MIO PADRE, OLTRE L’UOMO POLITICO: RICORDO DELL’OLIANESE PEPPINO CATTE, NELLE PAROLE DEL FIGLIO PIETRO

ph: Peppino Catte

di LUCIA BECCHERE

Nella famiglia Catte «non eravamo tanto abituati ad esternare certi sentimenti, molto restava sottinteso. Forse è così un po’ per tutti noi sardi. Resta sempre la bellezza delle cose non dette, qualcosa che va al di là della comunicazione verbale. Lo abbraccerei senza parlare». Così Pietro, figlio di Peppino Catte, alla nostra domanda “Cosa direbbe oggi a suo padre?”

Intellettuale e uomo politico di grande spessore, Peppino Catte, nato ad Oliena nel 1916, fondava le sue idee su principi di uguaglianza e giustizia sociale. Nel 1956, dopo l’invasione dell’Ungheria lasciò il partito comunista e si iscrisse al Psi. Fu assessore all’Agricoltura e Foreste dal ‘67 al ‘69 e dal 1° agosto al 22 novembre 1975 giorno in cui lo colse la morte durante un incontro con i compagni di Nurallao e del Sarcidano.  Memorabili le sue battaglie politiche, il suo impegno straordinario nella rielaborazione del piano di riforma agropastorale e la ristrutturazione del partito in un momento molto critico soprattutto nell’ambito locale.  Schivo e riservato, amava poco parlare di sé, parlavano le sue azioni.

Dov’era quando suo padre è morto?  «Avevo appena lasciato Nuoro per Modena, quando il 22 novembre del 1975 mi giunse la notizia della sua morte. Avevo 20 anni».

Come lo ricorda? «Molto affettuoso. Straordinario era il suo amore verso i bambini. Quando era venuta a mancare mia sorellina, ancora bambina, per lui come per mia madre è stata una cosa terribile, un dolore struggente. Con lei se ne era andato un pezzo della loro vita. Pur nella sua enorme sofferenza, con me che ero il primogenito, è stato sempre molto affettuoso, pieno di attenzioni e di premure».

Che padre è stato in quel periodo? «A casa era poco presente a causa dei suoi impegni, ma quando c’era, la qualità della sua presenza era tale che la sua assenza non si avvertiva poi tanto. Se mia madre è stata per me l’interlocutore principale di tutte le mie curiosità e il punto di riferimento intellettuale, con mio padre avevo un rapporto molto affettivo, anche fisico direi e questa cosa mi è rimasta sempre».

Coltivava qualche hobby? «La vita di un uomo politico lascia poco spazio ad altro, la passione per la politica lo assorbe in maniera totalizzante. I medici lo avevano messo sull’avviso del rischio che stava correndo, ma lui non aveva prestato ascolto».

Perché? «Per tante cose insieme, senso del dovere, senso di essere indispensabile. Probabilmente pensava che in quel momento, con le scelte importanti che erano in gioco, non si poteva tirare indietro e anche perché non si sentiva di delegare ad altri».

In che cosa gli rassomiglia? «Fisicamente non gli rassomiglio ma caratterialmente, sì. Come lui, anch’io nel mio lavoro sento un profondo senso del dovere. Tuttavia riesco a pormi dei limiti. Ma è anche vero che lui aveva scelto di fare un altro lavoro, con altri impegni e altre responsabilità, molto diverso dal mio». (Pietro Catte è Responsabile del Servizio economia e relazioni internazionali alla Banca d’Italia ndr).

Come lo racconta ai suoi figli? «Più che raccontarlo cerco di imitarlo, è il modo migliore di ricordarlo».

Che rapporto aveva con Oliena, suo paese d’origine?  «Aveva perso la madre da bambino, il padre quando era ragazzo. I fratelli, cresciuti dalla sorella maggiore, Maria, erano legatissimi fra loro. Tutte le settimane andavamo ad Oliena per trovare i parenti».

Come ci si sente a essere figlio di Peppino Catte e Maria Teresa Pinna?  «Mi era sempre sembrata una cosa normale, nel tempo mi sono reso conto che erano due persone speciali. Mio padre era una figura molto carismatica, circondato da molta stima e affetto. Mia madre è sempre stata una donna straordinaria».

Perché vorrebbe venisse ricordato?  «Vorrei venisse ricordato da chi lo ha conosciuto per la persona che era, generosa, affettuosa e di grande umanità. Dell’uomo politico che è stato ne sono consapevole e mi fa piacere, ma questo mi interessa un po’ meno quando penso a lui».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

2 risposte a “MIO PADRE, OLTRE L’UOMO POLITICO: RICORDO DELL’OLIANESE PEPPINO CATTE, NELLE PAROLE DEL FIGLIO PIETRO”

  1. Peppino Catte e ‘ una figura esemplare un esempio di vita da salvaguardare e diffondere! Rappresenta la somma di tutti i valori che debbono guidare la vita di tutti noi e di tutti coloro che vogliano contribuire alla crescita sociale ed economica della nostra comunità! Per coloro che hanno avuto, come me, la fortuna di conoscerlo ed ascoltarlo, anche se troppo poco, resta un solo dovere: ricordarlo, celebrarlo e diffondere il suo insegnamento!

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