TESTIMONIANZE DELLA COLTIVAZIONE DELLA VITE IN SARDEGNA: GLI ANTICHI IMPIANTI VINARI DI BORTIGALI

Bortigali, località Sa Corte
di CINZIA LOI

Riassunto – In Sardegna le più antiche testimonianze della coltivazione della vite risalgono al Bronzo Medio tardo (XV-XIV sec. a.C. ). Tuttavia, se da un lato le ricerche sull’archeologia della vite e del vino nell’isola si sono notevolmente sviluppate in questi ultimi anni, dall’altro rimangono aperti numerosi interrogativi legati non solo alle origini e alle modalità della domesticazione della vite, ma anche alle metodologie di produzione del vino. Per ovviare a ciò, chi scrive ha intrapreso uno studio finalizzato alla costituzione di un repertorio tipologico-funzionale dei cosiddetti palmenti, ovvero di quei manufatti impiegati nella fase di schiacciamento delle uve per pressione. Qui vengono presentati i primi risultati ottenuti nella regione storica della Sardegna denominata Marghine. All’interno di questo territorio, attraverso varie campagne di ricerca etnografica e di indagine sul campo, sono stati individuati finora una decina di palmenti.

Introduzione –  Le prime tracce di frequentazione umana nel territorio di Bortigali, nella regione storica del Marghine, sembrano risalire al Neolitico recente, caratterizzato in Sardegna dal diffondersi della Cultura di Ozieri (IV millennio a.C.).  Lo testimoniano 10 ipogei funerari neolitici del tipo a “domus de janas” (IV mill. a.C.) isolati o raggruppati in piccole necropoli, rinvenuti nelle località di Monte Surdu, Funtana Lada, Orolo, Milia, Curcai e Giorbere; la presenza nuragica è attesta da ben 41 nuraghi, 2 tombe di giganti e 1 fonte nuragica. Intorno ad alcuni nuraghi sono visibili i resti di villaggi perdurati, talvolta, nelle epoche successive; nelle stesse aree sono segnalate tombe romane di varia tipologia. Testimonianze correlate alle attività produttive sono state individuate nelle località di Sa Corte, Tiro e Tintirriolos. Si tratta di una decina di vasche vinarie chiamate qui lacos (vasche).  Gli impianti censiti in questo territorio presentano generalmente due vasche – la vasca di pigiatura e la vasca di raccolta – scavate su un affioramento roccioso (impianti fissi), oppure ognuna in un unico blocco di pietra di varie dimensioni (impianti mobili), comunicanti attraverso un canale di scolo o un vero e proprio gocciolatoio che permetteva il deflusso del liquido di spremitura nella vasca di raccolta.

Gli impianti produttivi

  1. Vasche comunicanti, pertinenti a due impianti scavati su un affioramento trachitico, sono state individuate in località Sa Corte, a meno di 500 metri a Sud del moderno abitato di Bortigali.  Poco distante si trova l’omonimo nuraghe, monumento complesso costituito da una torre centrale racchiusa da un bastione, forse trilobato, delimitato a sua volta da un poderoso antemurale marginato da torri.  Il primo impianto (impianto a) è costituito da due vasche disposte in senso longitudinale lungo l’asse NS; un gocciolatoio di scolo ben rifinito, poneva in comunicazione la vasca di pigiatura con la vasca di raccolta di forma quadrangolare.  Adiacente ad esso è presente un secondo impianto (impianto b), costituito da tre vasche allineate sullo stesso asse con orientamento NS. La prima vasca, di forma trapezoidale, mostra centralmente un versatoio identico al precedente.  La seconda vasca, presenta lateralmente – sul piano pavimentale – una canaletta che collegava questo bacino con la vasca di raccolta del primo impianto (impianto a). La terza vasca, posta trasversalmente rispetto alle precedenti, ha forma rettangolare.  La particolarità di questi impianti deriva dal fatto che tali vasche presentano la foggia tipica dei bacini scavati interamente in blocchi di pietra di medie dimensioni, mentre qui si ergono dalla roccia affiorante.
  2. Nella località denominata Tiro, lungo la strada per Mulargia, è stato individuato un impianto fisso scavato su un affioramento trachitico; nell’area circostante, zona oggi adibita esclusivamente al pascolo, non si registra la presenza di evidenze archeologiche. Il manufatto comprende due vasche di pigiatura adiacenti che confluiscono in un’unica vasca di raccolta. La prima delle due vasche di pigiatura, quella principale, presenta forma trapezoidale con angoli vivi. La seconda vasca, di dimensioni ridotte, mostra anch’essa forma trapezoidale. Lungo il taglio della roccia si osserva un’incisione costituita da una sola linea di scrittura disposta orizzontalmente e composta da tre lettere maiuscole. L’esame dell’iscrizione consente di proporre la seguente trascrizione: ΓSI. 
  3. In località Tintirriolos, a breve distanza dall’omonimo nuraghe – monumento complesso di difficile lettura planimetrica – è stata individuata una vasca isolata scavata in un unico blocco di trachite orientata NS. Il manufatto, di forma rettangolare irregolare con angoli smussati, rifinito esclusivamente nello spazio interno, presenta – lungo uno dei lati brevi – un canale di scolo. 

Conclusioni I risultati dell’indagine qui esposta, in attesa di avviare uno studio archeologico procedendo allo scavo scientifico dell’area circostante di alcuni di essi, potranno forse costituire la base per una futura ricerca più ampia e dettagliata. La raccolta puntuale dei dati consentirà anche la progettazione di azioni di valorizzazione nell’ottica del recupero del paesaggio rurale al fine di preservarne la diversità bio-culturale. 

5 risposte a “TESTIMONIANZE DELLA COLTIVAZIONE DELLA VITE IN SARDEGNA: GLI ANTICHI IMPIANTI VINARI DI BORTIGALI”

  1. Complimenti. Ricerca/scoperta interessante. Speriamo che le analisi sul territorio diano i risultati sperati. Sarebbe un fatto importante per il territorio, ma soprattutto un arricchimento per quanto riguarda la storia della vite in Sardegna. Virgilio Mazzei Sommelier.

    1. Grazie! Oltre ai palmenti rupesri di Bortigali, sono stati censiti i finora anche quelli presenti in un’area della Sardegna centrale, corrispondente alle regioni storico-geografiche del Guilcer e del Barigadu. In quest’ultimo territorio, ancora oggi, i palmenti rupestri vengono utilizzati per la pigiatura dell’uva.

  2. sicuramente è la parte finale di una scritta che un tempo probabilmente interessava l’intero “bordo” di separazione fra le due vasche… molto più verosimilmente collegate da una piccola apertura dove fosse facile collocare un semplice filtro.

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