IL VIAGGIO SUL CARRO DA JERZU A NUORO PER LE STRADE DEL VINO: IL LIBRO “IN PUNTA DI PENNA” DI NINO MELIS

ph: Nino Melis
di LUCIA BECCHERE

«Le vicende delle antiche strade e il racconto dei primi viaggi del vino, rappresentano per me un fattore emozionale di grande valenza identitaria», così il giornalista Nino Melis ha aperto il martedi letteraio del Tettamanzi dedicato alla storia del vino. L’argomento della serata coordinata da Angelo Altea traeva spunto dal libro di Melis In punta di penna. Storie e personaggi d’Ogliastra negli appunti di un cronista, edito da Ars Artium Editrice, che raccoglie 24 storie dedicate agli avventurosi viaggi del vino di tante famiglie che anche lui rappresenta in quanto figlio di un viticoltore e nipote di un costruttore di carri a buoi. Nato 77 anni fa a Nuoro dove il padre si era trasferito da Jerzu dopo aver acquistato il bar Adua al Corso Garibaldi, Melis ha ricostruito, sulla base dei racconti familiari e delle testimonianze di anziani agricoltori e carradores, il filo rosso che a partire dagli inizi del secolo scorso ha collegato Nuoro all’Ogliastra quando Villanova Strisaili costituiva una sosta obbligata prima di affrontate il passo di Correboi. Il flusso massiccio del vino ogliastrino andava ad alimentare i numerosi zilleri creati dai tanti viticoltori ierzesi che si erano trasferiti con le famiglie in città e nei paesi limitrofi senza tuttavia interrompere i rapporti sociali col paese di provenienza e con le campagne dove ancora curavano i propri vigneti.

Nel secolo scorso Nuoro era una comunità prevalentemente agropastorale – i pastori di Santu Predu e i contadini di Seuna costituivano delle piccole aziende familiari autosufficienti – che presto ha subito un’emigrazione imposta dal crescente ruolo del piccolo borgo divenuto città con la presenza di funzionari, professionisti e impiegati. Nel primo dopoguerra, se i panificatori Carlofortini provenienti dall’isola di Tabarca introdussero in città su cocone, l’ondata dei viticultori ogliastrini ricchi produttori di vino arrivò in città in un momento in cui la moneta cominciava a sostituire il baratto, avendo intravisto in Nuoro un ottimo mercato per i loro prodotti in quanto le vigne dei nuoresi non riuscivano a soddisfare la sempre più crescente domanda di vino. Questo vuoto commerciale non sfuggì agli ogliastrini, soprattutto ierzesi, che non solo possedevano ottime vigne, conoscevano le tecniche dalla coltivazione della vite, della vinificazione e il trattamento del prodotto finito, ma erano sempre alla ricerca di nuovi mercati su cui collocare il loro prodotto. Nuoro dunque rappresentava per loro una fiorente piazza commerciale in cui il vino era la bevanda principale.

Nel libro, sua opera prima, Melis definisce gli ogliastrini protagonisti di una viticultura eroica e dei viaggi col carro a buoi. Era- no carovane di gente molto determinata che si avventurava lungo le strade impervie talvolta impraticabili come il passo di Correboi, impresa non certo facile anche per questa popolazione con grande spirito di abnegazione e senso della fatica che non si sottraeva ad un lavoro immane per il benessere proprio e dell’intera comunità. Nel testo l’autore ha voluto ricostruire le condizioni dell’agricoltura di Jerzu. Nei primi decenni del secolo scorso i vigneti erano ubicati nei pendii scoscesi, ancora oggi le uve più pregiate vengono coltivate in alture fino a 860 metri dove si arriva solo grazie ai buoi e alla tenacia degli viticoltori.

I buoi, (fino all’avvento dei trattori erano per gli agricoltori unico mezzo per la coltivazione e il trasporto) e i carradores (non necessariamente erano vignaioli), se oggi sono una realtà in estinzione, un tempo hanno rappresentato un tassello fondamentale per lo sviluppo economico dell’Ogliastra. Prima degli anni Trenta e Quaranta sono stati censiti solo nella zona di Jerzu 130 gioghi di buoi che abbinati ai carri costituivano una vera e propria macchina da lavoro.

Al dibattito hanno partecipato figli e nipoti delle antiche famiglie jerzesi che con orgoglio e commozione hanno ricordato i tanti sacrifici dei padri, le difficoltà e i rischi a cui si sottoponevano le famiglie durante quei lunghi viaggi. Hanno anche ricordato il processo di integrazione che in breve li ha portati a far parte della nostra comunità in uno scambio reciproco di idee, valori, costumi e tradizioni, esprimendo grandi nomi che hanno contribuito allo sviluppo culturale ed imprenditoriale del nostro territorio.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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