“PAULU SES TUE”, UN LIBRO CHE RACCONTA L’UOMO, IL GIORNALISTA E LO SCRITTORE: IL PREZIOSO LASCITO DI PAOLO PILLONCA

di TONINO OPPES

“Paulu ses tue”: esce in questi giorni, a cura di Domus de Janas, un libro che raccoglie testi di Paolo Pillonca pubblicati a partire dagli anni Settanta. Accompagna il volume, di 280 pagine, un dvd con immagini del concerto che Piero Marras ha tenuto in suo onore ad Atzara. Ci sono poi le testimonianze di amici e colleghi che raccontano l’uomo, il giornalista e lo scrittore. Per gentile concessione della casa editrice, pubblichiamo la prefazione.

Il silenzio e la parola. Si può partire da qui, dal titolo di un suo libro, per parlare di Paolo Pillonca.

Il silenzio è l’origine della riflessione; la parola è dono che esce dal cuore.

Paolo conosceva bene la loro forza.

Si è nutrito di silenzi ma ha saputo regalare parole di grande bellezza “dense come fiocchi di neve d’inverno”.

Chi lo ha accompagnato in giro per l’Isola può testimoniare con quanto affetto e con quanta stima venisse accolto ovunque. E, questo, spiega anche la grande mobilitazione che c’è stata in molti centri – ma anche in alcuni circoli dei sardi aderenti alla Fasi – subito dopo la sua scomparsa: da Osilo a Villanova Monteleone – che gli ha anche dedicato una piazza -, da Lula ad Atzara, da Seui a Bosa, da Meanasardo a Sedilo, da Laconi a Seneghe, da Villanovatulo a Serdiana, da Ussassai a Bonnanaro, oltre che nei luoghi in cui si svolgono Premi di poesia, a cominciare da Ozieri.

In tanti hanno voluto ricordarlo perché lui era parte di quelle comunità che improvvisamente si sono sentite orfane, private di un uomo buono, colto e generoso che per loro era diventato un prezioso punto di riferimento.

Un “profeta di sardità”, antico e moderno.

I paesi che visitava lo rimpiangono. Gli anziani riscoprivano con lui la forza della tradizione, i giovani imparavano i versi indimenticabili delle sue canzoni. Paolo donava la sua cultura e il suo sincero attaccamento all’Isola.

Intellettuale senza riserve, è stato il più grande studioso di poesia estemporanea sarda. Ai misteri della gara poetica ha dedicato decine di pubblicazioni, ha reso immortali sos cantadores a bolu con approfondite monografie e soprattuttocon i saggia cominciare da Chent’annos per finire con Oh bella Musa ove sei tu?, al quale ha lavorato fino agli ultimi giorni della sua esistenza; ma non si può dimenticare che era poeta egli stesso e che alcuni dei più apprezzati cantanti sardi, su tutti Piero Marras e Franco Madau, hanno musicato e interpretato molte sue opere che vivranno oltre il tempo del ricordo…

Come non sottolineare poi il ruolo dello scrittore, secondo me ancora da studiare e da scoprire, e quello del giornalista che ha dato il meglio di sé nelle cronache dalla Sardegna interiore, quando ha illuminato le storie in penombra di un’Isola che vive sottotraccia, non cerca la ribalta, e lavora in silenzio; ed ecco che si torna al punto di partenza.

Le anime grandi ricorrono alla parola soltanto quando è indispensabile e sgorga dalla profondità del cuore.

La cultura classica, mai esibita, faceva da sfondo ai suoi testi ed era sempre presente nei suoi interventi, ma solo per il desiderio di trasmettere conoscenza e sapere: fonti imprescindibili per crescere.

Questa nuova opera, Paulu ses tue, curata dalla sua casa editrice Domus de Janas, propone un’importante selezione dei suoi scritti a partire dagli anni Settanta. Ci sono articoli pubblicati su L’Unione Sarda, La Nuova Sardegna, Lacanas – la rivista da lui fondata – che ancora vive grazie ai figli e al nipote; ci sono pagine tratte dai suoi libri e tre recensioni firmate da Cicito Masala, Manlio Brigaglia e Francesco Pintore.

Accanto alla bellezza della sua scrittura, che si nutre di semplicità, prevale, tra le righe, il suo tratto umano; compaiono le sue passioni, anche quelle sportive, i suoi interessi, la sua idea di Sardegna, l’amore per la Natura, la strenua difesa della Lingua sarda.

Gli stanno a cuore i temi dell’identità, intesa come arricchimento e disponibilità al confronto, ma senza gesti di chiusura e di intolleranza verso l’esterno.  

È passato un anno e mezzo da quel giorno di maggio in cui ci ha lasciato …

Sentimenti puri riaffiorano sfogliando le pagine del libro accompagnato da un prezioso dvd che propone una parte importante del concerto di Piero Marras voluto ad Atzara – sorre bella – uno dei villaggi dell’anima di Paolo.

Tra le immagini sapientemente selezionate da Marco Gallus compaiono documenti d’archivio custoditi ormai come pezzi di storia. Guardatelo e ascoltatelo per intero. La sua voce soave e saggia si alterna a quella dell’amico cantante che ha musicato i suoi versi pieni d’incanto e di magia…

Poi ci sono le testimonianze di chi lo ha conosciuto e frequentato. Interventi brevi fanno rivivere aneddoti, piccole storie, ma soprattutto mettono al centro l’uomo, lo studioso, il giornalista, l’intellettuale del popolo sempre vicino alla gente.

Quei ricordi dicono soprattutto una cosa: Paolo ci ha donato ricchezze e, anche oggi che non c’è più, la sua voce ci guida. Ecco perché, se da un lato, ci sentiamo più poveri senza di lui, dall’altro abbiamo la consapevolezza che quello che ci ha lasciato deve continuare a vivere.

Riascoltando le parole, le sue poesie diventate canzoni, rileggendo i testi che compaiono in questo libro, si ha subito la consapevolezza del suo grande lascito: ogni pagina svela l’uomo capace di elargire, con semplicità, sapere e amicizia; ma soprattutto indica quali sentieri bisogna seguire se si hanno veramente a cuore i temi dell’identità che si regge sui valori della storia, della cultura, della tradizione e sul bisogno di memoria.

Molto dipende da noi, dalla voglia che abbiamo di far camminare i suoi messaggi, di scavare in profondità alla ricerca dei diamanti veri della nostra cultura.

“Sai perché il canto a poesia deve vivere?” mi aveva spiegato un giorno: “Perché è un mistero della creatività che è dentro gli uomini di talento.”

Ecco! Per questa ragione, il nome di Paolo Pillonca, signore della poesia e della prosa, deve essere custodito come bene prezioso: perché lui era uomo di talento, un Sardo che, con umiltà e competenza, ha onorato la sua Terra…

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