15 OTTOBRE 1922, CAGLIARI – PRO LISSONE. DIETRO LE QUINTE DI UNA PARTITA DI CALCIO: LA SARDEGNA E LA BRIANZA DEGLI ANNI VENTI FRA STORIA ECONOMICA, SOCIALE E SPORTIVA

di GIANRAIMONDO FARINA

Una giornata particolare. Il 15 Ottobre 1922 rappresenta, per il Cagliari calcio, una data da scolpire nella memoria della società. Quel giorno, infatti, mentre tutta l’Italia era in apprensione per quella che, in seguito, verrà chiamata “Marcia su Roma”, in Sardegna giunge la Pro Lissone.  Ai più questo nome non dirà molto ma, all’epoca, la squadra brianzola era un collettivo di tutto rispetto: fino a quell’anno militava nel Campionato di  Promozione. Giunse nell’isola sotto espresso invito del giovane Cagliari Football Club che, al suo terzo anno di attività, voleva fare il “salto di qualità”  per convincere la Federazione ad inserirla all’interno dei Campionati nazionali. Nell’ambizioso programma del presidente Prunas era stata collocata anche questa prestigiosa amichevole. Per l’occasione venne, finalmente, inaugurata la tribuna in legno, voluta dall’avvocato Mereu, al Campo dello “Stallaggio Meloni”. Questa era, infatti, una decisione di primaria importanza: per poter essere ammessi alle categorie nazionali bisognava poter predisporre di un campo da gioco adeguato. La recinzione in legno era volta a far pagare il biglietto ed era anche condizione indispensabile per partecipare ai tornei nazionali. 

Il Cagliari Calcio dal 1920 al 1939.  Il Cagliari F.B., come già sottolineato, era stato fondato due anni prima, nel 1920, anche se le origini del calcio nel capoluogo sardo, possono risalire ai primordi del XX° secolo. La prima partita riportata dalle cronache viene disputata nel 1902 tra un gruppo di studenti cagliaritani e una squadra di marinai genovesi, andata in scena a Piazza d’armi e vinta dai liguri perché più forti e più abili. Quasi otto anni dopo una compagine isolana, la Società Ginnastica Amsicora, si reca a Torino per giocare un torneo contro le più esperte squadre del continente, riuscendo a rimediare solo pesanti sconfitte, tuttavia quella esperienza getta le basi per la creazione di un club calcistico cagliaritano.  Il 30 maggio 1920 il chirurgo Gaetano Fichera fonda il “Cagliari Football Club”: la prima gara della storia del sodalizio cagliaritano è datata 8 settembre 1920, quando sul campo dello stadio “Stallaggio Meloni”, appunto, i cagliaritani affrontano e sconfiggono la Torres. Il neonato club successivamente prende parte al “Torneo Sardo” disputato contro la Torres, l’Ilva Maddalena e l’Eleonora d’Arborea. Il Cagliari, sotto la guida dell’allenatore-giocatore Giorgio Mereu, si impone vittoriosamente sulle altre compagini. Mereu, di professione avvocato, diventa successivamente il nuovo presidente del Cagliari succedendo a Fichera. Nel 1926 il Cagliari indossa per la prima volta la divisa con i colori rosso e blu. Nella seconda metà degli anni venti, dopo una lunga crisi finanziaria, la società viene riorganizzata dall’allora podestà della città Vittorio Tredici e dall’avvocato Carlo Costa Marras: viene deciso di utilizzare calciatori non isolani (militari e non), provenienti dal resto d’Italia. Nel 1928 la guida della squadra viene affidata all’allenatore ungherese Robert Winkler, il quale si disimpegna anche come portiere o centrocampista. Il primo torneo ufficiale a cui il Cagliari si iscrive è la Divisione Meridionale, nel girone laziale-umbro. La squadra raggiunge le finali, ma perde contro Lecce, Palermo e Foggia. Dopo il 5º posto del 1930, arriva Ernst Erbstein,  altro allenatore ungherese ma di stanza nella penisola già da diversi anni, e con lui in panchina il Cagliari vince il girone F di Prima Divisione e può così accedere per la prima volta al campionato di serie B. A causa, però, della mancanza di risorse finanziarie, la società è obbligata a cedere i suoi pezzi migliori, tra cui proprio Erbstein. L’anno successivo è eletto presidente Aldo Pacca, ma la società fallisce: nel 1935, retrocesso sul campo in C, il Cagliari si scioglie a causa di molti debiti. Dalle sue ceneri nasce l'”Unione Sportiva Cagliari”, che raccoglie l’eredità sportiva della vecchia società, ripartendo dal Campionato Regionale Sardo. Nel 1937 il club si iscrive al campionato di serie C, sfiorando per poco la retrocessione. Nel 1938, l’allora presidente Mario Benditelli richiama alla guida della squadra Winkler, portando i rossoblù al quinto posto. Nel 1939, dopo il secondo addio di Winkler, la squadra si piazza al sesto posto grazie al centrocampista Mariolino Congiu, che svolge il ruolo di giocatore-allenatore, prima che la seconda guerra mondiale fermi i campionati di calcio. L’attività prosegue con tornei a carattere regionale. Come, poi, si sa, il resto è storia: dopo alti e bassi fra Serie B e Serie C, negli anni del secondo periodo postbellico, in cui si segnalano anche i grandi derby con la mitica Carbosarda di Carbonia in Serie C,  nel 1953-54 ci sarà la prima promozione sfiorata in Serie A a causa della sconfitta nello spareggio con la Pro Patria di Busto Arsizio. Il Cagliari, poi, raggiungerà la Serie A per la prima volta nella sua storia nel 1963-’64. Seguiranno gli anni d’oro con la conquista dello storico scudetto del 1969-’70, preceduto dal secondo posto del 1968- ’69.

