TRA FIABA E LEGGENDA (MESE DI NOVEMBRE): LA MAGNOLIA DAI FIORI DI PORPORA

Sergio Pessolano, Magnolia

di PATRIZIA BOI

In un’isola dell’oceano esisteva un giardino, elegante abitazione di deliziose Magnolie stellate. I loro abiti verdeggianti con i rami rivolti al Sole, erano colmi di generosi germogli, che effondevano i loro effluvi grazie a brezze leggere.

Tra le magnolie più belle c’era Weleda, regale e leggiadra, la più antica della specie: il suo fusto vestito di verde brillante spiccava per la compostezza delle foglie e per la tenerezza dei germogli. Quello che la rendeva unica e rara, però, era la magnificenza della sua fioritura, quegli enormi fiori purpurei che sbocciavano esprimendo passione selvaggia e sprigionando un profumo irresistibile.

Per questo era considerata la regina delle piante in fiore, una femmina affascinante da accarezzare su ogni petalo, anche quando i fiori si aprivano e cadevano al suolo vestendo la terra di un manto purpureo. Il suo abito spoglio di quei colori la poteva far sembrare una pianta comune, ma un occhio attento ne avrebbe senza dubbio compreso il temperamento. Era sensuale anche l’aspetto delle sue foglie, il loro espandersi verso l’alto, sdoppiandosi al calore del sole per dare altri rami, germogli e fiori. Weleda era un concentrato di sensualità, sensibilità e purezza, sapeva cogliere le vibrazioni del Cosmo ed estendersi verso il mistero dell’estasi. I suoi fiori ben rappresentavano l’intensità del suo slancio, essi erano vitali anche quando si staccavano per viaggiare lontano e svelare agli uomini i loro misteri e talenti, come se fossero legati da un filo invisibile.

Noi siam fiori attenti

sveliamo i tuoi talenti

tessiamo a voi destini

come saggi indovini.

Se una musica ci chiama

tutto il fiore e la sua brama

su nel cielo piano sale

a danzare sopra il mare.

Un bel giorno due fiori si staccarono dai rami di Weleda e cominciarono a danzare. Sentivano la musica di una terra lontana che prometteva interessanti misteri. Legati da questa irresistibile voglia di viaggio ballarono per giorni e notti volando sopra il mare blu. Inseguendo una farfalla azzurra giunsero nella valle dell’edera dove conobbero lo Spirito dei ciclamini, nudo come spesso appare l’essenza delle cose per rivelare l’enigma racchiuso nel suo fiore, l’espressione dell’amore più puro, quello gratuito e senza pretese.
I fiori respirarono quel profumo intenso e poi volarono sopra le nubi andando verso mille primavere, spinti dal vento e dalle brezze. Nelle notti senza luna, un gufo brillante li guidava nel buio con la luce dei suoi occhi. La mattina invece era un uccello azzurro a indirizzare la loro danza verso una terra fertile e ricca di fauna.

Guarda come gli animali

sono autentici e geniali

che sian scimmie o giraffine

elefanti o panterine.

Sono piccoli o giganti

le pellicce ben pesanti

tigri puma e poi leonesse

della giungla principesse.

Tra i macachi un bel pitone

s’attorciglia sul troncone

un’iguana canterina

canta tutta la mattina.

Mentre il coccodrillo sbava

l’ippopotamo si lava

con la sua andatura lenta

e il serpente s’addormenta.

Aspettando il gran risveglio

il leone è bello sveglio

tra una pianta e una liana

corre e sogna la savana.

Mentre i fiori svolazzavano nella luce scintillante osservando gli animali della savana, passava da quelle parti il principe Lug, un uomo alto, diritto sulle gambe forti, con un volto candido e amabile e una folta capigliatura bionda dai riflessi rossi. Notò subito quei fiori e fu abbagliato dallo sfavillio dei loro colori, dalla passione che sprigionavano, dalla gentilezza, dalla curiosità del loro aspetto, dalla genuinità del loro immenso sorriso. Si fermò per raccoglierli e, con le sue mani garbate, cercò di comprenderne l’energia pura e di prendersi cura di loro. Lug li condusse attraverso valli incantate, percorsero colline dolci e versanti impervi, strade tortuose e corsi d’acqua impetuosi, fino a raggiungere il magico paese degli Esseri Elementali, un mondo dove ognuno di questi spiriti stava a guardia di una “porta”.

