DALL’IMMAGINE AL CONTENUTO DE “IL GIORNO DEL GIUDIZIO” DI SALVATORE SATTA: CONVEGNO ALL’ISTITUTO PERTINI DI CAGLIARI

nella foto di Roberto Curridoni, da sinistra: Francesco Nonnis, Manola Bacchis, Tonino Oppes, Francesco Cheratzu

di ROSSANA COPEZ

 

Appare quasi scontato che una scuola, o meglio un Istituto Superiore, apra le porte alla Cultura e di conseguenza inserisca durante l’anno scolastico degli incontri dedicati al dialogo su libri e autori. Eppure non sempre è così. La sensibilità ha consentito, il 21 marzo che l’Istituto Pertini di Cagliari spalancasse, direi, le finestre, oltre le porte. Certo l’atmosfera esterna non era confacente con la data prescelta, eppure il profumo e i colori della primavera erano palpabili nell’Aula Magna.

A partecipare, gente comune e tutti gli alunni del Corso Serale, responsabile il prof. Francesco Nonnis, nonché moderatore dell’appuntamento culturale “Nel segno del giudizio”,titolo anche del saggio (edito da Condaghes) della sociologa Manola Bacchis, presentato durante la serata. E’ stata altresì un’occasione speciale per dialogare di un autore quasi dimenticato a livello regionale: Salvatore Satta giurista-scrittore, definito dalla Bacchis con una parola, “mistero”. Tutto ruota attorno a questovocabolo:Il giorno del giudizio, la vita dell’autore, lo stesso percorso travagliato dell’opera.Il capolavoro ha visto il suo nascere decenni prima della sua scrittura, come emerge dalla testimonianza inedita di Filippo Satta, figlio di Salvatore: – Ero andato a Nuoro da mio zio Francesco, fratello di mio padre. Parlavamo della famiglia e di Nuoro. A un certo punto, guardando lontano, disse, quasi parlando con se stesso, che avrebbe scritto la storia di Nuoro e l’avrebbe intitolata “Il giorno del giudizio”.

La dirigente, prof.ssa Laura Caddeo, ha sottolineato la rilevanza dell’evento, veicolo di confronto e di crescita e di emozioni, scaturite, tra l’altro, dall’immersione nel cortometraggio su Il giorno del giudizio, momento in cui i presenti si sono sentiti parte dello schermo e delle immagini accompagnate dalle note magiche della colonna sonoraNuovo Cinema Paradiso di Morricone.

La musica è linguaggio universale. Così come le immagini.

E di immagini si è parlato: di tutte le copertine che hanno rivestito l’opera dell’autore nelle diciassette lingue. E proprio le copertine evocano significati e suscitano emozioni in chi le incontra.

Il giornalista Tonino Oppes ha esordito riprendendo le sue stesse parole scritte per la stesura della prefazione del saggio visuale, evidenziando il peso che hanno le immagini sulla carta stampata e in televisione: “custodisco un’immagine difficile da cancellarequando accadde il grande tsunami che il 26 dicembre nel 2004 sconvolse il sud est asiatico: un uomo scappa verso la collina con il suo bambino morto in braccio. La forza di quel primo piano è sorprendente. In letteratura quel ruolo è ricoperto dalla copertina di un libro che diventa il primo tassello della comunicazione di una casa editrice. La foto non basta. E, allora, ecco il titolo. Nel lavoro originalissimo di Manola Bacchis troveremo come andare oltre l’immagine, perché ci apre una finestra sulle copertine de Il giorno del giudizio di Salvatore Satta, e ci dà l’opportunità di prepararsi a un viaggio dentro un mondo magico e a volte sconosciuto. Ecco perché chiedo proprio a lei, all’autrice, l’idea di scrivere un libro sulle copertine di un libro”.

