LA CERCATRICE DI CORALLI – L’ABISSO TRA IL MARE E LA TERRA: VANESSA ROGGERI CON ANDREA CONGIA ED ENRICA MURA ALL’ASSOCIAZIONE “SEBASTIANO SATTA” DI VERONA

Silvia Serra con Vanessa Roggeri nella foto di Andrea Zonca
di ANNALISA ATZORI

Evento carico di suggestioni ed emozioni quello organizzato domenica 27 ottobre alla Sebastiano Satta di Verona. La scrittrice cagliaritana Vanessa Roggeri (classe 1978) ha presentato il suo ultimo libro, uscito nel 2018 (Ed. Rizzoli). L’incontro di Verona chiude il tour veneto dell’autrice, che è stata recentemente ai circoli di Mestre e Vicenza, iniziando lo scorso anno dall’associazione sardi di Padova.

La Roggeri è laureata in Relazioni Internazionali, ha scritto Il cuore selvatico del ginepro (2013) e Fiore di fulmine  (2015), entrambi ed. Garzanti. Attualmente, collabora con il quotidiano “La Nuova Sardegna”, dove si occupa dell’editoriale e della rubrica che risponde ai lettori. Nel 2019, ha vinto il premio Alghero Donna, per la sezione narrativa.

Vanessa, rispondendo a Silvia Serra che l’ha intervistata in qualità di presentatrice della prima parte dell’evento, racconta come è nata la sua passione per la scrittura. Passione che è diventata progetto di vita: voleva essere a tutti i costi una scrittrice, voleva che i suoi libri fossero nelle librerie! Per arrivare a ciò, non deve mancare sicuramente il talento, ma c’è necessità anche di molto studio, di disciplina. La Roggeri ha scritto svariati racconti e partecipato a più concorsi, per poi arrivare al 2015 con la prima grandissima soddisfazione, la pubblicazione da parte di Garzanti del suo primo romanzo. Vanessa va oltre i cliché, narra di una Sardegna superstiziosa, che riserva sorprese. Tutti i sardi, per un motivo o per l’altro, entrano in contatto con il corallo, presente nelle gioiellerie dell’Isola quale materiale affascinante e antico. Vanessa si è chiesta più volte cosa si nasconda dietro al corallo, quale sia la sua parte nella storia della Sardegna. Alghero è la capitale del corallo, la scrittrice se n’è innamorata durante un soggiorno nella cittadina tra un concorso e l’altro. E’ diventato per lei una sorta di magnifica ossessione, al collo porta un monile regalatole da una “corallara” di Alghero, che con gli altri artigiani mantiene viva la tradizione della lavorazione di questo splendido materiale. Vanessa dice che la cercatrice di corallo Regina, protagonista del suo romanzo, è nata proprio lì, quel giorno ad Alghero. La Roggeri ha cominciato a vedere la storia del suo romanzo, ha accantonato un altro suo progetto per buttarsi a capofitto in questa nuova narrazione.

Il corallo è raccolto dall’epoca neolitica, si commercia da più di 2000 anni e la tecnica di pesca (quella fatta con una croce di Sant’Andrea di legno chiamata “ingegno”, che in concreto saccheggia il fondale marino) è rimasta invariata fino agli anni ’70, quando la coscienza ecologica ha cominciato a risvegliarsi e si è arrivati tramite la Comunità Europea al divieto di pesca con questo sistema. Ora la pesca è regolamentata, il patentino è riconosciuto solo a venticinque pescatori professionisti. I fondali sardi sono stati per decenni depredati da corallari provenienti da fuori Sardegna, si tratta di un lavoro pericoloso, adesso il corallo si pesca a più di 100 metri di profondità, quello a profondità inferiori non esiste più purtroppo.

Nel racconto di Vanessa, il signor Colasanti rappresenta il continentale che arriva in Sardegna per depredarla e arricchirsi. Questi personaggi (che nei vari settori dell’economia facevano da intermediari tra i locali e i grandi mercanti fuori Isola) erano chiamati “pescecani”,  per la loro mancanza di scrupoli nello sfruttare le risorse  sarde.

Dolores Siddi (altra protagonista, madre di Achille, il giovane che s’innamora di Regina) invece rappresenta la Sardegna che si oppone a tali individui, che si ribella, cosa che nella storia reale è successa poche volte davvero.

La simbologia legata al corallo ha attraversato i secoli, gli è stato attribuito potere divinatorio, fa crescere nell’uomo il desiderio di possederne. Una volta si credeva fosse una pianta, nata dal sangue di medusa, prima di scoprire che si tratta invece di animali, di una colonia di piccoli polipi. E’ stato ed è simbolo religioso, il sangue pietrificato di Cristo. Ha rappresentato bellezza, fortuna, protezione.

