KARALIS, TRA STORIA E LEGGENDA: LA MITICA FONDAZIONE DI CAGLIARI AD OPERA DEL DIVINO EROE GRECO ARISTEO

la statua di Aristeo presso il Louvre di Parigi

di ROBERTA CARBONI

Una fondazione leggendaria ad opera di un dio dispensatore di pace e prosperità: così molti cronisti greci raccontano Cagliari e l’affascinante storia della sua fondazione.

Sono tanti gli scrittori dell’antichità a sostenere la mitica fondazione di Cagliari. Una città di leggende in cui il mito si mescola alla storia, contribuendo a dare alla città una dimensione magica e divina. Uno tra i primi nel III secolo a. C. è Gaio Giulio Solino nella sua opera “De Mirabilibus Mundi”.

Solino sostiene che la città di Karalis fu edificata dall’eroe greco Aristeo, figlio del dio Apollo e della ninfa Cirene, giunto in Sardegna dalla Beozia, regione dell’antica Grecia, nel XV secolo a.C.

Solino racconta che Aristeo fu cresciuto a contatto con la natura e le altre ninfe gli insegnarono l’arte della pastorizia, dell’apicultura e della caccia. Aristeo imparò a fare il miele e il formaggio, a coltivare l’ulivo e a produrre l’olio. Ma la sua voglia di avventura lo spinse a cercare nuove terre. Arrivò quindi in Sardegna, dove trovò una popolazione gretta ed ostile nella quale le varie genti si facevano la guerra e si soffriva la fame.

I sardi ancora non conoscevano l’arte della coltivazione e dell’allevamento, vivevano in capanne disordinate e non riuscivano a vivere in pace ed armonia.

Così Aristeo, impietosito dal fatto che una terra così rigogliosa fosse popolata dal caos e dall’anarchia, fondò una città che chiamò Karalis, il cui nome significava roccia. Convinse le genti ad abitarla, insegnò loro l’arte della caccia e dell’agricoltura e riappacificò le popolazioni indigene, diventandone il re.

La stessa versione della leggenda è confermata anche da Cicerone e Diodoro Siculo, che parlano del mitico Aristeo come benefattore responsabile di aver insegnato agli uomini a vivere in civiltà.

Ma quanto esiste di vero in queste leggende? Era diffuso in Sardegna un culto di Aristeo?

Nel 1855 il Canonico Spano nel suo “Bullettino Archeologico Sardo” riferisce che nel 1843 presso il Salto di Dule, nei pressi di Oliena, fu trovata una statuetta raffigurante un eroe greco, nudo e con il corpo ricoperto di api. La statuetta, mutila di gambe e braccia, rappresentava il mitico Aristeo e, secondo lo Spano, le mani mancanti probabilmente reggevano qualche attrezzo agricolo. Lo studioso sostiene che, sebbene il ritrovamento della statuetta rappresenti un indicatore fondamentale del culto verso il dio civilizzatore, non rappresenti un elemento sufficiente per poter affermare con certezza lo sviluppo di templi e architetture religiose ad egli dedicate. Tuttavia lo Spano individua una curiosa relazione tra la statuetta di Aristeo nel territorio di Oliena e l’arte dell’apicoltura, diffusa soprattutto nei territori dell’interno dell’isola, in particolare Oliena e Mamoiada, dove da sempre e ancora oggi si producono il miele e la cera.

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