GIUSEPPE DEIDDA, UN LAVORATORE DI SEUI PER IL NUOVO PONTE DI GENOVA: L’ESPERIENZA LAVORATIVA NEL VIADOTTO PROGETTATO DA RENZO PIANO

ph: Giuseppe Deidda

di ROBERTO ANEDDA

Giuseppe Deidda è uno dei tanti “figli” delle zone interne dell’Isola, partiti per motivi di lavoro e stabilitisi nel Nord Italia. Alla fine degli anni ’90, dopo aver assolto gli obblighi di leva, ha lasciato il paese di Seui per trasferirsi in Val Camonica. Nella provincia di Brescia – ma anche in quella di Bergamo – vivono tanti altri compaesani e conterranei che formano una nutrita “colonia” sarda.  Giuseppe da diversi anni è un operaio specializzato dell’azienda CMM Rizzi di Vezza d’Oglio, una delle ditte impegnate nella ricostruzione del ponte di Genova. «È da un mese – afferma Deidda – che sto lavorando nel capoluogo ligure. Precedentemente mi trovavo a Udine, ma a causa dell’emergenza COVID-19, il cantiere è stato interrotto.»

L’azienda bresciana si è occupata del montaggio e la posa delle nove campate del lato di levante del viadotto. Proprio nei giorni scorsi è stata aperta l’opera, progettata dall’architetto Renzo Piano.

«Un momento importante – racconta l’operaio sardo – che riempie di orgoglio coloro che hanno prestato le proprie competenze per realizzare il nuovo ponte.»  Aggiunge: «Non solo rappresenta una rinascita della città, dopo il crollo del Ponte Morandi, ma è una “grande speranza” in questo difficile momento per l’intero Paese.»

Il viadotto autostradale, che scavalca il torrente Polcevera e alcuni quartieri di Genova, è stato inaugurato qualche giorno fa, ad agosto. Con diverse decine di colleghi, il seuese racconta il suo impegno quotidiano nel suo lavoro: «Pre-assemblavamo e montavamo le parti a terra, per poi lavorare sul ponte stesso. Io mi occupavo di imbastire e del serraggio dei bulloni sulla struttura.»

Un lavoro in cui occorre molta attenzione e perizia, e non affatto semplice: «Sicuramente occorre passione in quello che si fa, ed essere sempre vigile soprattutto sulla piattaforma ad alta quota. Considerando gli agenti atmosferici, come vento, o i possibili rovesci meteorologici.»

In questo periodo in cui Giuseppe ha lavorato nella città ligure, ha vissuto direttamente le stringenti misure adottate sul lavoro a causa del COVID-19. «Tre volte al giorno veniva misurata la temperatura corporea agli operai – spiega Deidda – e si osservavano vari protocolli anti-contagio. Inoltre per la sicurezza di tutti, non era possibile uscire dalla zona del cantiere.»

Il seuese classe ‘76, ha fatto rientro a Niardo, paese della Lombardia orientale in cui risiede.

«Finalmente – dice Giuseppe – ne ho approfittato per inforcare la bicicletta e fare una bella pedalata.»

Infatti l’operaio, oltre ad essere un instancabile lavoratore, è un un bikers di “razza” a cui è difficile “stare attaccati alla ruota”. Forse in questo sport, per il quale ha partecipato a diverse competizioni di mountain-bike – con buoni riscontri -, ritrova quella libertà delle montagne, tipica del proprio paese.

Giuseppe sente sempre nostalgia dell’Isola: «Cerco di rientrare in paese il più possibile, in base agli impegni lavorativi. Non è agevole raggiungerla visti i collegamenti, e quindi bisogna organizzarsi con largo anticipo. Ma la cosa più dura è la ripartenza: è come se fosse la prima volta, la malinconia è sempre la stessa.»

Deidda attenua questa “saudade” sarda, quando si ritrova con suo fratello Riccardo e famiglia, e gli altri compaesani trapiantati nel Nord Italia. Con l’arrivo dell’estate è ritornato in ferie dalla madre e dagli altri familiari. Speriamo di incontrare a breve Giuseppe, con la sua inseparabile bicicletta, molto probabilmente nei sentieri di Seui. Oppure dopo aver macinato chilometri dalla montagna fino alla Costa ogliastrina, seduto all’ombra di un chiosco a bere una bevanda fresca con gli amici

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