“PER VENDERE UN PRODOTTO DEVI SAPERLO RACCONTARE”: SIMONE TANDA E LA PASSIONE PER IL CIBO DIVENTATO UN LAVORO A LONDRA

ph: Simone Tanda

di GIOVANNI RUNCHINA

“Se non sai raccontare il tuo prodotto non sai venderlo”. Instancabile promotore del buon cibo e del buon vino, Simone Tanda esprime un concetto apparentemente scontato. Trentacinque anni, sassarese di nascita, cresciuto a Cagliaridove ha frequentato tutte le scuole, Laurea in Economia e Finanza nel 2006, lavora a Londra per UBM colosso con 3500 dipendenti e uffici in tutto il mondo, specializzato in eventi.

“Organizziamo oltre 300 iniziative all’anno in svariati settori, dal Food & Beverage ai gioielli, dalla comunicazione all’energia. Dalla settimana scorsa – spiega – è ufficiale la fusione con Informa Plc che darà vita alla più grande azienda al mondo nel settore con oltre 11 mila dipendenti. La sede è a Londra ma io viaggio spesso verso Est; gestisco e ricerco imprese nell’ambito del Food & Beverage che vogliono espandere i propri contatti commerciali in Asia dove organizziamo le maggiori fiere B2B del settore. Si tratta di un mercato molto dinamico con una classe media in forte crescita che ricerca cibo internazionale. Le potenzialità sono enormi ma per coglierle serve tempo e studio”.

Da quattro anni nella capitale inglese, Simone non si considera un cervello in fuga: “Trovo che sia un’espressione che implica una situazione di malessere che ti fa fuggire senza avere un piano preciso. Non è stato il mio caso. La Sardegna è splendida e la sponsorizzo sempre, ma al momento non garantisce una visione e una connessione multiculturale adatta a determinate ambizioni anche se, per fortuna, qualcosa sta cambiando, soprattutto grazie alla nascita di alcune start up e alla volontà di molti giovani”.

La decisione di spostarsi è stata mirata: “Dopo la laurea nel 2006 ho deciso di fare un’esperienza all’estero – ero reduce dall’Erasmus in Germania, a Norimberga – e sono stato un anno a Londra. Sono rientrato in Sardegna per mettere in pratica l’esperienza inglese, lavorando prima in un call center di recupero crediti a Cagliari e poi in Comune sempre con contratti precari. Poiché avevo la sensazione di non riuscire a costruirmi una carriera specifica a 31 anni sono tornato a Londra con l’intenzione di sviluppare una professionalità per poi decidere dove sfruttarla”.

Graduale ma costante la crescita: “Ho iniziato con un importatore di cibo italiano poi sono passato all’industria degli eventi con Bellavita, fiera delle eccellenze food & beverage del nostro Paese che viene organizzata in varie città del mondo. Un’ottima esperienza, nata come start up dall’idea di tre connazionali in un piccolo ufficio di Shoreditch e che poi è stata partecipata al 50% da Cibus e Vinitaly. Sono contento di aver contribuito a quel progetto”.

Ascesa frutto di tenacia, curiosità, studio e talento: “Ho trasformato la mia passione per il cibo in un lavoro. Quello italiano si promuove facilmente, tutti ne riconoscono la qualità, ma sono le storie che fanno la differenza. Se non sai raccontare il tuo prodotto non sei in grado di venderlo. Contattiamo le realtà per noi maggiormente interessanti sia durante le fiere sia con campagne di marketing. Abbiamo inoltre una rete di agenti che lavorano in specifiche aree del mondo e ci danno una grandissima mano”.

Se il marchio Italia va a gonfie vele, quello sardo stenta a decollare: “Abbiamo pochissime aziende che partecipano alle nostre fiere in Asia. Credo che ci sia poca attenzione al mercato e che gli imprenditori abbiano difficoltà a reinvestire gli utili in azienda per una specializzazione del personale e del prodotto (sia in termini di qualità che di marketing). Inoltre troppo spesso ci si affida sistematicamente ai fondi pubblici, lasciando però al pubblico decidere in che mercato investire. Bisogna credere in quello che si fa ma non solo. Alcuni sottovalutano l’importanza di cose come un buon sito internet e un buon packaging però se, aprendo la porta del tuo negozio. non capisco subito cosa fai e prendendo in mano il tuo prodotto non capisco perché dovrei acquistarlo significa che c’è del lavoro da fare”.

Eppure le potenzialità non mancano: formaggi, vini che godono già di buona fama cui potrebbero aggiungersi tipicità quali bottarga, fregola, ravioli e culurgiones “viste le differenze culturali credo sia molto importante il lavoro degli chef in Asia, per alcuni prodotti infatti occorre un’operazione culturale ancora prima che commerciale facendo capire la storia del il prodotto e il suo utilizzo”.

Il rientro nell’isola? Al momento non è contemplato: “Londra è una città che corre e tu devi starle un po’ dietro, ogni tanto fermandoti per rifiatare, ma pronto a riprendere il passo. Il fatto che la mia compagna mi abbia raggiunto rende tutto più semplice. Appena finirà questa maratona londinese però ciò che mi rende felice è sapere che la mia isoletta è pronta ad accogliermi. La Sardegna è una grande calamita e prima o poi tornerò”.

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Un commento

  1. Bravo Simone in Sardegna ancora,bene,non sanno raccontare
    Tutte le prelibatezze ,la storia. Le tradizioni folk i costumi. Stanno arrivando i ragazzi e qualche cosa comincia a vedere,ma devono studiare di più anche da soli.imparate più lingue e anche iL sardo.

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