“FA LA COSA GIUSTA!” PER DARE UN FUTURO AL PIANETA: A FIERAMILANOCITY COL SUONO DELLA LAUNEDDAS COME RICHIAMO VERSO LA SARDEGNA

ph: Roberto Tangianu e Peppino Bande presso la stand Sardegna a Milano
di SERGIO PORTAS

 “Può il battere d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”,  è stato il titolo di una conferenza tenuta dal matematico Edward Lorenz negli anni’70. Forse ispirato da uno dei più celebri racconti di fantascienza di Ray Bradbury: Rumore di tuono del 1952. Greta Thumberg, la ragazzina svedese che, da sola, ha iniziato uno “sciopero della scuola per il clima” e, seduta davanti al Parlamento di Stoccolma non ha fatto che esibire il suo grosso cartello che dice delle sue motivazioni, ha dato al mondo ampia risposta positiva. Tanto che sono stati milioni di ragazzi come lei che si sono mobilitati in più di cento paesi e 1700 città (un milione solo in Italia) per uno sciopero mondiale per il futuro. Un futuro il loro che, se la “Politica” continuerà ad ignorare cosa da tempo va sottolineando la “Scienza”, non può che avere i caratteri dell’orrore. Perché se la concentrazione di anidride carbonica derivante dalle umani attività con cui si declina il modo di produrre e di vivere dell’intero pianeta, l’unico che abbiamo a disposizione, continuerà inesorabilmente a salire, anche la temperatura globale seguirà questo trend, e tutto il clima ne soffrirà, impazzendo definitivamente. Già ora ne misuriamo gli effetti nel nostro paese: bombe d’acqua che in poche ore annegano strade cittadine, estati torride col termometro stabilmente sopra i 40 gradi, venti che sfiorano i 200 chilometri orari che spazzano via milioni di alberi nelle Dolomiti trentine. Niente a confronto degli scenari futuribili che si delineano se non si riuscirà a mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale sotto la soglia di un grado e mezzo, scongiurando lo scioglimento dei ghiacci artici, dei ghiacciai alpini, la desertificazione di intere regioni sempre più a nord dell’equatore con conseguenti migrazioni di popoli che nessun muro potrà essere in grado di frenare. Ecco i nostri ragazzi ci vanno dicendo di fare qualcosa per scongiurare che tutto ciò faccia parte, un domani prossimo, del loro quotidiano. Occorre che ognuno faccia la propria parte perché la tendenza venga almeno rallentata, che il consumo di ognuno si faccia più critico, che lo stile di vita divenga sempre più sostenibile, a “Fà la cosa giusta!” 2019, 16° edizione a fieramilanocity, 700 aziende e realtà ospitate in 10 sezioni tematiche, e 450 appuntamenti tra laboratori, incontri ed esperienze sul campo, tenta di offrire un’opportunità diversa, praticabile, che sta economicamente in piedi, a coloro che vogliono unirsi nella battaglia ecologica per dare un futuro al pianeta, per come lo conosciamo.

E girando per gli stands della fiera viene da pensare che il mondo futuro qui offerto non sia certo meno ricco di quello che fantastichiamo, praticandolo nella nostra quotidianità, niente a che fare con la “decrescita felice” che alcuni economisti catastrofisti vanno proponendo, qui le cose sono tutte più colorate e gioiose, ricche di fantasia, per nulla difficili da fare. Intanto metto una firma per promuovere la legge regionale di iniziativa popolare (ce ne vogliono 5.000 in sei mesi): “Norme per la valorizzazione, la promozione e il sostegno dell’economia sociale e solidale”. La penso come Adriano Olivetti, grande industriale, diceva che la fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io, diceva, penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica. E se qualcuno avesse una buona idea per un qualche progetto imprenditoriale di questo tipo c’è qui lo stand di “Bancaetica”, la prima e tutt’ora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica, che utilizza il risparmio di persone e organizzazioni per finanziare solo progetti orientati al bene comune. Poi un salto a Radio Popolare, la mia radio, a cui sono abbonato da tempo, controllata dalla Coop. dei lavoratori che la gestiscono e da un’azionariato popolare di ascoltatori (siamo circa 14.000, altri mille e si avvererà un’”impresa eccezionale” che la renderà finanziariamente più solida) e potrà restare com’è adesso autonoma da proprietà editoriali e politiche. Una mosca bianca nel nostro paese in cui l’informazione televisiva (quella che conta ai fini della formazione del senso comune) è tutt’ora appannaggio di un politico-imprenditore che ha fatto le sfortune d’Italia nell’ultimo ventennio, senza che nessuna forza politica riuscisse a modificare un’anomalia che ci vede unici nel panorama delle nazioni industrializzate. E pare di capire che neppure il nuovo “governo del cambiamento” sia intenzionato a fare alcunché per porre fine a tanto sconcio. Allora per consolazione canto con Eugenio Finardi ( era il’76): “Quando sono solo in casa e solo devo restare/ per finire un lavoro o perché ho il raffreddore/ c’è qualcosa di molto facile che io posso fare/ accendere la radio e mettermi ad ascoltare// Amo la radio perché arriva dalla gente/ entra nelle case e ci parla direttamente/ se una radio è libera ma libera veramente/ piace anche di più perché libera la mente/” (ovviamente anche su You Tube). Qui intorno è tutto un mettersi insieme per seguire “buone pratiche”, c’è un’associazione culturale che per incentivare una mobilità più sostenibile compra in gruppo auto ibride, a decine da uno stesso concessionario, ottenendo sconti notevoli, a oggi ne hanno acquistate più di 1500 (www.gruppoacquistoibrido.it). Quelli di CIAI ( www.sostegnoadistanza.net) cercano fino a 5 genitori per un progetto di sostegno a distanza per bimbi di Burkina Faso, Cambogia, Costa D’avorio, Etiopia e India (i 310 euro annuali vengono così divisi per cinque). E un progetto del tutto speciale per le bambine che finiscono in carcere in Afghanistan perché non ne vogliono sapere di “andare spose”, loro che hanno dodici, tredici anni, con un qualche sconosciuto che, ad andar bene, ha tre volte la loro età ( vedi anche il libro di Alidad Sihiri, scrittore afghano: “Via dalla pazza guerra”). Evelina e Fabrizia, in val D’Ossola hanno riscoperto le virtù magiche della canapa ( il seme nel loro dialetto suona: chanvosa): i semi sono ricchi di ogni Omega che si rispetti ( 3,6,9), vitamine naturalmente E, A, B1 e B2, e poi ferro e fosforo: un antiossidante naturale. Il loro cioccolato alla canapa ha un gusto eccellente. La Chanvosa è adesso azienda agricola a tutti gli effetti (www.lachanvosa.it).

