LO STRANO CASO DEI TENORES DI NEONELI

TONINO CAU racconta

Non si esauriscono le idee innovative del quintetto del Barigadu, sempre guidati da un infaticabile Tonino Cau. Costituiscono per molti aspetti un caso unico e senza precedenti, i tenores di Neoneli.

Cavalieri della Repubblica dal 2011, nella loro interminabile carriera, oltre ad aver girato tutti i continenti, 37 nazioni fino ad oggi, collaborazioni nazionali e internazionali con miti della musica world nazionale e internazionale (Custodio Castelo, Antonio Gramsci jr, Eugenio Bennato, Josè Barros, Rao Kjao, Cristina Maria, i Chieftains, Arild Andersen, Tore Brunborg, Stefano Saletti, Elena Borte Floris, I Tetes de Bois…) e della musica poprock nostrana (Elio, Guccini, Ligabue, Baccini, Branduardi, la PFM, Finardi…), oltre ad aver prodotto video tematici educativi (unici assoluti nel loro genere) sull’ambiente, sulla loro storia, aver partecipato a decine di trasmissioni televisive nei maggiori canali nazionali, a film e documentari a sfondo socio culturale, ora sono al decimo prodotto editoriale. Ne parliamo con Tonino Cau, fondatore e leader del gruppo.

Cosa vi spinge a scrivere, a scrivere libri, dato che si conosce la vostra produttività legata all’ essere artisti a tutto tondo, ossia a scrivere i testi del vostro repertorio? Sono cose per noi intrinsecamente legate. Intendo dire che i libri non esisterebbero senza il coro. E forse posso dire che il coro non esisterebbe senza i libri. Lo affermo perché i libri scritti a loro volta danno carica, e con la carica si va avanti, si fanno cose sempre diverse. Senza stimoli il gruppo non sarebbe certamente durato tanto. Quest’anno abbiamo festeggeremo forse (il forse dipende dalla pandemia) il nostro 45mo compleanno artistico, non è poco. Ma non è poco quello che “c’è dentro”. Il percorso non è solo chilometrico, il “dove” siamo stati, pur interminabile (per dire: tre volte in Australia e USA, due volte in Cina, Canada, Brasile, Argentina… in Asia, Africa, Americhe, Oceania, e tutta l’Europa). Sono le cose fatte, prodotte da noi, che hanno determinato un cammino davvero ricco di soddisfazioni e significati. E non ci fermiamo ancora, c’è qualche obiettivo da conseguire. Ancora.

Ti puoi spiegare meglio? Il primo libro, VERSOS DE CUNCORDIA, 1994, non aveva un filo conduttore, per così dire, ma dopo quasi vent’anni di attività faceva il punto sui testi che noi avevamo prodotto e diffuso coi nostri canti, e anche coi canti di altri artisti sardi, primo fra tutti il Duo Puggioni. Fu un lavoro che ebbe parecchia fortuna, pur nella sua nicchia di libro in limba. Il secondo (VITE FUORI, scritto a quattro mani con Paolo Pillonca) invece fu il primo risultato dei nostri incontri con tanti emigrati sardi. Raccontavo le storie di molti di loro, fortunati e no. Sempre agli emigrati dedicammo anche un secondo libro, BOGHES LONTANAS. Quello fu piuttosto un libro reportage, quasi tutto in limba: raccontare in versi gli incontri in America Latina piuttosto che in Australia e Europa, in un biennio in giro per il mondo.

