PER NUTRIRSI DELLE ROTTE DEL CIELO: DANIELA PUDDU, LA POESIA E IL VIAGGIO CHE PASSA DAL DUBBIO

Daniela Puddu

di MARIACHIARA FARINA

Non è sempre stato un luogo di perdizione il labirinto.

In un tempo lontano, un’epoca oramai quasi scordata, le sue mura custodivano i passi della danza di Arianna, un ballo corale e sinuoso che tracciava il cammino verso l’”altrove”. Capacità di perdersi e strumenti per ritrovarsi erano i doni offerti da questo antico edificio, gli stessi che non a caso contraddistinguono “Labirinto di stelle”, affascinante opera prima della poetessa Daniela Puddu, edita NOR Edizioni.

Daniela, nata a Quartu Sant’Elena, lavora come coordinatrice nel settore turistico. Appassionata di poesia e narrativa, gestisce diversi gruppi di lettura e cura la pagina Instagram “cinquerighedistorie”, uno stimolante incubatore di suggestioni letterarie e visive.

La sua silloge si apre con l’immagine di un cammino perduto in cui le parole poco alla volta vengono cancellate. È proprio dagli spazi bianchi lasciati da queste sospensioni che nascono versi trasformativi, pietre miliari di un viaggio verso un nuovo modo di guardare alle stelle.

Il cammino però è tutt’altro che facile e il dolore è il prezzo da versare sulla bilancia dell’esistenza.

“Sai cos’è un innesto? È una ferita che piange il cambiamento.”

È la stessa autrice a suggerircelo nei versi di “Grembo”. Anche le ferite, dunque, si rivelano passaggi obbligati, bocche aperte verso una vulnerabilità che si espone al mondo per esserne fecondata.

Le stelle osservano questo percorso dall’alto, distanti eppure presenti. La strada verso la ricostruzione però non si nutre soltanto del loro aiuto: si affida anche ai piccoli gesti del quotidiano, a una mano che sfiora gli angoli della vita per raccogliere in silenzio la polvere fredda degli astri.

“Ho bisogno di alleggerire i giorni/mettere da parte il linguaggio”.

Un attimo di riposo in questa ricerca di vita arriva grazie ai versi di “Limbo” dove la libertà rivela il suo volto nell’abitudine al silenzio. È dallo spazio del vuoto infatti che riemergono i frammenti di una storia dimenticata i cui contorni poco alla volta si compattano in una fisionomia nuova che pulsa di vita.  

Si arriva così al termine di uno dei tanti fili che l’autrice ha teso attraverso la sua raccolta, ma la poesia di Daniela Puddu non può esaurirsi in un’unica interpretazione. È creazione infinita e caleidoscopica, un criptato di parole che abitano i luoghi di passaggio e in cui ognuno può scegliere di leggere una storia diversa, guidato da suggestioni che brillano come stelle di una misteriosa costellazione.

Per questa ragione a chiudere il nostro viaggio sono proprio le parole dell’artista che lo ha reso possibile.

Una raccolta di poesie all’attivo, una pagina Instagram che parla di storie, diversi gruppi di lettura che coordini con impegno: come nasce questa tua passione?

Una frase che mi accompagna sempre è “non smettere mai di meravigliarti”. Forse nasce da qui la mia passione per i libri, le storie, la sete di conoscere e la voglia di comunicare. Sono sempre stata una lettrice, innamorata delle parole e alla ricerca, tra le righe ma anche tra gli spazi bianchi, di quella meraviglia che aiuta a stare bene.

Le occasioni per condividere la mia passione sono state molteplici e fondamentali, un continuo e prezioso arricchimento. In passato sia la collaborazione con la Biblioteca di Pula nelle attività di lettura sia i vari corsi di scrittura e poesia frequentati, sono stati un importante punto di partenza; ancora oggi il coordinamento del Gruppo di lettura “Tra le righe”, affidatomi dalla Libreria Ubik di Cagliari, è fonte costante di crescita ed esperienza.

La pagina Instagram “cinquerighedistorie”, creata un po’ per gioco su suggerimento dei miei figli, mi consente di “distribuire bellezza” (ci si meraviglia sempre di fronte alla bellezza, no?). Condivido le mie letture e ciò che di bello la lettura mi ha lasciato: le emozioni, le riflessioni, la profondità e le ombre delle storie. In particolare, condivido tantissima poesia, mio amore assoluto, con il desiderio di divulgare il più possibile quest’arte regale.

