UN VITIGNO AMBASCIATORE DELLA SUA TERRA: IL CAGNULARI

immagine di Gianna Mazzei
di VIRGILIO MAZZEI

In Sardegna, questo vitigno, rappresenta un mito.

Nel corso dei secoli, sia nel territorio dell’Anglona che in quello del Logudoro, è riuscito a trovare il terreno adatto per il suo sviluppo, affermandosi oggi come uno dei vitigni più interessanti e caratteristici dell’Isola.

Merito di tutto ciò, la caparbietà dei vignaioli sardi operanti nel territorio dei comuni di Usini, Ossi, Tissi, Uri, Ittiri e tutta la zona della Nurra, che si potrebbero definire dei veri e propri pionieri.                                    

Tra questi “operatori” enologici, un riconoscimento particolare va al più grande estimatore – e precursore del valore e dei pregi di  questo vitigno –  Giovanni Maria Cherchi di Usini, noto a tutti come “zio Billia” per l’opera svolta nella valorizzazione del vitigno Cagnulari.

Il  Cagnulari è un vitigno a bacca nera, ritenuto dai vari ricercatori e analisti della storia della vite uno dei numerosi vitigni autoctoni della Sardegna.

La sua presenza nel territorio dell’Isola viene fatta risalire al 1800. 

In un primo tempo si era ritenuto che fosse stato portato dai francesi, per la somiglianza riscontrata con un altro vitigno presente nella Francia meridionale, il Mouvedre; ma successivamente, si è dato maggiore credito alla tesi che sia invece giunto sul territorio sardo durante la dominazione spagnola.   

Anche i ricercatori hanno optato per l’importazione spagnola: dagli studi effettuati sul DNA dell’uva Cagnulari risulta infatti “imparentato” con il Graciano, vitigno coltivato nella zona della Rioja nella penisola iberica.                                                                                                                                                                   

Il suo DNA ha anche dimostrato una certa consanguineità con il Bovale Sardo, anch’esso autoctono dell’Isola. L’indagine su questo vitigno ha comunque stabilito che inizialmente andò affermandosi nella Nurra e nei dintorni di Alghero, espandendosi successivamente in diverse aree della Sardegna. Rimane comunque sempre un tipico vitigno del territorio sassarese, ove occupa il 13% della superficie vitata di tutta la provincia di Sassari.

Il vitigno Cagnulari ha una discreta resistenza alle malattie caratteristiche della vite, per cui si tratta di un ceppo sul quale si può contare nel corso della sua vita produttiva.

Al contrario, soffre le alte temperature e le abbondanti piovosità estive che – a causa di un eccessivo rigonfiamento dell’acino – ne provoca la spaccatura con conseguente “marciume” ricco di acidità, che danneggia il prodotto/vino.

Predilige i terreni calcarei, argillosi, sciolti e bene esposti, che sono situati sulle coste.

Il sistema di allevamento è stato sempre quello ad alberello, ma da un certo periodo di tempo, per esigenze commerciali possono essere praticati altri metodi.

Come si è detto, il Cagnulari, per molto tempo era ritenuto una modificazione del più noto Bovale. Questa ipotesi, tuttavia, non viene ancora oggi scartata in mancanza di una analisi del DNA specifica, sempre promessa ma mai realizzata. Pertanto il mistero continua, e il dubbio rimane!

Grazie alla sua struttura, è imbattibile negli uvaggi.

I francesi, nel passato, ne facevano molto uso per “rinforzare” qualche tipologia di vino “anemico”.

Questo vitigno presenta la foglia grande, orbicolare, trilobata. Il grappolo che produce è di media grandezza, di forma piramidale, alato. Gli acini sono piccoli, di forma rotonda con buccia spessa, pruinosa e di colore nero.

Il vino prodotto dal vitigno Cagnulari raggiunge un grado di alcolicità che varia dai 13 ai 15 gradi.

Gli è stato attribuito il riconoscimento DOC (Denominazione di Origine Controllata) con Decreto Ministeriale 19.8.1995, modificato per ultimo con D.M. 7.3.2014.

Il disciplinare che regola la produzione del vino Cagnulari prevede che la produzione uva/ettaro non superi i 130 quintali, mentre la resa uva/vino non superi il 70%.

Le sue caratteristiche organolettiche sono:

Colore : rosso rubino intenso con riflessi porpora

Profumo: vinoso, fruttato con delicato profumo di macchia mediterranea e aromi speziati

Sapore: asciutto, corposo, caldo, rotondo, fruttato con tannini fini ed eleganti.

Grazie alla sua particolare struttura, e alla ricchezza di profumi e sapori, si presta ad essere abbinato ad una vasta gamma di cibi.

Si sposa perfettamente con la carne di agnello e capretto arrosto, ma anche col maialetto cucinato alla sarda.

Non disdegna i cibi saporiti con sugo di carne, cacciagione, lumache preparate secondo le usanze della zona, nonché formaggi pecorini stagionati.

Va servito ad una temperatura di 16/18°C in calici leggermente svasati.

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