SUL PIEDE DI GUERRA I PASTORI SARDI, INTERVISTA ALLA PORTAVOCE MARIA BARCA: “INAMMISSIBILE IL RIBASSO DEL PREZZO DEL LATTE”

la protesta dei pastori sardi

Sono giorni concitati per i pastori di Sardegna. Tutti in mobilitazione, dura, determinata e ad oltranza fino al raggiungimento dell’obiettivo: aumentare il prezzo del latte. I pastori dichiarano guerra agli industriali e alle istituzioni. Il prezzo proposto è inaccettabile. Gli ovili sono una polveriera, la tensione è altissima ed incontrollabile e quanto sta avvenendo lo dimostra. Ecco l’intervista alla portavoce del Movimento Pastori Sardi  Maria Barca.

Dopo tanti anni di lotte e mobilitazioni il prezzo del latte è ancora scandalosamente a 50-60 centesimi al litro. Come è possibile? Purtroppo è possibilissimo. Io conosco la lotta per il prezzo del latte fin da quando ero piccola. In vari momenti storici si sono trovate soluzioni temporanee che hanno guardato più alla contingenza che al lungo periodo. La piattaforma che con il movimento pastori sardi avevamo portato all’attenzione durante l’occupazione del 2010 conteneva 10 punti fondamentali che analizzavano criticità e proponevano soluzioni. La sua messa in essere avrebbe risolto molti dei nostri problemi. Purtroppo poi la storia è sempre diversa…

Quanto costa produrre un litro di latte? Il prezzo per produrre un litro di latte varia ovviamente da azienda ad azienda e da zona a zona. Possiamo indicarlo, in generale, in una cifra che si aggira tra gli 80 cent e 1 euro.

Come funzione fuori dalla Sardegna? Il latte viene pagato di più? Si, certo. In tutto il Mediterraneo viene pagato di più. In Spagna circa 1,20, in Francia 1,10 almeno. In Toscana, Lazio ecc.. almeno 1 euro. Questi posti si sono innovati, hanno seguito le tendenze, ed in generale riescono a mantenere prezzi più decenti perché non hanno la zavorra del pecorino romano, il quale è un prodotto industriale destinato sempre allo stesso mercato. Qui in Sardegna, pur producendo 350 milioni di litri di latte e quindi circa il 70% della produzione nazionale (n.d.R, statale italiana) nessuno fa gli interessi dei produttori. E’ come se sprecassimo il nostro valore.

Dite che bisogna stanare i responsabili che stanno nei vari consorzi. Puoi spiegarci meglio? Abbiamo 3 DOP. Pecorino Romano DOP, Fiore Sardo DOP, Pecorino sardo DOP. Il vantaggio di averle è, almeno finora, beneficio solo per chi le “amministra” e, ovviamente non le amministrano i pastori. Stessa cosa per l’IGP dell’agnello. Questa per il movimento è stata una lotta fondamentale: i nostri agnelli hanno una carne indiscutibilmente esclusiva, per come nasce, per come viene allevata, ma l’IGP che dovrebbe raccontare questo è un controsenso, una fregatura per produttori e consumatori, una brulla.

Esiste un asse classe dirigente-industriali? Chi specula sul lavoro dei pastori? No, non credo. Forse è un po’ forte, ma preferiamo parlare di “rendita parassitaria” da parte degli industriali. Da oltre 100 anni il loro punto fermo è il canale con l’America per il pecorino romano – come dicevo poco fa – questa è una zavorra che non vogliamo, ovviamente, eliminare ma regolare. Se il mercato richiede 10 per pecorino romano, non farne 11. L’aumento delle produzioni per il pastore è deleterio, perdiamo valore. La nostra forza non è la quantità, ma la qualità di quello che facciamo. Il modo in cui lo facciamo è la nostra specialità. Se perdiamo questo o se abbiamo dubbi su questo concetto perdiamo noi stessi. La lotta dei pastori non è solo sui centesimi, ma anche sulla nostra identità.

Qual è la vostra principale richiesta? Vogliamo che vengano ristabilite le regole fondamentali di contrattazione (sia per il latte che per la carne). Tu pensa che ultimamente per il discorso carne, più che avviare una contrattazione, siamo arrivati a sperare che si riuscisse a darli via. E’ assurdo. La politica deve e può fare tanto. E quando diciamo che è un discorso politico non intendiamo le fazioni, le campagne elettorali a palas nostras, o uno dei tanti che ci incoraggia dicendo: vi capisco perché pure nonno era pastore. Per noi è un discorso politico perché è il legislatore che deve mettere mano ad una situazione sfuggita di mano a troppi. Contrattare, diversificare, valorizzare, rinnovare noi stessi mantenendo noi stessi, adattarci alle mode del palato offrendo ciò che di buono abbiamo. Da qui bisogna ripartire.

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