”. Partii dopo tre giorni e arrivai a Grugliasco dove iniziai a lavorare in una fonderia. Passò il primo mese e mezzo poi cambiai vari lavori: feci il manovale, l’aiuto panettiere, mi occupai della pulizia delle strade sino a quando entrai alla FIAT per pulire gli uffici. Per me la FIAT era sempre stata un sogno, il mio desiderio era quello di vedere una catena di montaggio in funzione, ci riuscì durante un turno di lavoro e ne restai incantato. Dopo quell’esperienza decisi di ritornare in Sardegna, prima tornai a lavorare con mio padre, poi feci il servizio militare e una volta finito sognavo uno stipendio, una mia indipendenza economica. Chiesi così di entrare a lavorare in un’azienda locale, la Comochi, lì iniziai prima a pulire il magazzino poi diventai autista e infine rappresentante, sino a quando non mi misi in proprio: compravo le merci e le rivendevo. Da questo momento iniziò la mia carriera lavorativa insieme ai miei fratelli, eravamo tutti soci e aprimmo la nostra prima profumeria, Beauty Blu, a Sanluri e da lì ne aprimmo molte altre in tutta la Sardegna sotto il nome di Linea Bellezza, profumerie che nel 2008 decidemmo di vendere. Io decisi di continuare con lo sviluppo dei negozi Saponi e Profumi: vendemmo 50 profumerie, oggi sono il direttore generale di 62 negozi sotto il nome Saponi e Profumi e 2 profumerie Je Suis, per un totale di quasi 400 dipendenti. Siamo una delle poche aziende che ha visto la propria occupazione crescere nonostante la pandemia di circa il 7% dal 2019 a oggi. Nel 2009 inizia poi a prendere forma quello che era stato un sogno nel cassetto mio e della mia famiglia da tanti anni: una cantina di vino.

Per continuare a parlare di sogni, uno tra quelli che ha ancora nel cassetto? Un sogno sarebbe quello di dar vita a una nuova cantina tornando alle origini, mi riferisco alla cantina sociale della Marmilla di cui facevano parte 2.000 conferitori. Mi piacerebbe che Sanluri riuscisse a riacquistare quell’amore e quel senso per l’agricoltura che un tempo aveva e che c’è in altri paesi del territorio. Abbiamo troppi terreni incolti e spesso è colpa dei politici incapaci (per fortuna non tutti) e della burocrazia se non si riesce a sbloccare la situazione. In Sardegna importiamo l’80% del nostro fabbisogno per quanto riguarda l’agroalimentare, ne produciamo solo il 20% un sogno sarebbe già quello di portare l’asticella al 30% e di dar modo a questo settore di crescere e implementarsi mettendo al centro i giovani, le loro capacità e quindi il loro futuro.

Guardando alla società di oggi, quale consiglio darebbe ai giovani che si stanno avvicinando al mondo del lavoro? Sognare, sognare, sognare. Questo è senz’altro il consiglio principale. Il mondo del lavoro di oggi è un mondo spesso troppo distante dai giovani perché lascia poche opportunità di rendersi indipendenti, le istituzioni sia politiche sia economiche sono lontane e noi abbiamo il dovere di creare delle opportunità, dando idee e sostegno. Quella quell’occupazione giovanile è una questione importante che preoccupa e dovrebbe preoccupare chiunque, io sono fortunato così come i miei figli, ma i miei nipoti un domani? Tutti dovremo porci il problema e impegnarci, se si hanno le possibilità, per non restare indifferenti. Mi sento di lanciare un messaggio ai giovani, per me molto importante: sognate ad occhi aperti, coccolate il vostro sogno, portatelo avanti e fate di tutto per realizzarlo, non li realizzerete tutti ma è una buona strategia per realizzarne buona parte. La fiducia in se stessi, nelle proprie capacità non deve mai mancare. Io sono stato fortunato, ho realizzato tanti dei sogni che avevo ma ho anche lavorato duro affinché si realizzassero, perciò aggiungo: lavorate sodo per i vostri sogni.

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