Un presidente particolare: il chirurgo siciliano Gaetano Fichera. E’ emblematica la figura del fondatore, il chirurgo catanese Gaetano Fichera. Già, perché a fondare il Cagliari F.C. non fu un sardo, ma un siciliano. Fichera, laureatosi a Roma  alla Sapienza, dal 1912 al 1920, appunto, fu incaricato non di ruolo di Patologia chirurgica a Cagliari ed il 30 Maggio 1920 fondo e presiedette la Società calcistica Cagliari Football Club. Successivamente, dal 1923 al 1930 diresse la Clinica Chirurgica dell’Università di Pavia, per poi assumere, definitivamente e fino alla morte, avvenuta nel 1935, la direzione dell’Istituto nazionale Vittorio Emanuele III  per lo studio e la cura del cancro, voluto da Luigi Mangiagalli. La seconda “passione” del Fichera fu, appunto, il calcio. Come arriva a fondare il Cagliari. Lo fonda nei locali del cinema “Eden” di Cagliari, sotto i portici di via Roma, con Antonio Colomo, Guido Costa, Manlio Cottiglia, Francesco Falqui, Giacomo Fiorentino, Natale Illario, Enrico Nonnoi, Carlo Papi, Giacomo Puddu e Antonino Zedda. Oltre a essere stato il primo presidente del Cagliari, fu anche il suo primo allenatore. Nella prima formazione furono schierati, tra gli altri, molti studenti universitari della facoltà di medicina della città, nella quale Fichera insegnava. E le prime maglie indossate dai giocatori furono bianche, proprio per richiamare il colore dei camici ospedalieri.

