MONICA DI SARDEGNA DOC, UNO DEI VITIGNI PIU’ ANTICHI PRESENTI SULL’ISOLA

foto di Gianna Mazzei
di VIRGILIO MAZZEI

Il Monica, uno dei vitigni più antichi della Sardegna, è presente in tutto il vigneto sardo anche se non prevalentementesugli altri vitigni presenti nell’Isola.

La sua origine è tuttora oggetto di discussione tra gli studiosi del settore, e una delle tesi più accreditate è che questo vitigno sia giunto in Sardegna intorno all’XI secolo portatovi dai monaci camaldolesi,da cui poi sarebbe originato il nome di Monica.

Alla stessa maniera viene però sostenuta l’ipotesi che questo ceppo sia stato portato in Sardegna dagli spagnoli verso –  il 1600 – col nome originario di morillo, modificato poi in uva mora, sino a giungere al nome attuale di Monica.

E’ conosciuto anche come “nieddera manna”, “monaca moncia, “niedda mora” e  “niedda de Ispagna”. Questo, avvalorerebbe la tesi della provenienza spagnola.

Il vitigno Monica si è diffuso nell’Isola nel periodo dell’amministrazione piemontese, in virtù della linea politica vinicola attuata da Carlo Amedeo San-Martino -marchese di Rivarolo – chea partire dal 1736 favorì la diffusione della viticoltura in Sardegna, rendendola obbligatoria in quei terreni ritenuti idonei alla coltivazione della vite,e riattivando così integralmente le norme inserite nella Carta de Logu di Eleonora d’Arborea emanate nel 1392, e rimaste in vigore fino al 1827, durante il regno di Carlo Felice.

Il grande chimico ploaghese Efisio Mameli (1875-1957) che nel corso della sua carriera ha studiato a fondo questo vitigno, ritiene che lo stesso sia da considerarsi un cultivar originatosi in loco,perché si presenta con caratteristiche completamente diverse rispetto ad altri tipi Monica coltivati in diverse zone, pur essendo ad esso somigliante.

Una breve nota storica che interessa questo vino:fu con la creazione della Regia Società Agraria ed Economica di Cagliari, durante il regno di Carlo Felice, che si iniziò a far conoscere fuori dall’Isola i vini sardi, cosiddetti di “lusso” -tra cui il Monica – in occasione del 6° Congresso Scientifico Italiano svoltosi a Milano nel 1845.

Al vino Monica è stata attribuita la Denominazione di Origine controllata (DOC) il 28.11.1972, come da Gazzetta Ufficiale n.309 della stessa data. Nel tempo,sono  sopravvenuti aggiornamenti e modificazioni del disciplinare, sino ad arrivare all’attuale regolamentazione fissata con DM 7.3.2014.

Il disciplinare prevede che per la produzione di questo vino venga utilizzata l’85% di uva Monica. E’ consentita l’aggiunta di uva a bacca nera non aromatica  – pari al 15% – riconosciuta idonea alla coltivazione nel territorio della regione Sardegna, iscritta nel Registro Nazionale delle varietà di viti di cui al DM 7.5.2004.

Sono previste le seguenti tipologie di produzione:

Monica di Sardegna DOC secco

Monica di Sardegna DOC superiore

Monica di Sardegna DOC amabile

Monica di Sardegna DOC frizzante.

La resa massima di uva per ettaro non deve andare oltre le 15 tonnellate, mentre la trasformazione di uva in vino non può superare il 70%. Se oltrepassa   tale percentuale il vino viene declassato in “IGT Isola dei Nuraghi”. Se poi il limite imposto dal disciplinare viene superato del 10%, decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.

Le vigne per la produzione dell’uva Monica devono essere situate ad un’altitudine non superiore a 750 metri sul livello del mare.

Il Monica è un vitigno che ama le zone ventilate, luminose e soleggiate, per meglio esprimere le proprie potenzialità di grande produttore di uva, ma soprattutto, le proprie caratteristiche organolettiche.                                                                                              

La pianta si presenta con foglia orbicolare e pentalobata.

Il grappolo è piuttosto grande a forma cilindrica, alato e semi-spargolo.

L’acino è medio, di forma rotonda o sub-rotondo.

La buccia è spessa, colore nero tendente al violaceo.

Si tratta di un vitigno ad alta produttività, per cui necessità di attenta cura da parte dei vignaioli affinché si mantengano le percentuali di uva stabilite dal disciplinare per la produzione della DOC.

Caratteristiche organolettiche del vino:

Colore: rosso rubino carico, tendente al rosso cupo e all’amaranto con l’invecchiamento.

Profumo: piuttosto complesso. Si avvertono sentori di frutti rossi maturi; prevalgono profumi di mora e ciliegia, vinoso.

Sapore:  secco,  piacevole, giustamente tannico. Ricorda spiccatamente il sapore dell’uva madre.  Appare giustamente tannico.

Il suo invecchiamento obbligatorio è di sei mesi, e in ogni caso, non può essere immesso sul mercato prima del 31 marzo dell’anno successivo alla vendemmia. Il tipo superiore, invece, richiede un invecchiamento di dieci mesi e non può essere commercializzato in data antecedente al 1° ottobre dell’anno successivo alla vendemmia.

La sua struttura di media consistenza non ne consiglia l’invecchiamento prolungato. Pertanto, se si vogliono godere appieno i pregi del Monica lo si deve bere quando è giovane. Si rimarrà particolarmente soddisfatti dalle sensazioni di freschezza e di gradevolezza che è in grado di offrire ai suoi estimatori.

Il Monica è un vino che si presta ad essere abbinato a diversi tipi di minestre asciutte, risotti, carni magre, formaggi di media stagionatura, e col tipico piatto sardo dettocordula e piselli.

Va servito a una temperatura di 16-18 gradi, in calici di media capacità preferibilmente svasati.

Buone vacanze a tutti, ci risentiamo a Ottobre.

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