SUONI DI SARDEGNA E ANIMO PREZIOSO: ELENA SPANU, IL VOLO SOAVE DI UNA FANCIULLA

la tredicenne Elena Spanu nelle foto di Pierino Vargiu
di VALENTINA USALA

Elena, 13 anni. Mi ci rispecchio molto nel suo modo di essere, nella sua tempra, nel suo amore per il folklore.

Mi ci rispecchio nella generosità: quella che le hanno insegnato, la stessa che hanno insegnato a me. Elena è di Escalaplano. Il paese che ho nel cuore, la gente che ho nel cuore.

Ci siamo conosciute qualche anno fa, quando Elena alle prese con i suoi colori, mi omaggiò di un ritratto che mi aveva fatto in estemporanea.

Da allora non ci siamo più rincontrate, ma l’ho da sempre seguita nella sua crescita artistica. Elena oggi frequenta il convitto nazionale a Cagliari ed è allieva di Luigi Lai. Elena suona le launeddas ed io mi incanto ad ascoltarla.

Da #Escalaplano, l’emozionante esibizione di Elena che, a soli 13 anni suona “No potho reposare” accompagnata dalle sue launeddas 😍Bravissima ❤️👏🏻

Pubblicato da L'Eco di Barbagia su Mercoledì 22 maggio 2019

Le launeddas, il loro suono sono l’emblema che meglio riassumono il passato e il presente di una terra e  della sua storia arcaica. Un mix di tradizione e ricordi lontani, che ti fanno aggrappare ad un passato che senti tuo, ma che nemmeno hai vissuto.

Ero prossima alla partecipazione di una rassegna letteraria in rosa, a Tortona, presso la biblioteca civica Tommaso de Ocheda.  Lì avrei presentato tutte quelle che sono state le mie creazioni letterarie fino ad ora, anticipando anche la prossima che spero di poter pubblicare a breve.

Nel mentre raccoglievo materiale utile alla presentazione, seppur di svariati argomenti, ho capito che il filo conduttore di tutto è la Sardegna. È una terra che vuole dire molte cose, ma se devo affidare un suono ad essa, beh…sarei indecisa se scegliere il suono del vento, quello del mare oppure quello delle launeddas.

Scrissi a Gloria, la mamma di Elena, chiedendole se potevo avere con me Elena alla presentazione, magari con un audio di lei mentre suona le launeddas.

Gloria ha fatto molto di più: l’ha filmata a Calamosca nei pressi del fortino di S.Ignazio circondato da macchia mediterranea, incorniciando così Elena nel mare azzurro, con la sua lunga chioma di capelli fluttuante nel maestrale.  Elena mi ha omaggiato di un dono preziosissimo, che ho salvato minuziosamente, oltre che nelle mia memoria. Elena era meravigliosa, le sue launeddas suonavano “No potho reposare”. 

Quel suono e quel contesto mi hanno fatto stringere un nodo in gola che non so descrivere. Non appena ho visualizzato e ascoltato i tre video che mamma Gloria mi aveva inviato, ho ringraziato con un messaggio vocale su WhatsApp, in cui piangevo. Non ho saputo tenere la commozione e ho voluto comunque che arrivasse a lei e ad Elena, nel modo più spontaneo che potessi fare. Non è così semplice poterlo fare da così lontano, perché l’unico modo sarebbe stato abbracciarle forte. Scrivere la parola abbraccio sarebbe stato  riduttivo. Spero di poterlo dare loro presto questo abbraccio, così come si fa tra amici. L’abbraccio: quello che se ci penso, un sardo emigrato non può dare quando vuole e la musica cambia, tra scriverlo e darlo davvero. Quella musica che mi ha edulcorato l’animo, facendomi anche sentire un po’ meno sola, nel parlare di Sardegna nella città in cui sono nata e vivo. Il cuore resta sardo: nelle vene, nel midollo, negli occhi e nelle melodie che ti fanno scalpitare il cuore. Nelle magiche launeddas di Elena, nel suo essere orgogliosamente sarda e incredibilmente grande, più degli anni che ha. Succede quando hai una famiglia che insegna valori profondi e al tempo stesso un’educazione esemplare. Elena e la sua famiglia  sono questo e sommiamoci anche un profondo amore per la tradizione e il folklore. Elena è l’esempio perfetto, un modello da cui i coetanei dovrebbero attingere, perché ciascuno ha dentro di sé valori e capacità e ogni essere vivente va aiutato nel farli emergere. Elena che è tanto sarda, tenace e ben determinata, lo sa. E anche i suoi.

Elena sta combattendo una lotta: quella della distanza dalla mamma, attualmente ricoverata in ospedale. Non parlerò della malattia che le sta separando, perché so bene cosa significhi e pur essendo forti e guerriglieri, il male che hai dentro, nessuno lo può capire e nessuna parola lo sa guarire o spiegare.

Mi fermo a parlare di Elena, del grande dono che mi ha fatto, della preziosa ragazza che è e della grande donna che sarà, così come sua mamma Gloria. Ripenso alle sue launeddas, a quel mare azzurro, al forte maestrale che nel video la incastonava alla sua Sardegna, alla nostra Sardegna, che mi ha fatto riscoprire di essere ancora mia nel profondo cuore. E’ la sua forza che è arrivata in Piemonte, quella che scorre nel suo sangue e nel cuore di mamma Gloria. Nessun posto è troppo lontano, quando il cuore batte allo stesso ritmo. Il mio è con loro, in qualche modo, nella mia ammirazione più verace, perché la distanza ti insegna ad essere sincero nei sentimenti, ma che se condivisi sono meno amari.

Questo è il mio abbraccio, che vi dedico.

3 risposte a “SUONI DI SARDEGNA E ANIMO PREZIOSO: ELENA SPANU, IL VOLO SOAVE DI UNA FANCIULLA”

  1. Elena e fantastica. A febbraio insieme a Martino Deluigi di Dorgali un altro giovanissimo suonatore di organetto e stata con me a Grosseto all’inaugurazione del circolo dei sardi

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