IL COVID ED I VACCINI FRA GEOPOLITICA E GEOECONOMIA: IL FALLIMENTO EUROPEO E LA SFIDA ITALIANA

di GIANRAIMONDO FARINA

Un interessante punto di analisi e di dibattito e’ quello che relega la lotta al Covid-19 non solo ad un problema di sanita’ pubblica, ma lo estende ad una sorta di “terza guerra mondiale in atto”, partita solo per caso dalla Cina, coperta per un po’ dall’OMS (di cui l’Italia e’ uno dei maggiori contribuenti, pur non contando decisionalmente), per poi coinvolgere il resto del mondo. E’ sotto gli occhi di tutti come, ormai, questa guerra pandemica abbia cambiato anche la geopolitica degli ultimi decenni. Ad osservarlo e’ lo sguardo da analista del bravo Giuseppe Pennisi che ha sagacemente evidenziato come ci siano stati Paesi che, da subito, hanno capito come reagire; altri che, invece, si sono trovati nel pieno caos, con un discorso a parte riservato per USA e GBR da un lato ed UE dall’altro. Andiamo, dunque, nel dettaglio per capire meglio il “disastro europeo” e, quindi, anche italiano, in merito alla gestione del Covid.

Ripercorrendo la storia recente di quest’anno e mezzo di pandemia (che e’ anche storia- economica) emerge, immediatamente, il ruolo assunto dalla Repubblica Popolare Cinese, focolaio iniziale accertato del contagio. Come ha reagito la Cina? Chiusura ferrea, con metodi polizieschi, di tutte le aree colpite, corroborate da metodi dittatoriali. Dall’altro lato, Paesi come Taiwan, Australia e Nuova Zelanda hanno agito con il blocco delle frontiere in autodifesa ed adottato severe misure di tracciamento. Stesse misure messe in atto dalla Corea del Sud. La vera situazione caotica, purtroppo, si osserva in Africa ed America latina oltre che, di recente, in Italia. Quest’ ultimo Paese, purtroppo, e’ assunto alle cronache per l’imperversare della variante locale e, soprattutto, per la questione vaccinale che ci riguarda da vicino. Proprio il Subcontinente indiano sta mettendo in discussione l’ipocrisia economica in cui questa pandemia ci ha fatto cadere. Da un lato uno dei Paesi produttori di vaccini, data anche la rilevanza della popolazione (1 miliardo di abitanti) e la poverta’ assoluta di certi contesti. Motivo per cui ora, in ordine sparso, le grandi potenze occidentali, vere detentrici dei brevetti tramite le proprie case farmaceutiche, su impulso americano, stanno ragionando per una sospensione degli stessi, cercando di arrivare a riconoscere la profilassi come un “vero bene e diritto mondiale”. Il tutto con l’unica opposizione della Germania della Merkel, una delle “casseforti” farmaceutiche mondiali. Al silenzio sui dati pandemici forniti da Russia ed Asia centrale si aggiungono, invece, i casi particolari di GBR ed USA. Essi, infatti, dopo alcune incertezze, sono partiti, con determinazione, nella lotta al Covid: chiusure di frontiere, grandi programmi di vaccinazione e, soprattutto, sostegni economici integrali ai comparti piu’ produttivi. Entrambi questi Paesi, nello specifico, hanno intrapreso un programma ” aggressivo” di vaccinazioni: 200 milioni e 40 milioni di americani ed inglesi sono stati vaccinati. Poi, pero’, e qua sta’ la differenza vera, hanno fatto misure di sostegno ai settori piu’ colpiti. Per non parlare del tema vaccini dove, non da ora, hanno sostenuto, con sussidi pubblici, l’intera filiera farmaceutica, avendo gran parte degli impianti “in loco” e, quindi, soddisfacendo uno dei requisiti importanti nella campagna di somministrazione: la priorita’ negli approvvigionamenti. Ed in Europa? Ci si e’ mossi tardi e male. A partire dall’Italia, primo Paese colpito. All’inizio si e’ “cincischiato” in merito all’origine del virus. Quando, poi, i decessi sono aumentati, sono iniziate le futili diatribe Stato/Regioni, rendendo inascoltato quel “grido di dolore” proveniente dalle valli bresciane e bergamasche. Stessi dibattiti negli altri Paesi. In Germania, pero’, e’ intervenuto il governo centrale con la sua autorevolezza a “mettere ordine”. Non in Italia, pero’. Sempre nel continente europeo, a queste diatribe se ne sono aggiunte altre tra diritto internazionale e comunitario, per definire meglio i campi d’intervento e di manovra dell’UE. Questa situazione d’incertezza ha, poi, portato la Commissione UE a trattare personalmente l’acquisto dei vaccini per gli Stati membri, senza averne alcuna esperienza in merito. E qua sta’ l’inghippo: la Commissione ha, da subito, giocato al ribasso nel trattamento del prezzo d’acquisto accettando clausole “capestro”, a tutto vantaggio delle imprese fornitrici, soprattutto in termini di consegne e con il mero impegno (non obbligo) di rispettare il calendario. Motivo per cui il “nostro” generale commissario alla lotta al Covid, se si osserva bene, “esce”, un giorno si e l’altro pure, non con comunicati specifici e documentati in merito all’andamento della profilassi, ma con meri “proclami”. I contratti sono stati, poi,secretati, per non vergognarsi degli accordi firmati. Quello che non si dice ma che ora sta’ trapelando anche da altre fonti e’ che, da tempo, l’UE sottofinanzia la sanita’ a tutto discapito della ricerca farmaceutica. Esempio emblematico e’ quello che ci viene fornito dall’azienda francese Sanofi, che da tempo ha rinunciato allo sviluppo di un vaccino europeo con forti e negative ripercussioni su come i cittadini Ue vedano ora le istituzioni comunitarie e sulla loro affidabilita’. La Francia e’ stata, forse, l’unico Paese , nel recente passato, ad essersi mosso in tal senso piu’ “comunitario” nel 2006 e nel 2012 con ben due rapporti, avendo avuto anche gli appoggi dei governi italiani di allora ( Berlusconi e Monti). Proposte con poca eco, in quanto si era alle prese con grandi azioni di risanamento della finanza pubblica. Ogni Paese, quindi, ha operato da se’. In Italia, purtroppo, ancora oggi non si e’ colta l’occasione di questo tanto declamato PNRR per potenziare del tutto la sanita’ ed incoraggiare l’industria farmaceutica nazionale a sviluppare e produrre vaccini. Perche’ una cosa bisognerebbe ricordare, a scanso di equivoci: la “guerra” non finira’ presto e le vaccinazioni dovranno essere ripetute per anni. E’ questa un’altra sfida a cui bisognera’ prepararsi adeguatamente. 

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