Voi siete anche identificati come un gruppo, per così dire, “ambientalista”. Vero, l’ambiente è uno dei temi ossessione del nostro cammino artistico. Oltre ad aver scritto e cantato ovunque “Su ballu ‘e su fogu” (la danza contro i piromani), ricordo sommessamente che fino a prova del contrario siamo stati il primo tenore ad aver dedicato un intero cd alle tematiche ambientali, TERRA NOSTRA, nel 1996, cd prodotto da Elio e diffuso a livello nazionale. Ricordo anche due video vhs, con sei miniclips dedicati all’ambiente, diffusi nelle scuole sarde. E due libri ancora, Balentias e Isteddos. Libri datati, non scritti su emozioni o tendenze del momento. Ho letto qualche giorno fa che il jazz si fa green, attraverso un’associazione che tende a sensibilizzare le coscienze per la tutela ambientale. Benissimo, non può che farci piacere. Ma non è una notizia sconvolgente, nel senso che non mi suona come una novità. E il nostro repertorio ne è un esempio, seppure umile e non reclamizzato.

Ed ora il filone più recente, ossia la storia e i personaggi della Sardegna. Già, ma c’è un antefatto che per primo va ricordato, e che ultimamente è tornato di moda. Parlo dell’Inno Sardo ossia di “Produrad’e moderare”. Il testo di Francesco Ignazio Mannu è stato ed è usato da innumerevoli artisti sardi. Tante delle 47 strofe dell’Inno sono state e sono cantate nei diversi modi che la metrica ottonaria consente. Ci sono fra le tante interpretazioni alcune chicche davvero eccellenti, realizzate da artisti non solo sardi, negli ultimi decenni. Noi fra questi, ovviamente. Ma tuttavia a noi è venuto il desiderio di incidere tutte le strofe dell’Inno, anno 1999, ventidue anni fa.

Beh, cantare un testo di 47 strofe, 376 versi, non è cosa facile. Certo, detto così è anzi cosa strana, e molto difficile. Noi abbiamo preso il testo decidendo di realizzare sette brani musicali, diversi l’uno dall’altro, dalla prima alla quarantasettesima strofa. Così crediamo di aver fatto un lavoro filologicamente corretto e persino dovuto. Dovuto perché l’Inno era giusto, a nostro sommesso parere, farlo conoscere interamente. Resi edotti del progetto artisti come Elio e Guccini, incoraggiati e aiutati dal Club Tenco, entrarono anche Baccini, Ligabue e Branduardi. Venne fuori un cast artistico di serie A, cantanti non sardi che si calarono nel suolo di ottimi cantanti in limba. Nacque così BARONES, presentato in anteprima nazionale al Premio Tenco: l’Ariston di Sanremo in piedi. Esaltante e vibrante il ricordo. Certamente un lavoro che prima non c’era. Oggi c’è. Per noi orgoglio puro essere riusciti in una simile impresa, e ancora oggi ringrazio col cuore i partecipanti al progetto, qualcuno, come Guccini, mito della nostra gioventù. Inarrivabile, sembrava inarrivabile per noi. Un sogno che invece si è realizzato, e ancora oggi mi commuovo nel ricordarlo. Ma non tanti giornalisti ne hanno parlato.

Infine, per tornare più ai giorni nostri, storia e personaggi sardi: prima scritti e poi cantati. Ce ne vuoi parlare? Il primo progetto, ZUIGHES, ha radici … datate. Primi anni Duemila. Mi imbattei in un libro “La Città dei Giudici”, scritto da Franco Cuccu. Cominciai a leggerlo. La storia medievale di Oristano e della famiglia dei Serra Bas, il casato di Mariano IV ed Eleonora d’Arborea. Lessi in due giorni il lavoro. Mi prese la passione, e andai a frugare le biblioteche e le librerie. Una passione che cresceva perché si trattava di una storia che a me era sconosciuta allora, una grandissima storia, con personaggi famosi e insospettabili, vicende fantastiche che decisi di raccontare in poesia. Cominciai a scrivere una sorta di poema in ottava rima logudorese. Vennero fuori 800 otadas, 6400 versi. Ero contento del mio lavoro. Proposi alla Fondazione di Sardegna di far proprio il progetto, cosa che avvenne con entusiasmo. Nessuno aveva mai raccontato in versi sardi l’epopea, gloriosa e anche tragica degli Arborea. Così nacque ZUIGHES, il settimo libro dei tenores di Neoneli che porta la mia firma.

