LA PRODUZIONE VINICOLA A SOS EREMOS – ARDAULI (OR): LE BASI PER UNO STUDIO ARCHEOLOGICO PER UNA RICERCA PIU’ AMPIA E DETTAGLIATA

un impianto a Sos Eremos

di CINZIA LOI

In località Sos Eremos (Comune di Ardauli – OR), area collinare ricca di oliveti secolari e vigneti oggi in parte abbandonati, è stato individuato un antico insediamento produttivo. Dalla semplice ricognizione del terreno sono state rinvenute alcune schegge di ossidiana e numerosi frammenti di ceramica (piatti, coppe, scodelle, brocchette). Vari i resti di doli ad orlo piatto di sezione subtrapezoidale o rettangolare; le superfici, lisciate all’interno, risultano in prevalenza di colore arancio scuro. L’impasto, dello stesso colore, è ricco di inclusi quarzosi e micacei. Consistenti i frammenti di embrici in argilla di impasto grossolano con alette a sezione rettangolare.

A questi indizi di superficie si deve poi aggiungere un interessante sarcofago in trachite venuto alla luce alcuni anni fa durante i lavori di rifacimento di un vigneto. Il sepolcro, trapezoidale, era chiuso da un lastrone spaccatosi presumibilmente nell’urto con la benna. Il defunto, di cui si conservano alcuni frammenti ossei, poggiava il capo in un apposito pulvino scolpito nel pavimento della tomba; la parete opposta mostra in basso, in posizione centrale, un foro di scolo.

Il rinvenimento di materiale litico in ossidiana attesta la frequentazione del sito fin dal Neolitico Recente (IV mill. a. C.), mentre i vari materiali ceramici sono databili fra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C.; il sarcofago è attribuibile al IV-V sec. d.C..

Oltre a questi reperti sono stati individuati ben 12 impianti funzionali alla produzione del vino: 10 impianti fissi e 2 impianti mobili.

Un basso affioramento roccioso ospita il primo palmento fisso a due vasche, comunicanti attraverso un foro passante ricavato lungo il setto divisorio. La vasca di pigiatura presenta forma grossomodo rettangolare; sul pavimento si conserva sa perda ’e irbinare (grosso masso funzionale alla pressatura delle vinacce); la vasca di raccolta era forse in origine una sepoltura. Sul piano pavimentale è presente una fossetta di raccolta circolare.

A circa 30 metri in direzione Est, è presente un secondo impianto fisso. La vasca per la pigiatura, in tufo trachitico, si mostra esternamente ben rifinita; una canaletta di scolo poneva in comunicazione la vasca di pigiatura con quella di raccolta.

A circa 20 metri sempre in direzione Est è stato individuato un terzo impianto fisso; il palmento, a due vasche, si apre su un basso affioramento di tufo trachitico. La vasca di pigiatura misura m 1,47/0,70×0,78/1,42×0,20 di prof.; la vasca di raccolta presenta forma rettangolare. Le due vasche sono poste in comunicazione attraverso una canaletta di scolo. Poco distante è stata rinvenuta, su una roccia affiorante, una conca in trachite interpretabile come mortaio per macinare granaglie. Presso gli indiani dell’America Settentrionale esistono rocce crivellate di cavità artificiali, le quali fungono da veri e propri mortai. Anche in Argentina gli indigeni, in tempi antichi, si servivano di mortai scavati artificialmente nella roccia, isolatamente o in gruppi, e anche ora i coloni del luogo ne approfittano per triturare le loro granaglie. Mortai scavati nella roccia si trovano anche presso talune popolazioni dell’Africa meridionale.

A breve distanza dal precedente è presente un altro palmento forse a due vasche, di cui oggi però si scorge solo la vasca di pigiatura di forma quadrangolare.

Il quinto impianto di questo tipo è costituito da due vasche obliterate in parte dalla fitta vegetazione. Scavate entrambe su di un basso affioramento roccioso, la vasca di raccolta risulta la più leggibile fra le due. Sul lato destro si osserva una piccola cavità quadrangolare di incerta definizione.

Poco distante dal precedente è presente un altro impianto a due vasche obliterate in parte dalla fitta vegetazione. La vasca di raccolta, ad un attento esame risulta delimitata da tre blocchi perfettamente squadrati, accostati l’uno all’altro. La vasca di pigiatura misura m 1,67×1,60×0,40 di profondità. La vasca di raccolta, invece, m 1,15×0,56×0,40 di profondità.

Il settimo impianto è anch’esso un palmento a due vasche obliterate in parte dalla fitta vegetazione. La vasca di pigiatura presenta forma rettangolare. Manca quasi del tutto il setto divisorio che separava le due vasche. La vasca di pigiatura misura m 0,79×0,50×0,32 di profondità.