Analogamente, la raccolta di poesie nasce dal bisogno di dare respiro alle tantissime parole scritte negli anni. Su “dolce e pressante” incoraggiamento di amici cari che nel tempo hanno letto i miei lavori e grazie alla casa editrice NOR Edizioni, il mio “Labirinto di stelle” ha trovato la sua strada.

La tua scrittura è leggera e allo stesso tempo concreta. Una sintesi felice tra aspirazione al sublime e onestà verso la vita. Da dove arriva questo equilibrio e cos’è che alimenta i tuoi versi?

I miei sono versi liberi dettati da sensazioni, di vita vissuta ma anche intravista in quella degli altri. Non mi considero poeta (ne nascono due o tre per secolo e io non sono fra questi), ma amo talmente tanto la poesia che mi nutro continuamente di versi e a loro mi ispiro nei miei scritti. Il mio è solo un tentativo di rendere omaggio a Sua Maestà la Poesia. La mia scrittura cerca di tradurre emozioni, racconta la vita quotidiana con la propensione al sogno ma sempre con i piedi per terra, parla del mio mondo parallelo, della mia ricerca di bellezza e di imperfetta perfezione, della mia ricerca di equilibrio e del mio sentirmi perennemente funambola.

La parola “poesia” ha origini antiche. Le sue radici si trovano in un verbo greco che significa “fare”. A questo proposito, quanto conta l’azione pratica nel tuo “fare poesia” e quanto invece il bisogno di distacco e contemplazione?

“Fare poesia”, che compito impegnativo! Il mio “fare” è innanzitutto leggerne tanta, tantissima. Ci sono raccolte di grandi poeti che conosco quasi a memoria e che continuo a rileggere trovando sempre qualcosa di nuovo. Nei versi trovo conforto: le parole non sono più di chi le ha scritte ma diventano dono, e quel dono mi permette di allontanarmi dai pensieri e di immergermi fino in fondo nell’armonia dei suoni e nella contemplazione della bellezza nascosta. 

La prefazione alla raccolta trova nell’amore il filo rosso che trasforma le tue poesie in un unicuum. Di che tipo di amore si tratta e come ha influito sulla tua poetica?

È vero, parlo sempre d’amore, ma è l’unica cosa che so fare e in cui credo profondamente. E per amore intendo tutto, da quello verso un’altra persona, all’amore per la vita, per un ideale, per sé stessi. Si dice che si possa scrivere poesia solo se attraversati dal dolore, ma io credo che anche nel dolore ci sia amore.

I miei versi raccontano una ferita, ma anche una guarigione in cui ciascuno può ritrovare un pezzo della propria storia, un frammento da fare proprio. La poesia diventa così linguaggio universale capace di raggiungere tutti.

In che modo secondo te la poesia può essere d’aiuto agli uomini e alle donne del nostro tempo?

Non ho formule magiche, posso solo dirti in che modo ha aiutato me. Mi ha insegnato ad ascoltare, sentire, accogliere senza fare troppe domande, mi ha guidato nel proiettare lo sguardo oltre, nel riconoscere in un verso ciò di cui la mia anima in quel momento ha bisogno. Può essere un ricordo, un sentimento di rabbia, di dolore, di bene, o ancora una pace inattesa. È quel sublime, quella ricerca di infinito, a cui tutti, ammettendolo o no, aspiriamo.

“E se qualcuno mi dirà

che questo sentire è follia

risponderò che ha ragione.

È follia di stelle

comprensibile solo alle stelle.”

(“E se”, Daniela Puddu, da “Labirinto di stelle”, NOR edizioni)

6 risposte a “PER NUTRIRSI DELLE ROTTE DEL CIELO: DANIELA PUDDU, LA POESIA E IL VIAGGIO CHE PASSA DAL DUBBIO”

  1. La Bellezza sa sempre trovare la via.
    L’eleganza con cui fai danzare mirabilmente le parole è pura Bellezza.
    Animo raffinato e di rara eleganza…
    Dolce amica mia.

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