Già, infatti decideste di “cantare” ZUIGHES… Esatto, poi decidemmo di organizzare uno spettacolo conseguente. Come dicevo all’inizio noi non ci siamo mai limitati a cantare versi e motivi del passato, di nonni e zii. Ma neanche questo ci bastava ancora. Stavolta volevamo cimentarci con qualcosa di più ambizioso. Organizzare spettacoli monotematici, con tutti i rischi che la cosa comportava. Non avevamo esempi nel passato cui riferirci. Facemmo la nostra scelta. Selezionammo una dozzina di parti scritte, alcune le adattammo dal punto di vista metrico, che andassero dalla nascita dei giudicati sardi fino alla battaglia di Sanluri del 1409, quando in sostanza gli Arborea furono sconfitti e morì di fatto il Giudicato (anche se durò ancora degli anni, ma sotto rigida regia Aragonese). Ebbene, raccontare queste storie col canto ci siamo resi conto che avvince, non solo in Sardegna. ZUIGHES ha lasciato basiti, dopo l’esordio nel 2014 a Milano, pubblici internazionali dall’Australia alla Cina, dall’America all’Europa, per non dire delle occasioni italiane e sarde. Ancora oggi il percorso continua. Un solo esempio: nella chiesa di San Damiano ad Ardauli (chiesa del 1155, eretta durante il regno di Barisone I) dopo lo spettacolo, quanti “non lo sapevo”. Ecco le soddisfazioni: trasformare il canto a tenore in particolare e il canto sardo tradizionale in limba in un veicolo di cultura e conoscenza. Il miglior attestato per un gruppo come il nostro. Poi, non contenti, abbiamo realizzato anche l’omonimo CD, cui ci ha dato un grande contributo anche la cantante Carla Denule.

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E dopo ZUIGHES è arrivato GRAMSCI, non uno qualunque. Già, non uno qualunque. In questo caso il progetto presentava qualche insidia maggiore. Uno come Antonio Gramsci è autore fra i più studiati e tradotti di ogni tempo: ad oggi oltre ventimila titoli in oltre quaranta lingue. Cosa mai potevamo offrire noi, di stimolante e innovativo su un simile personaggio? Due anni di studio e ricerche, nacque così il primo step del nostro ultimo progetto, “TRES OMINES TRES VIDAS”. Era nato “GRAMSCI, un’Omine, una Vida”. Nessuno aveva mai raccontato Gramsci nella “sua” lingua, quella che lui amava tanto, meno che mai cantato, ovviamente. Anche in questo caso abbiamo proposto in forma di canto una sintesi del libro. Non spetterebbe a me dirlo, ma davvero non avremmo mai, dico mai, immaginato il consenso ad ogni livello, il successo ottenuto di un progetto che non invecchia, e che ancora deve continuare, almeno finché noi canteremo. Nella mente vibrano i ricordi di Chicago, Città del Messico, Pechino, Roma, Ginevra, Nuova Delhi, Bucarest, Rodi, La Reunion, Ksar el kebir, Beja, Stoccolma, Oslo, Dublino, Oeiras, Sofia, Valencia, Washington, Umea, Tientsin…, come  Ghilarza, Torino, Vercelli, Macomer, Serdiana, Nuoro, Magenta, Ozieri, Roma, Oristano…

