IL FARMACISTA POETA: ALDO SALIS, SCRIVE SEMPRE, SCRIVE TANTO E SCRIVE TUTTO

Aldo Salis

di MATTEO PORRU

Fra il palazzo di Città e Porta Sant’Antonio, a Sassari, c’è un bambino che piange. È il 1925, è giugno, è estate, fa caldo. È un maschietto, le dice l’ostetrica, ed è bellissimo. Si chiama Aldo e fa rumore come può per dire a tutti che è venuto al mondo. Da piccolo respira aria di bottega, segue le mani e i pensieri dei genitori che sulla carta sono artigiani ma di fatto creano oggetti, nel laboratorio di famiglia, in piena Città Vecchia. Adora quel lavoro, quel dar forma alle cose. Gli sembra una magia. I Salis non navigano nell’oro, due mani in più non guasterebbero e studiare non costa poco ma Aldo si sdoppia e fa entrambe le cose. Non bene, all’inizio. Di fatto tutto decolla dallo scientifico in poi.

Salis è uno studente modello: è motivato, carico, usa e studia tanti numeri ma legge e scrive tante storie

Sono quelle che lo appassionano. E col voto che prende alla maturità, che certifica che il ragazzo la testa ce l’ha e la grinta pure, può andare ovunque. Nel raggio di Sassari. E a Sassari, la facoltà di lettere non c’è. Piano b: chimica farmaceutica. In contrasto con la passione ma in linea con il percorso di studi. L’università se la mangia e, quando esce, ha in mano tutto, passione per la scrittura compresa. A furia di veder creare, ha iniziato a farlo anche lui.

Inizia a collaborare con il settimanale sassarese “Libertà” e guadagna, oltre ai primi lettori, i contatti che lo porteranno, qualche anno dopo, alla “La Nuova Sardegna” e a “Tutto Quotidiano”. Anche se, sulla carta, Aldo fa il collaboratore di farmacia, non è un lavoro pagato male ma gira molto, moltissimo, per le province locali. Per trentacinque anni. Fino a Padria, dove una farmacia, finalmente, la gestisce. Si sposa, ha tre figlie: Chiara, Gabriella, Paola.

Salis scrive sempre, scrive tanto e scrive tutto: poesia, narrativa breve e lunga, in sardo e in italiano. Gioca con i versi in La cianchetta zappuradda, Adiu a li fori e Un cugnoru di paràuri, tre capisaldi della poesia sarda, e soprattutto sassarese, sulla scia delle tecniche e delle metriche del Novecento, e su tutte quelle della poetica di guerra, un’evoluzione straordinaria della produzione dell’isola che si apre agli influssi italiani. In italiano pubblica, invece, la raccolta A cercare il vento.

Anche la prosa di Salis è efficace, cruda e vera.

Rievoca i paesi, ma soprattutto la Sassari di tanto tempo prima, umile e semplice, umana. Con i suoi uomini e i suoi demoni. Ne Il padre di Chiara, il suo unico romanzo, questa visione della realtà si percepisce tutta nella lotta di un padre per comprendere il male fatto a sua figlia, con una forza che va ben oltre la vendetta. Aldo scrive per le riviste “La grotta della Vipera” e “S’Ischiglia” e tiene vivo e vive il mondo culturale sassarese da protagonista. Vince il premio Ozieri, il premio Romangia e il premio Agniru Canu. Quando muore, a fine marzo 2021, Sassari perde un uomo che è quasi un secolo di storie. Un uomo che ha fatto rumore come ha potuto per dire a tutti di essere stato al mondo. E ci è stato davvero.

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