Dietro le spalle dei relatori sovrasta la foto di Salvatore Satta e la prima di copertina dell’ultimo lavoro di Manola Bacchis dedicato a Il giorno del giudizio, con in primo piano il dipinto dell’artista Giuseppe Carta, un iperrealista di origini sarde (Banari) e ormai di fama internazionale.

L’emozione traspare dagli occhi di Manola Bacchis: – Le ragioni sono tante, una, forse la principale è l’amore per l’arte, che ti avvolge e ti fa comprendere le meraviglie che ci circondano, e non parlo solo di quadri, o sculture. L’arte parla di noi, della nostra storia. E Salvatore Satta mi prende per mano, mi mostra, lui stesso, le copertine dei libri, i titoli, gli autori, le immagini, che racchiudono il mistero e la scienza. Mi narra qualcosa di profondo, e così inizio a scrivere, nella mia agenda, rigorosamente a matita, i primi passi che poi sono divenuti oggi libro con “Nel segno del giudizio. L’arte nelle copertine di Salvatore Satta”. E’ stata una scrittura lenta, e lunga, ricca di sacrificio e soddisfazioni durante tutto il processo durato anni. Ma oggi, quel sogno è realtà grazie alla casa editrice Condaghes, al mio editore Francesco Cheratzu e alla testardaggine felina di andare oltre l’invisibile. Perché la copertina ci narra l’impossibile, e diviene viva solo se l’occhio ne viene catturato, e in quel millesimo di secondo nasce un pathos, un’energia. La copertina è un palcoscenico, di vita e di storia. E allora ecco che ci domandiamo, cosa comunicano le immagini? Le copertine sono veramente una finestra, verso il mondo; il capolavoro di Satta è la prova della sua universalità, della forza delle immagini, e della possibilità di fare un viaggio nelle culture di ben diciassette Paesi che l’hanno editato con altrettante lingue in quarantuno copertine, tutte differenti ed uniche.

Il viaggio però non è solo nelle culture dei Paesi, ma lo è altresì tra le varie case editrici che lavorano per offrire al pubblico tanta varietà.

Infatti, interviene l’editore della Condaghes, Francesco Cheratzu, la copertina è una delle prerogative della casa editrice, c’è un lavoro meticoloso e la scelta è fondamentale per avere una buona percentuale di probabilità di attirare a sé un potenziale lettore; poi far sì che lo sfogli, legga la sinossi, e poi lo acquisti. Non è un’operazione semplice, e non sempre viene coinvolto l’autore nella scelta dell’immagine e del titolo, nel caso del libro di Manola Bacchis si è deciso insieme, perché l’opera di Giuseppe Carta era la più idonea, racchiudeva l’essenza contenutistica non solo dell’opera “Nel segno del giudizio” ma anche del capolavoro sattiano esaminato. Titolo e immagine hanno questa funzione e noi editori sappiamo bene la difficoltà in un’immensitàconcorrenzialenel mondo dell’editoria e, dunque, nelle librerie”.

L’osservazione di alcune prime di copertina de Il giorno del giudizio ha mostrato la polisemicità delle stesse, e la discussione ha palesato il lavoro complesso delle case editrici nel decidere quale immagine scegliere. Per il giorno del giudizio abbiamo fotografie e opere d’arte, di autori sardi come Foiso Fois, Carmelo Floris, Mauro Manca,e internazionali come Salvator Dalì.

Tra i presenti nell’Aula Magna del Pertini è sorta curiosità, suscitando riflessioni nobili, profonde, tali da indurre una “reazione a catena” di interventi tra i ragazzi.

Salvatore Satta ha avuto il suo premio assoluto negli animi degli studenti dell’Istituto; e, ora,prosegue il viaggio, come si legge nella prefazione di Tonino Oppes: “nell’oceano della letteratura su un aereo di carta vergato dall’inchiostro. Che resiste al tempo perché costruito con le pagine de Il giorno del giudizio. Un capolavoro eterno e universale insieme”.

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