La Sardegna dei primi anni Venti del XX° secolo tra mali endemici e prospettive di sviluppo economico negli scritti del giurista e storico-economico Giovanni Maria Lei- Spano. La Sardegna dei primi anni Venti, che vede la nascita della sua più importante squadra calcistica (non la prima, perché il primato è appannaggio della Torres di Sassari), è una regione che ancora soffre, dal punto di vista economico dei mali atavici che l’hanno sempre caratterizzata, nonostante la fine della Grande Guerra avesse fatto conoscere, grazie alle imprese eroiche della Brigata Sassari, questa terra, aspra e lontana, a tutti gli italiani. E’, però, appunto, con la fine del primo conflitto mondiale che “tutti i nodi ritornano al pettine”. Si parla nuovamente di Questione Sarda, ben descritta da Giovanni Maria Lei- Spano, magistrato sassarese, nella quasi coeva opera (é del 1922), intitolata, appunto, “La Questione Sarda”, preceduta dalla bella prefazione di Luigi Einaudi. Per l’esattezza, nel biennio 1922-24 Lei-Spano, originario di Ploaghe (SS)  era giudice a Monza, per poi essere trasferito, a Milano presso la Corte d’Appello (1924-1933) ed a Genova (1934), prima di morire, a causa delle sue cattive condizioni di salute, l’11 Ottobre 1935, nella sua casa di Milano. Lei-Spano individua i problemi della Sardegna di allora nell’emigrazione, nella pubblica sicurezza e nel reato onnipresente dell’abigeato, nel mancato sviluppo delle strade e nell’irrisolta e drammatica questione forestale alla quale risulteranno interessati anche imprenditori e mobilieri italiani, e brianzoli. L’aspetto particolare di quest’opera, uscita esattamente il 29 Gennaio 1922 per la casaeditrice Fratelli Bocca, é la quasi contemporaneità ed attendibilità dei dati economici e statistici, nonostante la “drammatica pausa” del primo conflitto mondiale.  “Dati ricostruiti con fatica in un’isola, ricca di tanta letteratura sui suoi problemi e sui suoi mali, ma poverissima di rilevazioni credibili”, come scrisse lo storico Manlio Brigaglia nella sua postfazione alla riedizione del 1990. Considerata l’emigrazione come danno in generale, e per la Sardegna fu un danno maggiore, la tesi di Lei Spano è facilmente documentata in dato: dal 1911 al 1914, l’ammontare delle rimesse personali di ogni emigrante sardo rimaneva al di sotto delle 700 lire. L’emigrazione sarda, in sostanza, era e fu povera e non incise decisamente nella valutazione delle rimesse.Ancor più problematico fu il problema legato al reato dell’abigeato, praticamente sconosciuto nelle aree più industriali e sviluppate del Paese, come il Nord Italia, come ebbe a scrivere nella prefazione, sempre Luigi Einaudi. E qui i dati, fino al 1920 furono ancora sconcertanti: su un totale di 6712 uomini condannati in Italia per furto qualificato di bestiame dal 1891 al 1920, ben 3694 spettavano alla sola Sardegna. Nel 1917 si verificarono in Sardegna 1232 abigeati  per un valore di bestiame rubato di 797.592 lire  e 159 danneggiamenti. Nel 1918 il numero degli abigeati  è di 1834 per un valore di 1.517.704 lire. Tale problema si collegava a quello delle strade : al 1910 esistevano in Sardegna appena 1.874 km di strade provinciali e 1672 di strade comunali contro i 4634 e 2418 della Sicilia, i 13338 e 13185 dell’Italia meridionale, i 13363 e 32728 dell’Italia centrale gli 11462 e 45403 del Nord Italia. Nessuno, prima del Lei- Spano, neppure le due precedenti inchieste sulla Sardegna (quella agraria e quella della commissione parlamentare Pais- Serra) aveva preso in considerazione l’argomento dello stato delle strade in Sardegna, neppure incidentalmente. Ancora più drammatica era la situazione dell’immenso patrimonio boschivo e forestale, con la Sardegna, da più di un secolo oggetto, di una progressiva devastazione delle foreste, iniziata dagli industriali piemontesi e continuata dopo l’Unità, nonostante l’applicazione di una legislazione sui boschi ex-ademprivili, il fallimento dei progetti di rimboschimento e l’iniziativa privata per niente incoraggiata.  