ECONOMIA E DISECONOMIA SARDA AL TEMPO DEL COVID-19: UNA “ZATTERA” FRA POLITICA SANITARIA E POLITICA FINANZIARIA

di GIANRAIMONDO FARINA

Ormai e’ sotto gli occhi di tutti quello che sta’ avvenendo in Sardegna in questi giorni: regione in emergenza sanitaria per via della pandemia, turismo irresponsabile causato dall’apertura forzata dei locali notturni della costa e flussi migratori che, dall’Algeria, stanno coinvolgendo anche le coste sarde, portando seco, oltre il Covid, nuove problematiche. Per una terra che di problemi ne ha tanti, come se non bastasse. Scrivono gli storici francesi degli “Annales” a proposito della Sardegna che essa si presenta come una “zattera” nel Mediterraneo, sbattuta tra le onde fra Occidente ed Oriente, mai completamente integrata in quelle due culture e profondamente orgogliosa della propria. Per capire quello che sta’ accadendo ora, nell’isola, a livello economico e politico, occorre, a mio avviso, proprio partire da questa definizione azzeccata: una “zattera sbattuta tra le onde del Mediterraneo”.  Ed il problema, ora, non e’ politico, ma economico e sociale. La politica regionale ha cercato e sta cercando, per quel che e’ stato possibile, di fornire delle coordinate precise e forti che, finalmente, diano centralita’ ai sardi ed alle loro comunita’ interne e della diaspora. Le scelte dell’attuale giunta sono state tutte pervase da questo indirizzo, a partire dal tanto famigerato e mai applicato passaporto sanitario per cui Solinas e’ stato messo in croce anzitempo, invocando ipotetici dubbi di costituzionalita’ a sfregio della salute dei sardi. La “zattera”  sarda  della dipendenza e della nuova colonizzazione, questa volta, “pende” tutta, a sfavore, dell’economia e di una classe imprenditoriale isolana, si fa per dire,  succube e mai capace di essere tale ultimamente. L’emergenza Covid-19 non ha fatto che acuire questa discrasia. Se i dati di aprile, con i dati del turismo interno, potevano essere incoraggianti dando la Sardegna al secondo posto dopo la Sicilia, era su quei dati che si sarebbe dovuto intervenire subito per cercare nuove alternative. E non si e’ fatto. Non per colpa della politica. E’ da marzo che certi “pseudo” imprenditori- prenditori non sardi ci propinano l’apertura di discoteche e locali notturni della costa sarda (Costa Smeralda ” in primis”) paventando, in caso contrario, il fallimento dell’intero comparto turistico sardo. Quasi che la Sardegna sia un’isola- discoteca “a cielo aperto” come la, pur apprezzata Riviera adriatica. Ebbene, questa fase-3 emergenziale da “post- Covid” non ha fatto che ribadire un assunto chiaro di storia- economica: L’ECONOMIA SARDA, PER UNA BUONA PARTE, NON E’IN MANO A SARDI. Le velleitarie e giuste prese di posizione del presidente Solinas hanno dovuto scontrarsi contro gli interessi economici di chi gestisce il vero potere in buona parte delle coste sarde, che sardo non e’ e che continua a vedere la Sardegna come colonia. Ha scritto di recente Beppe Severgnini, amante profondo ed amico della Sardegna che si avrebbe voluto vedere comminate, per via della mancata applicazione delle regole anti-Covid,  le stesse multe che  sono state applicate ai gestori di alcuni locali del Montiferru anche a quelli della Costa Smeralda. Ebbene questa diseconomia sarda da post- Covid 19 sta’ anche tutta in questo: multe ai gestori sardi dei locali e sfangata per chi sardo non e’ “perche’ portatore di soldi “, manna per le asfittiche casse locali. Certamente non era questa l’idea di Costa Smeralda e di turismo che ne avevano i fondatori, surrogate dal pensiero sardista di Antonio Simon Mossa. Certamente non e’ questa la classe imprenditoriale di cui ha bisogno ora la Sardegna. Una terra che, purtroppo, per dirla con le parole del grande storico-economico C.M. Cipolla sembra che non si sia mai svegliata del tutto dal plurisecolare sonno del feudalesimo, continuando a creare ed a foraggiare il privilegiato ceto dei “rentiers”, a discapito, come scrivera’ I. Montanelli (altro amante ed amico dell’isola) “dei piccoli e medi imprenditori dell’isola”.

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