Il Principe accomodò i due fiori sopra il mantello e s’incamminò verso la direzione del Nord raggiungendo la Porta della Terra dove lo attendevano un centinaio di piccoli e tozzi gnometti. Uno di loro s’avvicinò amabilmente e gli disse:

Preserviamo noi l’ambiente

la ricchezza originaria

stiamo bene nel presente

volteggiando un poco in aria.

Siamo bassi di statura

occhi lucidi e gentili

una piccola ossatura

per scavar tra i vostri fili.

Lo gnomo poi sorrise burlone, fece un salto, s’avvicinò e gli sussurrò le storie del bosco, delle foreste di querce, delle meravigliose Driadi dagli abiti di foglie e delle fanciulle custodi dell’albero stesso.

Quando Lug fu soddisfatto di quanto aveva visto e udito, volle entrare in una grotta e dormire per una settimana intera. Uscì che era abbagliato dalla luce del sole, gli era cresciuta una lunga barba che rifletteva lo stesso colore dei fiori addormentati anche loro per tutto quel tempo. Alla luce i fiori ripresero il loro aspetto risplendente e si stiracchiarono allungandosi verso l’alto pronti a riprendere il cammino.

Stavolta Lug prese la direzione dell’Ovest e s’incamminò lungo un sentiero che saliva inerpicandosi su un dirupo senza fondo. Un suono assordante gli attraversava le orecchie man mano che s’arrampicava e il passaggio si faceva sempre più stretto finché non scomparve improvvisamente per lasciare il posto a una cascata. Quella era la Porta dell’Acqua, dove s’imbatté nelle deliziose Nereidi Azzurre, splendide ragazze dai capelli ricci e vaporosi e gli occhi chiari che vivono in torrenti, fiumi, laghi, cascate e oceani. Alcune di loro si libravano felici e rapide sopra gli schizzi dell’acqua, altre restavano celate nella calma e fresca profondità degli specchi d’acqua sotto la cascata. Erano vestite solo delle loro lunghe chiome fluttuanti e cantavano così:

Siamo vive esuberanti

noi molteplici e cangianti

se viviamo nei torrenti

o nei fiumi sorridenti.

Vieni qui ti liberiamo

dai dolori e dalle pene

abbandonati al richiamo

noi tagliamo le catene.

Lug fu attratto da quel canto sublime e stava già per buttarsi tra le braccia di una fanciulla, ma i fiori lo sollevarono in aria aiutandolo ad oltrepassare quella porta. Volarono quindi sopra una collina e atterrarono in un campo di girasoli sopra una capanna dove Lug poté riposare per un mese intero.

Al suo risveglio prese la strada del Sud e si ritrovò in una specie di deserto costellato di vulcani che eruttavano continuamente. I fiori erano terrorizzati, ma Lug non si fece spaventare dai fumi e dalle lave che vedeva in ogni direzione, anzi seguì il mistero di quel calore fino a incontrare le bellissime Salamandre Rosse, creature agili e snelle, come potenti lingue infuocate che vigilavano sulla Porta del Fuoco. Poi vide le Fate del fuoco, piccole luci svolazzanti come Fiammelle che eruttarono queste parole:

Infuocate di passione

calde accese e svolazzanti

distruggiamo ogni ragione

nella mente dei passanti.

Non far spegnere la fiamma

dentro questa tua armatura

la natura ti richiama

e ti offre gioia pura.

Lug era diventato fluido al messaggio delle Fiammelle e i fiori rosseggiavano più splendidi che mai, ma una raffica di vento fece volare il principe e i suoi fiori lontano lontano. Precipitarono sopra una nube morbida e cascarono addormentati per un anno intero.

Al risveglio la pioggia cadeva intensamente dalla nube che si disciolse trasportandoli in un cerchio fatato fatto di bollicine d’aria. Il sole sorgeva luminoso e splendente e la stella del mattino indicò a Lug la direzione dell’Est per raggiungere la Porta dell’Aria, dove le evanescenti e ingannevoli Silfidi Celesti lo sballottarono tra i venti. I fiori danzarono sopra alte montagne e discesero in una ventosa pianura disseminata di margherite. Una fatina azzurrina, uscì da un vortice e disse:

Amo assai la mia espansione

e la insegno a ogni passante

porto la trasformazione

nella nebbia evanescente.