Nel 1920, poi, finiva la sua ragione d’essere, perché riscattata dalla Stato , quell’ente che è stato un po’ il simbolo, controverso, di questo progressivo processo di devastazione forestale, soprattutto perché sostenuto ed alimentato dalle speculazioni di una certa classe imprenditoriale. Si trattava della Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde, costituitasi a Londra nel 1863, con l’unione e la sinergia di un consistente gruppo di investitori inglesi (tra i quali erano alcuni membri del Parlamento inglese) e uomini di affari italiani, tra cui l’imprenditore lombardo Gaetano Semenza, rappresentate legale del gruppo. Il tutto avvenne con la cessione di oltre 200000 ettari di terreni ademprivili (erano gli antichi e consolidati usi civici), peraltro molto contrastata fino all’applicazione ed entrata in vigore della legge rispettiva, avvenuta con l’entrata in vigore di una quarta convenzione nel 1870 e con l’arrivo in Sardegna dell’ingegnere britannico Benjamin Piercy. Lo scopo della costituzione della CRFS era ben delineato nella relazione di Quintino Sella, ministro delle finanze, del 1871: aveva sostenuto che la poca redditività dell’industria mineraria sarda era riconducibile soprattutto all’alta incidenza delle spese di trasporto e che se il treno fosse potuto arrivare ad Iglesias, il costo dei trasporti minerari sarebbe caduto da 15 lire per tonnellata a 4, e forse a 3.  Infine, altro dato non trascurabile, più volte accennato dallo stesso Einaudi nella prefazione, è il riferimento all’appena costituito dagli ex reduci  Partito Sardo d’Azione ed alle sue battaglie autonomistiche. Nella sua prefazione a La Questione Sarda, scritta nel luglio 1921, Luigi Einaudi ben spiega che si tratta di un’opera come modello di “un nuovo regionalismo”, diverso da quello radicale e separatista che stava prendendo piede in alcune parti d’Italia. Einaudi non lo dice espressamente, ma la sua perorazione sembra anche riguardare la Sardegna (nel 1921 era nato il Partito Sardo d’Azione), con una sorta di contrapposizione fra un “regionalismo cattivo”, di cui tendevano a farsi “padroni quegli uomini politici che (…) vivono e prosperano eccitando l’animosità  e il rancore e l’invidia  delle regioni povere contro quelle ricche e il regionalismo “buono” di Lei Spano, attento a studiare le specificità locali, a farle conoscere agli altri italiani, a proporre dei rimedi concreti. Nel libro di Lei Spano, in realtà, si fronteggiavano due posizioni classiche della storia della questione sarda: da una parte il lungo e già delineato elenco delle doléances e dall’altra la consapevolezza dei difetti della classe dirigente economica e politica e la convinzione che un’appropriata legislazione avrebbe potuto far fare quei passi indifferibili verso il progresso.  Una legislazione specifica specifica, non “speciale”, come era stato, con connotazioni negative, l’insieme delle disposizioni legislative applicate per l’isola nel 1897 e nel 1907.  Giovanni Maria Lei Spano, nel maggio 1923, a neanche un anno dalla “Marcia su Roma”, indirizzerà a Mussolini, prima del suo viaggio da Capo del Governo in Sardegna, una lettera aperta, pubblicata sulle colonne del “Popolo d’Italia”, firmandosi ancora come “presidente dell’Associazione Economica Sarda”, da lui fondata il 23 settembre 1917. Dopo aver sintetizzato alcune delle doleances storiche del rivendicazionismo isolano, l’autore passa subito alle sue proposte concrete. Queste risposte, scriveva, gli erano state suggerite dall’attenzione con cui la “Milano intellettuale ed industriale” aveva seguito, qualche giorno prima, al “Circolo Filologico” la “magica parola” e le “stupende proiezioni” con cui l’ing.Omodeo aveva illustrato il programma idrico ed elettrico  che la Società del Tirso, fondata da lui, stava realizzando in Sardegna. Intorno a quelle parole del famoso ingegnere, Lei Spanu sosteneva di avervi visto aleggiare lo spirito di Carlo Cattaneo. La proposta del magistrato storico-economico, infatti, riprendeva l’antico progetto del Cattaneo: un prestito nazionale ad interesse garantito dallo Stato, per investire in Sardegna un miliardo in dieci anni. Di la ad alcuni anni Lei- Spano poteva scrivere, non senza qualche ragione, di avere suggerito lui a Mussolini  il contento del Regio Decreto Legge 6 novembre 1924 n° 1931, poi chiamato “legge del miliardo”. Nello specifico si trattava di redimere un immane latifondo fra breve “fruttuosissimo” e d’istituire due punti franchi a Cagliari ed a Porto Torres.La “Questione Sarda”, per concludere quest’aspetto, cadeva in un momento del dibattito politico- economico in Sardegna che avrebbe dovuto offrire maggiore risonanza al testo. Umberto Cardìa, in una scheda che offre la più lucida lettura del libro di Lei Spano, ha scritto che, in effetti, “molti temi della polemica condotta dall’autore coincisero largamente con quelli svolti dalla componente salveminiana e liberista del Partito Sardo d’Azione. Differente, però, l’atteggiamento sul terreno politico- istituzionale. I sardisti erano regionalisti ed autonomisti, con punte di eversivo antistatuale ed indipendentista- separatista; il Lei- Spano, invece, continuò a sperare nelle virtù del sapere e della ragione ed a credere che lo Stato potesse, finalmente, rinsavire. Il fascismo, però”- ha chiosato Cardìa- “si incaricò di spezzare ogni residua speranza”.

