UNA VITA DA MISSIONARIO: LE ESPERIENZE NEL MONDO DI DON NUNZIO CALARESU

Don Nunzio Calaresu e in piedi Dolores Turchi in Tanzania

di LUCIA BECCHERE

Con un ministero sacerdotale durato 54 anni, don Nunzio Calaresu nato ad Oliena il 25 marzo 1930, penultimo di cinque figli, ha fatto della sua vita un’eterna missione. Vivace e socievole fin da bambino, dopo le scuole elementari entrò in seminario a Nuoro per poi proseguire gli studi a Cuglieri. Da seminarista frequentava l’Azione cattolica del suo paese dove era un grande animatore. Sempre circondato dai giovani, pronto ad aiutarli e sostenerli, col suo modo di rapportarsi sapeva mettere a proprio agio tutti e per questo godeva della stima e dell’affetto della gente in particolare dei suoi concittadini. Consacrato sacerdote dal vescovo Giuseppe Melas il 4 luglio del 1954, per 7 anni è stato vice parroco a Dorgali dove ancora oggi lo ricordano con molto affetto, poi un anno a Nuoro e successivamente due anni come parroco a Loculi.

Il suo impegno pastorale lo collocava sempre vicino alle comunità parrocchiali, ai credenti, ai poveri e ai bambini. Nel ‘64 partì missionario per l’Argentina, da dove era solito rientrare ogni tanto per trascorrere con i familiari alcuni mesi. La missione e la famiglia erano i pilastri della sua vita.

Nell’estate del 1978 si recò in Tanzania con Dolores Turchi e un gruppo di volontari ospiti per oltre un mese della comunità di Usolanca per consegnare 10 milioni di lire ricavati dalla vendita di 2000 copie del libro Oliena, Barbagia, Sardegna che la Turchi aveva destinato ai lebbrosi. «Era un servo di Dio, fulgido esempio di sacerdote – così lo ricorda la studiosa della storia delle tradizioni popolari –. In quell’occasione padre Nunzio, felice di aiutare i missionari salesiani che si trovavano in quel paese, celebrava messa nei vari villaggi. La sua carità e il suo apostolato lo collocavano sempre dalla parte degli ultimi, dei bisognosi e dei diseredati con i quali condivideva ogni cosa. Tutto questo mi aveva colpito – prosegue la nota saggista –, per lui, tanti anni missionario in un paese povero come l’Argentina, l’Africa era come un ritorno alle origini. Era palpabile la sua attenzione verso il prossimo e il suo afflato missionario». Don Calaresu rientrò definitivamente in Sardegna nel 1988 per assistere Giulia, la più piccola delle sorelle, ammalata di Alzheimer. Se ne occupò personalmente fino a rifiutare aiuti esterni: «Glielo devo – amava sostenere – e la devo assistere io fino alla fine». Sentiva il dovere di farlo e così è stato.

Per tanti anni è stato parroco di Budoni, per lui luogo di missione. Svolse la sua meritoria opera pastorale recandosi in tutte le frazioni, sempre vicino alla gente. Ai giovani amava raccontare la sua ricca permanenza in Argentina con le storie di quel popolo umile e sofferente. Definì quella missione una “bellissima esperienza” e parlò della povertà di quel paese spalmata in un vastissimo territorio dove la ricchezza era in mano a pochissimi. Voleva che ogni paese (erano 22) venisse dotato di una chiesa cristiana per poter diffondere il Vangelo in quelle poverissime comunità. Lavorò per la scolarizzazione di quelle popolazioni, per il riscatto sociale dei poveri, per la pace, il lavoro e la fede. In Sardegna non ha mai smesso di essere missionario, col pensiero costantemente rivolto al popolo argentino, Padre Nunzio non dimenticava mai quelle popolazioni dove aveva lavorato con il cuore e con la fede. Il desiderio di ritornare in Argentina non lo abbandonò mai.

Dopo la morte della sorella avvenuta nel 2003, ha continuato la sua opera pastorale a Budoni, sempre a disposizione di quel popolo gallurese a cui era molto legato e che ricambierà tutto il suo affetto con l’amore e la stima dovuti. La comunità ora meno povera e più consapevole, era ben diversa da come lui l’aveva trovata, il turismo e la cementificazione avevano fatto di quel paese un centro internazionale.

Era il 2007 quando lasciò definitivamente Budoni per la sua Oliena e poiché “un sacerdote non va mai in pensione” continuò la sua opera apostolica in quella comunità finché la salute già fortemente minata glielo ha consentito.

Aggredito da un male incurabile, il 22 settembre 2008 si spense ad Oliena a 78 anni lasciando come eredità il suo esempio di vita cristiana.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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