Non temere il cambiamento

prendi sempre la sua strada

puoi star  certo più contento

con la testa e il mondo in aria.

Lug rimase incantato ad ascoltarla, i suoi piedi si erano già distaccati da terra e i suoi capelli svolazzavano brillanti nel turbine di venti che in quel momento lo attraversava. I fiori s’aggrapparono alle sue orecchie e un suono di violini si diffuse nell’aria profumata di gigli e narcisi. Il principe si ritrovò immediatamente nella valle dei fiori e un sonno immenso lo costrinse a precipitare in un mondo incantato popolato di meravigliose creature. Lug non si sarebbe mai risvegliato, sarebbe rimasto per sempre in mezzo a quei fiori che diventavano fanciulle e poi fatine e poi farfalle, ma i fiori di magnolia s’accorsero anche dei miasmi scuri che aleggiavano tra i petali e lo costrinsero a salire sopra un carro magico che li avrebbe portati via. Quando Lug si risvegliò era sereno e si trovò in un campo di papaveri dove lo Spirito dei papaveri gli narrò della magia dei prati in fiore.

Il Principe assimilò queste conoscenze e le trasmise ai purpurei fiori di magnolia, quindi si fece avvolgere dal vento del cambiamento, prese i fiori rinfrescati dalle brezze e oltrepassò la barriera dell’aria.

Dopo aver viaggiato attraverso le quattro porte, i fiori di magnolia erano diventati carnosi e fiammeggianti, freschi e profumati come la loro prima fioritura. Allora condussero Lug nel giardino delle Magnolie, dove ritornarono al loro posto tra le braccia di Weleda. In quel momento la Magnolia fiammeggiò e le foglie divennero istantaneamente di un magico verde brillante. Lug fu affascinato dalla magnificenza di quella Magnolia e le accarezzò dolcemente i petali. Improvvisamente Weleda si trasformò in una graziosissima fanciulla dal faccino bianco con le gote rosee, le labbra rosso fragola e gli occhi azzurri come un’acquamarina. I boccoli biondi le scendevano scintillanti sulla schiena ricoprendola di un manto dorato. Un Pipistrello bianco apparve quella mattina per annunciare:

Una Magnolia in arte stellata

con le maniere gentili da Fata

con il vestito caldo e solare

in una zolla non vuole stare.

Nella magia di quel giardino

lui la trasforma con un inchino

da cavaliere vero e regale

che ogni  fiore sa accarezzare.

Weleda, finalmente libera dalla sua forma vegetale, si ritrovò accanto a Lug in carne e ossa, ma in quel momento un lampo brillante illuminò le altre piante e subito dopo venne un buio agghiacciante. La notte durò pochi minuti perché pian piano la luce invase di nuovo il giardino.

Fu con grande stupore che Weleda si accorse che al posto di ogni pianta c’erano tante bellissime fanciulle e tanti uomini vestiti con abiti eleganti. C’era il suo altissimo e splendido padre, il Re del paese di Magnolia, la sua incantevole Madre, la Regina dei fiori, oltre che tutte le sue amiche, le damine di corte e tutti gli abitanti del suo Regno. Così la famiglia fu riunita, la corte fu al completo e un enorme palazzo di cristallo brillante emerse immediatamente al centro dell’isola.

Lug rimase abbagliato da tanto splendore e abbracciò con gioia la sua splendida fidanzata. Le nozze vennero celebrate immediatamente e il Regno fu per sempre un luogo di gioia e allegria.

Questa è la storia di Lug e Weleda

della famiglia ormai tutta intera

di gentilezza che porta rispetto

come se il mondo fosse perfetto.

Anche se spesso si strappa un fiore

e lo si fa come un gesto d’amore

poi nella pianta nasce il dolore

che non dimentica mai nel suo cuore.

Ogni bel fiore dal gesto vivo

sogna l’amore casto e giulivo

freme di gioia e di passione

anche se il tempo crea un’illusione.

E se sfiorisce presto il suo ballo

ed il suo stelo diventa giallo

per la durata che gli è concessa

vuol essere degno d’una  principessa.

Così riempie di gioia il cuore

che non s’annoia mai dell’amore

che coglie l’attimo di ogni presente

e si entusiasma beatamente.

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