Cagliari, 15 Ottobre 1922. La cronaca della partita nel resoconto dei giornali d’epoca. In un contesto storico-economico e politico drammatico e complesso, nel pomeriggio di sabato 14 Ottobre 1922 giunse a Cagliari, una nave, partita da Genova il giorno prima, che portava con sé una squadra di calcio, tra le più importanti di allora: la Pro Lissone. Si era giunti alla definizione dell’amichevole tra non pochi ostruzionismi e difficoltà. La cronaca dell’evento è ben documentata nel Giornale della “Pro Lissone Calcio”(Archivio della “Pro Lissone”, gentilmente concesso dalla Pro Lissone), con il titolo: “La nostra squadra calcistica a Cagliari”

Diamo spazio al giornalista accompagnatore della squadra che, con termini entusiastici ne descrive l’arrivo a Cagliari e la successiva disputa della partita. Un avvenimento da segnare a caratteri d’oro sul libro sociale è la partita della nostra squadra di foot ball disputata in Sardegna contro il Cagliari F.B.C. Partiti da Lissone all’alba di venerdì 13 corrente (Ottobre, n.d.r.), i nostri giocatori dopo felice viaggio arrivarono a Cagliari nel pomeriggio di sabato, entusiasticamente accolti da tutti gli sportivi della bella capitale sarda. Vennero subito accompagnati agli alloggiamenti allestiti nei magnifici locali della Società Canottieri Icnhusa e si effettuò quindi una visita alla città. Al mattino di domenica, dopo una visita alle sontuose sale del palazzo dove ha sede il Municipio, ebbe luogo un cordiale ricevimento alla sede della forte Società Ginnastica Amsicora, che ci offrì un vermout di onore. Nel pomeriggio si è svolta la tanto attesa partita davanti ad un pubblico folto ed entusiasta. Il match vinto dalla nostra squadra per 6 goals a 3 se pure ha segnato la superiorità dei nostri, migliori come tecnica e precisione di gioco, , ha dimostrato che la squadra del Cagliari possiede buone doti di velocità e di decisione, che se unite a migliore affiatamento tra i giocatori , con maggiore precisione nei passaggi, porteranno la squadra a notevole efficienza. Il pubblico cortese fu largo di applausi per tutti, e apprezzò molto il gioco leggero e cavalleresco dei nostri. La nostra squadra forte nella linea attaccante e nel portiere che entusiasmò il pubblico in parecchie parate, rilevò qualche deficienza nei terzini imprecisi a causa del vento che spirava fortemente e dell’eccessivo rimbalzo del pallone per il terreno troppo duro. Del Cagliari tutti, eccetto il portiere molto emozionato, fecero del loro meglio, e specialmente la mezza sinistra Figari che segno i goals, il terzino Picciau ed il centro half Mereu, già campione italiano i velocità, per quanto fosse a corto di allenamento. I nostri che per l’occasione erano rinforzati dal nazionale Boiocchi, da Zaffaroni e Cattaneo, giocarono nella seguente formazione: Spinelli, Galimberti e Cattaneo, Santambrogio, Villa e Terruzzi, Volpi, Boiocchi (capitano), Zaffaroni, Scotti e Baretti. Un po’ differente, con riferimento al nome dei giocatori, è il resoconto fornito dall’Unione Sarda. Le due squadre scesero in campo con le seguenti formazioni:  La partita finì con il seguente risultato: Cagliari – Pro Lissone 3-6. Queste erano le formazioni:

CAGLIARI (maglia rossoblù): Giorgetti, Cappai, Picciau, Argiolas, Mereu II (capitano), Meloni, Asquer, Figari, Defraia, Martis, Fradelloni II

PRO LISSONE (maglia biancoblù): Pellacani (nazionale), Mazzoni II, Galimberti, Santambrogio, Carcano (capitano e nazionale), Villa, Boiocchi I (nazionale), Mazzoni I, Baldrighi, Volpi, Baretti. Si giocò nel campo di Viale Trieste (“Stallaggio Meloni”) alle ore 15:30.

La Pro Lissone giocò, pertanto, a Cagliari, con ben tre nazionali: Pellacani, Carcano e Boiocchi I.

La Pro Lissone Calcio del biennio 1921-23. La Pro Lissone nel biennio 1921-23 era una realtà affermata nel panorama calcistico e sportivo italiano, militando in quel periodo nel Campionato di Promozione F.I.G.C. , equivalente ad una seconda divisione. Durante la Grande Guerra aveva perso uno dei più importanti calciatori Mario Vignali, fratello del segretario Renzo. Il campionato di Promozione 1921-1922 è stato uno dei due tornei calcistici di II livello disputati in Italia. L’altro campionato di II livello disputato in quella stagione venne organizzato dalla concorrente Federazione, la C.C.I. gestito dalle Direzioni Regionali.  Oltre la Pro Lissone facevano parte Canottieri Lecco, Caratese, Fanfulla, Gallaratese, Labor Seregno e Nazionale Lombardia. A Cagliari, per la precisione, la squadra si presentò Fondata nel 1901 come Società Ginnastica da Davide Pessina che, nel 1922, ne era anche il presidente onorario, la sezione calcio trova la luce nel 1906, tra le prime della Brianza. Con ogni certezza, dopo varie ricerche, si può affermare anche che laPRO LISSONE, NON SOLO E’ STATA LA PRIMA SQUADRA NON SARDA AFFRONTATA DAL CAGLIARI NELL’ARCO DELLA SUA STORIA, MA E’ STATA ANCHE LA PRIMA SQUADRA DI CALCIO NON SARDA , A GIUNGERE E GIOCARE IN SARDEGNA.

