ADDIO NONNO ANTIOGU: GLI ANZIANI, INDIFESI DI FRONTE A QUESTA EPIDEMIA EPOCALE

immagine di Vincenzo Ugliano

di MANOLA BACCHIS

Il nonno, seduto sullo scalino della porta che si affacciava alla piazza del paese, guardava felice la gente che accorreva la sera dopo aver cenato.

I bambini correvano dietro ad un pallone e le bambine si univano in cerchio e recitavano filastrocche e scioglilingua. L

‘anziano guardava e sorrideva. Abbassava ‘sa birritta’ ogni volta che riceveva un saluto con la testa o con la mano. E poi che dire… quando uno di quei bambini fiondava su di lui, così all’improvviso e gli dava un bacio sulla guancia! I suoi occhi brillavano come due lampioni in piena notte.

Le urla dei pargoli erano l’anima del paese. I passi delle famiglie ritmavano il tempo, i profumi dei pranzi coloravano le vie scaldando il cuore di ogni abitante.

Il vecchio era il saggio ecco perché tutti lo chiamavo nonno. In segno di rispetto. Nonno Antiogu. Portava lo stesso nome del babbo e del padre del padre, e il suo primogenito fu anch’egli chiamato Antioco. Dispensava saggezza solo con lo sguardo e ogni sua parola veniva accolta con grande rispetto e valore.

Le rughe di nonno Antiogu, come i cerchi dell’albero, se contate attentamente ti suggerivano i suoi anni. Forse 80, forse 90… erano tanti ma pochi in confronto all’età della vita. Vita che lui sapeva amare e trasmetteva col sorriso parco e la carezza ad un esserino in difficoltà nei campi.

Oh sì i campi verdi dove lui si recava a volte con la figlia e a volte in solitudine con il suo cane. Qui si fermava e raccoglieva dalla natura i suoi frutti più buoni. Con i suoi occhi verdi, che cambiavano colore con la luce del sole, abbracciava tutto l’orizzonte e quando tornava in paese spargeva calore e serenità.  Adesso quello scalino è vuoto.

Nonno Antiogu non c’è più.

Le urla non si odono. I passi neppure. I profumi sono intrappolati nelle mura domestiche. Il silenzio invade le strade. Nonno Antiogu adesso elargisce i suoi colori e i suoi sorrisi oltre l’orizzonte dei suoi campi.

Il paese adesso piange e non ha più il suo patrimonio, la sua storia. Con l’anziano era andato via un pezzo di comunità. Se muore un vecchio abbiamo perso un pezzo di cuore per sempre e niente sarà più come prima. Se muore un anziano, da solo, abbiamo perso due volte questa lotta contro l’ignoto che ha portato il silenzio assordante tra di noi.

Non sono vecchi. Sono parte di noi. E a noi spetta difenderli più di noi stessi contro l’ignoto che oggi ha un nome brutto che ti inganna e ti vuole rendere suo suddito, come i re, ma non lo è. Ha solo spine questa corona. Spine che colpiscono profondamente… e quello scalino di quella porta che dava alla piazza del paese gioioso adesso è vuoto.

Non possiamo permetterlo. Mai più.  Mai. Per nonno Antiogu e non solo. 

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