L’ottavo impianto (FOTO SOPRA) è costituito da due vasche scavate ricavate su di un affioramento roccioso; la vasca di pigiatura presenta forma rettangolare. Sul lato sinistro della vasca, all’esterno di essa, si osserva uno spazio grossomodo circolare, funzionale con ogni probabilità alle operazioni di pressatura mediante un grosso masso (sa perda ’e irbinare). Un gocciolatoio di scolo finemente lavorato pone in comunicazione la vasca di pigiatura con quella di raccolta. Quest’ultima presenta forma trapezoidale. Sul piano pavimentale si osserva una coppella di raccolta di forma allungata.

Poco distante è stato individuato un altro palmento a due vasche oggi in cattivo stato di conservazione. Infatti, all’interno della vasca di raccolta, è cresciuta una quercia le cui radici hanno spaccato il piano d’uso e le pareti della vasca. Il liquido di spremitura defluiva nella vasca di raccolta attraverso due fori laterali e un singolare ed accurato gocciolatoio centrale. La vasca di raccolta, di forma grossomodo triangolare con gli angoli arrotondati, misura m 0,92/0,50×0,92×0,40 di prof.. Sul pavimento si osserva una coppella di raccolta circolare.

L’ultimo impianto fisso individuato, alquanto manomesso, comprendeva due vasche di forma grossomodo rettangolare.

Per quanto concerne gli impinati mobili, il primo è costituito da due elementi distinti; la vasca per la pigiatura, di forma trapezoidale, è scavata su un masso isolato che si erge da piano di calpestio di circa un metro. Nel lato breve è presente un foro che si apre su un beccuccio di scolo. A ridosso si conserva ancora oggi la vasca di raccolta di forma circolare allungata; la profondità non è misurabile a causa del terriccio e pietrame presenti al suo interno.

Il secondo impianto comprende oggi una sola vasca, presumibilmente con la funzione di raccolta, giacché non mostra alcun foro o canale di scolo. Inoltre, sul piano pavimentale è presente una coppella di raccolta di forma oblunga. La vasca ha forma rettangolare con angoli smussati.

L’uso dei palmenti di Sos Eremos potrebbe essere cominciato almeno nel II sec. a.C. e proseguito poi – attraverso il Medioevo – fino quasi ai giorni nostri.

I risultati dell’indagine qui esposta, in attesa di avviare uno studio archeologico procedendo allo scavo scientifico dell’area circostante di alcuni di essi, potranno forse costituire la base per una futura ricerca più ampia e dettagliata.

8 risposte a “LA PRODUZIONE VINICOLA A SOS EREMOS – ARDAULI (OR): LE BASI PER UNO STUDIO ARCHEOLOGICO PER UNA RICERCA PIU’ AMPIA E DETTAGLIATA”

  1. Sorprendente abbondanza archeologica di cui veniamo a conoscenza anche grazie all’instancabile Cinzia Loi che continua a registrare e a studiare le numerose attestazioni di palmenti.

  2. impressionante. Una densità di palmenti simile non la conoscevo. Sarebbe interessante sviluppare un progetto di valorizzazione di queste testimonianze in un ambito “enologico”, non solo archeologico. Potrebbe avere risvolti interessanti per tutta la Comunità del Barigadu

  3. Grazie mille Cinzia..!! Come faremo senza di te..?! Che ci dai sempre notizie nuove ed interessanti. Che riesci sempre ad approfondire tematiche, che per noi che siamo semplici curiosi del settore, sono delle vere prelibatezze, di una storia che riguarda il nostro territorio. Quindi continua così; noi non smetteremo mai di leggerti o di ascoltarti.

  4. Rinnovo i coplimenti alla dottoressa Cinzia Loi per le sue interessanti scoperte di siti archeologici, soprattutto Palmenti. Condivido quanto detto da Vittorio Brizzi e aggiungo: La Regione Sardegna dovrebbe creare dei percorsi scolastici per la formazione di giovani da impiegare in campo turistico in questo specifico settore. Per favore, non chiaccheroni o “guide” improvvisate. Deve diventare una specializzazione, un mestiere. La Sardegna ne avrebbe un beneficio; qualche giovane,serio, troverebbe occupazione e la storia dell’enologia sarda si arricchirebbe ulteriormente.

  5. sono molto orgogliosa di scoprire che una giovane studiosa ardaulese si sia dedicata e si stia dedicando a valorizzare il nostro territorio con i suoi studi e non vedo l’ora di leggere le sue pubblicazioni. Complimenti e ad maiora👏👏

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