Nel 1922, l’organico direttivo e sociale era così composto: CARICHE SOCIALI E CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA PRO LISSONE (anno 1922)

Presidente onorario: Davide Pessina

Consiglio direttivo: Annibale Paleari- Presidente; Gianni Paltrinieri- Vicepresidente; Renzo Vignali- Segretario; Ettore Casati- Vicesegretario; Annibale Paleari- Cassiere; Comm. Carlo De Capitani; Giulio Meroni; Alessandro Corino; Enrico Rivolta; Oreste Agostoni; G.B. Casati ed Attilio Scotti- Consiglieri.

Commissione Tecnica:

Presidente: Alessandro Corino

Segretario: Lodovico Terruzzi

Vicesegretario: Felice Ghidotti

FOOTBAL E GIOCHI: Giovanni Arosio; Felice Brugola; Angelo Gariboldi; Giulio Mariani; Guglielmo Mantegazza; Carlo Motta; Antonio Zennaro. Trainer: Pierino Pellacani

GINNASTICA E ATLETICA: Attilio Brugola; Lino Cavina; Francesco Fossati; Giulio Galliani; Giovanni Gandino; Giacinto Lambiasi. Caposquadra: Attilio Brugola.

Da una lettura veloce ma anche attenta, non sfuggono, alcuni nomi che han fatto grande ed importante la realtà imprenditoriale di Lissone che, proprio, in quel periodo, ne stavano facendo un’affermata realtà e comunità industriale di mobilieri: uno su tutti Annibali Paleari, della “Ferdinando Paleari Mobili” e Giulio Meroni, della “Meroni e Fossati”, senza tralasciare il comm. Carlo De Capitani ed i Brugola, “homines novi” del contesto imprenditoriale e professionale lissonese.

La realtà economica, storica e sociale di Lissone nei primi decenni del XX° secolo. La costruzione di una “comunità di mobilieri”. Quando nasce e si afferma la PRO LISSONE, la realtà storica ed economica locale è la seguente. Lissone, amministrata dal sindaco Luigi Varenna, dopo aver metabolizzato l’unione con Cascina Aliprandi, stava già assumendo il ruolo di primo centro mobiliero della Brianza e della Lombardia. I lissonesi scoprono le delizie di lavorare il legno sfruttando al meglio l’attitudine a creare capolavori in serie. Le botteghe artigiane sfornano autentiche meraviglie, poi dirottate alle tantissime esposizioni a tema fungate in città. La “Ferdinando Paleari e Figli” e la “Meroni & Fossati” sono i leader riconosciuti di questa trasformazione epocale. La stazione ferroviaria (1882) assicura collegamenti essenziali per Milano e per il Nord Europa: la qualità eccelsa della produzione mobiliera assicura sbocchi impensati, aprendo i floridi mercati d’oltralpe. Ristrutturato e ampliato di suo, l’ex palazzo Magatti diventa il nuovo palazzo comunale (1910); l’anno dopo, arrivano pure l’acqua potabile e la Tranvia Elettrica Briantea. Resistono le Opere di carità per garantire un’esistenza almeno decente ai tanti poveri che affollano le case di ringhiera e le cascine eccentriche al borgo. Padre Mosè Pozzi, chiusa la lunghissima parentesi missionaria, dona al prevosto don Carlo Colnaghi un lingotto d’oro per erigere la Prepositurale (1895). Don Carlo accetta il regalo con slancio pari alla difficoltà dell’impresa. Subito eliminato il faraonico progetto neo-gotico – che sfiorerebbe, tra l’altro, il milione di lire – il parroco si rivolge ai parrocchiani perorando la causa: “Una imperiosa necessità, ammessa da tutti, che conoscono l’industre borgata di Lissone, è quella di una Nuova Chiesa che meglio risponda ai bisogni di una popolazione quadruplicata nel corso di meno che un secolo”. Le offerte “finora raccolte, stante la forte spesa richiestavi, sono ben lontane dal rispondere al fabbisogno dell’opera”. La mozione degli affetti termina con una richiesta ben precisa: contribuite con le preghiere e – soprattutto – con i soldi. Nel ‘903, la raccolta fondi arriva a 60mila lire: una miseria. Don Colnaghi è un uomo che crede nei miracoli: tanto che incarica lo Studio tecnico degli architetti Bellini e Pirola di realizzare il progetto definitivo. Sempre nello stesso anno, il monzese don Pietro Bosisio, direttore del Cittadino e fondatore della Tipografica Sociale, crea dal nulla la Lega Cattolica del lavoro. Lo sviluppo dei nuovi settori continuò anche dopo la guerra: nel 1919 i fratelli Alfredo e Arturo Arosio diedero vita alla fabbrica di compensati FALC e a quella di tranciati Alfredo Arosio mentre l’anno successivo nasceva a Lissone la più grande fabbrica italiana di tranciati e compensati, l’Industria nazionale compensati impiallacciati affini (INCISA), che assorbiva gli stabilimenti della Ernesto Comi e della Sapeli. Tuttavia il tratto specifico di Lissone non smetteva di essere riconosciuto nell’elemento artigiano, piuttosto che nella nuova figura dell’operaio industriale. La vicenda dell’istruzione professionale, poi,  è sintomatica per comprendere come nel periodo tra le due guerre continuassero ad agire come forze rilevanti le grandi famiglie industriali di mobilieri accanto alle quali però acquisivano sempre maggior rilevanza le istituzioni municipali e quelle create dal fascismo, pur con frequenti casi di sovrapposizione determinata dalle numerose cariche detenute dai personaggi più di spicco della cittadina. Una soluzione che permettesse il rilancio dell’istruzione professionale a Lissone poté infatti essere individuata solo allontanandosi dal tradizionale schema della filantropia tardo ottocentesca, con una diretta presa di responsabilità da parte del Comune, nel 1926: su proposta del Fascio locale, il Comune si assunse direttamente l’onere di gestire la scuola di design , trasformandola in Scuola professionale (i corsi rimasero serali).

Cagliari e le sue realtà sportive nel 1922. Venendo alla cronaca sportiva di quell’ottobre 1922, non può rimanere non considerata, infine, la città di Cagliari, con le sue società sportive citate. Innanzitutto la città. Si tratta di una città che conosce, dall’Unità agli anni Venti un progressivo sviluppo urbanistico, che la porterà nei primi anni ’30 a sfiorare gli 80000 abitanti. Nel 1913-16 le prime due linee di tram urbani che contribuiranno a farne una città sempre più dinamica e commerciale. Le società sportive citate sono la Canottieri Icnhusa e la Ginnastica Amsicora. La prima fu ed è tutt’ora la società di sport nautici più antica della Sardegna, fondata nel 1891. La seconda è la gloriosa Società Ginnastica Amsicora, fondata nel 1897. Per descrivere il clima di ospitalità e cordialità che accolse la squadra brianzola nel capoluogo sardo, ci aiuta ancora il resoconto del giornalista dell’epoca, accompagnato dai ringraziamenti finali: Dopo la partita ebbe luogo un ricevimento alla sede Rari Nantes, che offrì abbondantemente vermout e paste. Disse brevi parole il presidente, a cui risposero i nostri ringraziando. Alla sera un numeroso banchetto riuniva tutti i giocatori  e molti sportivi della città fra la più cordiale fraternità ed allegria. Allo spumante prese la parola l’avvocato Mereu del Cagliari F.B.C, a cui rispose il nostro vicepresidente sig. Paltrinieri Gianni, che ringraziò per le entusiastiche accoglienze avute e ineggiò tra gli applausi all’avvenire dello sport in Sardegna. La partenza da Cagliari avvenne lunedì a mezzogiorno tra nuove manifestazioni di simpatia dei numerosi sportivi convenuti al molo a porgere ai nostri i saluti dell’ospitale Sardegna. Accompagnavano la squadra, oltre al solerte nostro segretario Vignali Renzo, l’organizzatore, tra molte difficoltà della riuscita gita, anche il trainer pellecani, il vicepresidente Gianni Paltrinieri, e la gentile signora di Boiocchi. Il Consiglio direttivo, a mezzo del Bianco Bleu, ringrazia sentitamente dirigenti e giocatori del Cagliari F. B. C., la direzione della Società Ginnastica Amsicora, e della Rari Nantes Cagliari per le premurose attenzioni avute per i nostri giocatori. Un grazie speciale al dottor Mereu ed al sig. Maracini che furono gli organizzatori della bella iniziativa. Firmato: ELLETE

