QUANDO LA PASSIONE DIVENTA LAVORO: L’INTRECCIO E’ L’ARTE DI ANTONELLO UTZERI E IL RICONOSCIMENTO MONDIALE

ph: Antonello Utzeri
di ANDREA ZINZULA

Tutto nasce sulle sponde del Flumendosa, tra le piante palustri i canneti e i salici. Villaputzu è un paese del Sarrabus noto per aver dato i natali a due grandi maestri delle launeddas: Aurelio Porcu ed Efisio Melis. In questo paese a pochi passi da Quirra la storia e la tradizione sono un collante importante, ed è proprio qui che vive e lavora Antonello Utzeri. La sua casa è anche il suo laboratorio dove crea corbule, cesti, canestri, lampadati, portabiancheria, bottiglie rivestite, sottopentola, ma soprattutto i nidi e i nuraghi, oggetti rivisitati che fanno bella mostra nei cataloghi di arredamento per interni. “Ho imparato da mio suocero ma devo tanto anche ad Annalisa Cocco e Roberta Morittu, note designer cagliaritane”, perché la storia di Antonello è una storia di passione e sperimentazioni sempre nuove.

E’ stato il padre di sua moglie, a insegnarli come intrecciare la canna, il mirto, la fillirea, l’olivastro e il salice e lui una volta imparata quell’arte non ha più smesso di praticarla: “E’ più forte di me”, dice.

Che quella passione sia diventata un lavoro lo si capisce da come parla. Il solo pensiero che tante delle sue opere si trovino sparse per il mondo fa brillare i suoi occhi: Tokyo, New York, Parigi e Milano, per citare solo alcuni luoghi. “Ho lasciato l’edilizia e mi sono cimentato in quest’arte artigiana”, scommessa pienamente vinta.

La vera rivoluzione per Antonello e sua moglie è arrivata grazie alle due designer cagliaritane che gli hanno proposto di realizzare con i flessuosi arbusti alcuni oggetti che oggi si possono trovare in numerose riviste specializzate. Così gli oggetti tradizionali vengono rivisitati e rivestiti magari utilizzando le stoffe del noto stilista Antonio Marras. “Un vero piacere collaborare con lui, dice Antonello.

Le soddisfazioni arrivano copiose, una fra tutte è sicuramente la vittoria del Premio Salone del Mobile di Milano, vinto dallo stilista algherese anche grazie ai lavori raffinati di Antonello. L’opera, chiamata ‘Sentiero dei nidi di Ragno’ rappresentava un’enorme voliera di 5 metri per 5 avvolta con dei tulle sospesi e dei meccanismi rotanti. I nidi-cesta disegnati da Imago Mundi e realizzati a Villaputzu da Antonello erano un’interpretazione domestica e ambientale tipica sarda all’interno della quale una cinquantina di diamantini svolazzanti creavano un misto di movimento e magia persuasiva. Nascono così collaborazioni importanti, ultima in ordine di tempo con il Cagliari Calcio. Ma successo vuol dire anche conoscenza perché nel ciclo biologico degli arbusti tutto ha un senso: “Le canne vanno tagliate non oltre la metà del mese di febbraio, perché sono più resistenti e non vengono mangiate dai parassiti”.

Il fiume e la vegetazione circostante sono una miniera in questo paradiso terrestre dove i tanti turisti che affollano questo lembo di costa sud-est dell’Isola restano estasiati dagli oggetti ma anche dai profumi che questi emanano perché gli intrecci sono caratterizzati soprattutto dalle fragranze oltre che dai colori. Arbusto per eccellenza è il mirto che sprigiona la propria fragranza anche dopo tanti anni. Tuttavia c’è un’altra ricchezza da salvaguardare e tutelare: è quella della collaborazione tra artigiani. Recentemente infatti, i suoi cestini si sono uniti alle ceramiche di Nilde Madeddu anche lei di Villaputzu ma residente a Cagliari, due maestri che, insieme, hanno creato dei veri pezzi unici in cui, tra gli intrecci, spiccano le pavoncelle e i fenicotteri numerosi in queste zone umide. A pochi passi dal Flumendosa dunque, c’è un maestro che scommette sul suo territorio, che collabora e riveste di stoffe la vecchia tradizione che ora guarda al futuro. Un impulso nuovo, un misto di creazione, fantasia e originalità impreziosito dalla materia prima che offre il Grande Fiume. Appartenenza, tutela e valorizzazione.

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