La canapa sativa deve essere davvero una pianta straordinaria, quelli del “Canafè” ne fanno una bevanda innovativa mischiando i suoi semi con quelli di un buon caffè. Preferisco comunque assaggiare il “cacao espresso” di CH2OKKINO (www.chokkino.com) e per seguire il detto di Ippocrate: “ Fà che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo” mi faccio tentare anche  dalla Spirulina ( Il Cibo degli dei), una micro-alga dal colore verdastro ( non per nulla è della famiglia dei cianobatteri) dall’elevato valore nutrizionale e un basso impatto ambientale, tanto che la FAO l’ha messa insieme a quelli che saranno i “cibi del futuro”. Un cucchiaino al giorno di SpirulinaK BIO aiuta il benessere perché rafforza il sistema immunitario e contrasta l’invecchiamento cellulare.

Il suono delle launeddas mi guida verso lo stand della Regione Sardegna (sono Peppino Bande e Roberto Tangianu) , l’assessorato al turismo promuove anche quest’anno il turismo slow, quello che cammina sui sentieri del Sulcis e del Guspinese, seguendo il filo rosso delle chiese dedicate a Santa Barbara. Un prezioso libretto sponsorizza anche 14 località da scoprire tra arte, storia e spiritualità: sono luoghi francescani in Sardegna. Roberta Ferraris e Fabrizio Congiu fanno una breve storia dei francescani nella nostra isola, da Cagliari a Laconi e Gesturi, ma anche Sanluri. E poi Fonni, Bosa, Castelsardo e Luogosanto. Raccontano delle tradizioni popolari e indicano quando godere delle sagre e feste religiose, informazioni su come arrivare, in auto o con mezzi pubblici. Non potevo non fare due chiacchiere con Salvatore Bussu sul “fattaccio” del latte sardo che si è dovuto versare perché i telegiornali aprissero finalmente con l’emergenza causata dai bassi prezzi del pecorino. Certo che loro, produttori di fiore-sardo, presidio “Slow Food”, il latte delle oltre 2000 pecore che pascolano brade sull’altopiano di Campeda, mica l’hanno versato. Loro hanno diversificato, e fanno della particolarità delle erbe che lì crescono e che i loro animali mangiano, un valore aggiunto del loro formaggio. Come è giusto che sia. Che la Sardegna sia un regno di biodiversità unica magari i suoi abitanti ancora non lo percepiscono in toto, qui a “Fà la Cosa Giusta” Legambiente e Federparchi hanno conferito l’oscar dell’Ecoturismo 2019 all’ Area marina di Tavolara-Punta Coda Cavallo, decretando la sua come miglior esperienza italiana di turismo sostenibile e responsabile. Particolarmente apprezzato il loro progetto “Salvamare”, capace di responsabilizzare e coinvolgere bagnanti e diportisti a partire da piccoli ma significativi comportamenti quotidiani. Insieme all’AMP di Tavolara è stato premiato il Parco regionale di Tepilora, 8000 ettari di foreste incontaminate, sentieri, sorgenti e corsi d’acqua tra Bitti, Torpè, Posada e Lodè. Il fulcro è il monte Tepilora (528 m.), una punta rocciosa triangolare che si staglia nell’area fittamente boscosa di Littos e Crastazza e guarda verso il lago Posada. Tra i lecci e i corbezzoli, sughere e ginepri vivono cinghiali, volpi, lepri, ma anche daini e mufloni. L’aquila reale è tornata a volare in prossimità della punta Tepilora. Giusto citarlo col suo nome completo di Parco Naturale Regionale dell’Oasi di Tepilora Rio Posada e Montalbo perché nel 2017 è entrato nell’elenco delle aree protette dal programma “Man and the Biosphere”. Il programma scientifico avviato dall’UNESCO nel 1971 che racchiude l’elenco delle cosiddette  Riserve della Biosfera, ovvero luoghi che si contraddistinguono per la sostenibilità ambientale  e per la biodiversità che racchiudono. Al suo interno, in località “Poddi Arvu” (pioppo bianco) nelle foreste di sughere dell’altipiano granitico di “Sa Serra”, a circa 13 chilometri da Bitti: il complesso nuragico di Romanzesu ( il toponimo dice che anche lì sono arrivati i Romani). Il villaggio nuragico risale all’età del Bronzo: vi sono un centinaio di capanne, un pozzo sacro, due tempi a mégaron, un anfiteatro ellittico a gradoni e una grande struttura labirintica. Il tutto immerso in una natura sontuosa, l’ultima volta che ci sono stato persino i bimbi dei turisti parlavano sottovoce, pervasi anche loro da un senso di sacro che si percepisce potente, ha resistito per millenni, e stupisce ancora chi posa i piedi in quest’angolo fatato di Sardegna.

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