IL RICORDO DI MARTINO OFFEDDU NELLE PAROLE DELLA FIGLIA ANNA

Martino Offeddu al rientro dalla guerra civile di Spagna col padre Avv. Ciriaco Offeddu

di LUCIA BECCHERE

Martino Offeddu «era un convinto democratico, prerogativa che gli derivava dall’aver fin da ragazzo vissuto quella nuoresità di allora che presupponeva l’uguaglianza fra gli uomini e dall’essersi immerso in quella sana intellettualità di stampo nuorese ma di universale respiro, ch’era stata plasmata dalle convergenti genialità di Sebastiano Satta, Grazia Deledda, Menotti Gallisai e Pietro Mastino. Democraticità che in quel contesto di dittatura non poteva essere manifestata come dottrina politica ma traspariva negli atteggiamenti di vita vissuta» ( La Corrida, Mario Corda). Pensiero questo condiviso da intellettuali, politici e persone comuni che hanno apprezzato l’onestà morale e intellettuale di un uomo coerente a fronte di tanti che alla caduta del regime hanno abbracciato altre dottrine. Rigore, generosità e umiltà facevano in lui la differenza.

Emblematica la storia del militare di leva Tuturreddu, umile concittadino di Santu Predu, nel quale si era imbattuto casualmente a Roma dove si trovava a ragione dei suoi doveri di Segretario Federale del Partito Nazionale Fascista. In perfetto dialetto nuorese lo aveva salutato con caloroso affetto fino a consumare il pasto in sua compagnia nel lussuoso Grand Hotel di via V. E. Orlando a dimostrazione delle sue doti umane e della sua attenzione verso gli umili.

Nato a Nuoro nel 1906, Martino Offeddu, laurea in giurisprudenza a Sassari a 22 anni, a sedici si era iscritto al Partito Nazionale Fascista nel 1930 fu nominato cavaliere per aver organizzato a Nuoro l’Opera Nazionale Balilla e nello stesso anno Segretario Federale di Nuoro.

Aveva appena 24 anni quando con grande senso di responsabilità portava avanti un programma improntato sulla fede alla dottrina fascista, sul lavoro e sul rigore: “ Valorizzerò i veri credenti e combatterò i disonesti e i furbi” annotava nei suoi diari.

Nel 1937 partì volontario per la guerra civile spagnola e a Sarriòn (Albentosa) fu ferito ad una gamba. Nel ’38 al suo rientro venne insignito della medaglia di bronzo, della croce di guerra al valore militare e proposto per la medaglia d’argento. Nel ’40 fu designato Federale di Sassari, nel ’42 la sua nomina ad Ispettore del P.N.F. fu accolta con orgoglio da tutta la Sardegna dove era stimato per la sua “politica pulita” scevra di bassi compromessi.

Caduto il fascismo, nel dicembre ’43 fu tratto in arresto “per concorso in attentato contro l’unità dello stato, concorso in abbandono del corpo per combattere contro lo stato e concorso in aiuto al nemico”. La consapevolezza della propria innocenza e la preoccupazione per la giovane moglie e il figlio appena nato gli procurarono tanta sofferenza.

Assolto da tutte le imputazioni dal tribunale militare di Oristano, dopo dieci mesi venne scarcerato e il 18 settembre 1944 Nuoro lo accolse con molto affetto memore della sua onestà e della sua disponibilità verso tutti, antifascisti compresi. Mentre un manipolo di facinorosi chiedeva il suo allontanamento dalla città «dove aveva svolto notevole attività politica» puntando il dito contro Pietro Mastino responsabile di aver favorito la liberazione del nipote acquisito, il Comitato di Liberazione rinnovando stima e fiducia al leader nuorese dell’antifascismo borghese, si dissociava dai riottosi accusandoli di aver agito a titolo personale. La polemica non ebbe seguito e da quel momento l’ormai ex Gerarca riprese la professione di avvocato.

Martino Offeddu visse povero sempre al servizio della politica.

Determinato e integerrimo, schivo per naturale inclinazione rifuggiva da lodi e piaggerie, coltivava la sostanza delle cose appagato dai risultati del suo lavoro e dalla sua famiglia da cui traeva nutrimento nei momenti più difficili. Con gli avversari politici, mai nemici, era portato al civile confronto per amore della verità e della giustizia. Garbo e signorilità erano la cifra del suo stile.

A ricordarlo con noi è la figlia Anna.

Che padre è stato il suo?  «Un padre premuroso, generoso e molto protettivo. Oggi più che mai sento la sua mancanza».

In casa parlava di politica? «Non parlava mai di politica e tantomeno dei ruoli che ricopriva, questo per mettere la famiglia al riparo da ogni sofferenza».

Ha mai raccontato la sua esperienza di guerra? «Nelle lettere a mia madre, allora sua giovane fidanzata, non ha mai parlato di avvenimenti bellici, dei rischi che ha corso e di quanto ha patito, proprio per un senso di eccessiva protezione. Tuttavia metteva al corrente di tutto il padre Ciriaco con cui aveva un bellissimo rapporto».

È rimasto qualcosa d’irrisolto fra lei e suo padre? «Sono venuta a conoscenza dei fatti che lo hanno visto coinvolto solamente dopo la sua scomparsa, avvenuta per infarto cardiaco nel giugno del 1973. Non essergli stata di conforto ancora oggi mi rattrista».

Come lo racconta ai suoi figli?  «I miei figli hanno sempre respirato la presenza di questo onesto servitore della patria che purtroppo hanno avuto modo di conoscere solo attraverso la famiglia e le testimonianze di quanti lo hanno consegnato alla storia nella sua vera essenza.  Certamente vantano l’orgoglio di essere suoi nipoti seppur nel rimpianto di non aver potuto vivere con un così grande nonno».  

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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