Andrea Congia ed Enrica Mura (ph: Andrea Zonca)

Vanessa Roggeri decide quindi di raccontare la storia di due famiglie, in lotta tra di loro da sempre, legati alla pesca del corallo. Rancori, sete di vendetta, odio che però lascia intravedere anche il tema della speranza, della fiducia nel futuro per le nuove generazioni. La vicenda narrata si svolge nel periodo tra le due Grandi Guerre, in una Sardegna difficile per chi aveva perso molti cari durante il primo conflitto mondiale. La storia d’amore di Achille e Regina (figli di famiglie nemiche, come una sorta di moderni Romeo e Giulietta) fa da sfondo alla storia del corallo, per arrivare alla vera anima della Sardegna. Spesso il grande amore per l’Isola  che infervora la scrittrice è lo stesso che capita di provare a chi è costretto a lasciare la propria terra per inseguire opportunità di lavoro o altro. Ci s’innamora di più delle proprie origini quando si è lontani, non si dà più nulla per scontato. Anche lo scrittore è costretto a calarsi in alcune situazioni e a conoscerle più in profondità. Affronta il passato per capire la Sardegna di oggi, per scoprire che molti problemi non sono mai cambiati …E’ come capire una musica dai silenzi, i sardi sono fatti anche di questo. Vanessa, dovendo scrivere anche per i non sardi, ha dovuto confrontarsi con la percezione che dall’esterno si ha della Sardegna, considerata a parte rispetto al resto d’Italia. L’ombra è rimasta.

Ha capito pienamente il senso di struggimento e di nostalgia che attanaglia i sardi costretti a emigrare. Bastano i profumi di casa propria per far sentire un nodo alla gola, un’angoscia devastante. Questo perché le radici sono sempre molto forti nei sardi. Bisogna imparare a capire, a cogliere, ad accettare anche le pagine più oscure della nostra storia, perché ce ne sono state e non si possono negare, fanno parte di noi.

La Sardegna si sta scoprendo adesso, si devono abbattere decenni di preconcetti. Gli autori sardi hanno ora ottimi riscontri, lo stesso dicasi per i sardi che hanno deciso di dedicarsi alla politica, al cinema. Forse, questa era tecnologica in cui viviamo aiuta ad annullare le distanze.

La Roggeri ha pronto un nuovo romanzo, che uscirà nel 2020. Iniziare a lavorare per La Nuova Sardegna è per lei il coronamento di un altro sogno, quello di diventare giornalista. Anche se non ha avuto la possibilità di studiare giornalismo, ha potuto comunque entrare in questo mondo, avendo in più la possibilità di esprimere le proprie opinioni. Il lavoro nella rubrica dei lettori è quindi per lei molto gratificante.

Vanessa ha poi lasciato spazio alla seconda parte della serata, il concerto narrativo. Andrea Congia (chitarra classica e synth) e Enrica Mura (voce) hanno creato atmosfere emozionanti, grazie a un sapiente gioco di luci, ombre e suoni. Hanno messo in scena i passaggi più importanti del romanzo, hanno trovato un percorso narrativo tra parola e musica. Ecco allora Dolores, finita in disgrazia dopo la morte del marito, andare alla “rocca delle tre palme”, la casa del ricco Fortunato, cugino di suo marito, a elemosinare per sé e per i suoi tanti figli da sfamare. Le famiglie sono in pessimi rapporti, a causa di antichi rancori e offese, Dolores se ne va, umiliata e a mani vuote. Durante la strada del ritorno, suo figlio Achille incontra una misteriosa bambina, bella e dagli occhi color del mare, che gli dona pane, formaggio e un rametto di corallo. Porta fortuna! Aggiunge la piccola. Achille accetta i doni, dopo mille perplessità: Regina è la figlia di Fortunato, del nemico! Ma la fame è più forte, il ragazzino prende tutto e racconta poi alla madre di aver rubato quel cibo per strada, per i fratelli. Il rametto di corallo …. Nascosto in posto sicuro, nessuno ne saprà nulla. C’è poi il passaggio dell’arrivo di Dolores alla grotta, alla ricerca del “tesoro” di cui tutti parlano….il prezioso guano di pipistrello (fertilizzante naturale ricco di azoto), che permetterà alla donna, tramite la sua vendita, di ribaltare le sorti: la famiglia di Dolores vedrà la ricchezza, quella di Fortunato, legata alla pesca del corallo, sta vivendo un periodo nero…Passati nove anni, Dolores ha sempre alimentato in Achille l’odio verso lo zio Fortunato ed è giunto il tempo per la vendetta.  Erano andati a chiedere pietà e hanno ricevuto disonore, ora Fortunato dovrà perdere la cosa più preziosa: sua figlia Regina, la bastarda concepita da Fortunato con una donna del continente, è ora una bella giovane, che tutti i giorni esce con la barca del padre a cercare corallo. Achille dovrà andare alla spiaggia e disonorare Regina! L’onta ricadrà su Fortunato, occhio per occhio.

Tutto questo in un crescendo di luci, suoni, voce incalzante e fortemente coinvolgente! Sembra di essere veramente lì, nel romanzo, su quelle strade polverose percorse da Dolores, avvolti nel profumo di elicriso e sferzati dal vento del mare. Veramente qualcosa di nuovo stavolta, molto particolare, bellissimo.

Nei giorni successivi, Vanessa ha pubblicato sui social tutta la sua soddisfazione: “Fantastica conclusione del tour corallino in Veneto con il circolo dei sardi Satta, una comunità molto unita e partecipe, capitanata da un grande Salvatore Pau. Ringrazio di cuore per la meravigliosa accoglienza, e ringrazio la dolcissima Silvia Serra per aver chiacchierato con me. Voglio ringraziare infine il genio folle di Andrea Congia e la bravissima e simpaticissima Enrica Mura per aver messo in scena con arte e originalità una suggestione inedita della Cercatrice di corallo. Grazie amici! A si Biri!”

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2 commenti

  1. Ma che meraviglia! Un bellissimo e minuzioso resoconto dell’incontro a Verona. Grazie di cuore Annalisa Atzori

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