INGEGNERE ED INSEGNANTE: I 103 ANNI DELLA FIGURA STRAORDINARIA DI SEBASTIANO MACCIONI A NUORO

Sebastiano Maccioni

d LUCIA BECCHERE

Figura straordinaria l’ingegnere Sebastiano (Bustianu) Maccioni, a 103 anni legge senza occhiali, guida la macchina e ha una memoria fuori dal comune. Nato il 4 novembre 1918, per l’anagrafe il 9, giorno della fine della grande guerra. Dopo le elementari, non avendo le possibilità economiche per frequentare il liceo e poi l’università, viene indirizzato alla campagna dal padre, agricoltore di Santu Predu. Con l’istituzione delle Magistrali, in città, riprese a studiare conseguendo il diploma, poi la maturità scientifica, da privatista, a Cagliari dove, dopo la laurea in matematica, ha frequentato ingegneria mineraria per 2 anni per poi laurearsi a Pisa in ingegneria civile. Nel ‘40, all’entrata in guerra dell’Italia, ancora studente, venne richiamato sotto le armi e nella scuola ufficiali di Pavia ha conseguito il titolo di sottotenente del Regio Esercito, scampando alla morte durante il bombardamento di Civitavecchia. A Nuoro è stato consigliere comunale sardista, con la giunta monocolore democristiana guidata da Atzeni. Poi assessore ai lavori pubblici con Mastino sindaco. Finita quella legislatura non ha voluto più accettare candidature pur rimanendo molto attivo nel partito. È stato uno dei fondatori, nonché presidente, del consorzio di bonifica Marreri-Isalle e per diversi mandati Presidente del Consorzio di Bonifica della Sardegna centrale costituitosi per fusione dei vari consorzi del nuorese.

Ingegnere, lei ha attraversato un secolo, cosa non le piace di oggi? «Intanto dico quello che mi piace. Prima non c’era luce ma candele a petrolio e istearicas e neppure acqua. Per lavarci l’attingevamo dal pozzo, per bere e cucinare la portavamo dalla fontana. I panni venivano lavati a Caparedda e a Funtanedda. Il mondo di oggi, per le sue comodità non può essere paragonato a quello di ieri».

Come ricorda Santu Predu? «La piazza del Rosario era tutta in terra battuta, mentre nella strada c’era il selciato (s’impredau) e si presentava su due livelli. Tra l’uno e l’altro una lunga gradinata con un muro di sostegno. Da quello inferiore si accedeva alla chiesa dalla parte di via Chironi. Massajos e pastores circolavano con asini, cavalli, buoi e carri».

Quali erano i giochi di allora? «Giocavamo a bullinu, un primitivo lancio del disco. Constava nel lanciare il più lontano possibile una piccola verga di legno battendola forte su una delle due estremità appuntite. Poi a luna monta, a cadhica longu e chin sa bozza de istrazos ben legata a fileddu. Ricordo che a mia tzia Peppa, titolare di una piccola bottega che dava sulla piazza e dove vendeva di tutto, le venne recapitato uno scatolone di merce che conteneva in omaggio una palla di gomma di cui me ne fece dono. S’alligria! Subito a giocare con i compagni. Purtroppo sa bozza ebbe vita breve. Tziu Jubanne che era solito sedersi sui gradini della sua abitazione, insofferente a noi ragazzi, mal sopportava i nostri giochi. Zesu Maria, unu sirbone! Un giorno riuscì ad afferrarla e bocada sa resorja dae buzzaca, la tagliò. Per tutti noi una tragedia. Bisognava fargliela pagare e immediata fu la nostra vendetta. Poiché ogni mattina era solito prendere il fresco sui gradini di casa, noi ragazzi ci davamo voce della sua presenza – Bi chi beste tziu Jubanne – e tutti accorrevamo a prenderlo a carranz’e’ monte (a crastos) impedendogli per circa un mese di godere del fresco».

Quali sono le sue letture preferite? «Più che romanzi prediligo libri scientifici, soprattutto di astrofisica, ma ho letto di tutto: autori russi, francesi e spagnoli. Ho una biblioteca di migliaia di libri».

Quando ha smesso di lavorare? «Ufficialmente a 85 anni con la cancellazione dall’ordine. In seguito ho fatto qualche collaudo, l’ultimo a 90 anni».

Lei ha sempre insegnato a Nuoro e per 15 anni anche all’Università di Cagliari, che rapporto aveva con gli alunni? «A chi mi chiedeva che lavoro facessi rispondevo: pro campare faco s’inzenieri, pro gustu meu faco s’insegnante. Ero un severo buono, non ho mai messo una nota disciplinare, non ce n’era bisogno. Durante la mia ora di lezione s’intendhia sa musca bolande ».

Come trascorre le sue giornate? «Leggo diversi quotidiani. La mattina prendo il caffè al bar Cambosu con gli amici e dedico del tempo alla cura del mio giardino».

Quale è il segreto della sua longevità? «Credo i geni trasmessi dai miei genitori, ma anche la vita regolare che ho sempre fatto. Da ragazzo, in una rebotta mi sono sbronzato, sono stato così male che non ho più bevuto se non un goccetto di vino ai pasti».

Complimenti! Lunga vita ingegnere. «Si ricordi, non dica mai a nessuno a chent’annos ma a medas annos, senza numero».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

2 pensieri riguardo “INGEGNERE ED INSEGNANTE: I 103 ANNI DELLA FIGURA STRAORDINARIA DI SEBASTIANO MACCIONI A NUORO”

  1. Si , era un severo buono . Si , durante la sua lezione il silenzio era tombale , aprivamo la bocca solo se interrogati . All’inizio della lezione , mentre scorreva i nomi su e giù nel registro per le interrogazioni , tutta la classe era in apnea . Un giorno lo sorpresi offrendomi volontario per essere interrogato , mi guardò con una espressione che significava ” sei pazzo ” , ( non accettava o sollecitava mai volontari ) . Mi diede 7 , voto che per lui era ai limiti del massimo . La saluto professore . Quest’anno , se passerò a Nuoro verrò a trovarla . Suo ex alunno Antonio Ruju (anni 1957/1959 ).

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