E poi  LUSSU… Appunto, e poi Lussu, ma non è la fine, bensì il secondo step del progetto, ossia “LUSSU, un’Omine, una Vida”. Stessa impostazione, un libro e il progetto, sostenuto dalla Regione e altri sponsors pubblici e privati. La vita di Emilio Lussu, un altro personaggio monstre della storia sarda del Novecento. Una vita allucinante di sofferenze e privazioni, insidie, minacce, ma anche una vita di coraggio, di coerenza, di attaccamento a valori universali come la libertà, l’impegno civile, l’autonomia, la lotta per il futuro dei nostri figli. La scrittura di Lussu mi ha coinvolto come non mai, ed ora che abbiamo cominciato a cantarlo, ancora di più. Mi accorgo di commuovermi sempre durante la presentazione e la contestualizzazione dei brani che cantiamo nello spettacolo. Ebbene, partendo da Armuniga, Lussu lo abbiamo già cantato ad Asiago e Vicenza (luoghi della guerra da lui combattuti con la Brigata Sassari), Ginevra (dove lui conobbe Joyce, sua moglie), Washington, Marsiglia, Valencia, Parigi, Ajaccio, per fare solo qualche esempio. Qualche vola col pubblico piansi anch’io. Storie che prendono, avvincono. Già tante città ci hanno ascoltato, tante ancora ci ascolteranno.

E infine BERLINGUER… Appunto, vita e opera di Enrico Berlinguer, l’ultimo dei tre sardi di cui ci siamo voluti occupare.

Un altro personaggio ancora oggi fra i più citati politici del Novecento, quanto mai rimpianto e rispettato, un leader che ha fatto della rettitudine personale e morale la sua bandiera, un coraggioso politico che ha saputo tener testa alla tentazione sovietica di omologare il vecchio PCI sotto la guida ingombrante del PCUS.

Raccontiamo e canteremo della famiglia Berlinguer, molto in vista a Sassari fin dal Settecento, con titoli nobiliari e intellettuali che hanno avuto ruoli importanti nella politica,, nell’economia e nella cultura della regione e della nazione. Raccontiamo dello sciopero del pane del ’44, delle passioni giovanili, dell’adesione e  tesseramento al Partito Comunista, dell’incontro con Togliatti, della gavetta a Milano, Roma, Cagliari… del vicesegretario. Raccontiamo l’impegno internazionale tra i giovani comunisti, l’entrata in parlamento, l’elezione alla segreteria. Ci soffermiamo sugli anni di piombo, sulla solidarietà nazionale, sulla tragedia Moro, sui rapporti col mondo cattolico, socialista, giovanile, femminile. E non mancano accenni alla vita privata: l’etica e la passione per la vela latina, le estati a Stintino. Insomma, uno spaccato di una vita, un personaggio davvero singolare, visto soprattutto con gli occhi di oggi. E non vediamo l’ora di cantare anche lui, Enrico Berlinguer, una storia esemplare.

E poi raccontata in maniera così … atipica. In realtà, è vero, si tratta di una maniera atipica, persino insospettabile, per un coro e tenore. Ma torno a dire che noi non abbiamo mai inteso il tenore come un qualcosa di statico, tutto il contrario. Per noi cantare etnico è certo passione pura, primigenia, ma “cosa” cantare è impegno. L’arte è impegno. Un artista crea (come noi creiamo libri, testi….), si mette in gioco, rischia, si propone. Il pubblico poi ne decreta la riuscita oppure no. Così, per noi, è il canto. Un continuo stimolo. Ora Lussu è partito da Armungia e va nel mondo, come Gramsci che è partito da Ghilarza, valorizzati dal nostro canto, ma anche “valorizzando” il nostro canto. Sublimazione della parola “arte”, per quanto ci riguarda.

Infine, i vostri sostenitori dopo tempo hanno avuto l’offerta di ben tre CD, anche questa è una cosa senza precedenti, non solo nel vostro settore. Hanno ragione, ci siamo rifatti alla grande di un’assenza che cominciava a pesare, grazie alla Nuova Sardegna. Dopo la pubblicazione di “GRAMSCI, un’Omine, una Vida” con libretto allegato, contenente una dozzina di brani musicali tratti dall’omonimo libro di Tonino Cau, tutti dedicati al pensatore e martire di Ales, cui hanno collaborato fra gli altri Eugenio Finardi, Elio e Antonio Gramsci jr, sono poi arrivati in edicola il secondo e terzo lavoro.

Il secondo cd del trittico si chiamava BOGHES NOAS.