Gli organizzatori ed i motivi economici della partita. La figura emblematica dell’avvocato Angelo Prunas. Quali sono stati, pertanto i motivi di questa partita?  Vi sono stati le già citate ragioni sportive che si potevano sintetizzare nel disegno ambizioso del presidente Prunas di far fare alla squadra, appena nata da due anni, un salto di qualità a livello nazionale (motivo per cui si procedette alla risistemazione della tribuna dello “Stallaggio Meloni”); ma non si possono neanche sottovalutare gli interessi economici dei dinamici imprenditori mobiliari brianzoli (alcuni come i Paleari ed i Meroni) alla guida della Pro Lissone per il legname sardo, ritenuto di pregio e di qualità. E l’occasione era unica, visto che la Sardegna, proprio in quegli anni, dopo il drammatico periodo precedente e l’incorporazione delle CRFS nelle Ferrovie di Stato, stava per conoscere una nuova fase di riqualificazione del proprio patrimonio boschivo e forestale, sempre sui terreni ex ademprivili. Gli uomini, pertanto, che favoriscono la disputa della partita sono, in primo luogo il dinamico presidente del giovane Cagliari calcio, nonché avvocato, Angelo Prunas ed il segretario della Pro Lissone calcio, Renzo Vignali che agisce, comunque in nome e per conto del presidente Annibale Paleari. Singolare è la figura del Presidente del Cagliari F.B.C. Angelo Prunas, anche perché, in seguito, rappresenterà una parte non trascurabile della Cagliari fascista. Angelo Prunas (1880- 1943), dopo la laurea in giurisprudenza, viene mandato sul campo di battaglia durante la prima guerra mondiale. Al ritorno dalla guerra si avvicina all’ideologia fascista; con l’ingresso nel Partito Nazionale Fascista comincia a fare carriera in numerose cariche di rilievo, tra cui la vicepresidenza dell’Istituto di Credito Agrario per la Sardegna. Nello specifico si tratta di un facoltoso proprietario terriero originario di Bosa, capoluogo della regione della Planargia, a nord di Oristano. Prima di aderire al Partito Nazionale Fascista, diventa presidente del Cagliari calcio nel 1922. Singolare è una nota dell’allora prefetto di Cagliari che, proprio nel 1935 lo segnalerà come podestà di Cagliari, in quanto coniugato con quattro figli, facoltoso avvocato, proprietario terriero e di religione cattolica, in luogo del precedente podestà, celibe.

Conclusioni. Vorrei, pertanto, concludere, queste mie annotazioni con la lettera di ringraziamento inviata dallo stresso avvocato Prunas ai dirigenti della PRO LISSONE, datata, non a caso, 28 ottobre 1922:  Spett.le Consiglio Società Ginnastica PRO LISSONE- LISSONE

Ricambiamo anzitutto le parole cordialissime di augurio che avete avuto per noi nella Vostra del 20 corrente, ed aggiungiamo ai Vostri i nostri ringraziamenti per cooperazione prestataci onde render possibile la nostra iniziativa. Non dimenticheremo mai che la Pro Lissone é stata la prima, tra l’apatia e l’ostruzionismo degli organi federali, a raccogliere il nostro invito, pur sopportando con nobilissimo spirito sportivo sacrifici ingenti e disagi di ogni genere, e prendiamo impegno a raccogliere presto i frutti dalla vostra propaganda e degli insegnamenti che la Vostra magnifica squadra ci hanno dato. I nostri giocatori si uniscono a noi per ringraziarvi delle prove di cordialità  e di cavalleria date sul campo dalla Vostra squadra, e si ripromettono di poter ricambiare , in un lontano avvenire, la visita graditissima. Ed uno speciale ringraziamento dobbiamo al Vostro Segretario sig. Vignali, per l’oculata, assidua, e fraterna cooperazione prestataci per la buona riuscita della manifestazione. Cogliamo l’occasione per rinnovarvi i sensi della nostra più viva simpatia e per inviarvi i nostri più cordiali saluti con auguri vivissimi di nuovi trionfi.

Il Segretario                                                                                                    Il Presidente

Avv. A. Mereu                                                                                                Avv. A. Prunas

L’augurio finale è che, a breve, il Cagliari Calcio, divenuta ora una realtà importante del panorama calcistico italiano, non dimenticando le sue origini, possa ricambiare quella lontana promessa dell’avvocato Prunas, ritornando a giocare con la Pro Lissone, nobile decaduta, in una prossima amichevole, al fine di suggellare questa bella pagina di sport e di amicizia.

Una risposta a “15 OTTOBRE 1922, CAGLIARI – PRO LISSONE. DIETRO LE QUINTE DI UNA PARTITA DI CALCIO: LA SARDEGNA E LA BRIANZA DEGLI ANNI VENTI FRA STORIA ECONOMICA, SOCIALE E SPORTIVA”

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