I SARDI COME I BRASILIANI: SOFFRONO DI SAUDADE. VISITA ALL’ASSOCIAZIONE SARDA ”ICHNUSA” A MESTRE – VENEZIA

Salvatore Battarino e Saverio Vidili nella foto di Alberto Medda Costella
di ALBERTO MEDDA COSTELLA

In Veneto dal 1983, per prestare servizio nella polizia, è rientrato in patria nel 1999. Solo una parentesi, tanto che nel 2005 è ripartito per il centro più popoloso del comune di Venezia. Alcuni la considerano una città dormitorio, ma proprio qualche settimana fa è stato inaugurato il museo del Novecento M9, quasi a voler rimarcare che Mestre ha una sua identità, una vita e storia diverse rispetto a quelle della laguna, con proprie istituzioni culturali.

Il circolo sardo di Mestre non è molto lontano dal centro ed è facilmente raggiungibile dall’autostrada. All’esterno la grande insegna visibile a parecchi metri di distanza: “circolo culturale sardo Ichnusa”, in attività dal 1990, l’ultimo tra i veneti a essere stato fondato.

Saverio è di Bosa. Alle pareti della sede non mancano foto panoramiche della città sul Temo, ma sono presenti anche alcune foto di Oristano e della Sartiglia. Con noi anche Salvatore Battarino di Perfugas. I tesserati di Mestre provengono da tutta la Sardegna. Non ci sono prevalenze di un territorio rispetto a un altro. Ben in vista una serie di magliette del Cagliari, un articolo della Gazzetta dello Sport che riprende le imprese ciclistiche di Fabio Aru, una maglia della squadra locale di basket Reyer Venezia e qualche maglia inneggiante all’indipendenza della Sardegna.

Le difficoltà di gestione non sono poche – mi spiega Saverio. I contributi della Regione Sardegna, benché utili, non sono comunque sufficienti. Sei mai stato a ovest, nei circoli del Piemonte e della Lombardia? – mi chiede. Lì, dove c’è stata l’emigrazione storica, l’attaccamento alla Sardegna è maggiore. Possono contare sulla partecipazione di tanti giovani che danno una mano sotto ogni punto di vista. Sono arrivati con la classica valigia di cartone per lavorare nelle industrie. Qui invece erano in prevalenza militari che non avevano bisogno di cercarsi un posto dove dormire – riprende Saverio.

Come vi sostenete? In gran parte con la vendita di prodotti sardi e col tesseramento.

Quanti sono i soci e quanto costa far parte del circolo? Siamo 121 e il costo è di 20 euro. Venezia è anche città universitaria. Forse uno delle nostre mancanze negli anni è non essere riusciti a coinvolgere i ragazzi universitari qui presenti per studio, anche se la realtà logistica del territorio e della provincia è un po’ particolare, perché se sei in ostello a Venezia è difficile raggiungere Mestre.

La provincia è molto estesa e va quasi a toccare i due estremi… Sì, a nord confiniamo con il Friuli, mentre a sud siamo molto vicini all’Emilia per via di Chioggia, ma c’è Rovigo che fa da tappo.

Quali sono le iniziative di rilievo svolte? Abbiamo fatto erigere il monumento alla Brigata Sassari a Dosson della Battaglia. Ma anche portato avanti presentazioni di libri e mostre, come quella fatta per Cherì, un sardo emigrato a Mestre che ora non c’è più. Faceva bellissime sculture in legno. E poi la valorizzazione della cultura sarda a 360°, dal gruppo folk ai prodotti dell’Isola.

Com’è visto il circolo dalla comunità veneziana? Qui i sardi sono ben visti, soprattutto verso l’interno del Veneto per via delle gesta dei sardi nella Grande Guerra. Avevamo ottimi rapporti con la seconda giunta Cacciari, grazie a una corregionale che faceva parte del consiglio comunale. C’è poi un grande ambasciatore e giornalista sardo come Edoardo Pittalis, che è stato per tanti anni vice direttore del Gazzettino (principale quotidiano del Nordest N.d.A.) e ha scritto anche parecchi libri sulla realtà di questo territorio.

Con la tecnologia che consente di restare aggiornati sulla Sardegna, che ruolo possono giocare in futuro i circoli? Dobbiamo metterci in discussione e saperci rinnovare. Ecco, se posso fare una critica alla Regione Sarda è che dovrebbe sfruttarci di più come vetrina promozionale dell’Isola, considerato che ci versa i contributi per tenere in piedi le nostre attività. Abbiamo spesso riscontrato che hanno avuto problemi logistici per portare materiale pubblicitario in Continente, quando con il nostro coinvolgimento tantissimi inconvenienti si sarebbero potuti risolvere.

Cosa pensi del voto per le regionali dato agli emigrati sardi? Personalmente non sono d’accordo, così come per il voto degli italiani all’estero, per il semplice fatto che non vivo la realtà dell’Isola e non posso conoscere le esigenze o il politico che mi chiede il voto.

Sono passati in visita al circolo esponenti politici sardi? Ricordo Mario Segni quando raccoglieva il milione di voti per il suo referendum, ma in compenso abbiamo avuto anche la visita di due patriarchi di Venezia.

Secondo te quale politica della Sardegna andrebbe rivista? I trasporti. La Sardegna è lontana. Muovere qualsiasi cosa ha un costo. Negli anni con la FASI abbiamo fatto tantissime battaglie per limitare le spese a residenti e non, ma non è stato sufficiente. Purtroppo si è permesso a qualche sciacallo di poter speculare.

per gentile concessione de https://www.arborense.it/

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