Un inno alla gioventù, con forti ancoraggi nel passato…anche remoto. La gioventù è quella dei componenti trentenni dei tenores di Neoneli (Angelo Piras e Roberto Dessì), dei musicisti che ci hanno aiutati nell’incisione (Tore Corda, Eliseo Mascia, Elena Borte Floris, tutti giovani).

Detto dei testi, che per alcuni brani sono comunque temi sociali (SU SENSU ‘E SU CANTU, TUE, UNU BALLU TUNDU, CANTO, MUTOS, SANADA), in assoluta continuità con le inveterate abitudini del complesso, ben quattro sono dedicati a Mont’e Prama e ai suoi Giganti. Un tema molto attuale. Ma noi abbiamo come un sesto senso: nel 2016 abbiamo scritto e cantato, in Australia per la prima volta, dei Giganti di Mont’e Prama. In quanti sanno, per esempio, che nel 1974, lo stesso giorno di un freddo mese di marzo, nel Sinis e a ‘Xian in Cina, sono stati trovati rispettivamente il primo Gigante e il primo Guerriero di terracotta? Ebbene, i tenores di Neoneli cantano il fatto in “Su primu Gigante”. Così come si canta la furia iconoclasta dei distruttori delle statue, che esistevano anche allora. Si decanta la ricchezza del Sinis in termini di siti archeologici, ecc. I brani in questione sono: MONT’E PRAMA, SA MATESSI DIE, SOS GIGANTES, SU PRIMU GIGANTE.

I brani sui Giganti furono presentati in prima mondiale in Australia cinque anni fa, e poi a Cabras. E li abbiamo inseriti nel cd BOGHES NOAS, un vero scoop senza precedenti.

Infine il terzo cd, ZUIGHES, che come ho detto riassume storia, epopea e tramonto del Giusdicato di Arborea e dei suoi coraggiosi e anche sfortunati protagonisti.

Una conferma dell’impegno e dello studio profuso dai tenores di Neoneli che scrivono libri, cantano storia e storie di personaggi del popolo sardo, raccontano una terra che esaltano sui palchi di ogni continente da 45 anni.

Prossimi impegni internazionali? Con Gramsci e Lussu siamo stati in tanti luoghi, citati in precedenza e non, e ci attendono ancora a Cracovia, Varsavia, Poznan, Murcia, Malta, Pombal, Pirano, Umago, Praga, Modena, Bergamo, Copenaghen, Parma, Bologna, Roma, Sidney, Anchorage …, ma col coronavirus siamo rimasti a terra. Siamo senza realizzare spettacoli fuori Sardegna dal 4 dicembre 2019, causa Covid.

Intanto scriviamo (appena terminato appunto il libro in ottave logudoresi sulla vita di Enrico Berlinguer, che uscirà fra qualche mese), immaginiamo e sogniamo la ripresa. A giorni entreremo in stodio dove incideremo il cd “LUSSU, un’Omine, una Vida”, che sarà diffuso ancora dalla Nuova Sardegna, lo presenteremo almeno nelle scuole sarde, e poi immaginiamo un “Evento Lussu” a fine anno, in cui tutti gli ospiti interpreteranno brani sulla vita del mito di Armungia. E poi ci dedicheremo a Berlinguer, a produrre spettacolo e cd. Non poco, ancora e sempre impegno e passione: la magia dei canti e suoni di un’isola meravigliosa, per raccontare storie che insegnano, cha hanno lasciato tracce immortali.

Insomma, niente che assomigli a mere ripetizioni, ma sempre incentivi nuovi, nuovi stimoli: il canto che parla, diffonde saperi e cultura….

Componenti:

PEPPELOISU PIRAS, Boghe

ANGELO PIRAS, Boghe

TONINO CAU fondatore e Direttore Artistico, Basciu

IVO MARRAS, Mesuoghe

ROBERTO DESSÌ, Contra

4 risposte a “LO STRANO CASO DEI TENORES DI NEONELI”

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