RICORDARE UN PASSATO DOLOROSO: LE FORTIFICAZIONI MILITARI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE NEL GOLFO DI CAGLIARI

di ROBERTA CARBONI

Cagliari possiede una lunga storia difensiva che si estende per oltre otto secoli, dal periodo dei Giudicati fino alla Seconda Guerra Mondiale. A testimoniare questo lungo periodo, nel Golfo di Cagliari rimangono oggi numerosi presidi e fortificazioni militari, tra cui castelli, torri costiere, fortini, bunker, postazioni telemetriche, stazioni radio e piazzole di tiro. Queste architetture militari, spesso fatiscenti e vandalizzate, raccontano un pezzo importante della storia della città, contribuendo a disegnare la geografia del paesaggio costiero. Tra questi antichi presidi militari, parliamo oggi delle tre batterie del Gruppo F.A.M. (Fronte a Mare) ubicate tra il Colle di Sant’Elia, Capo di Pula e Capitana. Le tre batterie, la C-135, la C-146 e la C-165, furono realizzate tra il 1930 e il 1940 restando in funzione fino alla fine della Guerra.

La batteria C-135. Entrata in servizio nell’aprile del 1934 fu la prima batteria a doppio compito ad essere installata nell’area cagliaritana. Il suo compito non era soltanto quello di provvedere alla difesa del porto e della base navale, ma anche alla protezione della postazione Corrado Prunas, punto focale del dispositivo antinave del golfo le cui artiglierie, in caso di attacco dal mare, dovevano incrociare il tiro con quelle della Boggio (C-146) e della Faldi (C-165). L’impianto della batteria si caratterizza per la presenza di 6 piazzole circolari posizionate ai vertici di un poligono regolare, incassate nella roccia e fornite di uno spesso basamento in calcestruzzo munito di perni per l’ancoraggio dei cannoni. Le munizioni erano accantonate nei vani rettangolari protetti da portelloni metallici, ma un rilevante quantitativo di colpi era alloggiato nelle riservette ricavate lungo le pareti dei bunker che collegano le piazzole tra loro. Nel gennaio 1939 la batteria passò in forza alla neocostituita quarta Legione Milizia Artiglieria Marittima (Milmart) fino allo scioglimento del reparto avvenuto dopo l’armistizio. In seguito fu riarmata con personale della Regia Marina al comando di ufficiali d’Artiglieria, e nel giugno 1944 venne ceduta al Regio Esercito con la nuova denominazione di Batteria 285, rimanendo operativa fino al termine della guerra. Il comando era costituito da oltre 100 uomini tra ufficiali, sottoufficiali e militi.

Nel corso del Secondo Conflitto, la batteria C-135 fu visitata da personaggi di spicco, tra cui il Capo di Stato Maggiore della MVSN Enzo Galbiati e il Principe Umberto di Savoia, comandante del Gruppo Armate Sud.

La batteria entrò in azione in tutte le incursioni diurne e notturne effettuate su Cagliari e ad essa, in particolare, si deve l’abbattimento di un caccia pesante inglese tipo Bristol Beaufighter, colpito il 30 luglio 1941 dopo un’azione di mitragliamento aereo su Elmas. L’aereo precipitò in mare al largo di Capitana dove in epoca recente furono recuperati ambedue i motori, uno dei quali ha trovato sistemazione nella Base navale presso il cippo dedicato ai Caduti del 7°Grupsom.

La Batteria Carlo Faldi. Ultima tra le tre batterie antinave del Golfo di Cagliari ad essere allestite, la batteria “Carlo Faldi” C-165 si estendeva su un’area di circa 7 ettari acquisita dal Demanio nel 1936. Dal 1939 era servita dal personale della 4° Legione MILMART con 5 ufficiali, 16 sottoufficiali e 82 militi. Anche in questo caso il deposito munizioni principale era alloggiato nei vani rettangolari delle piazzole circolari di tiro e il carico maggiore trovava posto alinterno dei tunnel sotterranei. Ciascun pezzo disponeva di una riservetta interrata di munizioni e di 6 colpi di pronto impiego, sistemati in altrettanti fori nei massi di granito posti a costituire il parapetto della piazzola. La sola azione di guerra dei cannoni antinave fu nell’aprile 1943, quando spararono contro il sommergibile inglese “Safari”. Le mitragliere antiaeree spararono nell’agosto 1943 contro aerei americani P38. Il Nuraghe Diana, sovrastante la batteria, ospitava una piccola e ben mimetizzata postazione osservatorio, che era in collegamento telefonico con la batteria “Faldi”. Inoltre una postazione telemetrica ed un osservatorio, posizionati rispettivamente in una non ben specificata torre e “Casa Capitana”, costituivano degli “Osservatori fuori Batteria”. Da notare, sul litorale di Capitana e di Is Mortorius, due esemplari di piccoli fortini che vigilavano contro sbarchi e colpi di mano dal mare, in buona parte realizzati con i massi del nuraghe. A queste si aggiungono gli alloggi, la mensa e gli altri locali di servizio che rappresentano il risultato di sovrapposizioni, a partire dalle due originarie strutture in “ladiri”, con l’aggiunta di corpi di fabbrica e materiali incongrui in cemento armato. Oggi questi antichi ruderi, che necessiterebbero senz’altro un’opera di tutela e salvaguardia da parte delle istituzioni, così come dei cittadini, sono capaci di raccontare una storia affascinante e suggestiva, legandosi alla triste parentesi dei bombardamenti che, soprattutto nel febbraio ’43, distrussero oltre l’80% della città di Cagliari. Un passato doloroso che necessita di essere ricordato, protetto e salvaguardato.

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