SARDI, POCHI, VECCHI E IN FUGA: UNA SOCIETA’ DA RICOSTRUIRE, UNA FIDUCIA DA RISTABILIRE. SEMINARIO A CAGLIARI

di ALDO ALEDDA

La Sardegna, com’è noto, sta affrontando una serie di sfide che destano preoccupazione per l’economia e lo sviluppo dell’isola. I progressivi processi di spopolamento, la ripresa dei flussi migratori –soprattutto verso l’estero – caratterizzati da una sempre minore tendenza al ritorno, l’invecchiamento della popolazione residente, la denatalità e la fuga dei giovani sono problemi al momento sul tavolo soprattutto degli amministratori comunali, in particolare dei piccoli centri che ne risentono maggiormente, ma presto impatteranno drammaticamente su tutta l’isola, se è vero che, nel giro di qualche decennio, la popolazione sarda tornerà al livello degli anni Cinquanta del Novecento. In questa direzione sono in corso alcune iniziative pilota, tra cui quella di fronteggiare l’abbandono dell’isola da parte dei giovani e attrarre pensionati da paesi economicamente più prosperi del nostro. Tutto ciò s’inquadra in una tendenza internazionale che vede in gara le maggiori potenze economiche e i paesi più avanzati per attrarre al proprio interno medie e alte professionalità. Ovviamente, a fronte del crescente aumento della popolazione mondiale e della mobilità di una parte di essa il problema troverà una soluzione quasi automatica a rimorchio di questi processi. Si tratterà di soluzioni che non sempre rispetteranno peculiarità, vocazioni e attese di chi già ci vive. In questo senso è necessario porsi già in direzione del cambiamento individuando soluzioni capaci di coniugare vocazione e tradizione con innovazione e progresso.

Una di queste riguarda sicuramente la capacità di attrarre una fetta di popolazione giovanile di origine sarda o comunque legata alla sua cultura, espatriata in questo scorcio di secolo o discendente dei primi emigranti sardi, segnatamente quelli che vivono in aree di crisi come l’America Latina. Lo Stato italiano ha già provato a mettere in atto politiche di rientro dei cosiddetti “cervelli” utilizzando soprattutto la leva fiscale con risultati non incoraggianti. È, infatti, indubbio che una sola azione non è sufficiente, ma è necessario metterne in campo più variegate purché tutte rivolte a migliorare l’attrattività del sistema paese che si vuole favorire, in questo caso la Sardegna. Qui gli amministratori locali e la stessa Regione da tempo hanno provato ad arginare il fenomeno, con risultati non sempre positivi. È indubbio, per esempio, che non bisogna cercare di fermare i giovani che dopo gli studi intendono lavorare all’estero o invogliarli a rientrare con panacee di vario genere, anche perché si porrebbe in discussione tutto il sistema su cui fonda l’Unione Europea, ossia la libera circolazione e istituti come l’Erasmus concepiti appunto per rafforzare l’Unione e abbattere le barriere nazionali. Il problema è piuttosto come intercettare chi è uscito in quella fase in cui, dopo le prime esperienze estere, verosimilmente avverte il bisogno di rientrare nella terra di origine, consci che chi si è realizzato fuori dell’isola è portatore di esperienze e conoscenze utili e preziose, le cosiddette “rimesse sociali”. Il problema, quindi, sta soprattutto nel riuscire a realizzare, nei tempi giusti, una circolazione virtuosa che utilizzi in pieno sia gli ingressi di nuove professionalità, non solo sarde, sia il rientro di altre formatesi nell’isola. Un discorso altrettanto interessante è quello dell’attrazione della terza età, giusta la sperimentazione di qualche comune sardo, con le ricadute economiche che ne possono derivare anche in termini di indotto e non solo di iniziative dirette.

In un mondo molto avanti nelle politiche di attrazione, dagli Stati Uniti alla Germania, pertanto è indispensabile parlare di strumenti e di iniziative capaci di accrescere l’attrattività dell’isola, coinvolgendo non solo la Regione ma anche gli enti locali. Occorre infatti essere consapevoli che un fenomeno di questo tipo non potrà essere fronteggiato solo da uffici di polizia, del fisco o delle anagrafi e del lavoro che, caratterizzati come sono per lo più da concezioni e approcci burocratici di tipo tradizionale, rappresentano i biglietti da visita meno attraenti per chi vorrebbe stabilirsi nel nostro paese. In questo senso occorrerà comunque coordinarsi con gli organismi dello Stato per la materia di ingressi, cittadinanza, visti e permessi.

Si tratta in definitiva di problemi complessi, che meritano approfondimenti e che, nelle intenzioni degli organizzatori, non potranno fermarsi neanche a questa prima iniziativa. Nel seminario, riguardo questi temi, verranno presentati i dati più aggiornati, le analisi più puntuali e anche le testimonianze di alcuni protagonisti del rientro dopo l’esperienza migratoria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *